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Full text of "Periodico, Volume 13"

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Periodico 



Societa storica comense (Italy), R. Deputazione di storia 
patria per la Lombardia, Sezione di Como 




TtSuP 3/^0 ,10 



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PERIODICO 



DELLA 



SOCIETA STORICA COMENSE 



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PERIODICO 



DELLA 



SoGIETA StORICA 



per la Provincia e antica Diocesi 



DI COMO 



VOLUME TREDICESIMO 



COMO 

TIPOORAFIA KHITRICE OSTINELLI 
di BertoHni Nani e C. 

1900. 



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Mt^ Sf^O, 10 







PROPRIETA LETTERARIA 



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PLINIO IL GIOVINE 

ORATORE 



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Ave, o tu die t'aggiri, Ombra ouorata, 
Ai si diletti un tempo almi reeessil 
liacia ronda amorosa il prisco iiido, 
Ove l'aura primiera un di bevesti 
Fra i vagiti di vita. II genio aniico 
Che t.i vide sul Tebro ora esulaudo 
Siille festive ali si posa intorno 
Ai verdi poggi, clie mirarti errante 
Pien d'un vago pensier, caro all'afrtittu 
Umanitade .... Alnia divina 
Serra uel sen ebi di soave pianto 
Porge all'egro conforto, e lui felice, 
Che fra i littori annati, e i consolari 
Fasei penetra, e sfolgorar fa il santo 
Lume di veritade appo del soglio. 

CORBELLIN'I : Tl Lar'io (Canto 11). 

fama di Plinio il Giovine, a' suoi tompi 

:an(lissima, e andata man mano scemando, 

10 a cadere sensibilmente i n basso aiiche 

3lla stessacitti che f?li diede i iiatali. Oggi, 

IV i piii, P. iion b altro che lo smaccato 

iulatore di Traiaiio, il leccato epistolo- 

grafo, Toratore compassato e freddo della decadenza. Ma clii 

ben coiisidera le opere di lui e gli studi che sopra di esse 

vennero fatti, specialmente in questi ultimi anni, deve deplo- 

rare che gli itoliani in genere, ed i coinaschi in ispccie, vivano 

pressochft dimentichi di un uomo che ha tutto il diritto alla 

loro ammirazione. 

L'opera letteraria di P. c, senza dubbio, discutibile; ossa 
pero va considorata non solamente dai lato della lingua e 
dello stilo, ma piu ancora sotto Taspetlo storico-morale, che 
1^ ^onTi^j-isf-r^ un' imporUmza i-ilevantissima. 

PBRIOUICO SocietX Storica Comknse (Vol. XIII). 2 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



Lasciamo pure ia disparte il Panegirico, fatto segno, spe- 
cialmente dai critici raoderni, a censure cosi aspre o violeiilo, 
che a mala pena possono venire contrappesate dagli entusiasmi 
frcnctici suscitati negli antichi lempi; ma perch6 giaccioiio 
abbandonati c negietti aiiche i dieci libri delle LcUere^ clic 
rivolano tulto T animo siio generoso e grande? 

Si muove a P. aspro rimprovero per avcr parlalo sover- 
chiamente di s6; alcuni, anzi, hanno voluto trovare in questo 
difetto una plausil)ile ragione dell' oblio in cui sono caduti i 
siioi scritti. Mc\, prima di tutto, e lecito chiedere come mai 
altri scrittori (Cicerono, per esempio, «iZ/c^i parra componere 
magnis) non abbiano corsa la medesima sorto. E poi, si badi: 
P. fu, si puo dire, per tutta la vita, un invidiabile beniamino 
della fortuna: oltre all'essere ricco, apparteneva a famiglia 
cospicua, era dotato di versatile ed acuto ingegno, oratore 
celebratissimo, insignito de' piii ambiti onori. Qual meraviglia, 
dunque, ch'egli abbia preso un po' troppo sul serio gli elogi 
sperticati che a' suoi tempi gli si prodigarono? 

La vanita, del resto, per quanto sia un difetto per se stessa, 
puo esscre causa di jncalcolabili beni ; percio Ugone Grozio la 
chiamo generosius vitiuniy e Giacomo Leopardi ebbe a dire che 
spesso gli uomini vani e pieni del concetto di s6 medesimi, in 
cambio d'essero ogoisti e d'animo duro, sono dolci e benevoli 
(Pensieti, lxxxviii). II che si attaglia porfettamente al caratterc 
del nostro P. ; giacch6 se la sua ambizioncella fa spesso capo- 
lino dalle Leltere, codesta conipiacenza della lode non partc mai 
da basso egoismo. Direi quasi che tale difetto vione in lui a 
tramutarsi in pregio: in fatti i suoi auto-elogi si risolvono per 
lo piu in una lezione di morale. Si capisce insomma che P., 
pcrsuaso di possedere molto virtn, le (juali liinno stridenti» 
contrasto coi vizi de' suoi contemporanei, si diletta a discorrerne 



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PLINIO. IL GIOVINE ORATORE 



ed a farle rilevare con una insistenza maggiore di quanto la 
modestia possa consentire. P. stesso previde questo appunto, 
e da buon avvocato qual era, se ne difese da pari suo in 
piu luoghi della sua corrispondenza epistolare, concludondo 
con Senofontc che la lode, dopo tutto, 6 per gli uomini la cosa 
piu dolcc ad ascoltare (ij^taiov (2xo'ja[ia Sitaivo^. Memor.y II, 1). 

A questo proposilo 6 stato ingiusto anche il Montaigne, 
che mise a fascio P. con Cicerone, chiamandoli entrambi 
fautori d'u7ie philosophie ostentahHce et parli^^e (*) e solleci- 
tatori impudenti di lodi da parte degli storici del loro tempo («); 
mentre corre fra essi una notevole differenza. P. si racco- 
mando air amico Tacito perchfe gli lasciasse un posticino nelle 
sue storie, soggiungondogli pero di attenersi scrupolosamente 
al vero (^). Cicerone, invcce, che lascio scritto T elogio piu 
lusinghiero della storia, ebbe l'audacia di pregare Lucceio a 
lodarlo esageratamente, anche a scapito della veritA (*). 



(*) Montaigne: Essais, lib. I, c. 38. 

(^ Deplora che negli scritti di Cicerone e di Plinio si trovino infinis 
iesmoignages de nature ouUre mesure ambitieuse ; entre aullreSy qu'ils 
solicilenl au sceu de tout le monde, les hisioriens de leur temps de ne 
les oublier en leurs regislres: et la torlttne, comme par despit, a fail 
dtirer iusgues d notes la vanile de ces reqiiestesy et piega faict perdre 
ces histoires. Mais cecy surpasse toiUe bassesse de coeur, en personnes 
de tel reng, d*avoir voulu tirer quelque principale gloire du caquet et 
de laparlerie, iusques d y employer les leltres privees esciHptes d leurs 
amis; en maniere qtce aulcunes ayanl failly letcr saisoii pour eslre 
envoyees, il les font ce iieantmoins j^icblier, avecques celte digne ecccuse, 
qu* ils n*ont pas voulu perdre leur Iravail et veillees. Sied il pas bien 
d deuo) consuls ramains, souverains magislrats de la chose publicque 
emperiere du monde, d' employer leur loisir d ordonner et fagotter 
gentiement une belle missive, pour en tirer la \repulation de bien en- 
tendre le langage de leur nourrice! Que feroit jns un sirnple maistre 
d*eschole qui en gaignast sa vie? - Id , op. cit., lib. I, c. 39. 

QuamquaTn non exigo ut excedas rei actce modum. Nam nec 
historia debet egredi veritatem, et honesle factis veritas sufficit. - 
Epist. Vn, 33. 

(*) Ardeo cupidilaie incredibili . . . nomen ui noslrum scriplis illustrelur 
et celebretur tuis . . . Ilaque le plane eliam atque etiam rogo, ut ornes ea 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



Tornajido ora alle lettere di P., se non si vogliono leggerc 
come modello di stile, si leggano come lonte di notizie d'un 
periodo storico tanlo importante quanto oscuro, e come studio 
dcWambiente politico-morale del suo secolo; si leggano inoltre 
come ricca miuiera di savi precetti educativi impartiti da un 
pagano, sul cui animo era forse passato il sofflo mistico c 
fecondatorc del Vangclo. 

Quando noi desideriamo conoscere 

di che lagrime grondi e di che sangue 

il primo secolo dell'^ra volgare, apriamo pure gli Annali e 
Ic Storie di Tacito; ma quando, inorriditi dalla narrazione di 
tante crudeltA e nefandezze, vogliamo trasportarci <c in piu 
spirabil aere », leggiamo le lettere di P.; ammiriamo i mi- 
racoli della sua liberalitA, operati in un tempo in cui la 
caritA privaia era affatto sconosciuta al mondo romano ; spec- 
chiamoci in quei ritratti di uomini e donne insigni per esimie 
virtu, educhiamo Tanimo nostro al culto sincero e generoso 
dell'amicizia e degli affetti domestici, educhiamolo al fervido 
entusiasmo per la letteratura e per Tarte, al desiderio ardente 
di aiutare e difendere i poverelli! 

E se Tacito, da superbo patrizio, ci paria con disprezzo 
del popolo e lo giudica incapace di virtu e di eroismo, P. ci fara 
sentire le prime parole di piet4, che siano uscite da labbro 
pagano, all'indirizzo degli umili e specialmente degli schiavi; 
egli ci informeri come ne avesse cura, quasi fossero suoi 



vehementhis eliam qtiam forlasse senlis, et in eo leges hislorve negligas.., 
amorique nostro pluscutum eliam y quam concedai vcTrilas, largiare - Ei)ist. 
ad Div. V, 12, — « DaUa famosa lettera di Cicerone a Lucceio - nota il 
Leopardi - si pub argomentare in qiialche piccola parle, di che fede sia la 
storia, ancora qiiando e scriila da uomini contcniporanoi o di gran credito 
al loro tempo ». - Pem,, LXIX. 



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PLINIO IL OIOVINE ORATORE 



figliuoli, montre - mezzo secolo prima - noi teatri, duranto 
le rapprcsentazioni ilelle commodio di Plauto o di Toronzio, 
si ridevasfjangheratamonle quando in suUa scona quo<>li infolici 
vcnivano frustati a sanjjue (*). E sc Tacito, con laconica irra- 
vitA, cho ha tutta Taria di cinica indifferenza, ci narra lo 
stragi inaiidito che i roniani imporatori - veri mostri coronati - 
consumavano sui crisliani, trovoronio clio P., por primo, ha il 
santo coraggio di iiitorporsi a favor loro pr<^sso Traiano, con 
qiiolla momoranda lettora cho lo livola dotato dolPanima pin 
hon fatta di cui Tantichit^i ci abbia h-asciata momorin. 

Diri) dunquo, con Maurizio Monti, cho o una vorgogna il 
non leggoro codeste lettere almeno una volta in vita; e piu 
degli altri hanno il dovere di loggorle i cittadini di Como, 
perch<^ troveranno in esse qiiali henofici inimensi abhia fatto 
P. alla Sua diletta patria, che amo (sono suo parolo) « con 
cuore di flgliuolo c di* padre ». 

Gli abitanti di Yerceia orossero a P. il Giovino, mcntro 
era ancor vivo, un monumen to; i nostri maggiori ricordarono 
i Plinii con caldo entusiasmo nelle loro storie (*), li onorarono 
con carmi e lapidi, ne posoro le statue sulla superba facciata 
(lella Cattedrale ed i busti su quella del Liceo ; il conte A. G. 
Della Torre di Rezzonico, con la sua opera magistrale {Disqui- 
sitiones Pliniance) rivendico a Como Tonore d'aver dato i 
natali a P. il Vecchio; ma, tolti pochi seritti di lievissima 



(*) « Oh (luaiito godo - serive P. - di non cssere nato in qiiei tcmpi 
che mi fanno arrossire, come se lo vi fossi vissuto! ». - Epist. VHI, 6. 

(*) Vuolc giustizia eh' io non dinientichi il p. Oiovanni Bonanome, capo 
amenissimo del seicento, clie scrisse un libro intitolaio: « Jl Hrluoso 
awenturato, rappresentato sopra la vita di Plinio il Nipote » (Milano, 1673, 
Filippo Ghisolfi). II buon religioso, con poclie notizie biograficho, trovo modo 
di riempire 450 pagine, parlando - s' intendo - de omnibns rebus et de 
q7iibusdam alHs, 



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10 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 

importanza, che hanno fatto per- i loro Plinii i comaschi del- 
r ultimo mezzo secolo ? 

Duole il confessarlo ; ma essi, pur troppo, uon focoro quasi 
nulla; e se noi scorriamo la ricca bibliografla pliniana, ci tocca 
subire la gravc mortiflcazione di non trovare, in quosto pe- 
riode, un solo comasco cho abbia scritto sui Plinii un lavoro 
di (|ualche proirio, o no abbia lradotl(» o eonimontnto o stam- 
pato le opore. 

E mciitrc in G(M-mania, in Francia o altrove, da vari anni 
a ([uosta parte si studiano con molto impogno le opore di questi 
due nostri celebri concittadini, e se ne pubblieano accuratissime 
monografle critiche,quanti sonogli italianiche se ne occupano? 

Ma r Italia da troppo tempo 6 abituata a lasciarsi pren- 
dere la mano dagli stranieri; sicche i nostri magistrati non si 
meraviglieranno troppo nel senti re che un loro collega fran- 
cese, Eugenio AUain, Sostituto Procuratore Generale alla Corte 
d'Appelio di Besangon, nel discorso inaugurale pronunciato il 
16 ottobre del passato anno ^att6 di P. il Giovine avvocato (*). 
Fu appunto la lettura di quel discorso (venutomi alle mani per 
una felice combinazione) che mi animo a ricucire insieme i ma- 
teriali su P. oratore, che da qualche tempo vado raccogliendo. 
Eccomi pertanto a parlare di P. considerato non come pane- 
girista, ma piuttosto come oratore politico-forense ; e qui dico, 
una volta per tutte, eh' io seguo le tracce deiregregio Allain, 
valendomi di altri studi italiani e stranieri che mi venne fatto 
di poter consultare, aggiungendovi del mio ricerche nuove e 
nuove considerazioni. 

Si noti poi che il detto discorso non 6 che V avanguardia 



(*) E. Allain: Pline le Jenne Avocat. Disconrs. - Bosancon. 1890, 
ImprJm. Millot Freres et C. 



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PLIMO IL GIOVINE ORATORE 11 

(Iclla grande opera illustrata-su Plinio il Giovine in duc jrrossi 
voluini, la quale vedrA Ia luce alla flne di quest'anno. 

Un Ibrtunato caso mi foce conoscere personal mente ed 
apprezzare come si merita il valente magistrato francose, ch(* 
ha chiesto, anzi, di far partc della nostra Societd StoHcn ; percik), 
taiito piii volentieri esprimo a lui da (juesto pagine raugurio 
sineero clie Topora sua riosca degna dol noslro illustre con- 
cittadino. Codesta primizia, intanto, f' gia di per se una ma- 
giiiflca promessa; ben venga quindi V intoro lavoro, e possa 
far rivivere la fama cho ancho al minor P. non dove asso- 
lutamente mancare. 

Egli non (^ un grande di primissimo ordine, ma 6 un grande* 
Anche a questi illustri pin modesti noi dobbiamo rendere 
il nostro omaggio. « Son essi - dice bene il Grasset (*) - i fari 
intormittenti della letteratura, son essi gli dei minoH dol genio 
che - piu vicini a noi a cagione dei loro stessi difetti - ci ron- 
(lono piu agevole Taccesso ai geni superiori! ». 

Cdiho. febbraio 1900. 

F. SCOLARI. 



(*) Grasset: Pline le Jetme, sa rieelses oewrre^. - MonlpeHier, 1865, 
typ. do Boehm et flls (p. 171). 



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I. 

PlINIO DAVANTI ALLA CRITICA. 



Poclii uomini diodoro canipo a giiuli/i cosi vari od opposli 
como Plinio il Giovino. 

I suoi contomporanei lo lovarono allo stelle; o, so si occct- 
tuano i suoi amici Liiporco, Minucio e Tacito, i quali si per- 
niisero di ponsaiia diversamente da lui in fatto d'eloquenza, 
possiamo ben dire che gli tocco, senza contrasto, il plauso piii 
unanime che si possa desiderare. La sua fama, lui vivo, avoa 
varcato le Alpi ; le sue opere si vendovano a Liono, ed in Roma 
ora da tutti mostrato a dito. 

Sarebbe troppo lungo citare (e molto noioso sentiro) tutti 
quanti i giudizi pronunciati dalla critica su P.; percio noi ci 
limiteremo ai principali, dando la preferonza a quelli che lo 
considerano specialniente come oratore. 

E sentiamo anzitutto lui stesso. 

Bench6 un saggio provorl)io neghi agli uomini il diritto 
di giudicare so medosimi, fa sempre piacere il conoscerc quollo 
che pensassero gli uomini illustri dei propri scritti e dei propri 
meriti. 

Si racconta che Toniuato Tasso, interrogato ^chi stimasse 
egli il primo poeta dei suo secolo, rispondesse : « L'Ariosto e 
il secondo », intendendo dire che il primo era lui. Ora io 
credo che se un amico avesse rivolto a P. la stossa domanda, 



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14 PLINIO IL OIOVINE ORATORE 

sostituendo oratore a poeta, gli avrebbe istossamente risposto 
che Tacitoera il secondo; giacch^ questa intima persuasione cgli 
la lasci6 intravedere piii d'una volta iielle sue Icttere. Nessuiu), 
mcglio di P., ammirava l'ingegno, veramente grande, di qucsto 
suo formidabile competitore; ma se P., pel primo, concedova 
di biion grado a Tacito la palma dello storico, non si sarebbe 
racilmonte rassegnato a cedergli la palma oratoria. 

Dopo i clamorosi successi, da lui riportati nel Ibro, i 
sTioi contemporanei lo avevano salutato principe degli avvocati 
con voto cosi generale e solcnno, che egli stesso dovette finiro 
a crederc di essere veramente tale. Codesta persuasione si con- 
verti in certezza quando Tacito, a soli tront'anni, mise da parto 
ravYOcatiii'a e gli studi (roloquenza per dirigero i suoi pensiori 
ad altre mire, 

E si capisce. L' ideale di Tacito era Tantica ropubblica con 
l'aristocrazia come classe dirigente. L'eloquenza, e cio6 Tespres- 
sione piu scbietta dello spirito romano (sentire guce velis et 
quce sentias dicei^e licey'e)^ era inconciliaI)ile con la monarchia. 
P., dotato di carattere piu elastico, dopo essersi trovato a disagio 
sotto Domiziano, respir6 a pieni polmoni quando Nerva e Traiano 
furono assunti all' impero; ma a cio si ribellava la rigidezza di 
Tacito. Nel suo Dialogo degli oratoH, egli spieg6 le ragioni 
che determinarono il decadimento deireloquenza romana; e pose 
per ultima {temporum caus(\) quella che nel suo pensiero era 
indubbiamente la prima, vale a dire le mutate condizioni 
politiche (*). 

Quando Tacito, adunque, si ritiro definitivamente dai foro, 
sebbene non mancassero gli avvocati valorosi, P. resto incon- 
testabilmente padrone del campo. 

Malcontento deireloquenza del suo tempo, egli aveva rivolto 
Tanimo ai grandi esemplari antichi, massime a Demostene ed 
a Cicerone; a pochi in fatti - scrive egli - sono quelli favoriti 
dagli dei che possano arrivare ad esprimere la forza di questi 



(O c. GiussANi: Studi Leller. Rotn, (Tacito), Milan o, Hoepli. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



oratori, veramente incomparabili » (*). — E noii si staiicava 
mai di corrofrgero le siie arringho, perehA « liillo qiiello clio 
non ^ p<n*lotto, non 6 noppnro cominciato, so si dostinn alla 
posteritii » (2). — E si compiacova quanto non si puo diro 
vcdendo che <rli avvocati d'allora lo prendovano ad imitnro nel 
sistema di difesa o nol por^oro. AHorcho noi tribiinali ogli ora 
circondato cLn iina turba di oratori novollini, obo con iiii occbi 
lissi sopra di lui non pordovano un atonio dol suo i>ostir(% 
dollo suo inflossioni di vooo, do' siioi niairistrali i)«nssn«>-^n dnlla 
lonta rocitazione al repentino o rapido inonlzaro dolI'oloquonza 
iiTUonto, con quanta soddislaziono ogli li vodevn oamminare 
sullo suo vostipria! Ed esclamava: « Qual cosa o piu onorovolo 
por mo, che di vedermi scelto per modello/ » (3). 

Tacito e P. vissero senipro stretti da un'amicizia un po' 
contegnosa, se si vuole, ma sincera, o non vi lu mai tra di 
loro la piii piccola ombra di dissidio. P. si dilettava - scrivo 
il Vannucci - dello stile abbondanto, ed era inquieto degli 
ardimenti del flero genio di Tacito, che si vantava di avere 
piu pensieri che parole. Del resto, nelle lettere scritte da P. 
a Tacito, noi troviamo Taffetto e Taminirazione alle alte qualitA 
d'un grand'uomo; vi 6 l' oratore, il cittadino, il critico cho 
ama ardentemente l'arte e la patria ; vi (S la vita operosa dol 
romano che avvicenda la meditazione alPazione; vi 6 Tamore 
impetuoso alla gloria di tutte le nobili azioni (*). 

Saint-Beuve dico, su tale riguardo, che P. ha da guada- 
gnare oggi col suo avvicinamento a Tacito, e Tacito stesso 
non pu6* che aver vantaggio dai suo avvicinamento con P. 
Le tinte un po' scure dell'uno si addolciscono al contatto dol 
sorriso deU'altro. P. rendo in grazia a Tacito cio cho (luegli 
dona a lui in autoritA (5). 



(*) PiiN.: Epist. I, 2. 

(J) ID., ibid. V, 8. 

(3) ID., ibid., VI, n. 

(*) Vannucci: Studi stor. e mor. suUa Lelt. Lot. (Taciio). 

(5) Saint-Beuve: Cmtse^^ies du Uwdi, 



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rLINIO II. GIOVINE ORATORK 



Tacito, dunqiie, puo essore considornto da noi come il 
primo autorevolissimo pudicc doir in^egno di P. Sappiamo 
in iatti, dalle lottere di ([uosti, cho Tacito mandava a P. (tit 
disdpido (liscipiilus) i siioi scritti da rivedore (<). Xoa <'» questa 
una prova evidente dclTalta considorazione in cui P. era tonuto 
da Tacito? Voro 6 clic V insigno storico, no' suoi scritti, noii 
ricordo noppun^ il nomo doiramico suo; ma o noto clio parccchi 
lavori di Tacito ci furono involnti dalT in^ziuria dol toinpo, o 
in (juolli non poteva no dovova mancare un'onorcvolc mon- 
ziono di P. Divcrso orano lo idcc Joro, divcrso il carattorc, 
diverso Ic indinazioni; nia so Tacito obbe piii volto a progaro 
Tamico di fornirgli schiarimonti su corti awonimonti di cui 
P. ora stato pai^s magna, o giusto prcsumcro (juanto Ibsse in 
lili il dosidorio di tributargli il merito dovuto. 

Passiamo ora ad altri giudizi antichi c moderni. 

Primo ci si presenta Marzialo, clie, mandando in omaggio 
a P. un libretto di vorsi, non esito ad affermare clio i secoli 
(h1 i posteri avrebbero messo le opere oratorie di lui accanto a 
(luellc di Cicerone (*). — Maerobio, poi, noirenumerare i vari 
stili doireloquenza, mette P. (jualo esemplaro dello stilo ab- 
bondantc o liorito (3). — In una Cronaca del tempo di Traiano, 



(«) Plin.: Epist. Vni, 7. 

(*) Nec doclum salis, e t panun severum, 

Sed non rnsUailu/n nimU Ubellum, 
Faoando mea, Plinlo, Thalin, 

/, perfer 

Totos dai telricm dies Minemf", 
Dnm centmn sludet auribus virorum, 
Hoc, quod s»calA posteriqae possint 
Arpinis qaoqae comparare chartis. 

Martial., Kpigr. X, 19. 

(3) Ouatuor suni (jenera dicendi: copiosum, in quo Cicero dommahir: 
breve, in qtio Salliistitts regnal; siccum, quod Fronloni adsa'ibitnr ; 
plngne et floridam, in qao Plinlns Secnudns quondam, el wtnc miUo 
relerum minor Sywmnais, lnxiiriatnr« - Mackob.: Saturii. V, I. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 17 



di cui si crede autore Cassiodoro, e detto: Plinius Sectmdus 
Novocomemis orator et histoHcus msignis habetur, cuiiis in- 
genii pluHma opera exslant. 

Altro giudice assai favorevole a P. fu Aurelio Siminaco 
(del IV secolo), che aiizi ne prcse a modello le orazioni, como 
dimostra Francesco Jiiret {Notce ad Symmachum) e il Dubois 
{Notice sur Macrobe), — Simmaco, aniina ardeute senza essere 
settaria, attaccato al pagaiiesimo* come Taristccrazia del suo 
tempo, Taimo 384, a nome del Senato, presento istanza a Va- 
lentiniano, Teodosio ed Arcadio per sollecitare il ricoUoca- 
mento della statua della Vittoiia, tolta dai Campidoiilio, e 
per rimettere in vigore la neutralila religiosa. Gli rispose in 
prosa (piuttosto infelicemente) S. Ambrogio, a iiome della 
minoranza crisliana, etrionfo; puiito per punto lo confuto in 
versi il poeta Priidenzio; ma il discorso smagliante, sublime 
deir abilissimo loro eoutradditore, ci rimane ancora, monii- 
mento ammirabile del geiiio, delPacume dialettico e dell'elo- 
([uenza deir autore, nonostante la foUia e la falsitA della dot- 
trina che propugna. 

Eceone qualche brano salieiite: 

« Repetimus igitur religionum statum, qui Reip. diu profult. 
Certe numerentur Principes utriusque sectae, utriusque senten- 
tisB: proximus eorum ceremonias Patrum coluit, recentior non 
removit. Si exemplum non facit religio veterum, faciat dlssi- 
mulatio proxiraorum. Quis ita familiaris est barbaris, ut aram 
Victori» non requirat?... Reddatur tamen sal tera nomini honor, 
qui numini denegatus est Mulia Victoriae debet aeternitas vestra, 
ed adhuc plura debebit. Aversantur hanc potestatem, quibus 
nihil profult Vos amicum triumphis patrocinium nolite deserere. 
Nemo colondam neget, quam profitetur optandam. Quod si hiilus 
numinis non esset iusta usitatio, ornamentis saltem Curiae decuit 
abstineri, Praestate, oro vos, ut ea qu3e pueri suscepimus, senes 
posteris relinquamus .... Roraam nunc putemus assistere, atque 
his vobiscura agere sermonibus: Optimi Principes, patres patriae, 
reveremini annos meos, in quos rae plus ritus adduxit ut utar 
ceremoniis avitis. Nequo enim pcenitet Vivam more meo, quia 
libera sum. Hic cultus in leges raoas orbem redegit, haec sacra 
Annibalem a moenibus, a CapitoUo Senonas repulerunt Ad hoc 



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18 PLINIO IL OIOVINE ORATORE 



servata sum, ut longseva reprehendar? . . . Sera tamen et contame- 
liosa est emendatio senectutis . . . Aeqaum est, quicquid omnes 
colunt, unum putari. Eadem spectamus astra, commune coelum est, 
idem nos mundus involvit. Qaid interest, qua quisque prudentia 
verum inquirat? Uno itinere non potest perveniri ad tam grande 
secretum. Sed haec ociosoram disputatio est Nunc preces, non 
certamina ofTerimus . . . Eum religionum statum petimus, qui divo 
parenti culrainis vostri servavit imperium, qui fortunato Principi 
legitimos suffecit haeredes. Spectat senior ille divus ex arce siderea 
lachrymas sacerdotum, et se culpatum putat, more violato, quem 
libenter ipse servavit » (Symmachos: Epist. lib. X, 54). 

Se rcsemplare, a cui Simmaco si inspiro, dice I'Ailaiu, eb!3e 
anche solo T ingegno (leU'allievo, dobbiamo doplorare profon- 
damente che lo pubblicazioni oratorie di P. siano andate 
perdute. 

Anche Sidonio ApoUinare, ingegno eletto del V secolo 
(431-181), prodigo i\ P. molte lodi nelle sue lettere, ove si 
dichiara apertamente suo discepolo (•). Ricordando poi, in 
particolare, la celebre causa patrocinata da P. in favore di 
Accia Variola (altri scrivono VifHola), dice che (juesta gli frutto 
maggior gloria di quella conseguita col Paneghnco (*); elogio 
assai lusinghiero, se si tien conto dello strepitoso successo che 
qucllo ottcnne. 

Per vari secoli P. fu ritenuto maestro sommo di eloquenza, 
preferito persino a Cicerone. Ma coli' andare del tempo la 
critica divento molto severa con lui. Quando i popoli presero 
a combatlere le sante battaglie della libertA, e le idee d'indi- 
pendenza vepnero ad occupare e preoccupare gli uomini, do- 
veva neccssariamente cadere il prestigio di P., che fu ed e 
citato anche oggi come esempio di artilicio e di adulazione 
servile; sicch6 i dctrattori suoi diventarono, senza confronto, 
piii numerosi do' suoi difensori, 

(*) Ego Plinio, ut discipulns, adsurgo. - Sidon. Apollin.: Epist. IV, 2*2. 
Cfr. pure lib. 1, epist. 1; IV, 3. 

(?) C. Plinhcs pro Accia Variola plus (jlorife de cenlumvirali sug- 
gestu domnm relitlily quam acm Marco Vlpio (Traiano) incomparabili 
principi, comparabilem imnegyricum dixH. - Id., lib. Vlll, 10. 



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PF.INIO IL GIOVINE ORATORE 10 



Abbiamo gik visto con quanta severitA lo trattasse i I 
Montaigne; sentiamo ora il giudizio rabbioso di Vittorio Al- 
fleri. Da prima egli loda le letteie di P. per la loro ele- 
ganza, per le molte notizie suUo cose e costumi romani : tanto 
piii pereli^ esse rivelano il puHssimo animo e la hclla ed 
amabile indole di lui, Ma poi, ecco che cosa racconta, nclla sua 
Vita, del Panegirico : 

« Finite ropistole, impresi a loggere il panegirico a Traiano... 
Inoltratomi per alcune pagine, e non vi ritrovando queiruomo 
stesso deH'epistole, e molto meno un amico di Tacito qual egli 
si professava, io seutii nel mio iutimo un certo tal moto d' indi- 
gnazione, e tosto, but(ato il libro, saltai a sedere sul letto, dove 
io giaceva nel leggere. ed impugnata con ira la penna, ad alta 
voce gridando, dissi a me stesso: — Plinio mio, setu eri dav- 
vero e Tamico e Temulo e Tammiratore di Tacito, ecco come 
avresti dovuto parlare a Traiano. — E senza piii aspettare, ne 
rifletlere, serissi d' impeto, quasi foi'seiinato, cosi come la penna 
l)uttava, circa quattro gran pagine del mio minutissimo scritto; 
tlnch^, stanco e disobbriato dallo sfogo delle versate parole, 
lasciai di scrivere e quel giorno non vi pensai piu. La mattina 
dopo, ripigliato il mio Plinio, o per dir meglio Plinio che tanto 
mi era scaduto di grazia nel giorno innanzi, voUi continuar di 
leggere il di lui panegirico. Alcum* pagine pin, facendomi gran 
forza, ne lessi; poi non mi fu possibile di proseguire. Allora 
volli un po' rileggere quello squarcione del mio panegirico ch'io 
aveva scritto, delirando, la mattina innanzi. Lettolo e piaciutomi, 
e rinfiammato piu di prima, d'una burla ne feci, o credei farne, . 
una cosa seriissima; e distribuito e diviso alla meglio il tema, 
senza piii pigliar flato, scrivendone ogni mattina ([uanto ne 
potevan gli ocehi, che dopo un par d'ore di entusiastico lavoro 
non mi fanno*piii luce, e pensandovi poi e ruminandone tutto 
V intero giorno come sempre mi accade allorche non so chi 
rai di questa l'ebbre del concepiro e comporre, me lo trovai 
tutto steso nella quinta mattina dai di 13 al 17 di marzo (1785); 



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•20 PrJNIO IL niOVINK ORATORE 



C con pochissima varietA, toltone l'opera della lima, da qiiello 
che va d'attorno starapato ». 

I/Altieri, come e noto, intitolo il suo parto oraiorio Pane- 
giinco di Plinio a TraianOy premetteudogli una prcliizioiicella 
\\\ cui ricorre al trito espediente del manoscritlo antico re- 
centemente trovato. In esso il celebre tragediografo consiglia 
Traiano a licenziare gli oserciti, a lasciare il potere e rista- 
bilire la repubblica- Egli era, evidentemeiite, invasiito dallc 
idee repubblicane che fermeiitavano allora in tutte Ic teste; e 
siccome vedeva in ogni principe iin tiranno, cosi - piu che per 
altro - se la prese con P. come reo di aver adoperato il suo 
ingegno nelPesaltarc un imperatore, 

Anche il Foscolo non risparmio a P. la sua critica acerba, 
quando atfermo in un discorso, divenuto celebre, che, a leg- 
gere il PanegiiHco di P., il saggio sorride (*). 

II La Harpe osserva che il Panegirico e il solo monu- 
raento che ci resti dell' eloquenza del secondo secolo, il solo 
che possa servire di confronto col secolo precedente. E ag- 
giunge: « Plinio, che s'era proposto Cicerone per modello, e 
ben lontano dall' uguagliarlo. Ha uno straordinario ingegno, 
ma si affanna troppo a farne pompa. Cerca di rendere peregrini 
i suoi pensieri, dando loro un arrotondamento artificioso ed 
epigrammatico; e questo sforzo continuo, questa profusione di 
arguziepiccanti, questa monotonia di spirito genera ben presto 
la saziefA. Egli 6, come Seneca, piu bello da citare a brani, che 
da leggere per intero » (*). 

Sentiamo anche lo Schoell; « Dopo Cicerone, nessun romano 
avea acquistata la riputazione d'oratore al medesimo grado di 
Plinio .... II Paneghico e uno de' piii bei monumenti della 



(*) « Oh come aU'esaltazioni con che Plinio Secondo si studia di ccle- 
lirare Traiano, oh come il saggio sorride! Ma quando legge le poche sen- 
tenze di Tacito, adora la sublime anima di Traiano, e giustiflca quellc 
vittorie che assoggetlarono i popoli air impero del piii magnanimo tra i 
successori di Cesare ».- Foscoi.o: DelVorirjine e delVu/flzio della letteratura, 

(2) La Haui'k: Conrs de UHerahtre, lll, p. 2:iH. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 21 

lingua latina, che il tempo ci abbia conservati, un capolavoro 
di eloquenza e di correttezza . . . Tutte le parti di questo di- 
scorso sono riunite per mezzo di passaggi felicissirai. L'autore 
vi ha profuso belle immagini, descrizioni interessanti e sen- 
tenze profonde. Lo stilc manca talora di sempliciti, e porta 
leggere tracce della decadenza del buon gusto, che gik comin- 
ciava a manifestarsi » (*). 

II Burmann chiamo P. « capo dei cortigiani adulatori ed 
esemplare vergognoso ai posteri » (*). Secondo ilGierig, egli non 
fecechescimmiottareCiceronep); il Gesner lo critic6 per il suo 
tono declamatorio ; lo SchaflTer censuro acerbaraente il Pa- 
negirico (*). Giudice severissimo fu pure lo Jenichen (*) ; ma fu 
confutato dai Funecio («). 

Voltaire, sebbene si desse Paria di sprezzare P. (7), pure, 
nel suo Panigirique de Louis XV (1748), lo imito in vari 
punti. — II Meyer («), che raccolso i pochi resti delle orazioni 
pliniane, ce ne lascio ungiudizio punto lusinghiero. — II Thierfeld 
poi affermo che P. araava bensi la scienza, ma che non Taveva 
studiata profondamente ; che era infarinato di moltc cose, ma 
non si alzava dalla mediocritA in nessun ramo. 



(*) Schobll: Histoire abregee de la UUeraiure roinaine, ^ lom. W, 
p. 408 e segg. 

(«) Burmann: (ad Ovid. Metam. XV, 848). 

(3) Gierig: Ueber das Leben, den tnoralischen Charakler und den 
schriftstellerischen Werth des jungern Plinius. Dortmund, 1798. 

(*) Sch^ffer: Programma ilberden Charakler des j nngern Plinius, 
Ausburg, 1786-1791. 

(5) Jknichen: Lib. sing. de Pnsco Javoleno, Lipsia, 1734. 

(«) Funecio: De immorl, LL. Senec. VII, «^ 2G, p. 428. 

On ne concoifpas comment Ti^aianput avoirou assez de paiience 
ou assez d' amaur^propre pour enlendre prononcer le long panegyrique 
de Pline; il semhle qu* il n'ait manque d Traian, pour meritei" tant 
d*eloges, gue de ne les avoir pas ecotites, - Voltaire: Oeuvres, Paris, 
Hachette, vol. XXIV, p. 158 c segg. — E questo un appuoto privo d'ogni 
fondamento; perch^ il Panegirico, quale 6 a uoi pervenuto, non fu queUo 
- assai piii breve - recitato alla presenza di Traiano. — Cosi parimenti si 
pu6 rispondere a coloro i quali, seguendo le orme di Voltaire, dissero che 
Traiano « sarebbe stato interamentc degno di (juesto Panegirico, se non 
avcsse avuto Ia debolezza di udirio ». 

(8) Meyeb: Oralorum Romanorum fragmenta, p. 598. 

Periodico Socikt\ Storica Comhnsk (Vol, XIII). 3 



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PLINIO IL niOVINE ORATORE 



« In lui - scrive il Charpentier - Tuomo h all'altezza dello 
scrittore. Plinio e del piccolo numero di quei fermi ingegni che, 
nella decadenza dell' Impero, restarono fedeli a tutto cio che 
onora Ia vita: le lettere e la digaiti del carattere » (*). 

II nostro Giordani lascio scritto che P., per difetto forse 
piii di materia che di gi udizio, dimostro solo che Traiano fu 
raigliore di Domiziano c di Nerone. Confessa tuttavia che aucor ' 
oggi si ammira e si celebra la facondia di P., e ne consiglia 
ripetutamente la lettura delP epistolario (*). 

« Dopo Cicerone - dice il Bahr - non vi e forse oratore 
che siasi acquistata tanta celebrita come Plinio il Giovine, il 
quale servi di esemplare a tutta l'epoca successiva ... II Pane- 
girico gli procaccio tale una gloria che non ebbe forse Tuguale 
alcun prodotto deircloquenza di queirepoca; onde fu da molti 
imitato fln ne' piu tardi tempi . . . Nella esposizione si ravvisa 
una certa ricercatezza, un andare a caccia di arzigogoli e 
costrutti spiritosi, di artiliciose antitesi e di frasi brillanti . . . 
Ha pero lo stile raolto vivace e la esposizione i n generale 
altrettanto piacevole che istruttiva. Essa rivela la maestria ed 
il garbo dell' uomo di stato e di mondo, insieme con l'acuto 
sguardo del filosofo » (^). 

E metto flne, col Bahr, a (juesta lunga rassegna, che avrei 
dovuto, almeno in parte, lasciare nella penna, per non metlero 
a troppo dura prova la pazienza dei benevoli lettori. 

Riservandomi porcio di fare pin innanzi qualclie altra 
citazione, rinuncio fln d' ora ai giudizi pronunciati da illustri 
valentuomini, come Masson, Diiring, Tietze, Janin, Duruy, 
Mommsen, De Sacy, Geisler, Tanzmann, Gruter, Bartli, Biichner, 
Heusinger, Peter, Asbach, Rausch, Lagergren, Corradi, T<mflfel, 
Morillot, Wernsdorf, Lehmus ed altri molti. 

I giudizi dianzi riportati, quelli specialmente che sono sfavo- 
revoli a P. considerato come oratore, sono fondati sopratutto 



(*) Charpentier: Eiude sur Pline le Jeune. 

(2) Giordani: Epist., toni. VI, p. 357, c tom. VII, ]). HS. 

(3) B.ehr: Geschichte der Romischen Literaltcr. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 23 

sul Panegirico; giacchfe, essendosi perduti gli altri com- 
poniraenti oratori, i critici adottarono senz'altro }\ virgiliano 
ab uno disce omnes. Ma 6 questo un falso supposto. Fu gii 
notato da vari, e recentemente dai Santi Consoli (*), che lo 
stile, reloq.uenza e gli studi di P. si devono giudicare anche 
dalle lettere, le quali, occupandosi piuttosto diffusamente di 
arte oratoria, ci danno un concetto sicuro de' suoi studi retorici 
e de' terapi dello scrittore. 

E poi rai si perraetta un'altra considerazione. P., che era 
gia, per sua inclinazione e per effetto dell'epoca, caldo entu- 
siasta delle retoriche floriture, si affanno per profonderle a 
larga mano nel Panegirico; e non gli parea vero che il con- 
solato gli avesse oflferto il destro di sfoggiare tutti i lenocini 
della forma oratoria, senza che alcuao potesse fargliene carico, 
neppure il suo rigido ed accigliato amico Tacito. 

Anche a que' tempi, il nome stesso di questo componimento 
oratorio faceva subito pensare alle frasi colorite, al periodare 
altisonante, air incessante avvicendarsi di sudate eleganze (*). 

Ma dai panegirico alParringa forense ci corre. 

lo non potro mai persuadermi clie P. abbia usato nelle 
sue difese il medesimo stile del Panegirico. Non e possibilc 
che egli, dopo aver deplorato ripetutamente i i decadimento 
deireloquenza de' suoi tempi, abbia aumentato e peggiorato i 
difetti rinfacciati agli oratori della sua epoca. Ammetto, di 
buon grado, che la sua decantata ammirazione per Cicerone 



(*) Santi Consoli: De C. Plirtit Cwcilii Secimdi yheloricis studiis. 
Catanae, in sedib. Galatolse, 1897. 

(*) navijyoptc signiflcava, presso i Greci, Taduriaaza di uii popolo intero 
per Tadorazione di qualchc divinita; e Adyoi Ttavrjy^pt^o^ chiamavaiisi 
quei discorsi che si recitavano i n tali feste (celeberrimo esempio il Pane- 
girico di Isocrate, sebbene non mai recitato). — Cosi accadde che Pane- 
girico, coU'andare del tempo, divenne sinonimo di encomio, poiche gli 
oratori, elogiando un dio od un eroe, si abbandonavano ordinariamente 
all'adulazione piii svergognata. E (luando gli austeri costumi di Roma 
cedettero il posto alle passioni ed ai vizi piii detestabili, non pote a meno 
di ritornare in auge codesto mezzo servilmente adulatorio. — P. fu frai Ro- 
mani il primo che penso a rimotterlo i n onore, con intendimenti artistici. 



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24 PLIMO IL GIOVINE ORATORE 

e per Demostene, congiunta ad un desiderio vivissimo di sc- 
guirne le orme, non g\i abbia impedito d'essere ancora flgiio 
del suo secolo; ammetto pure che non di molto egii siasi 
scostato dalFandazzo de' suoi contemporanei, anche per cffetto 
della sua vanitA, la quale lo trascinava a scrivere e parlare oome 
i tempi volevano; ma non posso credere che, nelle aspre bat- 
taglie del verboso foro, P. sia sempre andato in cerca di gio- 
chetti e di ghiribizzi. 

Egli stesso ci racconta che, a mente calma c riposata, 
liniava pazientemente i suoi lavori ; e non 6 improbabile che 
la lima vi abbia introdotto qua e Ik un'elocuzione artificiosa. 
Non bisogna per6 dimenticare che P. ebbe anche a difendere 
delle cause aride e fredde, il cui esito non poteva dipendere dalla 
commozione degli animi, ma dalFabilitA del difensore nella con- 
statazione inconcussa di fatti positivi e di calcoli aritmetici. 
Ora sappiamo che P., anche in siflfatte cause, trovo il modo 
d' incatenare Tuditorio per parecchie ore, strappandogli frenetici 
applausi; e percio mi pare molto inverosimile che in codeste 
difese (tenuto anche conto del limce lobor) potessero trovar 
luogo, in queiraito grado che molti presumono, tutti i vizi 
rinfacciati dalla critica agli oralori della decadenza. In tali 
casi mi paro, anzi, di scorgere in P. il vero emulatore dei 
grandi esemplari giunti in gran parte sino a noi; mi par di 
vederlo arrabattarsi e riuscire non diro a raggiungerli, ma a 
tenersi da loro non troppo distante. 

E intanto mi avveggo d'esser entrato i n un campo, su 
cui avro occasione di tornare fra poco a miglior agio. Mi 
rimetto quindi in via per trattare degli studi retorici di Plinio. 



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IL 

Studi retorici di Plinio. 

L'avvocatura non 6 antica al pari delP eloquenza; anzi 
rufflcio stesso di avvocato fu anteriore al suo nome. Senza 
perderci in minuziose ricerche suir antichissima amministra- 
zione della giustizia, riferiamo brevemente dalle anticho storie 
di Atene e di Roma quanto puo fare al caso nostro.. 

Ogni accusato, secondo le leggi di Solone, dovea trattare 
la sua causa in persona; e quando non fosse da tanto, si faceva 
dettare un'orazione da coloro che facevano professione d'elo- 
quenza, e, mandatala a memoria, la ripeteva in giudizio. Ma 
non era vietato di condurre con s^ un altro oratore e di ce- 
dergli la parola; spesso, anzi, le parti si accontentavano di 
poche parole d' introduziono, dopo di che entrava a parlare 
clii ne assumeva le veci (*). 

11 legislatore aveva tuttavia permesso il patronus causce 
(aoviiYopos) alle donne, ai giovinetti, ai vecchi ammalati ed agli 
schiavi, perch6 non erano considerati come uomini (xj Yuvaix^, 

Tcp icaiS8{(|), T^ bicspyyjpcp, zlmp deo^svet xal t^ 8o6Xq)). 11 frequento bi- 

sogno di preparare difese per conto altrui diede cosi origine 
ad una professione nuova, composta di gente che faceva dol 
suo raeglio per aizzare fra di loro i cittadini ; poich(\ vivendo di 



{*) Ctr. Schoema>'n: Griech, Allerlhumer, Tora. II. - Cfr. pure Demostene 
(xaT& Ntatpag. 1349): 'ATisCpcuc l^o^ii^ to-j ^iysiv, ouvif[Yopov xttXiaai t^ dy&vi, 



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20 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 

processi, codesti XoY6ypa9oi avevano tutto Pinteresse a moltipli- 
ca-re le cause giudiziarie (<). CoU'andare del tempo essi flnirono 
a sostituirsi iii tutto e per tutto ai loro clienti, e fu cosi in- 
ventata la professione delV avvocato. 

I tribunali vennero allora a cangiarsi in luoglii di spetv 
tacolo; si applaudiva o si disapprovava, si fiscliiava o si batte- 
vaiio le mani; ma il ^'?i(/7y, attenomlosi ad una prima impros- 
sioiie di documenti e di tostimonianze, pronunciava il suo ver- 
detto, senza tener conto della maggiore o minor eIoquenza. Dai 
canto loro gli Ateniosi, tanto suporficiali quanto rafflnati, si 
ostinarono ad emettero somprc i loro giudizi soltanto in soguito 
alle proprie riflessioni, mantenendosi affatto indipendenti dallo 
sentenze dei giudici. 

I Roraani furono, invece, tutto Topposto: silenziosi, pro- 
saici, di lenta e profonda concezione. Diffldenti delle proprie 
convinzioni, essi attendevano - prima di agire - che una voce 
soccorrevole desse loro l'imbeccata; ecco perchfe l'esistenza 
sociale, politica e giudiziaria del popolo romano fu dominata 
dagli oratori, verso i quali profess6, flno air invasione dei 
barbari, il culto piu deferente. Senza facilita di parola fu quasi 
impossibile ottenere una carica importante, non solo nella car- 
riera civile, ma altresi in quolla militare, giacch^ anche nell'eser- 
cito si pretendevano le arringhe, non altrimenti che nei comizi 
e nei tribunali. 

Con questo temperamento nazionale non 6 punto da me- 
ravigliare se gli storici romani, flno a Svetonio, hanno fatto 
della storia una palestra di eloquenza; e cosi avvenne che, 
non potendo essi spiegarsi alcun avvenimento senza V iraman- 
cabile apparato dei discorsi, Tautore, U per li, in mancanza di 
documenti, pose in bocca a' suoi personaggi quello che avrebbe 
potuto dire; e piu tardi, dopo Ia creazione del giornale ufflciale 
Acta Biurnay quello che, secondo Lui, avrebbe dovuto dire (*). 



(*) E. CuRTius: Griechische GeschiehtPy vol. UI. 
(2) Cfr. Alt.ain: op. cit., pp. 7-8. 



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PLIMO IL GIOVINE ORATORE 



Tutte lo famiglio agiate aspiravano a maudarc i fig'li per 
la via delle pubbliche caricho; ora, senza eloquenza, senza 
succossi oratori, ogni speranza era perduta. 

Quando nacque P. si preconizzo - naturalmente - in lui 
lui oratore. Non era un colosso, tutt'altro ; ma non balbettava, 
era d'in(ellig(4iza sveglialissima, (^ i siioi genitori aveano l'or- 
iiita la sua inlanzia di tutti (|uei mezzi che, seeoiido le esage- 
rate pretese dci pedagogbi, dovevano agevolargli il consogui- 
mciito del fiiie che stava in cima ad ogni loro pensiero. 

Per avere un'idea di eotoste esigenzo, basti ricordare cho 
Quintiliano prescriveva la scelta altenta e scrupolosa della 
nulrice a cui si intendeva affldare il l'uturo oratore; essa doveva 
essere colta, doveva parlare senza il minimo dilbtto di pro- 
nuncia ed avere una soave modulazione di voce (*). 

Un coUega di Quintiliano ando piu oltre. e vollc cho 
il suo avvocato m fieri fosse con ogni diligenza indirizzato 
alParte oratoria . . . ancor prima di nascere. Qui, naturalmente, 
vengono spontanee due domande : Come eapeva egli se sarebbe 
nato un maschio oppure una femmina? E poi, in qual modo 
avrebbe egli cominciata l' educazione delPallievo nascituro? 
Ma, sgraziatamente, queir ingegnoso retore porto seco nella 
tomba il suo doppio hrevetto d' invenzione (*). 

Tornando a P., ci racconta egli stesso che, di quindici 
anni, si porto a Roma per frequentare il corso di retorica. 
Tale insegnamento durava almeno tre anni (anno di lettura, 
anno di scrittura, anno di eloguenza), o quattro anni al piu, 
se vi si aggiungeva lo studio del diritto e della filosofia. 

P. negli anni 70-77 e 77-78 d. C. ebbe a maestro Quin- 
tiliano, il celebre autore della Institutio Oy^atoria, il piu illustro 
prolessore d'eloquenza del suo secolo, gloria 7'omance iogw, 
come lo chiamo Marziale (3). Aveva questi un gusto squisito, 



(*) QuiNTiL.: Institut. Oral. I, i. 
(J) Allain: op. cit., p. 9. 
(3) Martial.: n 90, 1. 



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28 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



Uli' erudizione profonda, ma sopratutto possedeva in grado emi- 
nente il felice segreto di spiegare le idee pin astruse con imma- 
gini e frasi accessibili alla intelligenza di tutti. 

NeU'aiino 78-79 P. lTequeiit6 il corso del retore privato 
Niceta Sacerdote (*). Quosti non composc la sua Instiiutio, raa 
Seneca ci ha fatto sapere in che modo il suo coUega inse- 
gnasse le due eloquenze deliberativa e giicdiziaria. E se non 
temessi di indugiarmi troppo su questi particolari, riuscirebbe 
voramente curioso Tenumerare, come fece TAlIain, gli argo- 
menti principali che gli allievi di Niceta dovevano svolgere. 
Base del suo insegnamento era la declamazione, che, secondo 
l'assioma di Quintiliano, costituisce la piii fedele immagine 
della realti {7'atio declamandi veritati p7^oximam imaginem 
reddit). Quanto al resto, nulla di pratico e tutto a base stra- 
vagante e grottesca. Fortunatamente P. dimentico ben presto 
il retore greco, per ricordarsi unicamente del suo impareg- 
giabile primo maestro Quintiliano. 

Uscito P. dalla scuola di eloquenza, seguendo l'esempio 
di Cicerone e di Tacito, cominci6 a sorvire il suo paese met- 
tendosi per la carriera dcUe armi. 

Plinio il naturalista era stato cosi contento del suo giovine 
nipote che, come tutti sanno, lo avea fatto suo flglio adottivo. 
Codesta segnalata prova di affezione lo spinse a rendersene 
sempre piu meritevole; ma ben presto fu troncata questa « cor- 
rispondenza d'amorosi sensi »; l'anno 79, quando P. era appena 
diciottenne, l' illustre autore della Naturalis Historia periva 
vittima del suo soverchio amore della scienza. Fu questa una 
sventura indimenticabile per il giovine oratore, che pianse a 
lungo la morte dello zio e ne descrisse, co' piii minuti par- 
ticolari, la flne disgraziata. 



(*) E la ragione fu questa: Quintiliano si era approfondito soltaato 
neUa letteratura romana ; egU quindi poteva istruire i suoi aUievi coi soli 
risuliati de' suoi studi ciceroniani. Perci5 P. voUe completare il suo corso 
d'eloquenza latina alla scuola di un maestro greco che insegnava Tarte 
oratoria del suo paese. 



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PLINIO IL OIOVINE ORATORE 20 



Privo di uii tale appoggio, egli penso a procurarsene un 
altro che non gli potesse in veriin modo mancare. L' indolo 
dolce e Tentusiasmo per le lettere lo invitavano piuttosto alla 
vita tranquilla; ma Pamor della gloria lo trascin6 nel turbino 
della vita pubblica. Ne poteva accadere diversamente a chi, 
vissuto diversi anni in Roma, avea subito il fascino potente 
di quella eterna maliarda, che parea inoltre assicurargli la 
tanto contesa palma deireloquenzcU 

Or chi sarA quel rigido raoralista clie vorrA condannaro 
questo giovine generoso che avrebbe potuto - coUe sue ric- 
chezze - abbandonarsi all'ozio od ai vizi pin abbominovoli della 
Roma decaduta? Non si continui a conlbndere questo lodevole 
sentimento con T orgoglio sciocco ed impotente. Checchfe si 
dica, santo e questo amor della gloria; e senza di esso nulla 
di grande, nulla di immortale avrebbe la terra. Ove sarebbero 
le creazioni delP arte che sfldano V ingiuria dei socoli, (juando 
la gloria non coronasse della sua radiosa aureola il capo dei 
forti e dei valorosi? 

Sia dunque lode a P. che, in tutta la sua vita, non ebbe 
altra mira che di raggiungere questo encomiabilissimo fine e 
volle sompre, come Tantico gucrriero, 

esscre gloria della patria sita. 

Noi non soguiremo P. in tutte lo sue cariche, ne' suoi 
viaggi, ne' suoi studi; diremo solo, una volta tanto, che fu 
Tribuno militare, Augure, Curatore delle rive dei Tevere e delle 
Cloache, Prefetto doU' Erario Saturnale o Militare, Imperatoro 
(nel senso in cui lo fu anche Cicerone), Seviro dei Cavalieri 
Romani, Decemviro a giudicare le liti, Flamine dei divo Tito 
Augusto, Consolo . . . « e che non fu queiruomo caro, cho non 
merit6 d'esscre? » chiedero aneh' io con G. B. Giovio (<). 

Questi ed altri onori di cui P. fu insignito, non si 
possono spiegare altrimenti che col succedersi incessante de' 



(O G. B. Giovio: Leilere Lariane, Xni. 



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30 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



suoi trionfl oratorl; giacch6 l'avvocato ad ogni nuovo successo 
conquistava un gallone (*). 

Siccome egli - scrive i I Burnouf - aveva naturalmente 
dell'ardore, della elevatezza e uiia certa grazia insiniiaiito, c 
siccome la prima norma insegnatagli dai suo occellcnte maestro 
ora di seguire il proprio ingegno, cosi la perfetta simmc^iria, 
i pensieri brillauti, i giri ai'diti regnarono doviinqiie, o forse 
Iroppo, ne' suoi scritti. Non (> cho egli andasse a corcarli con 
grande sforzo limgi dai suo argomento, ma la facilitA clie 
aveva nel trovarli gli iaceva crcdeiv che venissero spontanei. 

Prcvalcva allora T injlalum diccndi genus, gia biasimato 
da Ciceroue, e la sonora vacuita e il colorito poetico delTelo- 
quenza venivano Ibmentati dagli stessi professori di retorica. II 
nostro oratore non potfe a meno di sentire l' influenza di codesto 
ambiente, che si conciliava inoltre col suo carattere; e percio 
Tarte pliniana abbonda di luoghi comuni e di espressioni 
poetiche {}). 

Fu, per6, osservatore acutissimo; e se ft vero, come disse 
Cicerone, che notatio et ohsertatio natuj^ce pepeHt artem, 
bisogna riconoscere cho tale requisito fu da P. posseduto in 
grado eminente. Peccato che a codesta brama insaziabile di 
ossorvazione, ereditata dai suo diletto zio, non sia venuto 
in soccorso lo studio profondo della fllosofla ed il proposito 
sincero e tenace di richiamare V eloquenza a' suoi gloriosi 
principi! Con questi potenti ausiliari egli avrebbe potuto rag- 
giungere la sospirata meta. 



{*) A questo proposito nota opportunamente TAllain che il cursiis 
honorum dei Romani presenta niolta analogia coU'attualc carriera militaro. 
n viginlivir poteva corrispondere al grado di sottotenente, il sevir a 
quello di tenente, il tribuntcs militum a quello di capitano ; cosi parimenti 
il qucestor poteva equivalere a maggiore, il ttnbunus plebis a tenente co- 
lonnello, il consul a raaggior generale (e P. lo fu a 38 anni), il governa- 
tore di provincia a tenente generale comandante di divisione. 

(*) Santi Consoli : op. cit. - Cfr. E. Rizzo (recens. del detto op. in 
Rivista di FiloL e d'lshnis, classica, An. XXVI, fase. 2^, npr. 1898, 
pp. 339-341). 



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PLINIO IL (UOVINE ORATORE 31 



Cosi, invece, avvenne che, a cagione specialmente della 
vistosa fortuna, delle potenti amicizie e deiranimo largamente 
beneflco, si vide lodato anche al di Ih de' suoi moriti; e queslo 
pronto, incontrastato successo nocque^ scnza dubbio, al siio va- 
lore oratorio. Le primc delusioni non avrebboro fiaccata la 
sua tempra vigorosa, o sarobbero .stale anzi per lui provvidou- 
ziali. Kgli, al ronlrario, soeondalo (laU'aiira popolare, non si 
diode ponsiero della lunga o laticosa via p(u*coi-sa dai moih^lli 
insuperati cho avea proso ad iniitaro, c si diedo a scrivore 
(m1 arringarc con ampoUositii ed artiflcio. P(m* lal niodo divcnto 
- come dice a ragiono il Santi Consoli - il xopyjY*€ dolFota 
sua, tirandosi dietro un eodazzo di imitatori cho, esagorando i 
difetti suoi, ridussero I' eloquonza romana vuota di contenuto 
o gonfia di forma. 

P. in somma ebbe il torto - come giA notai - di sacrificaro 
i suoi alti ideali oratort al gusto corrotto dol suo tempo; e 
fu gravissimo danno, perch6 egli, che col suo ingogno avrebbe 
potuto rialzare l' arte del dire, contribui - certamento sonza 
volerlo - a farla cadere piu in basso. 

Rovinata la repubblica e sparita la libort^, l' eloquenza 
non avea potuto conservare quella maniera nobile e naturale che 
liberamento abbracciava tutti i soggetti. La liberta di parola 
^ la vita deir eloquenza ; ed i Greci, cosi perfetti nel loro 
ammirabile linguaggio, chiamarono talvolta ^tappTjaCa (da ::fiv e 
P^ot;) la libertA dei popoli, giacch6 non pu6 esistere liberta 
vera 14 dove tutti rion possono dire francamente quello che 
pensano. 

Venne allora di nioda un metodo oratorio stiracchiato, 
un genere sentenzioso, un'eloquenza fotta apposta per le occa- 
sioni in cui se ne valevano, opportuna soltanto per i panegirici 
e per le lodi adulatorie verso i tiranni. 

Questo fenomeno, osserva il Middleton, si nota in tutti gli 
scrittori che vennero dopo Cicerone, fino a P. il Giovine « che 
ridusse lo stile all'ultima perfezione nel suo famoso Panegirico 
a Traiano, opera veramenle degna deU'arnmirazione che ha 



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32 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 

ottenuto, e che venne considerata come Tesemplare della 
belia eloquenza (i). 

Eppure reloquenza del foro, per testimonianza dello stesso 
Quiiitiliano (<), vantava dei valorosi campioni, i quali poi cad- 
dero invece neiroblio, perch6 il gusto corrotto e piu ancora 
la schiavitu della parola irapedi loro di giungere alla perfezione. 

Altrove si ^ gik detto che P. godeva d'essere stimato gene- 
ralmente il primo avvocato deir epoca sua, e che, data la sua 
vanitA, sarebbe stato ben difflcile che egli abbandonasse uno 
stile oratorio che gli procurava cosi larga messe d'applausi. 
Egli ebbe piu d'una volta la soddisfazione di vedersi Tentrata 
alla tribuna chiusa dalla folla degli uditori che Tatiendevano 
quando egli doveva parlare, e bisognava che passasse in mezzo 
ai giudici per arrivare al suo posto. Parlava talvolta per sette 
ore continue, e lui solo era stanco ; poich^ - scrive il Burnouf - 
egli non s'allontanava mai dall'argomento, e quanto diceva era 
giusto e nuovo, e sapeva interessare simultaneamente V ingegno 
ed il cuore. Cosi il tempo volava, il calore piii soflfocante diven- 
tava sopportabile, e tutti gli incomodi inevitabili in un numeroso 
uditorio svanivano, tanto grande era in tutti il desiderio di sen- 
tirlo. Ci racconta P. medesimo che spesso i giudici, nel bel 
mezzo deir arringa*, dimenticando i riguardi dovuti alla loro 
delicata mansione, come trasportati fuori di s6, si alzavano dai 
loro seggi, e mescolavano i loro applausi a quelli del pubblico. 

L' eloquenza, allora venale, apriva una via sicura alle 
ricchezze. Parecchi s' incamminarono per questa via, con pretese 
cosi esorbitanti, che, per moderarle, bisogno rinnovare gli an- 
tichi decreti fatti in proposito dai Senato, per deterrainare il 
prezzo di un lavoro che non avrebbe dovuto averne. 



(*) MiDDLETON : Sioria della vita di Cicei^one, lib. XII, vol. IV. 

(*) Habebunt, qui posi nos de oratoribtcs scribent, magnam eos ^nl 
nnne Tlgent materiam vere laudandu Suni enim snmma hodle qiilbiii 
lllnstratnr fomm Ingenla; namgue et coBsnmmatl lam patronl yeteribns 
«nolattiar, et eos luTeiau ad optima tendeBilan imitatur ac seguitur 
indusiria. - Quintil.: InstiL Or., X. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 33 

Questo nuovo decreto - aggiunge il Burnouf- fu onore- 
vole per P. Egli aveva sempre parlato solamente in difesa del 
pubblico interesse, de' suoi araici o di quelli privi di beni di 
fortuna; e s'era sempre guardato scrupolosamentc dai ricevero 
il piii piccolo compenso; sicche i burloni, quando comp^irvero 
quei decreti, non mancarono di dirc ch'cgli - come augiire - 
li aveva preveduti. 

Vediamo ora,'con la scorta delVEpistolaHo pliniano, quali 
siano stati i suoi trionfl oratori. 



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III. 

Arringhe di Plinio. 



Plinio il Giovine esercito ravvocatura per una trcntina 
d'anni, dalPSO (cfr. Epist. V, 8), diciannovesimo della sua etS, 
al 110 circa. 

Nelle sue Lettere egli ci lascio memoria - piu o meno 
circostanziata - di diciannove processi a cui sarebbe interve- 
nuto in qualitA di avvocato; ma sebbene le numerose cariche 
gli abbiano spesso impedito di atteudere aU'avvocatura, si puo 
ragionevolmente presumere che il numero delle cause da lui 
patrocinate sia stato molto maggiore. 

Dodici de' suoi processi furono svolti dinaiizi ai Centumviri, 
sei davanti al Senato, uno dinanzi ai giudici ordinati dal- 
r Imperatore. 

Ecco alcuni schiarimenti intorno a queste tre giurisdizioni, 
quali ce li fornisce il piu volte citato Allain. 

I Centumviri, in numero di centottanta, giudicavano tutte 
le questioni di proprieta, di tutela, di successioni, di testa- 
menti, ecc; essi avevano la loro sedc alla basilica Giulia, ed 
erano divisi in quattro Camere, Je quali si riunivano soltanto 
per i casi piii gravi. 

La riunione plenaria si raccoglieva per ascoltare le arringhe 
e pronunciare il verdetto; poicho, dopo la chiusura dei dibat- 
timenti, le Camere deliberavano c votavano a parte; ognuna 
avea il diritto d'un voto e, in ca^^o di paritA, avea preponde- 
ranza il voto della prima. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 35 



La presidenza del Tribunale spettava al Pretore, che pre- 
siedeva generalraente la prima; le altre Camere venivano pre- 
siedute da tre vice-presidenti, scelti fra i Centumviri. 

Sotto riserva del diritto dell' Imperatore di giudicare per- 
sonalmente, il Senato aveva, da principio, una corapetenza 
criminale illimitata, ma era ad esso deferito soltanto Pesame 
dei delitti di cui venivano accusati i suoi membri od i fun- 
zionari superiori. Qualora il caso sembrasse di secondaria im- 
por tanza, « assegnava dei giudici » alP iraputato, rinviandolo 
alla giurisdizione ordinariu; se invece esso riteneva di avocare 
a s6 la causa, il console redigeva, sotto ordine suo, Patto d'ac- 
cusa e citava, unitamente all'accusato, tutti i testimoni a carico. 
L'alta assemblea istruiva il processo e pronunciava il verdetto, 
a suo talento, senza tenor alcun conto del Codice penale. 

L' Imperatore poi, arbitro assoluto della giustizia criminale, 
civile ed amministrativa, giudicava quando, come e dove gli 
pareva, ora solo, ora assistito da un Consiglio, oppure affldava 
la causa ad una persona di sua flducia, con pieni poteri (*). 

Come ho da principio accennato, nessuno dei componimenti 
oratori di P. 6 pervonuto sino a noi, tranne il Panegirico. 
Leonardo Bruni, d'Arezzo, citato dai Gamurrini, avrebbe aflfer- 
mato di possedere venti orazioni di Plinio il Giovine, insieme 
ad una di Svetonio (*); ma - come gii ebbe a notare il 
Teuffel (3) - si tratta evidentemente di un errore. Bisogna 
dunque limitarsi a quanto si trova scritto nelle sue Lettere, 
ed alle scarse notizie degli scrittori contemporanei o di qualche 
secolo posteriori a lui. 

Noi non ci occuperemo afFatto del PanegiHco, Esso - gik lo 
dissi - sta interamente da s6 ; ha attraversati i secoli piu del 



(») Allain : op. cit., pp. 23-24. 

(*) Habui clarissimas oraliones Secundi PUnii niwiero riginli. unam 
privsimiiisswiam Suelonii Tranqailli: fesiino tam ad copiam quam ad 
leciuram. 

Trui'FELL: (iesclu'rhle der Romisr' icn Liternfur. Leipzig, 181XJ. 
Teubner. 



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36 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 

raarmo e del bronzo su cui stavano incise le pompose iscrizioni 
in onore di Traiano; esso, checch6 se ne dica, piace ancora 
oggi, c, leggendolo - nota il Burnouf - si distingue a mala pena 
chi dci due si debba maggiormente ammirare: o il principe 
cho pot6 meritarc tali elogi, o l' oratore che seppe scriverli. 
Aggiungero soltanto che in questo Panegirico, 

omie piii forte 

E piii chiaro risuoaa il sacro nome 
Del diviao Traian (O, 

si raostra evidente Timitazione di Cicerone; e Guido Suster 
ne rafrront6 opportunamente parccchi passi con altri della 
pro Marcello (*). 

Passiamo pertanto air esarae delle arringhe di Plinio. 

La prima arringa - come s' 6 gii detto - fu recitata da 
lui, appena diciannovenne, Tanno 80 d. C, a favore degli 
abitanti di Tiferno (oggi Citta di Castello); ed e assai presu- 
mibile che egli abbia vinto la causa, perch6 i suoi clienti gli 
dimostrarono sempre la piu viva gratitudine. « Tiferno Tibe- 
rino - scrive P. - mi elesse per suo patrono, quando io era quasi 
fanciullo {nie pcene adhuc puerum patronum cooptavit) ; nel 
che fu tanto maggiore l'aflEetto, quanto minore il scnno (larito 
maiore sUidio, quanto minore iudicio). Esso esulta al mio ar- 
rivo, si aflfliggo della mia partenza, si rallegra de' miei onori. 
Per ricambiarlo {nam vinci in amo7*c ttcrpissimum est) vi ho 
costruito un tempio a mio spese » (3). 

Quattro anni dopo lo troviamo allo prose colla causa di 
Giulio Pastore. 

Domiziano, per un nonnuUa, condannava all' esiglio ; e, 
nelPanno 84, (liulio Pastore, odiato dagli intimi amici delPIm- 
peratore, era gii stato preso di mira e dovev^ essere esiliato. 



(*) CJoRBELLiNi: u Lario. 

(2) G. Suster: De Plinio Ctcei'oyiis imilalore (in Rirista di Filol. e 
(VIstrnz. classica, an. XVI[I, fase. 1^-3^ luglio-scttembre 1889, pp. 74-86). 

(3) Plin,: Epist. IV, 1. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 37 



I personaggi piu autorevoli usavano ogni intrigo contro di 
lui presso i giudici; i Centumviri, inqiiieti per queste pres- 
sioni, avevano deciso, per prudeaza, di radunarsi con tutte le 
Camere riunite. P. si assunse queir incarico increscioso, con 
grande spavento di tutti i suoi. La notte che precedecte Tudienza, 
vide in sogno la suocera che, gettatasi a' suoi ginocchi, lo 
supplicava di nondifendere queiia causa. A dispetto delpericolo 
c inalgrado la sua superstizioae abituale, quel sogno di cattivo 
augurio non lo distolse dai suo proposito : 

« lo - scrive egli - era molto giovine; doveva parlare in 
quattro differenti tribunali, ed aveva contro di me tutti i piii 
potenti cittadini di Koma, che erano anche i piii ben veduti e 
l'avoriti dalF Imperatore. Tutto questo, congiunto a quel sogno 
cosi intausto, doveva bastare a tenermi agitato. Eppure quella 
causa io la trattai, applicando a me quel verso: 

Etg ol(i)v6c fipioTog, dfAUveoSai jcspl itdTpyj^ '(1). 

« La parola che aveva inipegnata teneva per me 11 luogo 
di patria e, se e possibile, di qualche cosa ancor piii cara. 

« Me ne trovai molto contento. Questa azione fu la prima 
che mi fece conoscere e la prima che mi aperse la porta della 
fama » (-). 

L'anno 91, il processo di Arionilla fece apprezzare le qua- 
lita diplomatiche del nostro avvocato, che aveva allora tren- 
tadue anni. 

Dopo essere stato colmato di favori da Domiziano, P. 
venne a cadergli in disgrazia; anche i repubblicani, sorvolando 
a^ suoi precedenii imperialisti, o approfittando destramente 
delle sue disillusioni tardive, si affrettarono a crearlo Tavvo- 
cato del partito. Rustico Aruleno, (juel medesimo che T anno 
^^eguente doveva essere condannato a morte per un' apoloiiia 



(1) « u solo ottimo augurio e il combattere per la palria ». (Omero: 
Iliade, Xn, 243). 

(2) Pun.: Kpist. L 18. 

PBRIODICO SOCIETA STORICA COMKNSE (Vol. \\l\). 4 



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38 PLINIO IL GIOVINE OKATORK 



iiiopportuna di Trasea e di Elvidio (*), aveu affldato a P. una 
piccola causa riguardante Arionilla, moglie del suo amico 
Tinione. Non conosciamo i particolari di questo processo ; ma 
1^. ci ha fatto sapere un pericoloso incidente, provocato dai 
collega Regolo, suo avversario, in quella causa. VEpistolaHo 
pliniaiio si occupa ripetutamente di costui; e, sebbeue Marziale 
lo abbia lodato, esso ce lo presenta comc Tuomo piii strano e 
piii intrigante del mondo (*). 

Neir eloquenza egli teniie uu metodo affatto opposto a 
quello di P., ricorrendo perfino agli espedienti pii'i grotteschi 
usati dai comici sulla scena. Per mostrare la stanchezza pro- 
dotta in lui dalle soverchie elucubrazioni, si tingeva le soprac- 
ciglia ora dell'occhio destro, ora del sinistro, secondo che 
doveva arriiigare uell' interesse deU'accusatore o dell' accusato. 
— Non basto ([uesto fatto per mostrare a qual basso livello 
fosse discesa la magniloquenza romana^ 

Regolo doveva sempre scrivere quello che voleva dire, e 
non si aflfldava mai alT ispirazione del momento; era debole 
di petto, avea il viso stravolto, la lingua impacciata, l' inven- 
zione tardissima, poca niemoria; ma in compenso sapeva a 
tempo opportuno impallidire e accendorsi, e colla sua impu- 
denza, col suo impeto, col suo l'are mellifluo ed insinuante arrivo 
ad acquistaro fama di avvocato valente. Moltissimi erano i 
suoi clienti, tanto che aveva potuto mettere insieme un patri- 
monio, per quei tempi, vistoso. Anche negli atfetti domestici uso 



(*) Rustico Aruleno vLsse nei tempi scellerati di Nerone e di Domiziano. 
Aniico di Trasea Peto, (luando questi fu coiidaanato a niorte solto Nerone, 
Aruleno, in quaUta di tribune, voleva opporvisi; ma ne lo distolse Trasea 
stesso, hen sapendo che tale opposizione sarebbe stata inutilc per se c 
certamente dannosa a lui. L' elo^i^io storico. che Aruleno scrisse poscia 
deiramico suo. fu la cagioue. anzi il pretesto. per cui sotto Domiziano 
furono eondannati, lo scrittore alla niorte, e ilsuo libro al fuoco. (Annotaz, 
di P. A. Pararia). 

(2) Narrano che Nerva, trasceso ad un nioviiuento di collera coulro di 
lui, lu colto dalla l'ebbre, che lo ridusse al sepolcro. Ci voleva anche la morte 
di ([ueirottimo imperatorc per a>rKiiii^K*'i*f* "" nuovo tilolo alla infann'a di 
«luesto birbante matricolato. 



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PLIMO If. GIOVINE ORATORE 30 

la consueta teatralita. Quando gli mori un flglio, scanno tutti 
i cavalli, i cani e pappagalli che quegli possedeva; ne raolti- 
plico a dismisura i ritratti a colore, ia cera, in bronzo ed in 
ogni metallo; scrisse un libro sulla vita di lui e ne fece 
trascrivere mille eopie, disseminandole in ogni parte d' Italia 
e delle province. Catone, corae tutti sanno, deftni Toratore vir 
bonus dicendi peritus ; ora Erennio Senecione, a proposito di 
Regolo, parodio la deflnizione cosi: vir mcUus dicendi impe- 
ritus. - Ma h probabile che in questa acredine, cosi insolita in P., 
abbia avuto molta parte la passione e la gelosia professionale. 

II processo di Arionilla si svolgeva, dunque, senza ostacoli, 
avanti la giurisdizione centumvirale, quando P. crcdette bene 
di appoggiarsi ad una dichiarazione di Mezio Modesto; ora, 
codesto testimonio, virtuosissimo uomo, sbandito da Domiziano, 
era allora in esilio. 

Regolo, che era stato un feroce delatore e neraico irre- 
conciliabile di Modesto, balzo dai suo posto, interrompendo 
con questa domanda: 

<( Plinio, che pensi tu di Modesto f (Silenzio di morte nel 
pubblico: qual rischio sarobhe stato a rispondere che Modesto 
era un galantuomo! E, d'altra parte, qual vergogna per un 
neo-repubblicano il rinnegare il suo correligionario politico!). 

Plinio, con molto accorgiinento, gli disse di rimando: 

« lo ti ri^ponderei se tale fosse la questione che i Cen-- 
iumviri devono giudicare ». 

Kegolo non si diede per vinto ed insistette chiedendo; 

« Rispondi dunque nettamente alla domanda ch'io to7mo 
a f arti: Che peiisi tu di Modesto f ». 

« Bizzai^'a domanda! Si portano i teslimoni contro gli 
accusati, non contro i condanfiati ». 

« Ebbene, lascianio da parte la tua opinione su Modesto; 
dimmi allo7*a che petisi della sua fedelta verso il principe f », 

« Tu vuoi sapere che ne penso io 'f Ti Hspondo con nn 
assioma elementare: e proibito discutere la cosa giudicata 
(ne interr^ogare guidon fas pulo de quo pronuntiatum est) ». 



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40 PLLNIO IL GIOVINE ORATORE 

II perfldo spadaccino rosto disarmato e confuso, ed un 
mormorio d'approvazione si lovo dai fondo della sala. P. infatti, 
da un lato non aveva macchiata la sua riputazione con una 
risposta, utile forse, raa disonesta; e dair altro non si era 
lasciato irretire da (luelle insidiose domande ; cosi, pienamente 
rassicurato, pote continuare, a testa alta, la sua arringa. 

La causa di Accia Variola, svolta nel 97, puo essere con- 
siderata come il massirao dei successi di P. davanti il tribu- 
nale dei Centumviri. 

Un vecchio di nobile nascita e di cospicua fortuna, da 
lungo tempo vedovo, portava la piu tenera affezione alla figlia 
sua Accia Variola, quando a ottiint'anni capito nelP intrigo di 
una giovine donna. Insistendo sulla sproporzione deiretA, i saggi 
suoi coetanei gli fecero capire i gravi inconvenienti della sua 
follia, tanto piu che la vedovella, oggetto dolla sua flarama, 
si traeva dietro un figlio di una onorabiliti eiiuivoca, giacchfe 
il padre ravoa diserodato. Egli rispose concludendo in fretta il 
pateracchio. Undici notti dopo (lueirimprudente era gii morto. 
Si aperse il suo testameuto: egli istituiva eredi sua moglie e 
il suo figliastro Suberino. 

Accia alloracangio ben presto le sue lagrinie in singulti di 
ligliuola diseredata; suo marito, ex-pretore, corse da tutti i 
suoi colleghi pass^iti, presenti e futuri per sollovare Topinione 
yubbiica; e il mondo romano si diviso in tre campi : i padri 
ositanti, le figlie indiguate, lo matrigne ansiose. 

Plinio allora, a noine di Accia, inoltro istanza per annul- 
lare il testamento, basala sulla captalio. 

I Centumviri fec(M-o a (juosto i)rocesso, lunto semplice 
(juanto passionalo, l'onore di un'udienza solenne; il che li da 
a vederc piu desiderosi di distrazione che di disimpegnare le 
loro mansioni. Hasti dire che ciascuna dunera ei*a talmenie 
sovraccarica di causc, che un processo doveva aspettare il suo 
turno regolari» dopo parecchi anni, <^ la maggioi- parte degli 
avvocati andavano all' altro mondo senza vederne la (ine. 



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PLINIO IL r.IOVINE ORATORK 41 



Nel giorno stabilito per il dibattimeuto, tutta la Roma. 
delle grandi occasioni invase l' immensa basilica costrutta 
secondo il piano cho fii adottato poi per le uostre chiese. V'era 
(la ambe le parti gran numero di avvocati e una quantita di 
sedili; oltre a cio una lltta coi'ona di circostanti assiepava a 
l)iu giri qiiel consesso plenario di centottanta giudici. Lo ivo 
navi si riempirono; non riniaso disponibile alciin poslo dello 
tribune; « erano pieni perflno i corridoi del palazzo, gli uni di 
donne, gli aliri d' uomini, che si affollavano, che si affrelta- 
vano o per vcdere (e cio non era difflcile), o per sentire (e cio 
men lacib») » (*). II nostro avvociito supero se stesso. 

La sua arringa fu lunga, ma egli stosso sciissea Koniano 
che « r abbondanza delle materie, l' (jrdine ingegnoso delle 
parti, le compendiose narrazioni di cui era sparsa, mostravano 
di renderla sempre pin nuova ». E soggiunge alKamico: « Vi 
si trovano qua e \k (e fuor che a te non lo direi ad aninia 
viva) dei pensieri elevati, del vigore e della semplicitA. Giacche, 
nel mezzo de' miei slanci energici e sublimi, era spesso obbli- 
gato a trattar di cifre, in modo che il tribunale dei Centum- 
viri, dalle altezze oratorie pareva discendesse improvvisamentc» 
ai freddi calcoli di una discussione da computisti. Diedi slbgo 
.alla mia indignazione, alla mia coUera, al mio dolore; e in 
questa causa passionale, seppi navigare in alto mare contro 
r impeto lurioso di tutti i venti scatenati » (2). 

Bench^ pero l'avvocato avesse dato prova di tanta abilitA, 
Accia Variola consegui a mala pena la successione paterna; 
giacch^ due Carnef^e votarono in favore della validitA del testa- 
mento; ed ella vinse la causa solo per efFetto del voto favorevole 
dato dalla prima Camera. « fe senza dubbio notevole e strano, 
osserva P., che nella stessa causa, patrocinata dai medesimi 
avvocati e intesa dai medesimi giudici, vi sia stata casualmente 
tanta differenza, da non sembrar casuale ». 



(«) Pun.: Epist. VI. 33. 
(«) ID., ibid , VI, 33. 



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42 PLIMO II. GIOVINK ORATORK 



La matrigna rimase soccombente, e resto pure vinto Su- 
berino, il quale, diseredato dai geiiitore, con una petulanza 
singolare, reclamava i beni dol padre altrui, non osando richie- 
dere qiiolli del proprio (*). 

L'attento lottoro nou avra dimcMiticiito Telogio (riportato 
nel primo capitolo) fatto a questa orazione da Sidonio ApoUi- 
nare; gli amici che ravevano sentita o letta, dicevano a P, che 
(juesta era la migliore delle sue arringho, era la sua ^spi too 
aT6<fdevoi> (*), 8 il nostro avvocato, abbassando gli ocehi, ricono- 
sceva che avevano ragione. In fatti la lettera a Romano chp 
ho dianzi riferita quasi per intero, comincia scherzosamente 
con quel verso che Virgilio mette in bocca a Vulcano, quando 
(luesti ordina ai Ciclopi di tralasciare ogni altro lavoro, per 
attendere alla fabbricazione delle armi di Enea, richiestegli 
da Venere: 

Tollite cuncta . . . cceptosgue auferle labores (3). 

« Qualunque cosa tu scriva o legga, fattela levare dinanzi 
e prendi questa mia orazione, divina al pari di quelle armi. 
Si puo forse parlare con maggiore superbia? Essa e pero 
veramente belia, rispetto alle altre mie arringhe; dico delle 
mie, perche mi basta gareggiare con me stesso » (*). 

Lasciando la dovuta parte allo scherzo, si comprende troppo 
bene da questa lettera che P. era intimamente persuaso di 
aver raggiunto l'apogeo dell' eloquenza. 

Veniamo ora ad un'altra importante arringa, pronunciata 
da P. contro il senatore Publicio Certo. 

Domiziano, esecrato da tutti gli onesti, era stato ucciso 
nel settembre del 96. II Senato, liberato flnalmente dai tiranno, 



(*) Plin. : Epist. VI, 33. 

(*) Pei* la corona: vale a dire T orazione pronunciata da Demostene 
contro Eschine in difesa di Ctesifonte (che gli aveva decretata una corona 
d'oro) e che 6 generalmente ritenuta il suo capolavoro. Cfr. Pun.: Epist. H, 3 
e IV, 5. 

(3) Vmo.: Ameid. VIII. 439. 

(^) Pmn. : Epist. VI, 3:3. 



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PLINIO n. GIOVINK ORATORE 4:5 



ne avea l'atto strappare da per tiitto Je immagini, ne avea 
spezzate le statue, abbattuti jrli archi trionfali; e quasi cio 
non bastasse, avea intimato, con apposito decreto, che ne fosse 
raso il nome da tutti i pubblici monumenti. Nessuno pero dei 
sonatori avea pensato di mettere alla iio^na coloro che, durante 
r impero di liii, avevano contribuito ad aumeiitarne la crudelti'i 
o la ferocia. A questo provvide il nostro P., in (luel ristretto 
limite che }?li fii appena possibile. 

Publicio Certo avova provocato, sotto Domiziano, la morte 
del virtuoso Elvidio. Narra Svetonio che Elvidio fii accusato 
di averc^ biasimato (durante una rdppresentazione teatrale) il 
divorzio dalla moglie fatto dalP imperatore (*). Basto questo sem- 
plice pretesto perche V infelice, a caj?ione della perfidia di Pu- 
blicio Certo e della pusillanimitA del Senato, fosse condan- 
nato a morte. Fu t<de condanna che strappo a Tacito, nella 
sua Vita di Agricola, la famosa confessione: Nostrce duxci^e 
Helvidium in carcerem manus (•)• . 

Gome mai avrebbe potuto l' animo generoso di P. lasciar 
correre un'occasione cosi belia per accusare il vile c^lunnia- 
toro di un dilettissimo amico innocente? 

L'occasione non si lascio molto aspettare. Alla prima 
riunione plenaria (jrennaio del 97) che tenne dietro all'assas- 
sinio di Domiziano, P. risoluto di vendicare V amico suo, 
delibero di sollevare la spinosa ed arrischiata questione, 



(*) Occidit et Helvidiu7)i filium, rjicasi scenico exordio sub persona 
Paridis et Oenonis dirortium snum cum uTore lacrassel, (Suetonius: 
Domitian.y 10. 

(^ Questo Elvidio era figliuolo di Elvidio Prisco e figliastro di Fannia. 
flglia di Trasea Foto. Noi abbiamo gi^ ricordato questo ottinio e sventu- 
rato uomo, raesso a morte da Nerone. Egli ebbe in moglie Arria, la qiiale 
non sarebbe certo sopravvissuta al marito, quando non le fosso rimasta 
una figliuola, la Fannia dianzi ricordata. Segui essa le orme dei domestici 
esempi e riusci uq vero modello di ogni virtii. Fu maritata ad Elvidio 
Prisco, che, per la severit^ e la rettitudine del carattere, fu esiliato d a 
Nerone e condannato a morte da Vespasiano. Ora, E. Prisco ebbe per flglio. 
come gi& dissi, T Elvidio in parola. Si tratta dunque d'una famiglia grande 
e sventurata, che, per tradizioni avite, andava stoicamente alla morte. 
piutlosto che vonir mcno un solo istante alla costanza dol proprio carnttore. 



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44 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



« pareiidogli quello uii vasto e bel cainpo da perseguitare i 
malvagi, da vendicaro i misori o da lar onore a s6 stosso » (*). 
« Fra tanti delitli - scrive egli a Quadrato - iiessuno mi 
pareva pin iniquo di (juello, che un sonatore ad un senatoro, 
un uomo gia pi'etore ad un consolare, il giudice al reo avesso, 
in pieno senato, posto addosso le mani (*). D'altra parte ioera 
slato amico di Elvidio, quanto lo potcva ossere di un uomo c\u\ 
p(?r la infelicitA doi tempi, nascondova in sogreto ungran nomo 

o grandi virtu. lo lo era stato ancho di Arria o di Fannia 

ma io era indotto non lanto dai privati affetli, (|uanto dal- 
rinleresse publ)lico, dalFlndegnita del fatlo e dalla neees- 
sitA di dare un esempio. Xei primi lempi della ricuperala 
liberta, ognuno, per suo conto, con grida incomposte e tur- 
bolente aveva ad un tempo denunziato ed oppresso i suoi 
nemici; per6, soltanto i men temuti. Io, piu moderato e ani- 
moso, stimai che quella schiuma di ribaldo, non gik dalla ma- 
lignitA comune dei tempi, ma bensi dai proprio delitto dovesse 
rimanere schiacciato. Entro in Senato e chiedo di parlare; le 
prime parole sono accolte dalla generale approvazione. Ma 
quando cominciai a speciflcare un delitto, a contrassegnare i I 
reo (senza pero nominarlo), tutti mi l'urono addosso. Chi diceva : 
Sentiamo chi sia colui che tu denim zi contro ogni regola, - 
E un altro: Chi e guesto reo, p7ima che sia denunziato? - 
Un lerzo: Poichd siamo salvi, non esporci a nuovi pericoli. 
Io ascolto senza confondermi nfe tremare : tanto giova FonestA 
ad un' impresa .... Sarebbe troppo lungo enumerare tutto 
quanto mi fu detto in proposito nell' un senso e nell' altro. 
Finalmente il console, indirizzando a me la parola: Plinio, 
diss'egli, se vot^ai dire gualche cosa, lo farai guando 5ar« 
giunto il tuo turno. - Ed io di rimando : Tu mi pet^met- 
terai hene cib che fino ad ora non hai negato ad alcuno. 



{<) Pun.: Epist. IX, 13. 

(2) Aliri intorpretano divorsaniente la frnse wrnws whflissf1> Pun. 
ibid, id. 



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1»LIM0 II. (HOVINK ORATOHE 45 



Torno a sodero; si riprende l' ordine del giorno. Frattanto 
uno de' miei amici consolari mi animonisce parlandomi all'orec- 
chio con caldo acconto di persuasione; e como se io, audaco 
od incauto, Ibssi andato troppo oltre, mi riprende, mi con- 
sijriia e mi esorta a non farne altro. Poi sofifi^iunjye: Sa7vn 
preso di mira dagli imperatoH futw^ , - E sia; tanto meglio 
selosaro dn impei^atoH cniiirL - Ai)pona i)arti((), ih» capila nn 
altro; Qualr ardimenlo e H luof ^ Vuoi rovinarlif A (judU 
pn^cnli i'i r>ipo7ii? PoThe fidavii drl prci^enie, se non sri sicuvo 
drlVarreniref Tu te la prcndi ron un prefetlo del Te.^oro^ 
rhe fra poeo sara eon^ole, Pensa alla pnaa ehe egli gode, alir 
alte wimnzie che loproteggono)^. K per fnostrare (pianlo poeo 
solido sia il trono di Nerva, jrli siissurra all'orocchio elu» cor- 
revano le voci pin iiKpiietanti sidlo intenzioni di un ^enoralo 
eomamlante in Oriente un osercito assai poderoso. Ma P. si 
limita a rispondere con questo verso <li Virgilio: 

Omnia prcocepif a(qne animo mecum ante peregi {}) 

sofr*»iun?endo: Se la fortuna lo esige, procurando la puni- 
zione di un delitio infame, sono pronto a poriare la pe)ia 
di mi'azione gloriosa (*). 

Alla line comincia la discussione. Parecclii senatori pren- 
dono la parola. Tutti fanno Papologia di Certo, come se P. nt» 
avesse fatto il nome. Due di essi, IVa cui Cornuto, clie i con- 
soli aveano dato per tutore alla liglia di Elvidio, esprimono 
un sentimento contrario; ma si destreggiano con tale abiliiA 
nell'attenuare la colpevolezza di Certo, che il loro parere diff«»- 
risce ben poco da quello dei primi oratori. 

Anche Satrio Rufo si tenne sulla via di mezzo, propen- 
dendo piuttosto in favore delP accusato. Arrivo flnalmente il 
turno di P. : « lo entrai in materia seguendo il tenore espresso 
nel mio libro (i). Risposi a tutto ci6 clio sino allora si era 



(*) ViRo.: Aeneifh VI, 105. 
{?) Pun.: Epist. IX. 13. 



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4*5 PLINIO IL OIOVINK ORATORK 



(letto. Non si puo credere cou qiiale attenzione, con quali 
applausi quelli medesimi che poco innanzi m' erano contrari, 
accolsero tutto cio eh' io dissi; tale fii subito il cambiamento 
che cagion6 o l' importanza dolla causa o la forza del discorso, 
o il coraggio doll'accusatoro. Io finisco. Voiontone incomincia 
a rispondere. Nessuno Io vuol soffrire; si confonde, s' inter- 
rompo a segno bile, che grida: Io vi sK/pplico di noncostrin- 
gef^mi ad implorare Vniuto dei Mhimi, Allora intorvione tosto 
il ti-ibuno Murano: Io U permetto - disse - o illustre Veien- 
tone, di parlnre. Tuttavia continuano le grida. Frattanto il 
console, avendo flnito V appello e fatto il computo dei voti, 
licenzia il Senato e lascia Veientone in piedi, che si sforzava 
ancora di arringare. Egli fece grandi querele per tale affronto 
(ch^ spesso cosi Io chiamava), ripetendo a questo proposito 
quel verso di Omero: 

'Q yipov, f^ iidXa dTJ os vsot TsCpouat jia^i^TaC » (*). 

Le iiltime parole di P. furono queste : « Che Certo renda, 
sotto il migliore dei principi, cid che ha ricevuto dai piu de- 
testabile! » e furono accolte da un subisso di applausi. Non 
si trovo quasi nessuno in Senato che non andasse ad abbrac- 
ciarlo, a baciarlo ed a ricolmarlo di lodi (3). 

Tutto ci() avvennc in assenza di Certo. O che egli avesse 
qualche presentimento in proposito, o fosse indisposto (como 
si diceva per iscusarlo), il fatto e che non comparve in Senato. 

Presa conoscenza del processo verbale della seduta, il 
vecchio Nerva, fedele alla sua politica del mezzo-termine, non 
ordin6 al Senato di terminare l'istruzione del processo; ma 
P. ottenne quanto si era proposto; giaccho il coUega di Certo 
(Yezio Proculo) consegui il consolato, a cui aspirava; ma in 
luogo di Certo ne fu eletto un altro. 

(*) P. scrisse su questo argomento un libro a parte, intitolato: De 
Helvidii uUione. 

(*) Sono le parole dette da Diomede a Nestore: « O vecehio, troppo 
battagliera gioventu ti sta contro ». (Omkro: Iliade, VIH, lOi). 

(3) Pun.: Kpist. IX, J 3. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATOKE • 47 

Colla pubblicazione del suo libro De ultione Helvidii, 
P. diede una fortissima scossa alla salute di Certo, che si 
ammal6 gravemente e mori. € lo ho sontito di re - scrive P. - 
cho nel tempo della sua malattia gli pareva di aver me dinanzi 
agli ocehi, e che io lo perseguitassi colla spada alla mano. Non 
ardisco d'asserire che ci6 sia vero; ma importa, per Tosempio, 
che cic) paia esser vero » (*). 

A questo punto TAllain fa questa saggia considerazipne: 
« Anzitutto, vero eroismo ci sarebbe stato da parte di P. se 
avesse difeso Elvidio all'epoca delln persecuzione ; egli, invece. 
ardiva a mala pena di andario a vedere, quando il nome di 
lui figurava sulla lista dei sospetti; in secondo luogo, se questa 
assemblea di paurosi accolse la mozione, vuol dire che non 
vi era un danno serio a farla; la lotta s'impegnava, in fatti, 
fra i nemici e gli amici di Certo, fra i partigiani deU'amnistia 
e quelli delle rappresaglie. Infine. se 6 vero che Certo, soffe- 
rente, s'erascusato di non poter assistere alla seduta, bisogna 
muovere a P. il rimprovero di aver dimenticato che Cicerone, 
il suo glorioso modello, attese che Catilina fosse presente, per 
lanciargli in pieno viso il suo: Quousque tandem? ». 

Plinio ci ha parlato ben poco della sua azione contro 
Bebio Massa (anno 93); ma, dieci anni piu tardi, egli racconta 
all'amico Tacito un incidente inserito nel.processo: 

« lo ho il presentimento, nfe mi inganno di certo, che le 
tue storie saranno immortali; perci6, io te lo confesso inge- 
nuamente, tanto piu bramo di trovarvi un . posticino. Se noi 
desideriamo che il nostro ritratto sia delineato dai piii illustri 
artisti, non dobbiamo Ibrse desiderare che le nostre azioni 
trovino uno scrittore e un lodatore tuo pari ? Ti prevengo pertanto 
di un fatto che non pu6, del resto, sfuggire alla tua atten- 
zione, perch6 e stato inserito nei pubblici archivi del Senato. 
Io tuttavia te lo accenno, afflnche tu rimanga maggiormente 



(«) Plin.: Epist. IX, 13. 



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48 PLINIO If. GIOVINK ORATORE 



persuaso del piacere eh' io provero, se quol mio fatto, la cui 
celebrita crobbe in ragione del pericolo, ricevera nuovo lustro 
dalla tua testimonianza e dai tuo ingegno. 

« E dunque da sapere che il Senato m' aveva elelto, insienit^ 
con Erennio Senecione, per avvocato della provincia Betica 
contro Bebio Massa (*). Egli fu condannato, ed i siioi beni 
fiirouo dati ia guardia al P'isco. Poco dopo Senociono, avendo 
scoporto che i Consoli attenderebl^ero alla (^vasione delle rimo- 
stranze (petizioni), veiine a trovarmi, e ini disso: 

« Con quello stcsso accorclo, con cui abbiamo si bene com- 
"piala raccusa, della quale eravamo statiincaricati, andiawo 
ora dai Consoli, e facciamo istanza che quelli^ a cui ^ com- 
niessa la aistodia dei beni, non permcttano in rerun modo che 
siano dissipaii ». 

« RifJetti (gli risposi io) che noi siamo staii assegnati dai 
Senato per avvocati ; ora, siccome il processo ^ te?nninaio, 
noi dobbiamo cercar di non oltrepassare i confini del nostro 
mandato ». 

€ Ed egli : Tu, sta pure nei confini che piii ti garba7io, 
poichi non sei legato a quella prm:incia, fuorche da quesio 
incaHco, il quale, po' giunlo, e recente; nui io cola nacqui, 
cola fui questore ». 

« Allora ripresi: Se tu hai vcramenle 7^solto di proseguire, 
io pure ti seguird, liffinche^ se ne derc renir qualche dannn, 
non renga a cadere su te solo ». 

« Stabilito questo, ci presentiamo ai Consoli; Senecione 
dice il motivo della suavenuta, a cui io aggiungo pocheparole. 
Avevamo appena cessato di parlare, che si pi'esenta Massa 
lamentandosi perch^ Senecione Io aveva trattato non con la 
lealU d'un avvocato, ma coUa nialignit4 d' un nemico, e nel 



(*) Bebio Massa, avendo scoperto il procousole Fisonc ai cavalieri 
mandati per ucciderio, fu cagione della sua rovina. Sotto Domiziano egli 
si segnalo conie uno dei principaU delatori; e quaiitunque condannato per 
le sue estorsioni nella Betica, fece per6 costar cara a Senecione la parte 
di suo avversario sostenuta in quella causa, perch6 Io accusb del delitto 
di lesa muesta e lu fece eondamiare a morto. Cfr. Pun.: Epist. VIT, 19 e L 5. 



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PLIMO IL GIOVINE ORATORE 49 



tempo stesso lo accusa di lesa maesti. A questa infamia tutti 
inorridirono (*); ed io allora esclamai; Temo, o chiarissimi 
Consoliy che Massa, U quale mi risparmia nella sua accusa, 
non mi denunzi poi, col suo silenzio, come reo di prevarica- 
zione py*ofessionale ». 

« Tale risposta fu subito raccolta e passo di bocca in bocca 
ammirata da tutti. Nerva, benchfe allora semplice privato, pieno 
cora'era d'attenzione per tutto ci6 che di bene si faceva nel 
pubblico, mi scrisse in proposito una bellissima lettera, in cui 
si railegrava non solamente con me, ma anche col secolo 
nostro, perch6 (sono sue parole) gli era toccato di ammirare 
un esempio degno dei tempi antichi. Ecco i fatti; e quali essi 
siano, la tua penna li renderi piu luminosi, piu illustri, piu 
^randi. Io pero non osigo cho tu esageri (*); so bene che la 
storia non devo uscire dai confini della veritA; la sola veritA 
l)asta alle azioni virtuose > (^). 

In questa lettera P. ha certamente esagerato la gravita del 
pericolo corso e l'importanza della sua tanto decantata risposta. 
Sgraziataraente, non e pervenuta sino a noi la vita che Tacito 
scrisse di Domiziano; ma 6 facile supporre che l' illustre storico 
deve aver fatto un conto raolto relativo dell' aneddoto narra- 
togli da P. con tanto sussiego. 

Per circa tre anni P., che era Prefetto del Tesoro, si aslcnne 
(lairesercitare Tavvocatura « per attendero interamente al 
disimpegno delle sue mansioni ». Ma, nella priniavera del 99, 
in seguito a speciale autorizzazione ottenuta dalP imperatore 
Traiano, egli si assunse, unitamente a Tacito, di patrocinare la 
causa di un gruppo di AlVicani. 

Lepti, cittA (lell'Afric^ (poco distaute da Adrunielo), e pa- 
recchie persone, cho agivano parlicolarmente per conto loro, 



(*) Per rendersi ragioue deirorrore destato i u tutti daU'accusa gravis- 
shna di Massa, giova rammentare clie era aUora imperatore Domiziano, a 
cui bastava il piii piccolo pretesto, su tale riguardo, per coodannare a morte. 

(«) Cfr. Pre fa zione. 

(3) Pun. : Epist. VII, 33. 



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50 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



accusavano di estorsione il procoasole Mario Prisco. Era qaesti 
oriundo della Betica; e convien dire che li avesse munti come 
si deve, quei poveri Africaui, se Giovenale diceva che non si 
sarebbe potuto orraai trarre da loro alcun profltto, avendoli 
Prisco lasciati in farsetto (*). 

L'accusa era parimenti estesa a Firmino, suo legato, ed 
a Flavio Marziano e Vitellio Onorato, due ricchi proprietari 
della provincia. 

Secondo i querelanti, Prisco avea ricevuto delle somme 
considerevoli per condannare e far uccidere degli innocenti. 
Firmino era stato intermediario; Marziano avea comperato per 
700,000 sesterzi (circa 120,000 lire) la condanna a varie pene 
di un cavaliere romano (•). Questo disgraziato era stato prima 
battuto con le verghe, poi raandato alle miniere e da ultimo 
strangolato in prigione. - Onorato poi avea dato 300,000 se- 
sterzi (50,000 lire circa) perchS fosse bandito un altro cavaliere 
e si condannassero a morte sette aniici di lui. 

AU'apertura del dibattiraento, Mario Prisco, invoce di 
difendersi in pieno Senato, da quel destro uomo che era, 
domandd cJie gli assegnassero dei giudiciy nella speranza di 
poterli corrompere con le sue immense ricchezze. Ho gii detto 
che il wSenato si riservava i casi di raaggior gravitA; Prisco, 
(juindi, oltre al cercar di sottrarsi a quella suprema autorita, 
che gli tornava assai piu difflcilo da corrompere, cercava con 
questo mezzo di togliero airaccusi\ l' importanza che realmenle 
aveva. P. e Tacito credettcro invece loro dovere di insistere 
perche il Senato avocasse a se quella causa di concussione, 
aggravata dalla condanna a morte inflitta a degli innocenti. 
Allora Frontone Cazio, amico di Prisco, sorse a dire; « Dai 



(*) Qu(inla aulem inde feres iam diriv pr<vinia culpie, 
Cuni tenties nuper Mariiis discinxeril Afrosi 

luvEN.: sat. vin, 119-120. 

Dalle aceui'ale indagini fatte dai Letronne {Sur V evaluaiion des 
monnaies greccjties et rotnaines) risulta che il sosterzio, al tempo di cui par- 
liamo, valeva circa 20 centesimi. 



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PLINIO II. OIOVINE ORATORE 51 



momento che gli avvocati parlano di concussione, io supplico 
il Senato di attenersi esclusivaraeute a questa accusa {de pe- 
cuniis repetundis) ». E poich^ era valentissimo a cavar le lagrime, 
seppe destare una viva commozione nei senatori. Vivissima fu 
la discussione, flach^ Giulio Feroce trov6 raodo di salvare, 
corae si dice, capra e cavoli, chiedendo che per il delitto di 
concussione Prisco fosse deferito ai tribunali ordinari ; ma per 
la condanna degli innocenti, tanto Prisco quanto i complici, 
fossero chiamati a rispondere dinanzi al Senato. 

Una opportuna morte sottrasse Onorato alla inquisizione 
senatoriale; Marziano e Prisco dovettero presentarsi. 

« II processo - scriveP. ad Arriano - venne flssato per la 
prima solenne adunanza (gennaio dell'anno 100). Presiedeva, 
perchfe console, l' iraperatore, auraentando cosi ancora di piu la 
importanza di quella causa. Pensa qual fosse la raia angustia 
e la mia trepidazione, dovendo arringare intorno a si gran fatto, 
in tale adunanza ed al cospetto di Traiano. Io parlai piu volte 
in Senato; in nessun luogo, anzi, sono ascoltato con maggiore 
indulgenza; eppure allora, come se tossi nuovo a tutto, mi 
sentiva agitato da nuovo timore » (*). 

Plinio parlo per cinc^ue ore; e Timperatore si prese tanta 
premura di lui, che Io fece piu volte avvisare di aver riguardo 
a' suoi polmoni; giacche si e gik accennato che il nostro 
oratore era di gracile complessione. 

Contro di lui parlo Claudio Marcellino, difensore di Mar- 
ziano; poi, fattasi l'ora tarda, fu sciolto il senato e rimandato 
il processo all' indomani. Cosi si ando innanzi tre giorni. In 
difesa di Prisco parl6 Salvio Liberale, a cui roplico Cornelio 
Tacito eloquentissime, et, quod eximium oratio7ii eius inest, 
aejivws (*). Parlarono ancora Frontone Cazio, Cornuto Tertullo 
edaltri. Prisco fu condannato a versare all'erario le 120,000 lire 
ricevute da Marziano, e fu inoltre bandito da Roma e dall' Italia. 



(*) Plin.: Epist. H, II. 

(*) Cioe con graviia. F. non poteva inegUo dertnire questa prerofcativa 
di Tacito, che si rivela in tutte Io opere sue. 



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PLrXIO IL GIOVINE ORATORE 



Marziano, poi, fu esiliato, non solo dair Italia, ma ancbe 
dall'Africa. Cornuto TertuUo, console designato, aggiunse, in 
sul flnire, che avendo P. e Tacito disimpegnato con puntualitA e 
ferraezza T incarico del Senato, proponeva loro un voto di plauso. 

Ma c' k da scommettere che i poveri Africani non furono 
soddisfatti dell'esito di questa causa. Prisco, divenuto milio- 
nario con le sue estorsioni, rise in cuor suo di queste sentenze, 
giacche era ben lontano dalla speranza di cavarsela cosi a buon 
mercato. 

Quella multa, in fatti, non fu neppur versata alle parti lese, 
e un seraplice bando vendicava i I sangue tanto odiosamente 
sparso. Anche gli altri condannati furono lietissimi della sen- 
tenza; e mentro la provincia trionfatrice piangeva le perdite 
non reintegrate - dice Giovenale - il suo infame proconsole 
conduceva, sulla frontiera italiana, la vita piu gaia, banchet- 
tando a tutte le ore (*). 

P. tuttavia ricorda questo processo con grande compia- 
cenza, come uno de' suoi piii clamorosi successi oratori. Ma la 
sua vanita gli fece, in quei giorni, dimenticare le giuste preoc- 
cupazioni de' suoi clienti. 

Nell'autunno del 99 P. aveva accettato dai Senato un 
altro incarico. La Bctica, richiamandosi al processo di Bebio 
Massa, aveva mandato una rappresentiinza perche P. fosse asse- 
gnato ad essa come avvocato i n un processo che essa voleva in- 
tenlare alla memo ria del suo proconsole Cecilio Classico {homo 
fcedus et aperte malus) che avea esercitato la sua magistra- 
tura in quella provincia con non minore crudelta e sordidezza 
di quclla usata da Mario Prisco neir Africa. Prisco, giA lo 
accennai, era nativo della Hetica, e Classico deU'Africa; il che 



(<) daianalus inani 

ludicio {quid enim salvis infamia nummit) 
Exsul ah oclara Mariiis hihil, et fruHur DU 
Irnlis; ac iu, rich'i.T prorinciay ploras^ », 

luvEN.: Sat. I, 47-50. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 53 

faceva dire agli spagnuoli (*) questo motto spiritoso: « Abbiamo 
dato iin birbante e ce l' hanno ricambiato » (2). 

CIassico evito la causa con una morto o accidentale o 
voluta; benchfe paresse slrano - osserva P. - che avesse voluto 
schivare l'obbrobrio di una condanna colui, quem 7ion jiudiiisset 
damnanda cmnmittere. Con tutto cio la Betica persisteva 
nell'accusarlo, benche morto. E la legge lo permetteva, seb- 
bene da parecchio tempo nessuno si prendesse la briga di faria 
valere. In questi casi erano pero ammessi i soli reati di con- 
cussione; giacclie se gli eredi del concussionario si fossero 
arricchiti col mal tolto, essi soli erano teniiti alla restituzione. 

Plinio avea per collega nell'arringo l'amico Luceio Albino, 
vir in dicendo copiosus, ornatus. Furono chiamati in giudizio 
anche i compagni e ministri di CIassico ; ma il primo punto 
che i due avvocati credettero bene di mostrare era Ja colpe- 
volezza del defunto proconsole; essi in fatti non potevano essere 
provati rei, se quegli fosse stato innocente. Non faceva mestieri 
di molta eloquenza per dimostrare che CIassico era colpevole, 
poich6 era il caso delVhabemus confitentem reiim. Egli stesso 
avea scritto di sua mano qiiid ex quaque re, quid ex quaqiie 
causa accepisset. Aveva mandato inoltre ad una sua sgual- 
drinella di Roma delle lettere piene di boria e di millantetia. 
unadelle quali portava queste frasi testuali: « Vittoria, vittoria! 
lo ritorno a te senza debiti; dalle vene di questi Betici ho gin 
succhiato quattro milioni di sesterzi (circa 700,000 liro!) » (3). 

I suoi complici erano Fabio Ispano, Bebio Probo, Stillonio 
Prisco (suoi ministri), Clavio Fusco (suo genero), Casta (sua 
moglie), sua flglia (sposa di Fusco) ed una falange di subal- 
terni. Prima di provare i dolitti di costoro, P. dimostro che il 
loro stesso ministero era un delitto. Perocche non si difende- 
vano essi negando il fatto, ma scusandosene in grazia della 



(*)La Betica corrispondeva presso a poco airodierna Andalusia e Granata. 

(2) E cio6; « Noi Spagnuoli abbiamo dato agli Africani V infame Prisco: 
pssi, alla loro volta, ci hanno ricambiato il non meno infamo Ocilio CIassico ». 

(3) Pun.: Epist. III, 9. Cfr. anche III, 4. 

Periodico SocietX Storica Comrnsb (Vol. xni). f) 



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54 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



iiecessitA. Claudio Restituto, loro difensore, benche avvocato 
csperto e preparato ai colpi piu inaspettati, soleva dire di non 
aver mai provato tanto turbamento, quanto allora che si era 
visto tolto o strappate di mano quelle armi suUe quali poggiava 
tutto il piano della sua difesa. 

Fu pronunciata dai Senato la seguente sentenza: 

I. I beni che Classico possedeva prima del siio governo, 
dovevano essere separati dai rimanenti ; questi ultimi, in fatti, 
spettavano alla provincia spogliata. 

II. I creditori che Classico avea pagati, dovevano resti- 
tiiire integralmente i versamenti effettuati. 

III. La flglia di Classico {de cuius, come si dice in gergo 
legale) sarebbe entrata condizionatamente (*) in possesso dei 
beni che il padre aveva il giorno in cui era entrato in carica. 

IV. Probo ed Ispano furono condannati a cinque anni 
d'esilio. Stillonio Prisco fu bandito dalT Italia per due anni; 
Fosco, assolto, e con lui lo furono pure la moglie e la flglia 
di Classico. 

Tale fu la flne di questa causa cosi ampia {numerosdma 
causa) ; c con lo stesso decreto del Senato (dice P.) industHa, 
fides, constantia nostra plenissimo testimonio comprohata 
est : dignum sohcmgiie par pretium ianti Inboris (^). 

Effettivamente per6, e P. non lo nega, questo proccsso gli 
procuro una quantitA di noie e di incid^nti spiacevoli, sebbene 
per poco tempo; nam fides in py^cesentia eos, quibus resistit, 
offendit; deinde ah illis ipsis suspicitur Imidaturgiie (3). 

Qualche anno dopo il processo di Classico, Ottavio Rufo 
prego P. di assumersi una causa contro la Betica che, a mezzo di 
nuovi incaricati, sporgeva querela contro u n nuovo proconsole. 



(*) Condizionatamente, perche essa, accusata di complicitd, doveva 
essere giudicata post^riormente ; e, ia seguito al suo processo, si sarebbe 
visto in quale misura le spettasse i I patrimonio paterno. 

(2) Pun. : Epist. UI, 9. 

(3) ID., ibid., TIl 0. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 55 

P. si rifluto, delicatamente, di combattere una provincia, 
la cui affezione egli erasi guadagnata con tanti servigi, con tante 
fatiche e tanti dispiaceri. 

Ma l'anno 104 lo troviamo impegnato in una causa im- 
portantissima. 

Si trattava di difendere Giulio Basso, uomo illuBtre per 
le sue sventure. Egli era nato sotto cattiva stelia. Accusato 
ingiustamente sotto Vespasiano e rimessa la causa al Senato, 
vesib in bilico per un pezzo, ma poi era stato flnalmente assolto 
e vendicato. Essendo stato nelle grazie di Domiziano, visse in 
timore sotto l'impero di Tito; Domiziano, poi, divenuto impe- 
ratore, lo esilio. Richiamato da Nerva, ottenne, con sua grande 
soddisfazione, il governo della Bitinia; ora, dopo ilsuo ritorno, 
i Bitini l'avevano accusato di concussione, senz'altro fonda- 
mento (diceva lui) che quello di aver accettato alcuni regalucci 
nel suo giorno natalizio e nei saturnali. La legge per6 prescri- 
veva tassativamente ai governatori di non accettare regali di 
sorta; e Basso, con tutta la semplicita di un uomo leale, avea 
invece confessato come stavano le cose, anche all'imperatore. 

Ora, qual sistema di difesa poteva P. adottare ? Negar forse 
il fatto? Ma questo equivaleva a far considerare un vero furto 
cio che P. esitava a confessare ; giacchfe il non ammettere una 
cosa gik nota era un accrescere, non uno sventare il delitto. 
Doveasi dunque domandar perdono ? Ma il reo era spacciato, se 
P. ne avesse fatto un tal delinquente da non poter salvarsi che col 
perdono. Doveva difendere il fatto come onesto? Ci6 non avrebbe 
giovato a Basso, e avrebbe procurato al difensore la taccia 
di ardito. 

« In talo frangente - scrive il nostro avvocato - credetti 
necessarioseguire una via di mezzo (*), e parvemi d'avorla trovata. 



(*) Plinio fece rilevare tutta la considerazione che davano a Basso Ia 
sua nascita e le sue sventure; esagerb la cospirazione dei delatori che 
vivevano con questo indegno mestiere; mise in luee i niotivi che avevano 
tirato addosso al proconsole rodio della gente piu faziosa e specialmente 
di Teofane, autore deiraccusa; dimostr6 inflne cho il suo cliente era stato 
piii imprudente che colpovole. 



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56 PF.INIO IL CiIOVlNE ORATORE 



Aclionem meani, nt proelia solet, nox diremit, Parlai per trc 
ore e mezzo, e un'altra ora e mezzo mi avanzava ... L' esito 
della mia arringa mi confortava a tacere e far punto; poiche 
6 una temeritA il non accontentarsi dei prosperi successi. lo 
temeva inoltre che ben presto mi venissero mejio le fdrze del 
corpo col rinnovarsi della fatica; poichfe e piu difflcile ripren- 
dere un lavoro, che continuarlo quando si 6 in lena. C era 
altresi il pericolo che T interruzione rendesse o laguido cio 
che mi restava a dire, o noioso cio che bisognava ripetere. Come 
le fiaccole, col continuo agitarsi si cbnservano accese, ma 
spente una volta, 6 difflcilissimo riaccenderle, cosi il fervore 
di^chi paria e l'attenzione di chi ascolta, con la continuiti si 
mantiene, e s' afflevolisce con la interruzione e col riposo » (*). 
Ma Basso non voleva capirla, e con le lagrime agli ocehi scon- 
giurava il auo avvocato a continuare. 

P. cedette, pur sapendo di sacrificare il proprio interesse 
personale a quello del suo cliente. E se nc trovo contento, 
perche durante l' ora e mezzo che impiego a completare la 
sua arringa, trovo i Senatori cosi attenti da lasciar credere 
che essi, dopo il precedente discorso, anziche stanchi, fossero 
molto piii invogliati di ascolta,re il resto. 

Dopo di lui parlo Luceio Albino tanto acconciamente che 
Ic due arringhe parevano avere la varieti di due discorsi e il 
tessuto di un solo. Risposero gli avvocati d' accusa, fra cui 
Rufo Vareno, confutati mirabilmente da OmuUo e Frontone. 
Bebio Macro, console designato, fu d'avviso che Basso dovesse 
soggiacere alla legge di concussione. - Cepione, invece, disse 
che siccome il Senato non era legato da alcuna legge, esso 
poteva benissimo scusare un fatto, vietato si, ma autorizzato 
dall'uso. Subordinatamente, egli chiese che si inviasse Basso da- 
vanti al giury, salvo pero il suo seggio senatoriale. L'assemblea 
si appigli6 all'avviso subordinato di Cepione e deferi rex procon- 
sole al giurt/, senza pregiudizio della sua dignit4 di senatore. 



(») Plin.: Epist., IV, 9. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 57 

E qui si potrebbe domandare come mai il Senato conser- 
vasse il seggio ad im uomo che esso riconosceva colpevole. 
L'opinione pubblica, in fatti, si scagli6 contro la sentenzajma 
i colleghi, sprezzando quella foUa che chiamavano traviata, 
fecero all'accusato una soleiine dimostrazioiie di stiina, con 
rumorose acclamazioni e vivi trasporti di allegrezza (<). 

Se non che le bazzecole e i ninnoli regalati a Basso, como 
per incanto; si trasformarono poi in colpe cosi precisate che 
alle congratulazioni di prima tenne dietro un verdetio sena- 
toriale, con cui si annullavano tutti gli atti da liii compiuli 
durante il suo governo di Bitinia, accordando inoltre a ciuelli 
che egli avea condannati il diritto di appello entro il termine 
di un biennio. 

Da cio, conchiude TAllain, si rileva che la folla traviata 
aveva ragione, e che P. ci ha pietosamente nascosto le cause 
vere su cui era basata Taccusa. 

Ed eccoci alla difesa pronunciata da P. a favore di Va- 
reno, ex-proconsole della Bitinia, accusato da quei medesimi 
che lo avevano eletto loro avvocato contrD Giulio Basso. 

Vareno, difensore dei Bitini, avea riportato sopra P. com- 
pleto trionfo; tanto che, per rimarginare le ferite di quella pro- 
vincia, fu dato alla Bitinia il suo avvocato come proconsole. 
Ma bisogna dire che Vareno seguisse le orme del suo prede- 
cessore, perch^ l'anno 106 il preteso medico fu accusato dai 
deputati della Bitinia come reo della medesima colpa. 

Vareno - da avversario - divenne subito cliente di P., 
e il nostro avvocato riusci ad ottenere dai Senato una sen- 
tenza contraHa alla legge cd aW uso, ma tuttatia giusta (2). 
Veramente, e un po' difflcile immaginare una sentenza siffatta! 
Gomunque, la faccenda non poteva passar liscia, ed al principio 



(t) Pi.iN.: Epist. IV. a 

(*) Jmpelravimus rem hpc lege comprehensam, nec saiis usitatam, 
iustam lamen. Pun.: Epist. V. 20. 



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58 PIJNIO IL GIOVINE ORATORE 

deiranno 107, Licinio Nipote domando al Senato se il decreto 
concernente Vareiio avesse carattere regolamentare oppure 
eccezionale. Accadde un putiferio, perch6 Giubenzio Celso lo 
attacc6 con molta vivaciti, chiedendogli se intendeva erigersi 
al di sopra del Senato, e cosi i due avversari finirono a scam-» 
biarsi espressioni mordaci ed ingiuriosi epiteti. I pacieri si 
intromisero perche la smettessero, gli -impetuosi cercarono 
invece di aizzarli ancora piii l'uno contro Taltro; 6 il bello si 
fe che tanto Nipote quanto Celso erano stati prevenuti di quanto 
il rispettivo avversario avrebbe detto. Ad un certo punto, in 
fatti, Celso cav6 fuori un foglio su cui avea gi& scritta la 
replica, e altrettanto fece Nipote, che si giovo degli appunti 
giA predisposti suUe tavolette. L' indiscrezione dei comuni 
araici li aveva serviti cosi bene, che essi sapevano a mera- 
viglia tutti i particolari della loro disputa come se Tavessero 
di pieno accordo prestabilita. 

Ma intanto quel vivace battibecco fu ritenuto un pretesto 
plausibile per non rispondere a Licinio Nipote, e si riprese tran- 
quillamente Tordine del giorno. 

I Bitini non si chetarono e interposero appello davanti 
airimperatore. Traiano trasmise la causa al Senato, con ordine 
di prendere un'altra deliberazione. Sebbene piu cortese, la lotta 
fu ancora vivissima; ma tuttavia non se ne fece nulla, perchfe 
i Senatori si fondarono sul principio parlamentare che « non 
si ritorna sopra un voto gia dato ». 

Si tento nuovamente di persistere neU'accusa, bench6 i 
Bitini avessero omai deciso di abbandonarla. Nigrino, che gik 
aveva parlato contro Vareno, cedendo alle insistenze di altri, 
chiese ai consoli che lo si obbligasse a produrre i conti. 
« lo, narra P., assisteva Vareno soltanto come amico, ed avea 
deliberato di tacere, . . . poichfe ormai non si trattava piu di 
un accusato » (<). 1 consoli poro la pensarono diversamente, o 
r invitarono a rispondere. E cosi ebbe luogo il seguente dialogo: 



(*) Plin.; Epist. ML 6. 



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PLINIO IL GIOVINE ORATORE 59 

Plinio. — Quando avrete sentito le coraunicazioni ufflciali 
date dai deputati della Bitinia («), comprenderete che mi torna 
conto di tacere, 

Nigrino. — E a chi furono essi mandati? 

Plinio. — Anche a me; ho avuto anzi nolle mani la de- 
liberazione della provincia. 

Nigrino. — Ci6 puo constare a te. 

Plinio. — Se a to consta il contrario, puo anche a me 
constare cio che puo favorire la mia causa — (*). 

II Senato, imbarazzatissimo, lascio a Traiano la cura di 
pronunciarsi su tale recesso di querela. Xon sappiamo come 
Taffare sia andato a finire; ma P. si dichiara soddisfattissimo 
delle tre frasi dirette a Nigrino, giudicate bellequanto un'arringa. 

L'anno 104 P. parl6 per sette ore dinanzi ai Centumviri, 
ottenendo tale successo da scrivere a Valerio Paolino una 
lettera del seguente tenore: « Rallegrati per me, gioisci per 
te, godi per il nostro secolo! Le belle lettere sono ancora in 
onore. Test6, dovendo parlare dinanzi ai Cento, ogni angolo 
era talmente stipato dalla folla, che non ho potuto aprirmi 
il varco se non passando in mezzo ai giudici. Che piu? Un 
giovane di molto riguardo s' ebbe stracciata la tunica, come 
suole accadere nella calca; con tutto ci6 egli ebbe la costanza 
di restare ad ascoltarmi per tutte le sette ore, vestito della 
sola toga (3). Studiamo dunque, e non giustiflchiamo la nostra 
inlingardaggine con quella altrui. Non mancano quelli che ci 
ascoltano e ci leggono; tocca dunque a noi fare cio che sia 
degno d'essere ascoltato e lotto » (*). 



(•) Questi avrebbero dichiarato tli abbandonaro Taccusa contro Vareno. 

(«) Flin. : Epist. VII, G. 

(3) Ad hoc quidam ornalus adolescens, scims tunicis, tit in frequenlin 
solet, solavelalus iogaperslHit, el qiiidem horis septem. Flin.: Epist. IV, 10. 
— La tuniea ora una vcste di lana ebe si portava sotto la toga. II Markand 
percio si meraviglia come potesse stracciarsi la tunica, rimanendo intatta 
la toga. e crede che si debba leggere: scissa toga, sola velatus tunica, 

(*) Pun.: Epist. IV, 16. 



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00 PLIMO IL OlOVINK OUATOKfc: 



L'anno 100 P. arringo nuovamente, davanti ai Centumviri, 
per Vezio Prisco e per gli abitanti di Fermo (nel Piceno), a 
proposito dei quali scrisse una belia Icttera a Sabino (VI, 18). 
- L'anno successivo difese Triario (VI, '^2), e fu (juesta Pultima 
causa patrocinata da P. iiel consesso centumvirale, come il 
processo di Vareno era stato rultimo trattato da lui in Senato. 

Ho accennato di volo a quesle ultimo arringhe, perch6 la 
rassegna delle precedenti mi ha gik fatto esorbitare dai conflni 
prescritti a «luesto piccolo lavoro, e - d'altra parte - su queste 
ed altre orazioni P. ci lascio delle uotizie cosi monche e spic- 
ciative che, volendo annaspare nel campo delle ipotesi, si corre 
Taperto rischio di cadere in errori grossolani. 

Non tralasciero tuttavia di ricordare il discorso da lui 
recitato in Como, quando aproprie spese fece aprire, a vantaggio 
de' suoi concittadini, una pubblica biblioteca; e cosi pure non 
dimentichero un'altra arringa che P. recit6 in difesa della 
sua cittA. Non si conosce precisamente per qual motivo egli 
abbia avuto questa graditissima occasione ; ma P. dichiara che 
non ebbe mai per le mani una causa la quale richiedesse maggior 
cura. « Nelle altre arringhe - scrive egli - si poteva giudicaro 
del mio zelo e della mia diligenza, mentre in questa entrava in 
molta parte la cariti di patria » (*). 

Modello di coscienza e di professionale delicatezza, Plinio, 
accompagnatp dalla stima profonda e sincera di tutti coloro 
che Tavevano conosciuto, si ritiro poscia a vitatranquilla, per 
conversare unicamente co' suoi libri prediletti e per attendere 
alla pubblicazione delle sue opere. 



(1) Plin.: Epist H. 5. 



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IV. 

MeRITI ORATORII di PlINIO e SUE IDEE SULL' ELOaUENZA 

Le composizioni oratorie di P., compatibilmente o.ol gusto 
corrotto deirepoca, furono modellate su quelle di Cicerone. 
II PanegMco segue le orme della pro Marcello, come giA si 
^ accennato; rarringa in difesa di Giulio Pastore devo aver 
arieggiato colla pro Publio Qwm//o ; Publicio Gerto fii il sno 
Catilina; Bebio Massa, Mario Prisco e Classico furono i suoi 
Vorre; Basso e Vareno i suoi Fontei. - Egli si vantava di aver 
scelto quel glorioso eseniplare, e diceva che trovava ridicolo 
come, dovendo prenderc un modello, non avesse a dare la pre- 
ferenza al piu eccellente. In pratica, pero, codesta imitazione 
ciceroniana si ridusse a poca cosa, perch6 - nota il Paravia - 
fjuando il cattivo gusto e fatto universale, trascina - come impo- 
tuoso torrente - anche i migliori. Considerati, tuttavia, i tempi, 
gli va data molta lode per aver almeno compreso che gli oratori 
battevano una falsa via, e che bisognava tornare alVantico, 

Anche i suoi aspri censori trovano poi da elogiare in lui 
la piu scrupolosa diligenza nelle cause affldategli ; e questo 
spiega rinsistenza con cui richiedevasi l'opera sua. In fatti era 
diflicile trovare chi adempisse l' ufflcio di avvocato con pari 
eloquenza ed onestA: onesti ancor piu animirabile in quel se- 
colo, in cui, per usare la recisa espressione dello storico Tacito, 
nihil publicce mercis tam rcnale fuit quam adrocatorum per- 
fidia («). Nessuno inoltre ha mai negato a P. il merito di 



(*) Tac: Ann, XI. 



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fVi FLINIO IL OIOVINE ORATORE 



aver sempre disprezzata quella claque impudente che invadeva 
l'aula dei Ceatumviri e le sale dei tribunali, prezzolata a un 
tanto la battuta di mani. Benche ejj:li disponesse di un patri- 
monio cospicuo, non si abbasso mai a comprare quegli applausi 
sfacciati, compiacendosi unicaniente delle soddisfazioni sincere 
e spontanee che gli venivano dai propri meriti. E mentre la 
maggior parte de' suoi colleghi accumulavano sostanze colos- 
sali con vigliacche delazioni e vergognosi raggiri (*), prosti- 
tuendo Tarte alle scurrilit4 dei ciarlatani da piazza, P. conservo 
sempre aireloquenza la sua dignitA e i suoi alti intendimenti 
artistici, resi ancor piu pregevoli - come disse lord Orrery - 
da un corredo di virtu veramente inimitabili e grandi. 

Cicerone avrebbe voluto che T oratore abbracciasse tutto 
lo scibile umano; perci6 P. fino dai primi anni si dedico con 
vivissimo ardore allo studio, nella persuasione che non avrebbe 
raggiunto la meta, quando non avesse arricchita la mente dei 
maggior numero di cognizioni possibile. Egli ebbe anche la 
fortuna di trovare nello zio un ammirabile esempio di attiviti 
ed un eccitamento continuo ad istruirsi. 

Plinio il Vecchio era frugalissimo, mangiava all'antica e 
teneva sempre a"tavola chi gli leggesse dei buoni libri ed 
un copista che gli trascrivesse {excerpet'et) i brani migliori. 
Un giorno il lettore pronunci6 malamente alcune parole, e uno 
dei convitati gli ordino di ripeterle. - Ma non hai inteso 
egnalmente? chiese Plinio. - S). - Perclu) dHnque farlo ripc- 
tei*ef Questa intenmzione d ha fatto sacnficare piu di dieci 
7^'ghe. - Un'altra volta, mentre il giovine P. se ne andava un 
pochino a diporto, fu sorpreso dallo zio che gli chiese bru- 
scamente perch6 passeggiasse, soggiungendo: Poteri hene non 
perdere guesto tempo! (*). 

A questa scuola, secondata dalla natia brama dellMstru- 
zione, egli non pot(^ a meno d' innamorarsi perdutamente dello 
studio. Anche in mezzo alla vita febbrile delle numerose cariche 



(«) Cfr. luvEN.: sat. VHl. Tac: Ann. XI, 6. Mart.: I, 80; H, 17. 
(^) Plin.; Epist. UI. 5. 



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PLLNIO IL OIOVINE ORATORK 03 

e delle cause forensi, trovo il tempo di scrivere in versi 
ed in prosa sugli argomenti piu disparati. Fuggiva, appena 
gli era possibile, il tumulto e i divertimenti della citti, met- 
teva a profltto tutti i ritagli di tempo, dormiva poco, scriveva 
spesso, meditava continuamente. A tavola stava, di solito, con 
raflFettuosissima sposa Calpurnia e un piccolo mimero d'amici, 
discutendo di argomenti letterari, oppurc ascoltando - dietro 
Tesempio dello zio - qualche lettura dilettevole e proflcua; 
studiava persino viaggiando. Non fa quindi meraviglia che egli 
abbia potuto acquistare tanta erudizione da essere considerato 
uno degli uomini piu colti de' tempi suoi ; e questo ^ un altro 
merito insigne che non gli fu mai contestato. 

P. fu poi debitore d'una gran parte della sua fama all'arte 
del porgere, che, a quanto ci lasci6 capire egli stesso, posse- 
deva alla perfezione, pur disdegnando di trascendere alle 
sciocche banalitA di molti bufB colleghi. Fu detto assai beno 
che il porgere 6 come un'eloquenza del corpo, e Demostene lo 
considerava il primissimo pregio delPoratore. Senza quest'arte, 
afferma Cicerone, anche il miglior oratore non potri farsi 
apprezzare, mentre con essa, anche un oratore mediocre vin- 
cerk spesso anche i piu eccellenti. 

Nel Museo Vaticano si ammira una statua dell' epoca 
romana, togata, dalle pieghe corrette, dalFespressione maestosa, 
che pare domini, colP imponenza della parola e del gesto, una 
folla sterminata. Quella 6 la statua dell' antico oratore ; statua 
che, per i parlatori odierni, potrebbe quasi aver Taria di una 
caricatura. Chi ha osservato la trascuratezza dei nostri avvocati 
in genere, massime in certi accessori, si stupirA nel sentire che 
Ortensio, valoroso oratore contemporaneo di Cicerone, chiamo in 
giudizio un collega che, nel passargli vicino, gli aveva scomposto 
la toga, e che Gracco, per dominare Tuditorio col prestigio della 
voce sonora insieme ed armoniosa, si faceva dare T intonaziono 
da un flautista. 6 probabile che P. non sia arrivato a tanto, ma 
6 per6 certo (a giudicarne dalla sua corrispondenza epistolare) 
che egli dava al porgere un' importanza principalissima. 



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64 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



« Nella lettura - scrive egli - le arringhe perdono il loro 
fuoco e la loro forza ; in una parola flniscono quasi d' essere 
arringhe. Non v' e cosa che le faccia valer tanto e che tanto 
le animi, quanto la presenza dei giudici, il concorso degli 
avvocati, l'aspettazione del successo, la riputazione degli avver- 
sari e il vivo parteggiare degli uditori. Oltre a ci6 l' azione 
dell'oratore, il suo portameuto, la pronuncia, in somma qucl 
vigore di corpo che traspare da tutta la persona e che cor- 
risponde a tutti i movimenti dell' animo, tutto, tutto impono. 
E se ne accorgono qiielli che recitano a sedere, bench^ con- 
servino per altro ogni vantaggio: questa sola positura pare 
che renda la loro azione piu debole e piu languida. Maquelli 
che leggono hanno da perdere molto di piu, perch6 non pos- 
sono quasi servirsi nh degli ocehi n6 delle mani, che sono i 
principali sostegni dell' arringa. Non bisogna quindi meravi- 
gliarsi se l'attenzione degli uditori languisce, non allettata 
esteriormente da alcuna lusinga, ne risvegliata da stimolo 
alcuno » (*). 

Ora P. ci racconta che leggeva e recitava male i versi, 
ma in compenso leggeva e recitava magniflcamente le arringhe. 
Cosl l'arte del porgere veniva in soccorso all'arte del com- 
porre. Per lui, come per i piii celebrati oratori del suo tempo, 
l'abiliti del saper ben presentare anche un' orazione mediocre 
faceva illusione all' uditorio (*). 

Sappiamo, in fatti, che il nostro oratore componeva a 
stento, c non era mai soddisfatto di quanto andava scrivendo. 
« Prima da me solo rivedo cio che ho composto; poi lo leggo 
a due o tre personc; dopo lo passo ad altri perchS vi facciano 
le loro osservazioni ; e se queste mi fanno nascere qualche 
scrupolo, le comunico anche ad uno o due de' miei amici, coi 
quali deflnitivamente le decido. La mia esattezza non 6 mai 
contenta » {^). 



0) Pun.: Epist. H, I y: 
(2) Cfr. Grasskt: op. cit. 
(^) Pun.: Epist. VII. 17. 



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PLINIO IL OIOYINE ORATORE 65 



Xon tutte le idee che P. espresse intorno all'arte del diro 
sono eprualmente accettabili e commendevoli, ma la majrj^ior 
parte di esse mostrano le sue speciali attitudini all'eloguenza 
ed il suo raro acume. Cicerone detto in lihri immortali i suoi 
precetti; ma il nostro P., che non era da tanto, si contento di 
spiegare alcuni suoi intendimenti nelle letfcro, da cui andremo 
racimolando i principali. 

« lo credo, scrive P., di non essermi male appostp, quando 
- a proposito di un oratore del nostro secolo - dissi che ha un 
difetto solo, quello cio^ di non averne alcuno (nihil peccat, 
nisi quod nihil peccat). L' oratore deve elevarsi e pigliare il 
volo, talvolta anzi entrare in furore ed abbandonarvisi, spesso 
volte arrivare persino all'orlo del precipizio. NuUa, in fatti, 
vi e ordinariamente di alto e di elevato che non sia vicino ad 
un precipizio (*). II cammino per luoghi piani e piii sicuro, 
ma e piii facile e piii comune. Quelli che vanno terra terra 
non si espongono al rischio di cadere, come quelli che corrono; 
ma quelli, se non cadono, non hanno alcun merito, mentre 
questi ne hanno anche cadendo » ('). 

Egli difese pure a spada tratta lo stile oratorio largo, 
elevato ed abbondante, nello stesso modo che giudicava un'opera 
d'arte tanto migliore quanto piu vasta e lunga. II buon P. 
dimenticava la massima professata dai piu celebrati maestri 
dell'antichitA, che cio^ non ^ il molto che importi, ma il buono. 
Secondo lui, non sono i periodi stringati e laconici che trion- 
flno, ma quelli largamente solenni che destano la meraviglia 
negli uditori, che lanciano fasci di luce, che gettano negli 
avversari lo sgomento e la confusione. Ecco il punto princi- 
palissimo in cui non s'accordava con Tacito e con altri amici, 
che gli raccomandavano di usare con parsimonia di uno stile 



(•) n Tasso espresse la medesima idea scrivendo nel suo poema che 

« ai voli troppo alti e repentini 

Sogliono i precipizi esser vicini ». 

aer. JJb. II, 70. 

(^ Plin.: Epist. IX, 26. 



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66 PLINIO IL GIOVINE ORATORE 



chc potcva degenerare in gonfiezza. P. credeva che la nuda 
veritA nuocesse all'eloquenza; queIlo appunto che piii tardi 
avrebbe cantato il Monti della poesia (*). Voleva che gli argo- 
menti si sfoderassero tutti quanti, dai piu deboli ai piu forti; 
tulto all'opposto del suo collega ilegolo, che riteneva, iuvece, 
piu efflcace saltare a pie pari tutto il resto e limitarei alla 
prova piii forte, per prendere senz'altro Tawersario alla gola 
e strozzarlo. Ma P. gli Ovsservava che, se non poteva scoprire 
la gola, colpiva da per tutto do ve gli Tiu^civa, (omnia exp€rior, 
Ttdtvta deniqu€ X£^ov xtv&) («). 

Riconosceva, tuttavia, i pregi della brevitA, massime per 
certe cause specialissime ; ammetteva, anzi, che talora perflno 
il silenzio 6 preferibile alla parola. E una volta egli medesimo 
sc ne valse in un caso opportunissimo. 

P. avea difeso, l'anno 103, alcuni liberti, accusati di vene- 
flcio e di falso in testamento, riuscendo ad ottenerne Tasso- 
luzione. Poco dopo fu rinnovata contro di loro la querela in 
seguito ad una nuova prova di reit4 che l' accusa pretendeva 
di aver trovata. Traiano ordino la revisione del processo, e 
P. si trovo di fronto Giulio Africano, giovano ingegnoso, ma 
poco accorto, che arringo con calore per tutto il tempo asse- 
gnatogli, implorando poi la facolta di dire ancora nvC ultima 
parola. Ma la parola fu concessa alla difesa. Tutti gli sguardi 
eransi rivolti al nostro avvocato, da cui si attendeva un'arringa 
in piena regola. Se non che, con grande stupore di tutti, il 
difensore si alza e dice semplicemonte: « lo replicherei, se 
Africano avesse potuto aggiungere {{WiAVultima parola che, io 
non ne dubito, avrebbe contenuto la niiora prova cercata invano 
in tutta la sua arringa ». E P. confessa di non aver mai 



(*) Senza porteiito e senza meraviglia 

NuHa e Tarte de' carmi, e mal s^accoi'da 
La meraviglia ed il portonto al nudo 
Arido Vero che de' vati 6 tomba. 

MONTl : Sermone mlla Mftofo(fia. 

(2) Plin.: Epist. 1, 20. 



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PLIMO IL GIOVINE ORATORE 67 



- parlando - riscosso tanti applausi, quanti glie ne toccarono 
in quella occasione, tacendo (*). 

fi pur degno di nota queIlo che P. diceva circa Tesercizio 
deireloquenza: 

« lo so che Tesercizio passa per il migliore maestro dell'arte 
del dire, e lo ^ indubbiamente. Vedo spesso uomini di mediocre 
capacita e quasi illetterati, che sono riusciti a ben parlare col 
parlare sovente. Ma quanto a me, trovo giusto quelIo che diceva 
PoUione, o che gli si e fatto dire : - Commode agendo factmn 
est ut scepe agerem; scepe agendo, ut minus commode -. 
L'abitudine dA piii facilitA che talento. In luogo di confldenza, 
essa inspira la presunzione. Isocrate, con la sua debole voce e 
la sua naturale timiditd, non pote parlare in pubblico. E non 
e tuttavia un grande oratore? Leggete dunque, scrivete, medi- 
tate, per essere in grado di parlare quando lo vorrete, e voi 
cosi parlerete quando vi tornerA opportuno di volerlo » ('). 

E con questa citazione faccio jfunto. 

Plinio, co' suoi difetti, fu uno degli oratori piu valenti 
del primo secolo dell' 6ra volgare, fu l'avvocato pid celebre 
della sua epoca ed il degno panegirista - come dice il Brotier - 
di un grande eroe. 11 magistero della lingua, la vivacita delle 
immagini, le frasi cadenzate, i periodi musicali gli fanno per- 
donare i periodi ampollosi, la ricercatezza eccessiva e la 
sudata eleganza. 

Conchiudo facendo voti che in Italia, e specialmente a Como, 

insieme con la lettura e con lo studio delle sue opere, torni 

a rivivere la ben meritata fama di colui 

. , oadc r AusoDie dive 

Derivar per le spiagge alme latioe 
Fonti d'aurea facondia eterne e vive(3). 



(<) Plin.: Epist. VII, f>. 

(«) ID.: ibid., VI, 19. 

(3) BoLDONi SiG.: La Cadula dei Longob. Canto IV. 



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"^w^^^^^i^^^n^^^nvj^T^n^^^iT^^^ 



DUE CIPPI ROMANI 

SCOPERTI IN OLONIO 



La pianura vasta e paludosa che dalla estremiti setten- 
trionale del Lario si stende sino alle fauci delle valli Tellina 
e di Chiavenna, ha gik in varie circostanze messo in luce in- 
teressanti ruderi deirantichit4 romana e preromana. 

Le prime notizie al riguardo ci vengono fornite da Giov. 
Batt. Padavin Segretario del Consiglio dei Dieci della Repub- 
blica Veneta, in una lettera, datata da Chiavenna il 12 dicem- 
bre 1603, nella quale informa il Senato della costruzione ini- 
ziata dagli Spagnoli di un forte sul colle di Montecchio nel 
Piano di Spagna: « Et sopra di esso sono state trovate certe 
vestigie di muraglia antica, et dicono che altre volte vi fusse 
la terra di Alogno (Olonio) che dai cattivo aere di all' hora 
resto dishabitata ». 

In un codice deU'Archivio di Stato in Venezia (Miscellanea 
raanoscritti diversi - busta n. 20), si leggono intorno al Piano 
di Spagna le seguenti informazioni, scritte nello stesso anno 1603: 
€ luogo che antiquamente fu eletto per fabrica di cittA ed di 
fortissimo antimuro per la conservatione d' Italia, qui si vegono 
fondamenti di gran torri, ponte e fortezza invincibile sopra 
l'Adda, delle ruine delle quali antichitA non 6 molto che lui 

PERIODICO SOCIETA STORICA COMENSE (Vol. XIII). 6 



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DUE CIPPI ROMANl SCOPERTI IN OLONIO 



barcherolo con il pontare di un remo rupe un vaso scoperto 
dai rapido corso del flume, uscendo in vista sua qualche 
quantitA di medaglie d'oro et d'argento et di rame, cotanto 
tanto stimate dalli Antichi, una delle quali medaglie con 
l'efflgie de Tiberio Cesare da una parte, et dair altro d' un 
Ponteflce Massimo con Talloro in mano, resta ancora appresso 
di me ». 

Nel maggio 1847, mentre vicino a Colico si eseguivano gli 
scavi pel nuovo alveo dell'Adda, si scopri presso il trivio delle 
strade nazionali dello Stelvio e dello Spluga, trecento metri a 
monte di questa, una vasta necropoli roraana, che diede al 
nostro civico Museo, allora in formazione, una larga messe di 
anfore, vasi lacrimali e flbule (*). 

Nel 1840 era gik stato rinvenuto in quelle vicinanze 
un teschio romano (•), e nel 1886 si scavo una spada prero- 
mana in bronzo (3), simile a quella ritrovata prima nel Prato 
Pagano presso Como, e che aveva dato luogo a si lunghe 
discussioni fra i dotti. 

Queste scoperte non possono meravigliare, quando si pensi 
alla eccezionale importanza di quel territorio, dove prima i 
Galli e poi i Romani stavano a difendere i conflni d' Italia 
contro le invasioni del popolo Reto. 

A guardare gli sbocchi di quelle due valli alpine che addu- 
cono ai valichi dello Spluga, del Maloja, del Bernina e dello 
Stelvio, i Galli avevano eretto, alcuni secoli avanti l'era volgare, 
un castello fortissimo, che porto il nome di Olonio (*), quale 



(O Vedi: il n. 207, 26 luglio 1847, della Gazzetia Privilegiaia di Milano; 
Tarticolo del nob. B. Lambertenghi, a pag. 109 deU'A Zmanacco Provinciale 
della Tlpografia Ostinelli, anoo 1848; il maDoscritto del senatoro Guicciardi 
nel Museo Archeologico di Sondrio. 

(*) Vedi Rivista Arckeologica Comense del 1890. 

(3) Vedi Rivista Archeologica Comense del 1886, pag. 23. 

(^) Su Olonio, oltre agli storici comaschi e valteUinesi, vedi la dotta 
mooografia del dott. doD Antonio Ceruti, pubblicata nel Rendiconti del 
R. Istiluto Lombardo, seria 11, vol. VI, fase. XII. Vedi pure gli Aiii della 
Visita pastorale di monsignor Ninguarda, trascritti e dottamente aono- 
tati dai dott. doa Santo Monti. Como, tip. Ostinelli, 1892-1897. 



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DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 71 

balu^rdo contro le barbare genti della Rezia, che quasi ogni 
anno dalle nevose giogaie scendevano a devastare le sponde 
del Lario ed i fertili piani d' Insubria. 

Dopoch6 le legioni romane guidate dai Console Marco 
Claudio Marcello, nelP anno di Roma 557, presero d' assedio 
Milano e s' impadronirono del territorio coraasco (*) e dei 28 ca- 
stelli ond'era munito, attorno ad Olonio si stabili una colonia 
militare, per difendere quei passi importanti, e guardare la 
strada (ora chiamata Regina) che da Como, lungo le sponde 
occidentali del Lario, adduce alla Rezia. 

Di questa colonia la storia non ci ha tramandato notizie; 
pure gli avanzi che ancora ci restano, e la vasta estensione 
di quella pianura, che era in allora ricca di abitazioni e di 
campi ubertosi, ci assicurano che sotto la dominazione romana 
essa dov6 godere di un lungo periodo di prosperiti. 

Quando per opera di Ambrogio e di Felice il culto cristiano 
incominci6 ad estendersi nella nostra provincia, Olonio ebbe 
presto la sua chiesa, che delle chiese raatrici e battesimali 
del nostro lago fu tra le prime e pid importanti. 

Nel secolo duodecimo la chiesa di S. Stefano di Olonio, 
retta da un arciprete e dotata di una collegiata con nove 
canonici, era annoverata tra le nove Plebane del Lario, e in- 
vestita di una vasta giurisdizione e di ricche rendite. 

Le vicende di guerra, gli straripamenti dell'Adda, l'alzarsi 
del livello del lago, e la peste che negli anni 1412, 1431 e 1433 
aveva decimate quelle popolazioni, costrinsero gli abitanti 
d' Olonio ad abbandonare per sempre quel territorio, bersa- 
gliato da tante sventure, ed a rifugiarsi a Sorico, terra antica 
e forte sulla riva opposta. 



(*) Tito Livio scrive: Triumphamt in magistratu de Insubribics Co- 
mensibusgue. Nei marmi capitolini poi si legge : M. Claudius M, F. M, N, 
de Comensibus et Insubribus anno DLVIl, IV Non, Mar.; vedi Sigonius, 
Commentarii in Fastibics. Eutropio, storico del IV secolo e segretario di 
CostantiDo il Grande, attribuisce aU* anno 532 la guerra contro i GaUi e 
respugoaziooe di Milano. La sua cronologia 6 seguita da molti storici, ma 
non sembra in questo punto accoglibile. 



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DUE CIPPI ROMANI SCOPERTl IN OLONIO 



Nel 1444 vi si trasferirono di fatto TArcipretura ed il Ca- 
pitolo, ossendo ormai ultimata la nuova chiesa di S. Stefano di 
Sorico, cominciata neU'annc precedente ; ed il 29 ottobre 1455 
una bolla di Papa Callisto III (*) delegava Antonio Pusterla, 
vescovo di Como, a sanzionare la traslazione della chiesa e di 
tutti i privilegi ad essa inerenti. 

Ancho il castello, pei motivi stessi che avevano spopolato 
il borgo, erasi ridotto a mal partito; tuttavia, con frequcnti 
riparazioni stava ancora in piedi, con poco gaudio della guar- 
nigione, la quale, costretta a dimorare in una localitA deserta, 
circondata da paludi e infestata da miasmi, conduceva una 
vita poco gradevole. 

Ne fanno fede i due documenti inediti che pubblichiamo in 
fme. Sono due lettere che Francescone di Cotignola, castellano 
della torre di Olonio, dirigeva, nel 1451 e nel 1452, a France- 
sco I.Sforza Duca di Milano, col quale egli aveva coraune il nome 
e l'origine, essendo arabedue nativi di Cotignola, borgo della 
Romagna. Queste lettere interessano, perch6 oltre a dare una 
viva immagine delle condizioni del forte, ci insegnano come 
scrivesse un castellano del quattrocento, che pur non era de' 
meno istrutti. 



(*) L' istromento di traslazione, del 13 giugno 1456, venoe pubblicato 
integralmente dai P. Giuseppe Maria Stampa C. R. S. nel vol. II degli Atli 
del Beato Miro, stampati ia Como nel 1723. Noi riportiamo quel brano 
della bolla papale che espone i motivi della traslazione: 

Exibila siguidem nobis nuper pro parle dileclorum filiorum univer- 
sitalis el hominum loci de Surico tuae diocesis petitio, conlinebat quod 
dudum postguam collegiala Ecclesia plebana nuncupata S, Siephani 
martiris in loco Olonij diclce diocesis in gua Arcfdpresbyteratus inibi 
dignilas principalis, et nonnulli Canonicali, el prebendce exisiant cuigue 
cura imminet animarum, propier loci incomoditatem, et habiiatorum 
distantiam, aerisgue intemperiem, ac guerrarum lurbines, et alia discri- 
mina per mullos annos divinis offlcijs, atgue ab illitcs Archipresbytero et 
Canonicis omnino deslituta, et illius domus ad terram collapsae fuerunt 
ipsigue universitas et homines cupientes suarum saluti animarum pro^ 
videre, guandam aliam inde novo sub dicti Sandi vocabulo Ecclesiam 
etiam, plebanam nuncupatam in prefato loco de Surico utigue accomo- 
dalo cum altaribus, campanile, cemiter\js ac alijs necessarijs offlcinis 
conslrui, et acdificari ac consecrari canonice fecerunt* 



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DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 73 



11 Castello duro flno al 1532, nel quale anno venne di- 
strutto dai Grigioni, dopo vinta la guerra contro Giangiacomo 
Medici detto il Medeghino, signore di Musso (*). 

Dove precisamente esso fosse situato non sono gli storici 
concordi. I piii accreditati lo pongono allo sbocco dell'Adda net 
Lario, rammentando il cenno che nel secolo XII ne faceva PAno- 
nimo Curaano nel Poema de Bello et Excidio Urbis Novoco- 
mensis (»), e quello dello storico railanese Tristano Calchi, che 
nel 1493 descriveva le nozze dell' Imperatore Massimiliano con 
Bianca Maria sorella del Duca Giovanni Galeazzo (5). A queste 



(•) NeirArchivio di Stato in Milano : Trattati • Svizzeri e Grigioni, nei 
Patli, Conventioni, et Capitoli firmaii et slabiliti (in Milano, il 7 maggio 1531 ) 
ira VIIL^ et Ex.^ S.o^ S.or Francesco II Duca di Milano etc, per una 
parte et per U Magnifici Messeri S.»*' de le treparli de la Lega Grisaper 
Valtra^ si legge quanto segue : Item tutte le Terre, loci, Castelli, Fortezze et 
passi che se tenevano a nome del prefato Castellano (Gio. Jacobo de 
Medici) avanti che luy movesse Varme contra Signori Grisoni in guesta 
ultima guerra, che erano del Dominio de Milano^ siano restituiti a sua 
Ex.<», et in executione del presente Capitolo U prefati Capitanei et Ora- 
tori promeitono de presenti restiluire al Signor Duca o suoi agenti tutto 
guello d pervenuto 'alle loro mani de le cose sopradette et soccessivamente 
si fara de tutte Valtre cose che se recuperaranOy reservando alli Grisoni 
la Valtellina et Chiavena con sua jurisdiclione, et recuperando el Castello 
de Musso, et redulto in potestd commune, che dilto Castello uno colla 
torre del laco sia exlirpato et buttato in terra sin al fondamento, et 
che perpetuamente mai sia redificaio, 

(*) Linguilur Insula, Bislalium, retinent Grabadonam \ Domaxum 
mitlunt, Suregum nec non, ita linguunt \ Olonii Utus quos Abdua suscipit 
intus, I Inde suam Dominam deducunt Domofolem. 

(3) Inter Collicum et quod iam coarctato Lacu ex adverso respicit 
Surricum, Olonia Turris, mirando oper e med\js fundata aquis, attol^ 
Ulur; et, veluti positus caudae et corporis in Lario terminus, perpetuis 
incursatur Adduce undis : qui Tellina Valle prorutus, ita deinde reliquam 
Lacus longitudinem permeat, ut inter stagnantes aquas proprium uhique 
ac discretum alveum servet, donec ad Leucum ponte lapideo junctus, 
emissusque in Padum, Bergomates, Cremonensesque a Mediolanensibus 
dividat, 

Igitur, tranquillo navigantes, Belasium primo deferuntur, et nox 
perada liberioribus epulis ac saltationibus, et ijs quce ad ^usmodi vo- 
luptatem paraverat Vir in piHmis elegans Marchestnus, Gravedonam 
inde, postea Olonia Turri non sine admiratione circumvecta, transmisere 
ad Portum Molalce, et Morbenium, quodprimum oppidum octo millibus 
passuum Tellinam ingressis occurrtt. 



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74 DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 

nozze prese parte anche il nostro storico Francesco Muralto, che 
accompagno la sposa sino alla Torre di Olonio, come appare 
da' suoi Annali di Como (1492-1520) all'anno 1493 (*). 

Meglio che le consultazioni storiche, giova, in simili casi, 
la visita dei luoghi, perchfe non v' ha antica fortiflcazione di 
cui, per un attento osservatore, non rimanga qualche traccia; 
e quando poi l'edificio venne per le fortune della guerra com- 
pletamente raso al suolo, sempre restano le fondamenta ad 
indicare, anche nei secoli piii lontani, il luogo dove esso sorse. 

Cosi accade che visitando il Piano di Spagna (•), suUa 
sponda sinistra del Canale di Mezzola, un centinaio di metri 
a valle del vecchio Passo d'Adda (dove il Console Marzio, per 
combattere i Reti, gettft lo storico ponte i n legno, che, a tanti 
secoli di distanza, 6 ora sostituito dai grandioso ponte in ferro 
che congiunge il territorio delle Tre Pievi colla Valtellina e 
colla Valle di Chiavenna) si avverta un cascinale, costrutto 
sopra un antico muro massiccio, ed appoggiato ad un mura- 
glione pendente grosso m. 3.50 in cui 6 scavato un arco. 
Per una larga zona air intorno le zolle erbose sono rotte da 
antiche fondazioni che affiorano, tra le quali appaiono qua e \k 
numerosi spiragli circolari, che tradiscono l'esistenza di sot- 
terranei, degni forse di una attenta esplorazione. 

Quelle sono le rovine della Torre di Olonio, e queste le 
fondamenta del Castello. Le mappe, dette di Maria Teresa, 
rilevate nelPanno 1722, nelle quali il cascinale 6 distinto col 
nome di Torretta, ce lo indicano, e ce lo conferma il raodo di 
costruzione, ed il confronto con quanto ci rimane del Fortino 
d'Adda, costrutto li presso dagli Spagnuoli nell'anno 1611, 
usando in parte i materiali di demolizione delFantica torre (3). 



(*) Mane facta ad turrim Olonii cum navibus associata sine strepitu 
ventorum, fuigue cum eis tcsgice ad turrim Olonii in navi hominum 
terrce Saloe, quce velocitate alias naves antecedebat 

C) Dobbiamo una viva parola di ringraziamento al Rev m» Arciprete 
di Sorico don Carlo Bolis, che ci fu guida preziosa. 

Archivio di Stato in Milano: Conti deU* Impresario Giorgio Moroso. 



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DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 



La localilA viene ancor oggi, dai coloni che vi dimorano, 
appellata La Torre, e corrisponde esattamente alla descrizione 
che ne faceva il Ninguarda, negli atti sopracitati della sua 
Visita pastorale (anni 1589-1593), in cui pone la Torre d'Olonio 
nel mezzo del Fiume Adda (*). Ed invero, benchfe oggi la Torre 
appaia sita sulla sponda sinistra, si vede tuttora il letto inter- 
rato di quel ramo del flume che un tempo la circondava dai 
lato di mezzodl. 

Ove sorgesse la chiesa plebana di Olonio, nessuno storico, 
per quanto ci consta, ha mai indagato; solo conosciamo che 
essa distava un miglio da Sorico, ed era situata al di 14 del 
canale che unisce il lago di Mezzola col Lario, dove allora, 
insieme coUe acque del Mera, scorrevano anche quelle dell'Adda. 

II Piano di Spagna ha sublto, nel volgersi dei secoli, si 
profondi e svariati rivolgimenti, che al confronto coUe vecchie 
carte oggi piu non si riconosce; persino quelle rilevate nella 
prima meti di questo secolo differiscono sostanzialmente dalle 
piu recenti, essendo lo stato attuale il risultato d' una lotta 
secolare combattutasi senza tregua tra le acque del Lario e 
quelle dell'Adda. 

II progressivo alzamento del livello del lago (•) ha dap- 
prima trasformate quelle pianure ubertose in paludi ed in 
stagni, invadendo le popolose borgate (3) e scacciandone gli 



(*) El in medio praedicti fluminis Abduae in lacm ingressu extant 
adhuc fundamenta supradictae turris, quae a Bhetis tempore D. Johannis 
Medicis tunc Mussij Lacus Cumani marchionis fuit devastaia. 

(^ Varie circostanze hanno provato che le acque del lago si innalzano 
ogni secolo di circa 20 centimetri. 

Vuolsi che il nome di Borgo Francone dato al rio che scorre ser- 
peggiando nel piano di Spagoa, ricordi una borgata distruita, e questa e 
Topinione comune a tutti i nostri storici (fatta eccezione solo di pochi, che 
suppongono che esso sia una corruzione di Gorgo Francone). L'opinione, 
a nostro avviso, ha buon fondamento, perch6 6 certo che sulle sponde 
del Borgo Francone sorgevano un tempo numerose abitazioni, che nelle 
mappe di Maria Teresa ancora si veggono delineate e distinte col nome 
di Case diroccate, Quella localitd 6 ancor oggi chiamata Baas de Carogn, 
indicandosi nel vernacolo locale col nome di Baas le abitazioni rovinate. 
NeUa succitata bolla di Papa Callisto IH, Caronio b infatti indicato come 



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DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 



abitatori. Di poi, gli straripamenti dell'Adda, e le sue gene- 
rose alluvioni, hanno colmato gli stagai e rialzate le paludi, 
richiamandovi i coloui, per opera de' quali, in molte di quelle 
terre ove prima rcgnavano le zanzare ed infleriva la malaria, 
ora ondeggiano le bionde messi. 

La costruzione del nuovo letto dell'Adda, iniziata nel 1846 
SU un percorso rettilineo di 4200 metri da S. Agata al lago, 
ha interrotto Topera naturale di boniflca, e V erezione degli 
argini stradali e ferroviari ha fatto aprire numerose cave di 
prestito, allargando cosi gli stagni e creandone dei nuovi, dove 
ora crescono gli equiseti e le canne palustri, e donde si pro- 
pagano i miasmi che tuttora infestano parte di quel territorio. 

VincerA di nuovo il Lario? E vedranno i secoli venturi 
nuovamente deserti quei campi, e sulle rovine antiche accu- 
mularsi le nuove? Noi non lo temiamo, perch6 l'opera intel- 
ligente delP uomo domerA anche questa volta la forza bruta 
della natura, e compiendo la tanto desiderata sistemazione 
deir emissario del lago sotto Lecco, permetteri di regolare a 
piacimento il livello delle acque, arrecando salvezza e prospe- 
ntA non solo ai Piani di Spagna e di Colico, ma anche a tutte 
le terre e borgate del nostro bel Lario (*). 



ua borgo soggetto alla Pieve di Olonio. Intorno alla citt^ etrusca di Vol- 
turena - che ia maggior parte de' nostri slorici (Benedetto e Paolo Giovio, 
Sprecher, Quadrio, Lavizari, Ballerini, Tatti e Rebuscliini) erroneamente 
suppone abbia fiorito nel piano di Spagna, e dato il nome alla Yaltellina - 
il chiarissimo D. A. Ceruti ha gid discorso nella citata monografia. 

(1) La boniflca del Piano di Colico venne compiuta dai francese Gia- 
como Rousselin, coadiuvato dai milanese dottor flsico Luigi Sacco, negli 
anni 1815-16-17, in base al decreto della Regia Cesarea Reggenza provvi- 
soria di Governo, datato da Milano il 28 gennaio 1815. Si ottennero buoni 
risultati, tanto che la popolazione di Colico, che nei primi cinque anni 
del secolo era di 1200 abitanti (vedi relazione 23 maggio 1828 della 1. R. 
Delegazione Provinciale di Como al Governo), raggiunge oggi i 5000. 

Le opere di boniflca vengono mantenute da un Consorzio, costituitosi 
nel 1817 e riattivato nel 1850, che ha sede in Colico, e che oggi 6 per6 
quasi inattivo. 

La boniflca del Piano di Spagna venne eseguita da un Consorzio co- 
stituitosi in Domaso il 15 marzo 1855, in base al progetto 10 marzo 1855 
deir ing. Ferdinando Polti, che venne attivato appena la I. R. Delegazione 



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DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 



Ma ritorniamo aU'argomento : 

Volle il caso che, sulla fine del passato anno, un tal Battista 
Tonelli di Sorico scegliesse, per costruirsi una casa colonica, 
un fondo, posto circa 150 metri a mezzodi del Castello, e v i 
iniziasse gli scavi. 

Tosto vennero in luce le fondamenta di un antico ediflcio, 
di area quadrata, con lato interno di m. 9. 20, cinto da mura 
grosse m. 1.70 per tre lati e m. 1.30 pel quarto. Nel centro 
sorge un pilastro di m. 1. 40 in quadro, ed al di fuori corre 
un andito di m. 3. 20, cinto da robuste mura. Al mezzo del 
lato esterno di mezzodi si appoggia uno sperone triangolare, e 
li presso s' aflfonda un pozzo circolare con diametro interno di 
circa due metri. 

Lo schizzo segnato alla fig. P, dk una chiara idea della 
planimetria dell' ediflcio, quale apparve dai rilievo e dalle 
notizie assunte in luogo. 

Le ulteriori ricerche dei competenti, agevolate da nuovi 
scavi, potranno mettere esattamente in chiaro la natura e la 
destinazione del fabbricato. Solo per induzione noi ci permet- 
tiamo di supporre che le fondamenta scoperte formassero 
parte della chiesa battesimale di Olonio, ed in questa ipotesi 
ci confortano le seguenti osservazioni : 



provinciale di Como ebbe eraesso il decreto 6 novembre 1857 che sop- 
primeva, per ragioni di utiiitd pubblica, il pascolo del bestiame in tutto 
il territorio da boniflcarsi. 

Per ambedue i piani per5 molte opere nuove di bonifica oggi si im- 
pongono, ed ia special modo le seguenti: 

a) Sistemazione dei canali detti Nuovo e Vecehio Borgo Francone; 

b) Apertura di nuovi canali di scolo; 

c) Colmatura delle fosse e delle cave di prestito aperte per la costru- 
zione degli argini stradali e ferroviari; 

d) Sistemazione deU'alveo abbandonato dell'Adda; 

e) Apertura di nuove strade di comunicazione. 

Intorno a queste opere, che importeranno una spesa di circa L. 300,000, 
sappiamo che il locale Ufficio del Genio Civile, per incarico del Governo, 
ha compiuto nel passato anno uno studio importante, ed ha presentato 
una relazione degna di encomio. 



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nUE CrPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 



Anzitutto la forma e Tampiezza deir ediflcio, mentre ci 
fanno ritenere che questo fosse destinato ad uso pubblico, 

Fig. 1«^ - Scala di V*». 



Nord 



~^^B 



/ 




escludono che formasse parte di una fortiflcazione; la costru- 
zione poi in muratura irregolare ed iraperfetta, con materiale 
minuto e privo di lavorazione, ci induce a supporla opera de? 
bassi tempi. 



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DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 79 

Ma la particolariti pid interessante sta nel fatto che i 
muri A B ed A C (e quindi anche tutto T ediflcio, almeno 
nel suo recinto interno) a circa un metro sotterra sono fon- 
dati sopra un robusto muraglione in pietra viva lavorata a 
scalpello, di pretta costruzione romana, e che negli angoli A 
e B del quadrato si rinvennero due cippi romani in marmo di 
Musso. Nel concio d'angolo in A 6 scavata nella parte esterna 
di mezzodi una nicchia semicircolare ad uso di colombaio, con 
larghezza di m. 0. 35, e con altezza e profonditA di m. 0. 18. 

6 noto che quando l'editto di Costantino Magno, neiranno313, 
diede al culto Cristiano la sanzione legale, si cominciarono ad 
abbattere i templi pagani, e ad innalzare sulle loro fondamenta 
e coi loro materiali le prime basiliche. 

Cosi, secondo ogni probabilitA, avvenne ad Olonio, ed i 
due cippi, tolti da un sepolcreto pagano, rotti nelle cornici e 
guasti nella iscrizione, furono murati nelle fondamenta della 
nuova chiesa, coUa epigrafe rivolta verso l' interno del muro. 

Fermiamoci dunque ora ad esarainare questi cippi, che 
costituiscono Targomento precipuo del nostro dire. 

La flg. 2* rappresenta, nella scala di Vis, la fronte del 
cippo minore. Su di esso v' ha poco a dire, perch6 l' iscrizione 
venne totalmente e profondamente abrasa, e solo ci rimane 
qualche lettera isolata, ed in prima linea il D del Diis Manibus, 
a dimostrarci che si tratta di un cippo sepolcrale romano. La 
sua altezza complessiva 6 di m. 0. 90, la larghezza del dado fe 
di m. 0. 35, e la profonditA di m. 0. 22. 

Le flg. 3* e 4* rappresentano, nella scala di Vio> rispetti- 
vamente la fronte ed un flanco del cippo maggiore, che ha 
un' altezza complessiva di m. 1. 10, ed un dado largo m. O, 60 
e profondo m. 0. 50. 

Sui due flanchi sono scolpiti da una parte l'anfora e 
dall'altra la patera, come d' uso. 



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80 



DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 



Fig. 3^ 



PRIVIA EF TEKTIA 

5 161 ET 
iSECVN DIENOOVF 

PRI MOMARi TO 
VIVIR ET DECCOMI ET 

SECVNDI ENOPRIMIF 
OVF SECVN DOFiLiO 
VIVIR ET DECCOM I ET 
L5ECVNDIEN0- OVF 

TERTIO FILIO- ET 

i. SECVNDI ENOBARYLONI 

LIBERTO ETLIBERTI6 

LIBERTABV50VE5VI5 




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DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 81 

L'architettura ne 6 elegante, e I'epigrafe, sviluppata, si legge : 

PRIVIA (*) Titi Filia TERTIA 

SIBI ET 
Lucio SECVNDIENO OVFentiaa 

PRIMO MARITO 

VI VIRO ET DECurioni COMI ET 

: SECVNDIENO PRIMI Filio 

OVFentina SECVNDO FILIO 

VI VIRo ET DECurioni COMI ET 

Lucio SECVNDIENO OVFentina 

TERTIO FILIO ET 

i SECVNDIENO BARYLONI 

LIBERTO ET LIBERTIS 

LIBERTABUSQVE SVIS. 

Diverse lettere ed intere parole sono completamente abrase, 
c solo TuniformiU della dicitura ha permesso di interpretarle. 
Avendo per6 noi dovuto in poche ore far estrarre dallo scavo il 
pesante masso, di circa 10 quintali, pulirlo, ed eseguirne la 
lettura ed un calco, non escludiamo la possibiliti di qualche 
errore, che, previa una piii accurata pulitura, potr^ venire 
corretto dai competenti. 

Dobbiamo alla cortesia ed alla dottrina del chiarissirao 
signor dott. don Santo Monti la conferma della nostra inter- 
pretazione, in base al calco ed alle due istantanee che gli sot- 
toponemmo, e gli dobbiamo pure vive grazie per le lettere abrase 
delPultima linea (LIBERIA) che egli ha argutaraente indovinate. 

Le iscrizioni romane che parlano specificatamente dei De- 
curioni di Corao non sono freguenti; anzi, ne abbiamo presente 
una sola in cui ricorra la frase precisa Decurio Comi, ed k 
quella trascritta dai Muratori al n. 9, pag. xlvii del Novus 
Thesaurus veterum inscriptionum, che suona: 



(1) Nella fig. 3* venne segnata una E, ma un piu attento esame ci in- 
duce a ritenere un T. 



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82 DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 

MERCVRIO 

L. RVSTICELLIVS 

OVF. SECVNDVS 

VI . VIR 

AVGVSTALIS 

DECVRIO COMl 

VOTVM SOLVIT 

L. L. M. 

L'epigrafla ci ha tramandato molti esempi commoventi degli 
affetti famigliari appo i Romani, e basta leggere le iscrizioni 
raccolte nel Museo Civico per accertarsene; la nostra epi- 
grafe ce ne porge una prova novella: 

6 una madre esemplare, PRIVIA TERTIA, che erge un 
sepolcro per s6, pel marito, pei flgii, pel liberto prediletto, e 
per tutti gli altri liberti e liberte della famiglia. 

II nome dei Secundieni ricorre frequente nelle iscrizioni 
romane del nostro territorio, e doveva essere quello di una 
famiglia ben ricca e possente, se tanti marmi ne hanno tra- 
mandato il nome a una si lontana posteriti (*). Per quanto 
por6 ci 6 noto, 6 questo il primo caso in cui i Secundieni ci 
si presentano coperti delle cariche di Sesturaviro e di Decu- 
rione di Como, ed il caso fe tanto piu interessante, in quanto 
che non solo il capo della famiglia, ma anche uno dei flgli 
ne 6 rivestito. Questo fatto, aggiunto alla eleganza del marmo 
ed alPaccenno ai liberti ed alle liberte, che dovevano essere 
numerosi, dimostra la nobiltA della stirpe e la cospicuitA 
della famiglia. II nome del liberto BARYLONE 6 senza dubbio 
barbaro, e ci rammenta quelli di Banione e Cucalone della 
lapide romana di S. Agata di Ossuccio, illustrata dai canonico 
Barelli (•), il quale li dichiara d'origine celtica. 



(*) Lodovico Muratori: Novus Thesaurus veterum inscriptionum ; 
pag. LXI, n. 4. - Maurizio Monti: Storia antica di Como; iscrizioni n. 8, 
23, 24, 88, 119, 167, 168, 169, 170, 171, 112, ^ Rivista Archeologica CoTnense, 
anni 1873, 1878, 1881, 1882, 1883 n. 4, 15, 25, 30. 

(*) Rivisla Archeologica Comense, anoo 1876, n. 10. 



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DUE CIPPl ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 83 

Presso i due cippi fu rinvenuto un frammento di lapide 
marmorea con tre lettere spezzate e non leggibili, tre teschi che 
vennero deposti nel cimitero di Gera, ed alcune spalle ed ar- 
chitravi in sarizzo, con sagome prettamente romane. 

Un'ultima ricerca ora ci rimarrebbe, relativa all'et^ a cui 
i due cippi rimontano; Pargomento per6 non e facile, e non 
ci consente una larga trattazione. 

L'architettura del cippo maggiore, ricostrutta nelle flg. 2'' 
e 3% e la forma e le dimensioni dei caratteri deU'epigrafe, sono 
gli indizi principali che possono condurre ad una soluzione 
del quesito che abbiamo posto. 

Per questo diremo che i caratteri delle prime due linee 
hanno un'altezza di mm. 32, e quelli delle altre di mm. 25; 
gli interspazi sono di circa 20 mm.; Pepigrafe 6 abbastanza 
regolarmente scolpita, come appare dai disegno. 

Negli scavi venne trovata una moneta in bronzo delPim- 
peratore Valentiniano I, ilguale resse Tlmpero nel periodo 
decorso dairanno 364 al 375, e mantenne in Milano la resi- 
denza imperiale, chiamandovi come consolare Ambrogio, che 
tanto lustro doveva recare alla Chiesa milanese. 

Noi riteniamo di non scostarci troppo dai vero attribuendo 
i due cippi alla sua et4. Questa k la nostra induzione : lasciamo 
per6 ai dotti la cura di meglio accertarla. 

Coino, apriie 1900. 

A. GlUSSANI. 



(Seguono i documeati). 



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84 DUE CIPPI ROMANI SCOPERTI IN OLONIO 



DOCUMENTI 

I. 

Archivio di Stato - Milano: Sezione Storica - Piazze forti - Torre. 

Illustrissime princeps et excell.™« domine domine omni debita 
inclinatione et humili recomendatione premissa. Perch^ guesta 
vostra forteza 6 pur de grande importantia al Stato de la Signioria 
vostra e si 6 la giave de questo laco e de Voltelina e de Valle 
giavena ho deliberato de avisare la prelibata vostra Signoria como 
questa forteza ha bixognio de esser reparata e forti ficata i n alcuni 
loghi suspeti e roli. Anchora 6 malle fornita de monitione da defexa 
e de polvere e altre cosse asay como intendara essa Signoria Vostra 
se ela mandari a provedere. Anchora non gli ho monitione de' 
victualia in dinari per coraprare. Signiore mio questo loco 6 molto 
in cativo e peximo ayro. May non sono stato sano, e per scharzita 
de dinari me bixognia fare vita da heremita se potesse portare in 
pace deventaria santo e se non fusse stato uno pocho de formento 
ne fu dato per monitione el quaUe havemo tuto consumato saria 
stato pericoilo de abandonare la forteza. Prego Ia Signoria Vostra 
proveda che sia pagato e che la forteza sia reparata e fornita como 
di sopra. Altramente me dubito de lasarge la pelle, la quale non 
credo sia la intentione Vostra Signoria a la quale humelmente me 
recomando etc. Ex turre vestra olognii supra lacu Cumarum die 
Yiiii iunii MCCGCLi. 

Eiusdem ducalis dominationis vestre fidellis servitor Franci- 
sconus de Cotigniola turris vestre Ollonii castellanus cum debita 
recomendatione etc. 

A tergo: Illustrissimo principi et excell.>tto domino domino 
duci Mediolani Anglerieque Comiti ac Gremone domino dominoque 
suo singularissimo. 

II. 

Archivio di Stato - Milano : Sezione Storica - Piazze Forti - Torre. 

Illustrissime princeps et excell.°i» domine domine mi singul- 
larissime. Mando Steffano mio figliolo da la Sig^i* Vostra, per sup- 
plicare a la Excell * Vostra se degnia levarme fora de questa for- 
teza, In quanto ala SigJ^* Vostra piacia che scampa m ia vita, 
aliter la vita mia sar& breve etc. ofierendome stare in onia altro 
locho e fare tuto quello me comandari la Signoria Vostra ala 
quale me ricomando. Datae in turre holognii die xxyii marzii 1452. 

Eiusdem ducalis dominationis vestrae 
fidelissimus servitor Franzisconus de 
Cottigniola castelanus turris vestre 
ollognii etc. 

A tergo: Illustrissimo principi excell.ino domino domino duci 
Mediolani Papie Anglerieque comiti ac Gremone domino dominoque 
me(o) singullarissimo. 



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t^>^^iih^^>^>^h'^t()M)^>A(y^y^ti^ 



ATTI DELLA SOCIETA STORICA COMENSE 



Unnaiiza lenerale onlliiaria » iiano 1900. 

Si apre la seduta al tocco e mezzo, presiedendo lo stesso 
Presidente della SocietA cav. dott. Solone Ambrosoli, il quale 
previa la constatazione del numero legale dei Soci intervenuti 
e la lettura ed approvazione del verbale dell' adunanza prece- 
dente, fa la relazione suUo stato morale della Societi. (Veg- 
gasi Tallegato A). 

Fa seguito il resoconto finanziario fatto dai Vice-Presidente 
sac. dott. Santo Monti, in base al Conto-Cassa dai P feb- 
braio 1899 al 31 gennaio 1900, le cui risultanze sono: Totale 
incassi L. 2871, totale pagamenti giustiflcati L. 797. 70, rima- 
nenza effettiva in cassa L. 2073. 54. 

Proposti come nuovi Soci i signori Allain Eugenio, Sostituto 
procuratore generale della Corte d'Appello a Besangon - Gius- 
sani ing. Antonio - Magni cav. dott. Antonio - Reina cav. uff. 
nob. avv. prof. Alessandro - Riva nob. Vittorio - Somaini 
avv. Giuseppe; fattane regolare votazione, vengono ammessi 
alla unanimit^. 

PBRIODICO SOCIETA STORICA COMBNSE (Vol. XIII). 7 



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ATTI DELLA SOCIETA 



Procedesi alla discussione del Bilancio Consuntivo 1899, 
cosi formato: 

AXTI V O 

Denaro in cassa al 31 gennaio 1899 L. 1,332. 07 

L. 85 rendita italiana capitalizzata )► 1,615.— 

Interessi maturati » 104. 17 

Contributi versati L. 1,040 

> da esigere » 820 

== » 1,860 — 

Assegno ministeriale » 416. 15 

Assegao provinciale per la Rivista Archeologica » 250. — 

Ricavo dalla vendita di volumi sociali » 115.— 

Valore approssimativo del mobilio e libreria » 400. — 

Totale AHlvo . . L. 6,122.39 

PASS I V O 

Stampa di due fascicoli del Periodico e di ua fascicolo della 

Rivista Archeologica, coa tavole litografiche L. 725. — 

Spese di posta, di cancelleria, di marche da quitanza, ecc. . » 72.70 

Totale Pattivo . . L. 797.70 
Differenza attiva . . > 5,324.69 

Ritornano a pareggio L. 6,122.39 

Detto Bilancio 6 pienamente approvato. 

Indi si passa alla nomina, mediante votazione segreta, del 
nuovo Consiglio direttivo per il biennio 1900-1901, venendo 
all'uopo designati come scrutatori i signori dott. Federico 
Piadeni e prof. Felice Scolari. 

Dallo spoglio delle schede risultano eletti: 

a Presidente: Ambrosoli cav. dott. Solone; 
a Vice-Presidente: Monti sac. dott. Santo; 
a Consiglieri; Baragiola cav. prof. Emilio, Maspero dott. 
Giuseppe, Piadeni dott. Federico. 

In seguito a votazione come sopra, vengono eletti a Re- 
visori dei Bilanci i signori: 

Bertolini prof. Antonio 

Biotti dott. Luigi 

« 

Camozzi cav. dott. Felice. 
Esaurito Todine del giorno, la seduta 6 tolta a ore 15. 



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ATTl DELLA SOCIETA 87 



Allegato A. 
Egregi Signori, 

Lo scorso anno, trovandorai trattenvito lontano di Lom- 
bardia da doveri d'ufBcio, mi fu tolta la soddisfazione di potervi 
personalraente riferire intorno air andamento della SocietA. 
Dico la soddisfazione, poich6 (per tacere d'altri motivi) il 
numero sempre crescence dei Soci doveva gi4 d'allora, di per 
s6 medesimo, esserci fonte di compiacenza e incoraggirci ad 
ancor meglio sperare per Pawenire. 

Quest'anno, nel darvi il benvenuto, non posso che espri- 
mere la stessa compiacenza, e rallegrarmi per il costante 
incremento del sodalizio. Un mesto pensiero viene tuttavia ad 
amareggiare questa soddisfazione: piu non veggo fra voi il 
vecchio venerando che tante volte onoro di sua presenza e di 
suoi consigli le nostre adunanze, il compianto Sen. OmUIIIO 
Seallll. Benchfe il suo nome non fosse veramento compreso fra 
quelli dei benemeriti fondatori della Societi Storica, egli fu 
tra i primissimi che si fecero inscrivere non appena costituita 
la SocietA, nel 1878, e attesto sempre per essa una viva solle- 
citudine. AUa memoria di Lui il nostro reverente saluto. 

Per venire ora all'operato del Consiglio direttivo dalPultima 
Assemblea (del 26 marzo dello scorso anno) in poi, mi si con- 
ceda anzitutto di ripetere ci6 che altra volta ebbi a farvi notare, 
vale a dire che l'attivitA delle Societi Storiche si concentra 
quasi dappertutto (precipuamente e spesso esclusivamente) nelle 
loro pubblicazioni. Questo, a tanto miglior ragione, pu6 e deve 
dirsi della nostra Societi, i cui membri sono disseminati in si 
largo territorio, e ben di rado possono trovar occasione di 
raccogliersi in quelle adunanze di studiosi che gik difflcilmente 
riescono numerose negli stessi centri maggiori. 



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HS ATTI DELLA SOCIETA 



Niuna meraviglia quindi se il Consiglio direttivo non possa 
parlarvi d' altro se non delle pubblicazioni fatte in questo 
intervallo. 

Per il PeriodicOy esse si riducono ai due fascicoli 47° e 48^ 
i quali contengono una diligente bibliografla boldoniana, dovuUi 
al nuovo socio Prof. Felice Scolari; unaillustrazione epigrafica 
stesa dai compianto Sac. Pietro Moiraghi; e la contiiiuazione 
del Codice Diplomatico dcUa Rezia, per cura del solerte nostro 
Segretario Dott. Francesco Fossati. Al fase. 48** del Periodico 
si trova abbinato il fase. 42° della pregiata Rivista Archeologica 
della Provincia di Como, giusta la convenzione di cui foste 
resi edotti lo scorso anno. 

Ma se esiguo fu il numero dei fascicoli pubblicati del 
Periodico, il Consiglio direttivo si permette di ricordare ai 
signori Soci che questo va ascritto ad una sola circostanza: 
alla compilazione cio6 del volume RaccoUa VoUiana, con cui 
la Societi ha preso parte alle onoranze tributate in Como 
air immortale inventore della pila. 

Non ispetta al Consiglio direttivo il giudicare se, come 
spera, quel libro sia riuscito non indegno della solenne occa- 
sione in cui fu pubblicato; ma al Consiglio stesso 6 ben lecito 
di porgere i piii doverosi ringraziamenti al Comitato esecutivo, 
per il generoso contributo mediante il quale rese possibile la 
edizione di quel ricco volume, senza sacriflcio per le nostre 
flnanze sociali. 

Nelle predette pubblicazioni, pertanto, si riassume tutto 
Toperato del Consiglio direttivo. 

Fra i doni pervenuti nello scorso anno alla Biblioteca' 
della Societi notiamo una serie copiosa di opuscoli presentati 
dai R. Istituto Lombardo, VAnnuario della Nobilta Italiana 
pel 1900, e una memoria inglese pel centenario della pila 
(Fleming: The Centenary o f the Electric Current). 



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ATTI DELLA SOCIETA 80 



ELENCO DEI SOCI 



CoBslilio Direttin pel Uemiio INOMNI 

Ambrosoli cav. dott. Solone Presidente 
Monti sac. dott. Santo . . Vice-Presidente 
Baragiola cav. prof. Emilio Consigliere 
Maspero dott. Giuseppe . . » 

Piadeni dott. Federico . . » 

Fossati dott. Francesco . . Segretario 
Scolari prof. Felice . . . Vice-Segretario 

Berisori dei DUanei 

Bertolini prof. Antonio 

Biotti dott. Luigi 

Camozzi cav. dott. Felice, notaio 

Casslere 

Banca Popolare di Como. 

Soeio BeBenerito 

Ministero della Istruzione Pubblica del Regno d' Italia 

Soei Effettifl 

' Municipio della Citt4 di Como 

» » > di Bellinzona 

Consiglio di Stato del Gantone Ticino . . » 

Biblioteca Reale Berlino 

» Cantonale Lugano 

Societa Demopedeutica Ticinese .... » 

Museo Britannico Londra 

Alcaini sac. don Gio. Girolamo, C. R. S. . Treviso 



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<.K) Ain DELLA SOCIETA 



Aliprandi don Antonio, arciprete .... Piuro 
Allain Eugfene, sostituto procuratore gene- 

rale alla Corte d'Appello di Besangon 

Ambrosoli cav. dott. Solone, conservatore 

del R. Gabinetto Numismatico di Brera Milano 
Baragiola cav. prof. Emilio, direttore del- 

ristituto Internazionale Riva S. Vitale 

Bayer don Francesco, arciprete di S. Giorgio Como 
Bernasconi cav. don Baldassare, preposto . Torno 
Bernasconi cav. don Giuseppe, parroco . . Civiglio 

' Bertolini prof. Antonio Como 

Besozzi nob. dott. Paolo, consigliere di 

Prefettura Piacenza 

Biotti dott. Luigi, segretario-capo al Mu- 

nicipio di Como 

Camozzi cav. dott. Felice, notaio .... > 

Castagna cav. Cesare » 

Cermenati prof. dott. Mario Lecco 

Cetti comm. avv. Giuseppe, conservatore 

delPArchivio Notarile Como 

Col6 prof. Giuseppe Modena 

Daelli sac. prof. dott. Luigi Como 

Damiani prof. Guglielmo Felice .... Mortara 

Fontana comm. avv. Leone Torino 

' Fossati dott. Francesco, bibliotecario co- 

munale Como 

Frick Guglielmo Vienna 

Garovaglio cav. dott. Alfonso Milano 

Gavazzi cav. Giuseppe >► 

Gemelli nob. dott. Giovanni Como 

Gianera can. don Giambattista, cancelliere 

della Curia Vescovile » 

Giussani ing. Antonio » 

Luini nob. cav. dott. Giuseppe Milano 

Magni cav. dott. Antonio » 

Maspero dott. Giuseppe Como 

Moia sac. don Francesco » 

Monti sac. dott. Santo » 

Motta ing. Emilio, bibliotecario della Tri- 

vulziana Milano 

Nani rag. Cesare Como 

Orsenigo don Filippo, parroco Brienno 



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ATTI DELL A SOCIETA 01 



Paladini sac. don Augusto, parroco . . . Besazio 
Piadeni dott. Federico, medico-chirurgo . Como 
Pisani Dossi nob. comm. Alberto .... Milano 
Pizzala don Cherubino, arcipr. di S. Agostiao Como 

Pizzi sac. prof. don Girolamo » 

Poggi dott. Cencio, conservatore del Civico 

Museo » 

Rebuschini avv. Pietro » 

Reina nob. cav. uff. prof. avv. Alessandro . » 

Riva nob. Vittorio » 

Rovelli nob. avv. Vittorio » 

Scacchi cav. avv. Carlo, presidente della 

Deputazioue provinciale » 

Scolari prof. Felice, vice-bibliotecai:io com. » 

Somaini avv. Giuseppe Lecco 

* Tacchi Bernardo Como 

Tatti avv. Enea, segretario del Consiglio 

d'Amministrazione delP Ospedale Civico . » 

Tirinzoni don Paolo, arciprete Berbenno 

Vanini can. Giambattista, arciprete . . . Morbegno 
Zanzi cav. dott. Luigi, notaio Varese 

NB. — L'asterisco (*) indica i Soci fondatori. 



LIBRI PERVENUTI IN DONO 



Anauario della Nobiltd italiana pel 1900, compilato dai cav. GoflEjpedo di 
CroUalanza. (Dallo stesso). 

FLEBiiNG dott. L A.: The Gen tenary ofthe Electric Current 1799-1899. (Dalla 
Direzione del periodico « The Electrician > di Londra). 

Brandstbttbr i. L.: Chronologische Diflferenzen. (DalFautore). 



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Pabblicato nel maggio 1900 



Proprietd letteraria. 



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I. 



RIFOR/AE DEGLl STATUTI CO/AASCHI 

in odio ai Torriani prigionieri nel Baradello. 
II. 

I BALBIANO 

Conti di Chiavenna. 



III. 

INONDAZIONI DEL LAGO DI CO/AO 

dai 1431 al 1765. 



PBRIODICO S0CIETX STORICA COMENSE (Vol. XIII). 



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JJI benevole lettore, 

in questo fascicolo del Periodico 

iocumenti inediti, tutti importanti 

nostra storia locale. 

irte di essi riguarda Ia fcrocissima 

3mbattuta fra Guelfi c Ghibellini 

in Como nella seconda meta del sccolo XIII, e la riforma 

introdotta dai vescovo Giovanni degli Avvocati e dai Ru- 

sconi vincitori nei nostri Statuti comunali, in odio ai 

Torriani, prigionieri nel Castel Baradello, non che la rivin- 

cita dei Della Torre e la nomina di Martino Torriani a 

capitano generale del popolo e podesta di Como nel 1303. 

Parte contiene V invcstitura del Contado di Chiavenna 

concessa dagli Sforza duchi di xMilano alla nobile famiglia 

dei Balbiano di Varenna. 

II resto di quelle cartc riflette Ic inondazioni del 
Lario dall'anno 143 1 al 1765, ed i provvedimenti presi 
dalle Autorita per porvi in qualche modo riparo. 



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96 



II tutto fu trascritto di mano del sommo degli storici 
nostri, marchese Giuseppc Rovelli, da pergamene esistenti 
gia neirarchivio dei principi Belgiojoso di Milano ed ora 
alla Trivulziana, daiie Lettcre ducali e dalle Ordinaijoni del- 
Tarcbivio di citta, ed e proprieta del nipote nob. avv. Vit- 
torio, coltissimo nelle storiche discipline e clie vanta una 
delle piu importanti raccolte cittadine. A lui adunque ed 
al sapiente suo avo la nostra gratitudine. 

Di mia parte non ho fatto altro che ordinare e tra- 
scrivere i documenti per la stampa, aggiungendo ai me- 
desimi alcunc brevi notizie storiche a meglio colorirli e 
renderli palpitanti di attualita, e anche queste desunte da 
scrittori egregi, che bene ed ampiamente trattarono di 
Como e del suo Contado. 

Como, giugno 1900. 

MoNTi Santo. 



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I. 



LE LOTTE PRA I GUELFI ED I GIIIBKLLINI IN COMO E LE RIFORME 
INTRODOTTE DAL VESCOVO GIOVANNI DEGLI AVVOCATI E DAI 
GIIIBELLINI VINCITORI NEGLI STATIITI COMASCHI IN ODIO Al TOR- 
RIANI E LORO PAZIONE, LA RISCOSSA DEI GUELFI E LA NOMINA 
DI MARTINO TORRIANI A CAPITANO GENERALE E PODESTA DI COMO. 



Caduto rimpero neir anarchia, i Lombardi, per lo spazio 
di circa un secolo flno ad Enrico di Lucemburgo (cosl si 
chiamava quel re), poco ebbero a curarsi dei principi di Ger- 
raania. Corrado IV, Guglielmo d' Olanda, Riccardo di Corno- 
vaglia, Alfonso di Castiglia, Rodolfo di Nassau e Alberto I, che 
Tun dopo Taltro aspirarono air imperiale corona, ebbero tanto 
d'occuparsi delle cose d'oltremonte, che poco loro caise del- 
r Italia, la quale, posta in balia propria, fu maggiormente la- 
cerata dalle discordie civili. 

Anche in Como sorsero queste scellerate discordie, per 
cui i cittadini pigliaron le armi per distruggersi a vicenda, e 
del loro sangue macchiarono la citta. Ferocissime furono, 
difatli, le lotte fra nobili, detti Ghibellini, e i popolani, detli 
Guelfi, capitanati quelli dai Rusconi o Rusca, questi dai Vitani. 
Ambedue, poi, queste fazioni trovarono il loro naturale ap- 
poggio in quelle che pur dividevano la metropoli lombarda, 
ove i Torriani, capitani di Val Sassina, reggevano la parte 
dei Guelfl, ed i Visconti, nobile e potente famiglia milanese, 



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98 STATUTI COMASCHI 



quella tlei Ghibellini. Per questi ultimi parteggiava Siraone 
da Locarno, che gik si era reso illustre nella battaglia di 
Gorgonzola contro V iraperatore Federico II. 

Nel 1263, morto Martino Della Torre, dopo due soli anni 
dalla splendida vittoria da lui ottenuta contro Ezzelino da 
Roraano al Ponto di Cassano d'Adda, fu dai Guelfi elelto 
podesUi di Como il di lui fratello Filippo, il quale occup6 
Como con 000 cavalli e buon nuraero di fanti. I Ghibellini 
comaschi gli contrapposero Corrado Venosta, che venne ac- 
compagnalo da Simone da Locarno, pur con nuraeroso stuolo 
di armati. Nella solennitA del Natale arse la guerra civile. 
I Ghibellini ebbero la peggio: Simone, suo flglio Guidotlo e 
Romerio da Locarno, cacciati ed inseguiti, vennero raggiunti 
al passo della Tresa da Lanfranco Burro e tradotti al castello 
di Pessano presso Gorgonzola, ove furono rinchiusi in iina 
gabbia di ferro, giusta il barbaro costume dei tempi. Fuggiti 
nel seguente aprile (1264) e nuovamente raggiunti da Filippo 
Torriani, furono tradotti a Milano, ove il Romerio mori sul 
patibolo, e Simone con Guidotto vennero di nuovo rinchiusi 
in una gabbia di legno solto la scala del palazzo nuovo del 
Comune. Guidotto indi a non molto mori, T altro per molti 
anni vi rimase prigioniero (•). 

Filippo moriva poco dopo nel piii bello de^ suoi trionfl 
(settembre 1265) (*), ed a reggere i Guelfl gli succedeva Napo 
o Napoleone Torriani, riconosciuto da Rodolfo di Absburgo 
imperatore, vicario cesareo della Lombardia P). Costui ebbe 
anche la podesteria di Como, ove siedeva vescovo suo fratello 
Raimondo. La loro potenza crebbe vieppiu e i Rusconi o 
Ghibellini furono banditi dalla citta; ma essi vi dovevano ben 
presto ritornare trionfanti e fare aspra vendetta delle ingiurie 
sofferte. 



(*) Tristano Calco: Sloria di Milano, Milano, Melchiore Malatesta, 
anno 1627, pag. 338. Fraterno funere absoluto, Philippiis, ece. 
(*) ID., ibid., pag. 340. 
(3) ID., ibid., pag. 360. 



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IN ODIO Al TORRIANI 99 



Chi in Corao sosteneva le loro parti e quelle dei Visconti, 
prima segretamente e poi in palese, era principalmente il nuovo 
vescovo Giovanni, quinto di questo nome, nato dalla nobile 
famiglia degli Avvocati e succeduto nel vescovado a Raimondo 
Torriani, che nel dicerabre del 1273 era stato da Gregorio X 
trasmutato dai vescovado di Como alla sedia patriarcale di 
Aquileja, fra le italiche la piu ricca (*). 

Per la dipartita di Raimondo i Torriani ne furono rovi- 
nati, poich6 6 credibile cosa che se egli, accorto e vigilante 
com'era e amantissimo di sua famiglia, fosse rimasto vescovo 
di Como e non andato patriarca in Aquileja, non si sarebbe 
dai fautori di Ottone Visconti, arci vescovo di Milano, tentata 
in Como cosa di verun momento. 

Giovanni degli Avvocati, sebbene prima d'essere assunto 
al vescovado di Como, nella parte dei Vitani o Guelfi tenesse 
il primato, e per ci6 appunto ben accetto ai Torriani, tuttavia, 
non appena lu vescovo, vinto dalForo di Ottone Visconti, pro- 
tesse costui con detrimento dei Guelfl, richiamando i banditi 
Rusconi in citti, e perch6 da cosa nasce cosa, pose Como in 
loro potere. 

Rimpatriati i Rusconi, trovandosi con loro molti fuorusciti 
milanesi di parte ghibellina, ed in ispecie delle nobili famiglie 
Castiglioni e Biraghi, pareva loro mill'anni il momento che 
attendevano per far tumulto e rivoltare lo stato. L' occasione 
ben presto si presento coli' imprigionare Accursio Cutica vicario 
e luogotenente del podesti Napoleone Torriani, dichiarando di 
non volerlo lasciare se non fosse liberato il loro concittadino 
Simone da Locarno, che gik da dodici anni languiva nell'orrida 
gabbia in cui l'avevano rinchiuso; e cio avvenne nel 1276, 
secondo aflfermano il Corio, il Calco e Benedetto Giovio. 

I Torriani, prima di porre Simone in libertA, lo costrin- 
sero a giurare che mai non avrebbe impugnato contro di loro 



(*) Tristano Calco : Sioria di Milano, pag. 359. 



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100 STATUTI COMASCHI 



le armi (*). Vana precauzione, poichfe, non appena fu libero, 
disprezzo un giuraraento fatto per forza, e rivolgendosi ai 
pensieri della vendetta, nuovaraente milit6 per Ottone arcive- 
scovo, che sempre era tenuto dai Guelfi lontano dalla sua sede, 
e pei Rusconi ; e con diversi fatti d'arme, fln dai bel principio, 
pose in angustie i Torriani. 

Anzi, in quello stesso anno (1276), porgendo aiuto a Gio- 
vanni Avvocato vescovo e alla sua fazione, allora prepotente 
in Como, guidata dai consoli Enrico Avvocato e Gaspare Fica (*), 
Simone da Locarno, menando le mani alla disperata, butt6 i 
Vitani fuori della cittA e disfece le loro rdcche. Ottone arci- 
vescovo, prontamente venuto da Novara a Como, e ricevuto 
con grandi dimostrazioni di onore dai vescovo Giovanni, rin- 
graziava pubblicamente il Comune perchfe avesse tolto a difen- 
derlo, nullostante la potenza de' suoi nemici, soggiungendo 
non avrebbe mai dimenticato un benefizio cosl segnalato. Fu 
appunto in quest'anno nel giorno di domenica, vigesimoprimo 
del mese di dicembre, che il vescovo e i suoi fautori diedero 
mano ad una prima riforma degli statuti comaschi in favore 
dei Rusconi, come dalla presente copia di pergamena, esistente 
gia nell'archivio Belgioioso ed ora alla Trivulziana: 

In nomine domini nostri Jesu Ghristi. Hec statuta et ordina- 
menta facta sunt in regimine dominorum Anrici Advocati et Oua- 
spari Fiche rectorum Cumarum per ipsos reotores et cum con- 
silio infrasoriptorum sapientum ad honorem dieti domini nostri Jesu 
Christi et beati Abondii confessoris huius civitatis ad laudem ve- 
nerabilis patris in Christo domini Johanis Dei gratia Cumarum 
Episcopi ad tranquillum et paciflcum statum terre Cumarum, et 



(*) Tristano Calco: Sioria di Milano, pag. 365. 

(>) I seguenti statuti, infatti, furono compilati sotto la loro reggenza. 
Enrico Avvocato fu podestA di Como nel 1278; era vercellese e di famiglia 
diversa da quella degU Avvocati comaschi. Era stato anche podestd di 
Como nel 1246. Gaspare Fica o Ficcano era comasco. Arabedue erano 
capi-parte della fazione vitana, passati poi alla viscontea o ruscona, in 
Como \ittoTiossL: prudenlicm est miitare consilium! 



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IN ODIO Al TORRIANI 101 



amicorum omnium intus et extra. Que quidem statuta et ordina- 
menta lecta et pubblicata fuerunt in generali et pubblica concione 
Cumarum more solito convocata anno McGLXxyi die dominico 
vigesimo primo mensis decembris. 

Super quibus statutis et ordinamentis potestates electe per 
Ck>aiune Cumarum seu regimen futurum et judices et milites iurare 
debent de ipsis attendendis et observandis usque ad sui regiminis 
exitum seu flnem. 

Nomina quorum sapientum cum quorum consilio et delibera- 
cione hec statuta facta sunt, sunt hec: 

Jordanus de Lucino Johanes de Albricis 

Fomaxius Advocatus Gasparus Malconventus 

Anselmus Baliacha Finibertus de Castello 

Arialdus de Lalio Bertramus Ficha 

Martinus Advocatus Busta Lavizarius (*). 

In primis statuunt et ordinant, quod si quis intorfecerit aliquam 
personam etc. 

Item quod potestas futura et quelibet alia potestas que de 
cetero fuerit ad regimen Cumarum et eius iudices et assessores 
teneantur observare omnia illa statuta et provisiones que fient per 
dominum Johanem Bei gralia Episcopum Cumarum, cum consilio 
illorum quos secum habere voluerit vel per illos sapientes quos 
voluerit Et hoc tociens quociens ipsi domino Episcopo placuerit (s). 



(*) Di questi nomi, che appartengono alle principali faniiglie comasche, 
basterA per ora notare quello di Finiberto Castello, che fu podesti dei 
Ruseoni nel 1279, di Arialdo di Laglio, consolc di giustizia in Como 
nel 1257, il cui nome, con quello di Fomasio Avvocato e Luco da Lucino, 
si trova in diversi istromenti deirepoca, quest'uUinii due intervengono nella 
riforma degli statuti del 1279, come si diri in seguito. 

p) II libro degli Slaltili comunali si compil6 intorno air anno 1219. 
Salutifero consiglio era questo, pereh6 le leggi si tlssavano, Tincertezza 
dei giudizi si toglieva, il popolo si accontentava. Neir anno 1254 la Corte 
pontificia querel6 assai il nostro Comune, perch^ avesse attentato di descri- 
vere negli statuti alcune leggi stimate contrarie alle ecclesiastiche immu- 
nit^ e pid innanzi trapassando lanci5 contro di Como la scomunica. Le 
libert4 del clero erano esorbitanti, e non doveva tenersi ingiusto se pen- 
savasi di moderarle. 

Dopo queste riforme inedite, che noi veniamo ponendo sotto gli ocehi 
dei lettori, altre molte se ne introdussero, principalmente nel 1296 da 
Luteriolo Ruscae daLorenzo degrinterortoli. Tutti poi questi statuti fUrono 
uniti in un sol corpo, essendo podesti di Como Ubertino Visconti, e capi- 
tano del popolo Pasio da Briosco. Pubblicati e dottamente commentati dai 
chiaro Antonio Ceruti dottore deir Ambrosiana, in Vetera Monumenta 
Hisiorios Patrice, Torino. 



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102 STATUTI COMASCHI 



I Torriani, pero, non furono sgoraenti da questi primi 
successi delle armi de' Visconti ; Cossone Torriani, figliuolo di 
Napoleone, con una squadra di Tedeschi si appost6 a Canturio 
(Cantu) per tenere in guardia i Comaschi; e Napoleone, scor- 
gendo piu fiero addensarsi il turbine, usci da Milano con set- 
tecento cavalli e coi principali della sua casa. Giunto a Desio 
si ferm6, avendo sentito che i Ghibellini erano a Seregno, 
grosso borgo in quelle vicinanze, e sper6 che avrebbe vinto 
questa voita Ottone, e siccorae gia in altre battaglie, si 
stette a mala guardia. Ottone, che vigilava attentissimo, nella 
notte del 20 gennaio 1277, messo dentro alla terra di Desio da 
un suo partigiano, gli venne sopra all' impensata, mentre egli 
e i suoi giacevano nel sonno, e aiutato da Simone da Locarno, 
lo disfece nel seguente giorno 21 gennaio. Francesco, fratello 
di Napoleone, ed Andreotto suo nipote riraasero sul campo. 
Napoleone, con Corrado suo figlio, Carnevario altro suo fra- 
tello, e coi nipoti Guido, Salvino, Lombardo ed Errecco, 
rimase prigioniero. 

II Locarnese, nelle cui mani furono abbandonati, fece allora 
la sua vendetta chiudendoli tutti entro tre gabbie di legno, 
sospese alle esterne mura della torre del Baradello, misero 
spettacolo alle genti (*). 

Lietissimi i Comaschi per la vittoria, voUero che il giorno 
di S. Agnese (21 di gennaio), in cui l'avevano conseguita, fosse 
neiravvenire sacro e solenne, e fino allo spuntare del secolo 
decimo ottavo si manlenne il costume, allora introdotto, di 
recarsi ogni anno nel di memorato il corpo decurionale a 



(*) Tristano Calco, pag. 3GG. - Si dice cho Napoleone, tratto innanzi 
a Simone da Locarno, avesse a sentire quoste acerbe parole: « che non 
temesse della vita, ma si proparasse ancli' egli ad entrare in una gabbia^ 
dove avrebbe passati i suoi giorni ». Era giustissinio che i Torriani fossero 
guardati, ma era viltA per Simone T incrudeUre coi vinti per vendetta, 
Entr6 Napoleone nell'orrido carcere, vi entrarono i suoi, ed egli non pre- 
gava per s6, ma pei figli, cui la giovine et^ faceva innocenti. 



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IN ODIO Al TORRIANI 103 



venerare detta Santa nella chiesa suburbana di S. Chiara (*). 
Nfe ci6 basto, ch6 i Rusconi, col consenso dei decurioni del 
Coraune, emanarono tutte le odiose disposizioni contro gli 
infelici carcerati del Baradello e la loro fazione, menzionate 
nella seguente carta, pure deirarchivio dei principi Belgioioso, 
che qui sotto diamo per esteso, per le quali disposizioni troppo 
si tradisce il delirio partigiano, coUegato con l'abuso piu feroce 
che imaginar si possa, dell'ottenuta vittoria; vizio allora pur- 
troppo ripetuto, pel quale il governo d'un paese veniva eser- 
citato non a vantaggio dei popoli, bensi ed esclusivamente a 
quello dei governanti. 

Hec sunt statuta et provisiones facte per dominos potestates et 
per providos et sapientes viros ad hoc electos super custodia car- 
ceratorum de la turre anno currenti 1277 mens. Jan. («). 

Item statutum et ordinatum est. Quod si quis tractaverit de 
evasione et de liberatione illorum de la turre qui sunt in bara- 
dello sit imperpetuum malexardus (3) et banitus de maleficio CJo- 
rounis Cumarum ipse et eius familia et bona eius devastentur intus 
et foras et publicentur et publicata permaneat in Comune Cumarum 
nulla data defencione vel re cepta creditoris nec dotis. Et si ipse 
vel aliquis de familia eius pervenerit in forcia Comunis de Cumis 
si fuerit masculus caput amputeturet si fuerit mulier comburatur (*). 



(O Quanio sono ingiusti gli uomiDi Dei loro giudizi! La belia difesa 
opposta dai Comaschi ai Milanesi nella guerra decenne, fu niente onoraia 
con pubbliche feste, e certo lo meritava; ma si questa vittoria, che trasse 
Como dalla sudditanza dei Torriani a quella non meno gravosa dei Visconti. 

(2) Furono dunque pubblicati questi statuti sulla fiue dello stesso 
mese i n cui si fecero prigionieri i Torriani. 

(3) Malexardiis, Nei fortunosi tempi di civili fazioni che si guerreg- 
giavano fra loro senza posa, designavansi con questo nome i vinti, che, 
quasi rei di stato, punivansi col bando, col sequestro deUe sostanze e 
coiratterramento delle case loro, e talvolta pur colla morte ^ voce con- 
servataci dai Calco, dai Corio, dai Giulini, colla quale designavano appunto 
i banditi o proscritti appartententi alla fazione soccombente. Per5 non 
tutti i banditi chiamavansi malexardi, ma. quei soli che avevano avuto 

il bando come ribelli o nemici della patria. Vedasi piii avanti Ab 

aliquo bannito de malexardia ... et baniatur de malexardia ei maleficio. 

(*) Quantunque, come si b detto, queste carte deir archivio del 
principe Belgioioso, che contengono tante odiose disposizioni contro i 
Torriani carcerati nel Baradello e la loro fazione, siano affatto inedite, 
pure non dovevano essere ignote ad Ubertino Visconti e a quelli che lo 



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104 STATUTI COMASCHI 



Item statutum et ordinatum est. Quod potestas habeat forciam 
et arbitrium inquirendi facentes contra predicta et cruciandi eos 
et ponendi eos tormentis pro veritate inquirenda super predictis 
et inventos culpabiles habeat forciam et arbitrium puniendi et 
condempnandi ut supra. 

Item statutum et ordinatum est Quod nullus cuiusque condi- 
cionis existat audeat nec presumat ire pro predictis captivis de la 
turre nec eorum facta gerere nec tractare sine parabula scripta (*) 
domini Episcopi et potestatis Cumarura. Et si quis contrafecerit pu- 
niatur ut supra nec aliqua verba dicere nec aliquid facere in 
favorem eorum nec pro eis seu aliquo eorum fideiubere nec eis 
donare vel premium custodie remittere nec pro eis mutuari, et qui 
contrafecerit in aliquo predictorum solvat qualibet vice libras quin- 
quaginta novorum (S) in.denariis numeratis medietas sit accusa- 
toris et alia medietas Comunis de Cumis. 

Item quod quilibet sua auctoritate propria possit capere et 
detinere et in carceribus inciudere quemlibet de parentela illorum 
de la turre et quemlibet de eorum familiis et quemlibet qui iret 
pro eis (3) sine parabula dicti domini Episcopi et predictorum do- 



coadiuvarono nel 1296 a riordinare gli statuti comunali raccolti nei Vetera 
Monumenia, pubblicati poi dai chiaro Cerutti, e la ragione si 6, che trat- 
iandosi della custodia della rocca del Baradello (Ceruti: Libe?' slalu- 
iorum, ecc, pars allera n. LX1X, pag. 141), a cui, in tempi normali eran 
preposti xn boni viri et diviles civilatis, si soggiunge che questa dispo- 
sizione venne abrogata nel MCCLXXVni donec illide la Turre steterinl 
capli in ipso caslro. Col che si indica chiarameute che la custodia della 
r6cca durante la prigionia dei Torriani non erapiii regolata secondo quella 
disposizione emanata dai decurioni della cittA nel 1258, nia da nuovi 
statuti, che sono poi questi che ora noi veniamo pubblicando, i quali, come 
si vedra, e dai vescovo e dai suo consiglio furono pienamente confermati 
nel 1278 e nel seguente anno. 

(*) Parapula scripta qui e lo stesso che autorizzazione, licenza, con- 
senso; talvolta quella voce esprime anche dispensa dair osservanza di un 
precetto o d'uno statuto. 

(*) Lire di denari nuovi, per distinguerli dalle lire e soldi vecchi, 
altriraenti detti denari buoni od imperiali. Nei nuovi, o terzoli, non en- 
trava che una terza parte d* argento, ed essi non valevano che la meta 
della moneta imperiale; occorrevano quindi otto lire di terzole per for- 
mare quattro lire imperiali. 1/ introduzione di quesii valori si alterati 6 
da alcuni scrittori, anche recenti, attribuita al Barbarossa nel tempo della 
guerra con Milano (1161-62). II Fumagalli dice che T introduzione delle 
monete nuove, non tanto di conio novello, quanto di un valore intrinseco 
minore delle precedenti, si trova gi^ nellecarte del 1142. Pare per6 aves- 
sero avuta un'origine anteriore e gi^t circolassero nel 1 1 10. 

(3) Era una vera proscrlzione o caccia airuomo. 



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IN ODIO Al TORRIANI 105 



minorum potestatum et eos et quemlibet eorum facere redimere ad 
eorum arbitrium et voluntatem (*). 

Item quod nullus audeat nec presumat rocipera litteras vel 
nuncios seu nuncium de parentela illorum de la turre nec ab 
aliquo bannito de inalexardia Comunis Medlolani nisi prius repre- 
sentati et representate fuerint coram domino Episcopo et pote- 
state. Et si quis contrafecerit solvat pro bano (*) Comunis de Cumis 
libras centum novorum. Et quilibet possit accusare medietas sit 
accusatoris et alia sit Comunis de Cumis. Et si solvere recusaverit 
baniatur de malexardia et maleficio imperpetuum ipse et omnes 
do familia eius. Et si in forcia Comunis Cumarum pervenerit pun- 
tatur ut supra. 

Item statutum est quod si quis receperit aliquam litteram vel 
nuncium ab aliqua alia persona vel universitate super facto et 
negociis illorum de la turre in eorum favorem manifestareteneatur 
predictis domino Episcopo et potestati. Et si quis contrafecerit 
solvat pro bano Comuni do Cumis libras centum novorum. Et 
quilibet possit accusare medietas cuius bani sit accusatoris et alia 
medietas Comunis de Cumis. Et si solvere recusaverit puniatur 
u t supra. 

Item quod nullus eligatur nec eligi possit in capitaneum nec 
custodem predictorum carceratorum de Baradelo nec ad eorum 
custodiam qui non fuerit nec steterit amicus domini Episcopi 
Cumarum et parlis Rusconorum et eorum servicia fecerit in 
guera Civitatis Cumarum (3) procoime preterita. E t ille qui eum 
elligerit solvat pro bano Comuni de Cumis libras vigintiquinque 
novorum. Et ille qui receperit capitaneum condempnetur in libris 
centum. Et ille qui receperit custodiam condempnetur in libris 
quinquaginta. Et quilibet possit accusare medietas sit accusatoris 
et alia medietas Comunis Cumarum. 

Item statutum et ordinatum est. Quod illi qui fuerint electi in 
capitaneis custodie predictorum captivorum qui sunt in baradello 
iuraverint eligere custodes et socios tales qui fuerint et stcterint 
de parte Rusconorum et qui servicia domini Episcopi Cumarum 
et parlis Rusconorum in guerra proxime preterita fecerint, 
Et quod attendent et observabunt prcdicta infrascripta statuta ot 



(}) Cio6 una taglia o riscatto secondo il loro arbitrio. 

(2) Banum-Bamium e voce longobardica che, a seconda del coniesto, 
assume diversi signilicati. Talvolta esprime multa o pena pecuniaria, 
corao qui; taraltra grida, proclama, contumacia; non di rado bando ed 
esilio. Nel senso di multa pecuniaria inflitta da un giudico o dai principe, 
e adoperata piu di frequente nei diplomi e negli statuti. 

(3) La battaglia di Desio, ove furono catturati i Della Torre. 



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106 STATUTI COMASCHI 



alias provisiones factas a consilio generali bona fido sine fraude. 
£t simile sacramentum custodes facere tenea^ntnr. 

Item statutum et ordinatum est. Quod nulla persona audeat ncc 
presumat ingredi domilionum (^) dicti castri sine parabula scripta 
domini Episcopi Gumarum. Et si quis contrafecerit solvat pro 
bano Ck)muni Gumarum libras centum. Medietas sit accusatoris ot 
alia medietas Gomunis Gumarum. Et capitanei et custodes si per- 
mitterent aliquem intrare dictum domilionum solvat pro bano 
quilibet predictorum capitaneorum et custodum videiicet capitanei 
libras decem novorum et custodes sol. sexaginta novorum Comuni 
de Gumis. 

Item statutum et ordinatum est. Quod si aliquis ex predictis 
captivis de la turre esset infirmus et velit accipere penitenciam 
quod nullus frater alicuius ordinis nec sacerdos permittatur per 
capitaneos et custodes ire ad eum pro danda ei penitencia nisi 
fuerit capelanus Givitatis Gumarum qui vadat cum parabula scripta 
domini Episcopi Gumarum. Et si contrafecerint solvat pro bano 
quilibet predictorum capitaneorum libras centum novorum et qui- 
libet predictorum custodum libras decem novorum Gomuni de 
Gamis. Et ille capelanus qui iverit ad dandam ipsam penitenciam 
teneatur iurare quod si aliquis penitens seu iile qui acceperit 
penitenciam dixerit ipsi capelano que non spectareut ad privacio- 
nem (>) penitencie quod relevabit dicto domino Episcopo seu dictis 
potestatibus. 

Item statutum et ordinatum est Qaod si aliquis ex predictis 
captivis deberet habere consilium alicuius medici occasione infir- 
mitatis quam haberet quod capitaneus et custodes qui tunc essent 
ad dictam custodiam non permittant aliquem medicum ire ad eum 
vel ad eos sine parabula scripta domini Episcopi Gumarum et 
potestatis. Et si contrafecerint solvat pro bano quilibet predictorum 
capitaneorum libras quinquaginta novorum et quilibet custodum 
libras decem novorum. Et tunc cum medico qui liabuerit dictam 
parabulam debeant ire ad minus ex predictis capitaneis primitus 
m capia cum predicto medico et alii duo debeant esse super ipsis 
capiis et stare iusta dictum infirmum tali modo quod audient omnia 
que dicta fueriut per ipsum infirmum dicto medico. Et hoc sub 
predicta pena. Et quod ipse medicus non audeat nec presumat 
facere aliqua8 rogaciones pro ipsis captivis vel aliquo eorum. Et 
si contrafecerit solvat pro bano qualibet vice libras centum no- 



(*) Recinto. 

(>) Ad pvivacionem, cioe, che non riguardasse V amministrazione del 
sacramento della penitenza. 



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IN ODIO Al TORRIANI 107 



7orum. £t quilibet possit accusare medietas cuius bani sit accu- 
satoris, et alia Comunis Gumarunu 

Queste barbare prescrizioni contro i Torriani furono pie- 
namente confermate ncl giorno di lunedi, 20 dicembre deilo 
stesso anno 1277, indizione sesta, e per soprassello era data 
piena facoltA al vescovo Giovanni degli Avvocati di ordinare 
e decretare, circa il regime e lo stato del Comune di Como, 
quanto gli piacesse, ben inteso sempre in odio ai Della Torre 
e loro fazione, e di emendare, correggere, aggiungere e dimi- 
nuire rjuanto gli sembrasse opportuno agli statuti comaschi 
allora vigenti e per Tawenire, col consiglio per6 di alcuni 
sapienti di parte ruscona. Quesl' ordinanza fu poi pubblicata 
in Como ai 9 di gennaio deU'anno 1278, come dalla seguente 
carta; 

In nomina Domini: Hec sunt statuta et ordinamenta Comunis 
de Cumis facta in anno currenti Mgclxxvii die luno vigesimo 
mensis decembris indictione S6xta condita per dominum Johanem 
Rambertengum potestatem partis Rusconorum et quosdam alios 
sapientes eiusdem partis quos dominus lohanes Bei gratia Epi- 
scopMS Cumarms ex potestate quam a Comune Cumarum habet ad 
hoc elegit. Que statuta lecta et publicata fuerunt in concione 
publica Comunis de Cumis Mgclxxviij nono mensis Januarii in- 
dictione 8exta. 

In primis statuerunt etc. 

Item licet dominus Johanes Dei gratia Cumanus Episcopus qui 
ad reformacionem et bonum statum Civitatis Cumarum et eius 
Episcopatus ad laudem Dei et conservacionem iustitie cum immenso 
labore hactenus vigilaverit et adhuc vigilet incessanter et habeat 
a Consilio Comunis Cumarum auctoritatem et potestatem ordinandi 
et statuendj circa regimen et statum Comunis Cumarum quidquid 
videatur sibi esse ordinandum et ordinandi et statuendi emanandi 
et corrigendi statuta et consilia Comunis Cumarum presencia et 
futura. Et in hiis addendi et diminuendi et de novo statuendi se- 
cundum quod sibi visum fuerit et tociens quociens sibi placuerit. 
Item ex nunc statutum est et ordinatum quod de cetero plenam 
potestatem habeat et liberam virtutem faciendi ed ordinandi predicta 
omnia et singula et disponendi regimen potestatis Comunis Cuma- 
rum in omnibus et per omnia proutsibi vissum fuerit cum consilio 
aliquorum sapientum de parte Rusconorum quos sigulis vicibus 
habere voluerit aput se. 



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108 STATUTl COMASCHI 



Questi statuti vengono pure conferraati nel giorno di mer- 
coledi, 16 del mese di novembre del medesimo anno 1278, 
essendo podestA di Como per parte dei Rusconi Bressano Ca- 
vallacio, come dalla seguente carta: 

In nomine domini nostri Jesu Ghristi. 

In regimine domini BrexaDi Gavalacii honorabilis potestafis 
Cumarum anno currenti Mcclxxviij die mercurii xvi mensis no- 
vembris indicione septima (*). 

Hec sunt statuta et omendaciones statutorum Gomunis de Gumis 
facte et facta per dominos Jacobum Ruscam ancianum, Arialdum 
de Lalio iudicem, Anricum Advocatum, lohanem dictum ferra- 
moscham de Provosto, Bertanum Rambertengum, Filipum de Lu- 
cino, Dalfinium Lavizarlum, Romerium Rogiarium, Petrum de 
Puteo de Gurgnolia, Romerium de Piro, Bonifacium de Castello 
de Menaxio, Mafeum de Albricis, Manoellum de Orcho, Filipum 
de Stevano de Yico et Johanem de plaza ellectos super lioc de 
voluntate consilii generalis Gomunis de Gumis (s). 



(*) Perch^ non nasca equivoco nel veder posla in due anni diversi la 
stessa indizione (v. carte antecedenti . . . in anno currenti MCCLXXVIJ 
., Andictione 8exia ... e.,.ptiblicalaelc, MCCLXXVIIJ . . Andiclione sexla) 
c nello stesso anno due indizioni diverse (carta antecedente . . . MCCLXXVIIJ 

.... indicUone sexta e la presente indiciione septima)^ 6 duopo av- 

vcrtire, che qui da noi anticamente s' incominciava a mutare V indizione nel 
mese di settembre. Quindi, se neiragosto deiranno 1278 correva la sesta 
indizione, nel settembre di quel medesimo anno incominciava la settima. 
Di questa consuetudine assegnavano la seguente ragione gli antichi statuti 
della citta: atteso, che nello spazio di tre lustri, in cui s'aggirava T indi- 
zione, dovevano pagare ab antico le provlncie suddite al romano impero il 
loro tributo in trerate, cio^nelfinedi ogniquinquennio;perci6, essendo il 
settembre, per Tabbondanza delle molte ricolte, il mese piu acconcio a 
poter farne il pagamento, di questo mese incominciarono le indizioni, 
quantunque nella curia romana fossc diverso lo stile, principiando appresso 
quella dalla rinnovazione deiranno la nuova indizione. Piaccia a chi legge 
che qui si rechino le parole stesse degli Statuti: Incipit aulem iilulus 
indiclionis in Septembri, quia tunc fit uherlas frucluum, unde potesl 
solvi Iributum, Hoc politis debet inlelligi extra Romanam Curiam; quia 
amius Domini et Indiciio Romana Curia in guolibet feslo Nalivitatis 
Domini renovdbitur. 

(*) I nomi sovresposti sono di eminenti personaggi, appartenenti qua8i 
tutti a nobili o cospicue famiglie comasche e del contado. Giacomo Rusca, 
oltre che anziano di Como, come sopra si dice, fu anche podesta di 
Novara nel 1281 e 1282, come rilevasi dagli statuti di quella citta. Di 



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IN ODIO Al TORRIANI 109 



In primis statuerunt et ordinaverunt etc. 

Item statuerunt et ordinaverunt et flrmaverunt simille ordina- 
mentum in omnibus et per ommia quod factum est in anno cur- 
renti Mgclxxvij. xx mensis decembris. Et publicatum in anno 
currenti Mcclxxviij super bayla et potestate et provisione per 
dominum Episcopum Cumarum. Quod statutum incipit: Hem licet 
domintis Johanes Dei gralia Cumanus Episcopus qui ad refor^ 
macionem et bonum statum Civitatis Cumarum et eius episco-- 
patus ad laudem Dei etc, etc. 



E coutinua ripetendo, sillaba per sillaba, quanto da noi 
sopra fu gik riferito intorno alla piena liberti data al vescovo 
di emendare, correggere, aggiungere e diminuire negli statuti 
nostri quanto a lui piacesse e credesse necessario. 

Ma ritorniamo oramai ai carcerati dei Baradello. 

Napoieone Torriano, entro la gabbia cangio d' aspetto, 
vivendo una miserabile vita, senza cultura nella persona e 
afflittissimo d'animo, dai capelli e dalla barba aveva coperta 
la faccia, gli si erano inlbssati gli ocehi, le unghie, siccome a 
bestia, cresciute; sozzo e squallido nell' abito, e tale che solo 
dalla vista, piu che compassione, metteva spavento. Consunto 
dairinedia, mori il 16agosto dell'anno 1278, dopo quasi 19 mesi 
di prigionia, e il suo cadavere, strascinato pei piedi, fu inter- 
rato nel bosco dei castello, nella localiti delta di S. Martino 



Enrico Avvocato e Arialdo Laglio si 6 gia detto i n una nota precedente. 
Delfino Lavizzari e Fraacesco suo padre, coa alcuni altri qui sopra men- 
zionati, morirono nel 1295, in un combattimento avvenuto in quattro 
luoghi della citta fra le due fazioni ncmiche. Filippo era figlio di quel 
Stefano da Vico-mercato che nel 1295, essendo capitano dei popolo in 
Conio per Matteo Visconti, signore della citt^, tento sedarc un tumulto 
nato fra le diverse fazioni per ispirito di partito, facendo chiudere la 
porta di S. Lorenzo, la quale conduceva al vicino sobborgo di S. Giuliano, 
detto allora dei Pofnario; ma resistendo quei borghigiani, si venne a 
battaglia tra loro ed i cittadini, per cui molti deir una e deir altra parte 
furono esiliatl. Le famiglie poi dei Lucini, dei Lambertenghi, dei Del-Pero, 
dei Castelli e dei De-Orchi furono in ogni tempo benemerite della citta di 
Como, e contano personaggi che si distinsero tanto nelle magistrature 
quanto nelle scienze e nelle lettere. 

Periodico SocietX Storica Combnsb (Vol. XIII). 9 



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J 10 STATUTI COMASCHI 



alla Selvetta, dalla vicina chiesa erettavi poi dai Padri di S. Do- 
menico, ed ora distrutta, a trecento metri circa in basso dalla 
rocca del Baradello; forse - soggiunge Tristano Calco - perche 
non ancora assolto dalla scomunica pontiflcia contro di lui lan- 
ciata. Ma altri, esplorata meglio la cosa - continua lo storico 
milanese - dicono avesse lasciato per testamento che, vestito 
deir abito dei frati di S. Francesco, venisse seppellito nella loro 
chiesa fuori delle mura della citta di Como; se non che, per 
comando del vescovo Giovanni Avvocato, in quella vece sepolto 
nella cappella di S. Nicolo, attigua alla rocca del Baradello, il 
suo cadavere ancor due anni dopo destava la pubblica ammira- 
zione per V intonsa capigliatura e per la prolissit4 della barba (*). 

In questo modo flni un potentissimo signore; e si puo 
aflfermare che con lui flnisse la potenza di sua famiglia, che 
in Lombardia teneva il principato della parte guelfa. Dei Tor- 
riani, che con Napoleone erano prigionieri nel Castello Bara- 
dello, Carnevario, Salvino e Lombardo morirono poscia consunti 
dall'inedia, Guido fu lasciato fuggire nelPottobre del 1283, 
Mosca ed Errecco furono liberati da Luteriolo Rusca, quando 
si vide contro Simone da Locarno e Matteo Visconti coUegati 
a^ suoi danni. 

Ma per quanto fosse cessata Ia potenza di questa famiglia, 
non fu si presto spento Podio dei Ghibellini contro di essa, e 
ancora ai 29 di gennaio del 1279 abbiamo un'altra pubblicazione 
di statuti in cui si proibisce ai cittadini comaschi di favorire 
in qualsiasi modo i Della Torre e loro aderenti (leggasi Vitani) 
sotto pena del conflne e d'altre gravissime in arbitrio dei 
magistrati; e ci6 risulta dalla seguente carta; 



(<).... Ac de carcere pedibiis iraclum, more silvestris belluce sine 
tillo honore in proximo nemore, quia nondum fortasse expiatus a Pon- 
tificio interdicto fuerat, sepultum. Alij, quibus explorala magis res fuisse 
iHdelur, tradunt, eum testamento mandasse, ut indutus habilu Fratrum 
D, Francisci in eorum templo sepeliretur: sed iubente Joanne Episcopo 
ComensCy humatum esse inpropinqua arci rediculat cui S. Nicolai tilulus 
nunc quoqu£ manet; et illum biennium intonsum prolixilale barbce 
venerandum fuisse. Tristano , Calco, pagg. 376-77. 



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IN ODIO Al TORRIANI 111 



MccLXXViiiJ. Die dominico tercio exeunt6 Januario (^), 
Statutum et ordiuatum est per dominum Guillelmum de 
Sycherio (>) potestatem Gumarum et eius iudices et per infrasoriptos 
sapientes auctoritate Gonsilii generalis facti die veneris guiiito 
exeante Januario (3). Quod si aliqais Civitatis vel Episcopatus Guma- 
rum vel aliquis alius in Civitate et in Episcopatu Gumarum reperi- 
retur tractare vel tractasse, disisse vel dicere, facere vel fecisse, co- 
mittere vel comisisse vel de cetero tractabit faciet dicet vel comittet 
opere verbo vel facto palam vel privatim aliquid in favorem pre- 
diclorum Turrianorum et eorum complicum vel aliorum aliquo- 
rum inimicorum partis Rusconorum et Gomunis Gumarum vel 
contra honorem venerabilis patris domini lohanis Dei gratia Epi- 
scopi Gumarum, et contra honorem partis Rusconorum et statum 
eiusdem partis sive contra suprascriptum dominum potestatem et 
eius familiam. Et quod predictus dominus potestas habeat plenum 
arbitrium inquirendi per indicia et tormenta contra quamlibet 
personam que comisisset vel de cetero comitteret per indicia vel 
presumeret facere si quid predictorum et quamlibet ipsarum 
realiter et personaliter puniendi ad eius arbitrium et ponendi ad 
confines pro qualitate delicti non obstante aliquo statuto Gomunis 
de Gumis hinc retro facto quod obviaret vel quod posset impedire 
execucionem predictorum. 



(*) fe con grande meraviglia che ho dovuto leggere ia pubblicazioni 
di documenti, anehe recentissime, che neir assegnare la data, da alcuno 
si di ridentica interpretazione alle due espressioni affatto contrarie 
intrante ed exeunte; di modo che, se per esempio, nal documento sta 
scritto die tertio intrante ovvero die terlio exeunte januario, si segna 
senz*altro il 3 di gennaio, quasi fosse la stessa cosa V entrare e V uscire, 
il principiare e flnire di ua mese; mentre per Vexeunte il calcolo va fatto 
al rovescio, cio6 prendere le mosse daU* ultimo giorno del mese e discen- 
dere mau mano fino al giorno indicato nel documento. II giorno tre 
deir uscente gennaio, avendo questo mese 31 giorni, e senz* altro il 29 
(31-30-29); quiadi in tal giorno venivano pubblicati gli statuti. Si noti che 
ci6 ^ aU'evidenza dimostrato dalla data che immediatamente segue nella 
nostra pergamena: auctoritate consilii facti die quinto exeunte lanuario, 
Ora, interpretata anche questa data pel 5 di gennaio, si avrebbe il vero 
controsenso di pubblicare ai 3 di gennaio statuti per autorizzaziooe avutane 
dai Consiglio generale due giorni dopo, cio6 il 5 dello stesso mese. Mentre 
eorre ben diversa la cosa se, ottenutane Tautorizzazione ai 27 di gennaio 
(guinto exeunte) venivano poi pubblicati il 29 (tertio exeunte), Ci6 sia 
detto per giustiflcare la data sopra da me posta. 

O Costui e di casato milanese. Un suo antenato, di nome Lanterio 
(secondo Landolfo), mori sotto le mura di Como nel 1118 in un combatti- 
mento fra i Milanesi ed i Comaschi, con altri valenti suoi concittadini. 

O 27 di gennaio. (V. nota O- 



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112 STATUTI COMASCHI 



Item quod aligna persona Civitatis et Episcopatus Cumarum 
vel aliunde in Civitate Episcopatu Cumarum non audeat nec pre- 
sumat dicere vel tractare pcUam vel privatim de pace facienda 
cumprediclis Turrianis et eorum 8equacibu8 et cum inimicis partis 
Rusconorum et Comunis Cumarum. Nec eliam clamare ad vocem 
pacem pacem. Et hoc sine speciali parabula domini Episcopi vel 
potestatis Cumarum, qui autem contrafecerit puniatur arbitrio 
dicti domini potestatis. Et predicta possit inquiri eo modo quo 
supra. Et quod ipse dominus potestas sit absolutus ab omnibus 
statutis et ordinamentis que contraria ioquerentur. 

Fomaxiu8 Advocatus. 

Addam de Cantono. 

Lucus de Lucino. 

Tutti questi statuti o variazioni de' singoli capitoli di essi 
furono trascritti in cinque liste pergamenacee, insieme cucite, 
dai notaio Giacomolo de' Maccio per ordine di Baldassare 
Biraghi podesti di Como, che 11 pubblico nel giorno di mar- 
tedi 15 giugno del 1288, come dalla seguente chiusa: 

(Segno del tabel lionato). Ego lacomolus de Macio Notarius 
Cumarum filius quodam Abondii de Macio de Cumis suprascripta 
omnia statuta seu capitula statutorum Comunis de Cumis in hiis 
quinque listis simul sutis conscripta de corpore statutorum seu capi- 
tularis statutorum Comunis Cumarum precepto domini Baldesari de 
Birago (i) potestatis Comunis Cumarum extrassi et scripsi, et sicut in 
eis continebatur ita in istis legitur nichil addito» vel diminuto quod 
mutet sensum vel variet intellectum preter litteras vel sillabas plus 
minusve. Qui dominus potestas ex auctoritate quam habet predicta 
omnia et singula statuta publicavit et statuit ea valere in iudicio et 
extra ubique terrarum sicut statuta que statuta scripta sunt in capitu- 
laribus statutorum Comunis Cumarum. Et predicta omnia precepit 
et statuit et publicavit anno currenti Mcclxxxviij die Martis quin- 
todecimo intrante junio indictione prima presentibus ad hec pro 
testibus dominis Honrico de Olzate et Bertaro de Zezio («) iurispe- 



(*) Nobilc casato milanese. I Biraghi, come abbiamo veduto, coi Casti- 
glioni, di parte ghibellina, nel 1276 aiutarono i Rusconi a cacciare i Vitani 
da Como. 

(2) Olrico de Olzate, nel 3 aprile del 1286, era giudice e console 
airinsegna del Bue; fu, con altri della citta, nel conchludere la pace coi 
Milancsi; il trattato relativo e riportato dai Rovelli (parte II, pag. 387). 
Bertaro Zezi o di Zezio fu di quelli che osteggiarono nel 1282 il vescovo 
Giovanni degli Avvocati e lo costrinsero ad esulare; fu console di giu- 
stizia nel 1287. 



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IN ODIO Al TORRIANI 113 



ritis et Laurenzolo de InterortuUis (*) notario omnibus civibus 
Curaanis. 

In Civitate Cumarum in hospicio predicti domini potestatis (2). 

E qui il mio compito sarebbe flnito; se non che, esistendo 
neirarchivio Belgioioso altra pergamena del 1303, che con- 
tiene l'atto di nomina per parte del Comune di Como di Mar- 
tino Torriano a capitano generale e podestA della cittA, alla 
chiara intelligcnza di questo documento, eh' io dar6 per disteso, 
6 necessario per sommi capi narrare le lotte che nuovamente 
furono in Como tra i vincitori Rusconi e i vinti Vitani. 

Posto in seggio il Visconti e posate le armi, pensarono i 
Comaschi ad eseguire un decreto gik approvato nel 1240, il 
quale portava che la citta e la provincia si dividessero in 



(*) Lorenzolo Interortoli, oriundo di Treviso, interveane conie testi- 
monio aU'atto di procura delegata dai ConsigUo della Credenza 11 21 mar- 
zo 1282, al tubatore Arrigotlo, per contrarre alleanza offensiva e difensiva 
con Guglielmo marchese di Monferrato; essendo pol nel 1296 Pasio Briosco 
capitano del popolo ed Ubertino Visconti podesta, V Interortoli riordinb, 
dice Benedetto Giovio, con Luteriolo Rusca, gli statuti comunali sparsi in 
piii volumi. 

(2) Non sara fuori di proposito qui un cenno sui diversi eodici degli 
statuti comaschi tuttora esistenti. - Degli antichi vi son due eodici mem- 
branacei. l/uno, che comprende gli ordinamenti, i n parte di niiovo com- 
piiati e in parte riformati nel 1281, oltre le carle di debilo del comune, 
le consueludini approvale e da osservarsi, ecc, 6 aU'Ambrosiana; Taltro, 
riordinato nel 1295 dai podesta Ubertino Visconti e pubblicato dai Ceruti, 
6 neU'Arcbivio di CittA, trasportato ora nella Biblioteca comunalo. Nell'Ar- 
ehivio di Citta sonvi pure due volumi manoscritti, assai ben conservati e 
coUe iniziali dipinta e miniate, che coniprendono gli statuti emanati da 
Azzone Visconti nel 1335. Seguono le riforme introdotte negli statuti di 
Azzone da Francesco Sforza nel 1458, altre del 1481, e ttnalmente quelle 
fatte sullo scorcio del secolo XVI, eh' ebbero vigore flno al 1806. Degli 
statuti sforzeschi ne esistono parecchie copie in vendita, poich^ casual- 
mente, or sono alcuni anni, mi cadeva sott'occhio un catalogo a stampa 
che tutt'ora conservo, della tipogratla e libreria Corbetta di Monza, colle 
seguenti indicazioni: 

< N. 35 Como, Statuta Comensia, compilazione sforzesca del 1458 >. Ma- 
noscritto cartaceo ben conservato di 206 fogli numerati posteriormente, 
del secolo XV seconda metd, in-fol. inedito. 

Principia colla lettera di conferma di Francesco Sfurza deiranno 1458, 



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114 STATUTI COMASCHl 



quattro quartieri, secondo il numero delle porte della cittA, le 
quali eraiio quattro, e che con ciascuna porta si descrivesse 
la suaporzione di provincia. E ci6 lu eseguito nel 1279, £Ssendo 
podesti di Como Guglielmo Sicheri, quello stesso che in tal 
anno aveva pubblicati gli statuti contro i Torriani e loro 
fazione sopra da noi accennati. Poi altri provvedimenti fecero 
quietare alquanto gli animi; ma sorto il febbraio del 1282, i 
Vitani ed i Rusconi strinsero nuovamente la spada. II vescovo 
Giovanni Avvocato, rimasto fedele ad Ottone Visconti, e insieme 
con lui questa volta cospirando i capi della fazione popolare 
o vitana, si trov6 esposto agli insulti di Loterio Rusca e di 
Simone da Locarno, i quali, contro il parere del Visconti, 
volevano a capitano di Como scieglier Guglielmo marchese 
del Monferrato. Vinsero i Rusconi, il vescovo fu necessitato 
salvarsi coUa fuga; ne ando in flamme il suo palazzo. II mar- 
chese di Monferrato fu per dieci anni eletto capitano generale (*). 



indi, preceduti daile relative rubriche, gli Statuti: Ordinis judiciarii cau- 
sarum civilium, fol. 2 a 24 - Offlcii potesiatis, fol. 25 a 46 - Offlcii male- 
ficiorum, fol. 47 a 107 - Causarum civilium, fol. 109 a 197 - e con questo 
termina il codice antico. 

^ aggiunto, in carattere posteriore della fine dello stesso secolo, lo 
statuto CoUegii Notariorum, fol. 199 a 205; in fine 6 aggiunta la nota della 
pubblicazione di questi statuti, fatta nel 1462. Ha note marginali della fine 
del XV secolo, e recenti del secolo XVII (L. 80). 

< 36. Statuta Comensia del 1458 ». Manoscritto cartaceo, di 665 fogli 
numerati della fioe del secolo XVII, ben scritto e conservato, con molte 
note in margine; porta il titolo: Statuta Comensia in quinque partes, 
dempto Yictualium altero, postremo redacta, annotationibus cxomata 
veterique addito indice locupletata. Accessere trium Plebium a Civitaie 
sepnratio, ludicis salarii in singulas earum Terras dislributio. Peculiaria 
ad hoc Tribunal Senatus consulla, Rescriptorumque ad amplissimo 
ditionis huius ordine concedi solitorum methodus, cancellarice Ritus 
ExcelL Senattcs Mediolani, Opus los. A. Cossonij 1691, in fol. (L. 50). 

€ 37. Statuta Comensia del 1458 >. Manoscritto cartaceo della fine del se- 
colo XVI, con indice, note marginali e aggiurite posteriori al secolo XVII, fogli 
non numerati, mal conservato, manca di qualche foglio. Un vol. in-fol. (L. 20). 

« 38. Statuta Coinensia del 1458 ». Manoscritto cartaceo recente; con- 
tiene la sola parte de causis civilibus con indicazione alfab., in fol. (L. 5). 
Anche neU'archivio del Collegio degli ingegneri di Como esiste una copia 
degli Statuti del 1458, trascrizione del secolo XVni. 

(*) Tristano Cvlco: pag. 377. 



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IN ODIO Al TORRIANI 1 15 



Poco dopo, per6, sorta inimicizia tra il Rusca e il Locarnese, il 
quale voleva che si cacciasse dalla citlA il marchese scelto con 
tanta solennitA capitano di Como, Simone, combattuto, dovette 
sloggiare dalla citti e riporre le sue speranze nel Visconti ne- 
mico al marchese. II Rusca allora, dubitando della propria salute, 
piegossi a liberare dalle gabbie del Baradello Guido, Mosca ed 
Errecco Torriani, i quali due ultimi, introdotti nel consiglio della 
cittA, resero solenni grazie ai loro liberatori, e giurarono inimi- 
cizia perpetua al Visconti ed al vescovo Giovanni Avvocato (*). 
Uscito in campo P esercito comasco nel marzo del 1285, 
guidato da Gottifredo Torriani, espugn6 Castelseprio, succes- 
sero altre zuffe, ma non vi fu fazione degna di memoria («); 
flnchfe proposta la pace, fu stipulata Tanno vegnente suUa 
pubblica via della landa fra Lomazzo e Rovello (3). Si concesse 
al vescovo Giovanni il ritorno in patria, ma egli stette per 
altri sei anni lontano dalla Cittd. La famiglia Della Torre si 
rifuggi ad Aquileja presso il patriarca Raimondo, ed essendo il 
marchese di Monferrato dispiaciuto, fu spinto al di 14 del Ticino, 
dove cadde in potere degli Astigiani suoi nemici (*). Nel frat- 
tempo mori Luterio Rusca, ed il suo figlio Pietro, ancor giovi- 
netto, non essendo capace di tenere con eguale fermezza le redini 
del governo, Como fu teatro di nuove discordie e di sangui- 
nose lotte che scoppiarono nel penultimo giorno dell'anno 1291. 
Fu chiamato arbitro Matteo Visconti, successo nel capitanato 
di Milano a suo zio Ottone; ed egli, resosi padrone della Citt4, 
pronunci6 pace tra i Vitani ed i Rusconi, ed elesse a podesti 
Ottolino Burro sua creatura (5). Dopo pochi mesi le due fa- 
zioni si azzuffarono in mezzo alla Citt4 con ispargimento di 
sangue, e questa volta tocc6 ai Rusconi a fuggire e a ripa- 



(*) Tristano Calco: pagg. 380-381. 
(«) ID., pagg. 381-82. 
(3) ID., pag. 384. 
(*) ID., pagg. 392-93. 
{») ID, pag. 395. 



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116 STATUTI COMASCHI 



rarsi a Villa suU'Adda (*). Matteo venne a Corao con buon 
nerbo di truppe e fecesi riconfermare capitano ; cacci6 il po- 
desti nominato dai Vitani e diede quella carica a ud suo fra- 
tello uterino Ubertino Visconti, il quale paciflco alquanto gli 
animi esasperati e fu operatore che si raccogliessero gli statuti 
comunali in un libro. La potenza del Visconti, per6, riusciva 
grave, e gii si manifestavano in Como semi di discordia, che 
potevano fruttare la sua rovina. Matteo, a preraunirsene, us6 il 
tradimento, e invitati a s6 con amichevoli parole 25 cittadini 
dei principali, mandolli a Milano in ostaggio. Ma la parte guelfa, 
cresciuta in molta potenza per nuovi fautori, gli suscit6 contro 
una grande terapesta, per cui nell'anno 1302 dovette lasciar 
Milano ai Torriani, che furono richiamati da Aquileja (*); questo 
accidente infuse nuovi spiriti alla fazione popolare di Corao. 
I nobili furono nuovaraente banditi, e con loro anche il vescovo 
Leone dei Lambertenghi succeduto a Giovanni Avvocato. Matteo, 
nel 1303, tent6 la riscossa, e da Bellinzona e Lugano raarci6 
contro Como, accompagnato dai vescovo; ma i suoi furono 
sconquassati con orribile flagello e fattine prigioni piu di mille. 
Matteo e il vescovo trovarono scampo coUa fuga (3). Sedeva 
allora podestA di Como Martino Torriani. In seguito la fortuna 
di Matteo in Lombardia fu restaurata dai nuovo imperatore 
germanico Arrigo di Lucemburgo, che si apprestava a scendere 
in Italia per paciflcare Guelfle Ghibellini, Plebei e Nobili, Tor- 
riani e Visconti, Vitani e Rusconi. 

Esposte cosl in breve le cose, vediamo ora il documento 
con cui Martino Torriano viene nominato capitano generale e 
podestA di Como: 

In nomina Domini. Anno a Nativitate eiusdem millesimo tre- 
centesimo tercio die mercurii vigesimo mensis februarii, indictione 
prima. In palacio novo hospicii regiminis Cumarum. In presencia 



(«) Tristano Calco: pagg. 395-96-97. 
(«) ID., pagg. 410-11. 
(3) ID., pag. 416. 



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IN ODIO Al TORRIANI 117 



snbsoriptorum testium domini Johanes Baliaca Abbas Bertarus 
Adyocatus Philippus de Lucino Grecus de Sancto Fidele Fomasius 
de Piro Petrus de Quadrio Paganus Fica Dalfa Oldradus Mulinarius 
Fica Guilelmus Grecus Nioola de Ripa de Bellasio Nicola Grecus 
Turco de Fontanela Otto Yacca Marchisius de Batassio Mandrus 
LaTizarius Michael Pigfozus Martinus Lavizarius Barius de Castello 
Mussus Mulacria Martinus de Santo Benedicto Maffeus Galleus 
ProYinus Cumnaso lohanes de Puteo Nasonus de Fontanela Bel- 
lolus Lambertengus Bellolus de Interligna Petrus Lambertengus 
et Bertramus Brocus Cives Cumarum ex bayla et auctoritate eis 
data et concessa per provisionem hodie factam per sapientes pro- 
visionum Cumarum nomine et pro Comuni Cumarum fecerunt et 
constituerunt et ordinaverunt et faciunt et ordinant ipsius Comunis 
Cumarum sindicum Jacomolum de Turri civem Cumarum ad ac- 
cedendum ad presenciam nobilis et magniflci viri Domini Martini 
de la Turre de Mediolano et denunciandum ei quod est electus in 
Capitaneum partis Vitanorum et partis Ecclesie nuper facte in 
Civitate Cumarum et hoc hinc ad diem ultimum regiminis nobilis 
viri domini Henrici de Meda Cumarum potestatis sub tenore quod 
per ipsam electionem regimen ipsius domini Henrici honori regi- 
minis et regimini ipsius domini Henrici non derogetur. Et etiam 
a die finiti regiminis ipsius domini Henrici in antea usque ad di- 
midium annum immediate cursurum electus est idem dominus 
Martinus in Capitaneum generalem Comunis Cumarum per preno- 
roinatos cives Cumarum ad habendum secum unum judicem et 
unum socium qui Miles appellatur ad offlcium dicti Capitaneatus 
et toto tempore ipsius Capitaneatus et aliam familiam honori suo 
congruentem et sex cabai los et . . . . offerendum et promittendum 
de auctoritate Comunis Cumarum eidem Capitaneo Martino per 
eius et dictorum judicis et militis et familie sue libras mille dena- 
riorum novorum in moneta Cumis currente pro dimidio anno et 
cetero tempore ipsum dimidium annum superante pro rata temporis 
ad respectum predicte quantitatis dicti salarii et ad obligandum 
proinde Comune Cumarum et omnia bona ipsius Comunis pignori 
predicto domino Martino mandantes predicto sindico omnes aciones 
et omnia alia et singula denuncianda promittenda obliganda ferenda 
et facienda que in predictis et eorum ocasione utilia et necessaria 
fuerint, et que facere possent predicti cives Cumarum commissa eis 
bayla si prosentes essent seu Comune Cumarum dantes et conce- 
dentes eidem sindico liberum et generale mandatum et liberam et 
generalem administrationem in premissis. Et promittentes sub obli- 
gacione omnium bonorum Comunis Cumarum michi Tomasolo La- 
vizario notario et cancellario Comunis Cumarum infrascripta tan- 
quam publice persone stipulanti et recipienti nomine predicti domini 



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118 STATUTI COMASCHI 



Martini se et Comune Gumarum quidquid predictus sindicus denun- 
ciaverit promiserit.obligaverit dixerit et fecerit auctoritate huius 
sindicatus ratum et flrroum perpetuis temporibus habitaros. 

Interfuerunt testes rogati Zaninus filius quondam domini Ca- 
stellani de Crescenzano ot Castellino de Stazona servitor Camere 
Gomunis Gumarum fllius quondam domini Attonis Gapitanei de 
Stazona et Oldegerius Glavarius similiter servitor Gamere su- 
prascripte filius quondam Petri Glavarii de Gumis omnes. 

(cum signo tabellionatus). Ego Fomaxolus Lavizarius notarius 
Gancellarius Gomunis Gumarum fllius quondam ser Senni Lavizarii 
de Gumis hoc instrumentum procure et sindicatus condidi et scribi 
rog. et me subscripsi. 

(cum signo tabellionatus). Ego Nicolaus de Gurte publicus 
Notarius Gumarum fllius quondam ser Fomasii de Gurte de Gumis 
hoc instrumentum sindicatus ut supra rogatu suprascripti Fomas- 
soli Lavizarii Notarii Gancellarii Gomunis Gumarum subscripsi. 



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II. 

I BALBIANO 
CONTI DI CHIAVENNA 



(DairArchivio del principe Belgioioso). 

Copia di alcune aatiche investiture feudali dei duchi di 
Milano, coUe quali fu conferito il contado di Chiavenna e sue 
pertinenze alla nobile famiglia di Balbiano, estratta con tutte 
le usate solennitd dai pubblico notaio di Milano Benedetto da 
Castiglione, colla facolti concessa dagli spettabili ed egregi 
signori Francesco della Croce e Simone della Motta Consoli 
di giustizia di Milano. 

Alla retta intelligenza delle seguenti carte h duopo pre- 
raettere che la duchessa Caterina Visconti, madre, tutrice e 
curatrice de' propri flgli Giovanni Maria e Filippo Maria, aveva 
venduto, come meglio conveniva al suo interesse, fln dai 1403, 
la Valle di Chiavenna a Baldassare Balbiano, flglio di Galeotto, 
capitano comandante della cittadella di porta Vercellina i n 
Milano. La vendita erasi fatta con istromento del 23 d'aprile 
di detto anno, stipulato dai notaio milanese Giannolo di Be- 
succio, per il prezzo di seimila florini (*); e comprendeva il 



(•) Caterina Visconti, dopo la morte del marito Gian Galeazzo, avendo 
trovato esausto il pubblico erario, aveva dovuto ricorrere a inolti privati 
per un prestito di oltre centocinquantamila fiorini, somma per quei tempi 
assai raguardevole e non tanto facile a trovarsi. Cedette adunque a diversi, 



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120 I RALBIANO 



borgo di Chiavenna coU'intera sua pieve, la pieve di Samolaco, 
il borgo di Piuro e la valle di S. Giacorao con tutte le loro 
pertinenze, compresavi la rocca e tutti i fortilizt esistenti 
nel borgo di Chiavenna e la torre di Olonio Superiore, la giu- 
risdizione col misto e mero imperio, con tutte le regalie, di- 
ritti ed onoranze che erano di assoluto dorainio della famiglia 
ducale dei Visconti. Lo stesso Baldassare, che nel 1403 dimo- 
rava in Milano, con procura del 30 aprile, rogata dai notaio 
Gaspare de Medici di Novate, costitul in suoi procuratori, ad 
oggetto di prendere possesso del contado di Chiavenna, il giu- 



a titolo di pegno, molti paesi del Ducato, e cio per supplire alle spese 
ingenti delle esequi6 sfarzosissime celebrate al defunto consorte e man- 
tenere in pieno assetto di guerra una potente armata per ridurre al dovere 
raolte citta ribelli, che proflttaado della morte del duca suo marito, vol- 
lero scuotere il giogo dei Milanesi e dei Visconti. Fra queste ultime fU 
anclie la nostra Conio ; male le incolse per5, per le maledettissime discordie 
insorte fra i cittadiai, attizzate dalle rivali fazioni dei Rusconi e dei Vi- 
tani, mirante ciascuna ad avere il primato nella ciiiA e nel territorio. La 
duchessa reggente, in fatti, mand6 contro i Comaschi due prodi e feroci 
capitani, Pandolfo Malatesta e Jacopo dai Verme, che un po' per forza, un 
po' per tradimento, si impossessarono di Como, la saccheggiarono e la 
rovinarono in molta parte. La duchessa, in un suo manifesto al popolo, 
del 15 novembre 1403, annuncia, con parole di gioia, La vittoria de' suoi 
due capitani e il ricupero allo Stato della citt4 di Como (Codice diplo- 
maiico milanese, vol. I, pag. 381). Fu durante queste vicissitudini che 
vendette Chiavenna e la sua Valle ai Balbiani, come gi& aveva venduto. 
nel 1402, ai Mandelli di Como, che furono pol fatti conti, vari feudi nel 
Pavese per la somma di ottomila llorini ; e ci6 risulta dalla seguente carta 
che, con alcune altre riguardanti i Mandelli, si trova presso di me in 
originale: 

4 1402, 10 di Settembre. 
€ CATERINA DUCISSA Mediolaui etc. Papie Anglerieque Comitissa et 
« Bononie Pisar um Senaruni et Perusij domina. Quia propter grandes expensas 
« nobis occursas post obitum quondam recolende memorie lllustrissimi 
« principiset exeellentissinii doinini domini Consortis nostri, et tum pro sol- 
« vendo stipendiarijs nostris oportuit Nos multas recuperare pecuniarum 
« quantitates florenorum centumquinquagiuta milia summa et ultra ascen- 
« dentes de quibus Egregius miles dominus Otto de Mandello dilectus 
« noster ttorenos octomilia solvit et exbursavit. Omnibus raodo iure via 
4 forma et causa quibus melius possimus, ac intervenientibus solepnita- 
« tibus tam juris quam facti quibuscumque harum serie et ex certa scientia 
« damus et tradimus dicto domino Ottoni presenti stipulanti et recipienti 
< pro se et suis heredibus, et in eum transferimus pro repoti dictorum 



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CONTI DI CHIAVENNA 121 



reconsulto Alberto de Secchi e Antonio di Losia di Varese, i 
quali, poco stante, portaronsi a Chiavenna per dare esecuzione 
al mandato di cui erano stati dai Balbiano onorati. 

Ma fin qui era una semplice investitura di Chiavenna, di 
Val S. Giacomo, Samolaco, Olonio Superiore e loro adiacenze, 
fatta da Caterina a titolo di pegno pei seimila fiorini sborsati 
da Baldassare Balbiano e col diritto di ricupero del pegno in 
caso di eseguito pagamento, simile alla concessione fatta ad 
Ottone Mandelli in nota da me riportata. La vcra investitura 
del feudo, eretto in contado pei Balbiano, non la conferma, 



4 florenorum octoniilia caslrum et terram Peceti papiensis diocesis cum 
« omnibus aquis aqueductibus et juribus aquarum comunantijs decimis et 
4 juribus decimarum ac omnibus et singulis jurisdictionibus, honorantijs, 
« honoribus datijs gabelUs maro misto imperio et gladij potestat^, nec non 
« cum omnibus actionibus et rationibus dictis castro et terre Peceti .... 
« nobis pro ipsis spectantibus et pertinentibus. Ita et taliter quod dictus 
« dominus Otto et sui heredes uti ferri et gaudere possint possessione 

« dicti castri ac terre ac fructi datijs gabelis et proventibus ipsorum 

« castri et terre absque aliqua contraditione alicuius persone prout et 
« quemadmodum prefatus quondam dominus Consors Noster et Nos potera 
« . . , . translationem, ponentes eundein in nostrum proprium locum jus et 
« statum, facientes eum procuratorem in rem suam propriam. Promitten- 
« tesque ipsum dominum Ottonem heredesque suos in possessione dictorum 
<t castri et terre ac pertinentiarum, manutenere et defendere a quacumque 

* persona comuni collegio et universitate sub obligatione et ypotecha 
« omnium bonorum nostrorum presentium et futurorum. Cum hac tamen 
« conditione et pacto quod quociescumque eidem domino Ottoni sive ejus 
« heredibus dari fecerimus dictos florenos octomilia, idem dominus Otto 
« sive heredes ejus dictum caslrum et terram nobis dari facient ac paritcr 
« relassari, cum predictis omnibus pertiuentijs suis et juribus. Promittimus 
« insuper quod si adveniente casu guerre, quod dcus avertat, ipse dominus 
« otto sive ^us heredes facerent aliquas expensas pro reparatione et 
« fortificatione dicti castri, de quibus tamen expensis tlendis prius nobis 
« seu otfitialibus nostris ad quos spectaverit, notitiam facere teneatur, 
o faciemus eo casu omnes expensas proinde factas eidem domino Ottoni 
< integraliter resarciri. Mandantes universis et singulis otfitialibus nostris 
« ad quos spectat sive spectare possit quatenus has nostras lit^ras obser- 

♦ vent, et faciant inviolabiliter observari. In quorum testimonium presentes 
« ticri jussimus, ac nostrl sigilli apensione muniri ». 

< Datum Mediolani die decimo Septembris Mcccc secundo undecima 
« inditione ». 

4 Chodorus >. 



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122 I BALBIANO 



avvenne qualche anno piu tardi, e ciofe agli 8 di febbraio 
del 1406, per parte di Giovanni Maria Visconti, nella persona 
di Antonio flglio di Baldassare Balbiano, come dalla seguente 
carta, affatto ignorata dai Crollalanza: 

Ill.mufl princeps et Eicell.™»» Dnus Dnus lohannes Maria Anglus 
Vicecomes dux Mediolani etc. felicissime nunquam delende memo- 
rieque 111.°^ principis et excell.°^ dni dni Johannis Galeaz Vice- 
comitis olim ducis Mediolani, etc., natus habitans • . . . in eius . • . 
curia nunpupata curia Arenghi dominationis Mediolani constructa 

i n porta romana in parochia S J Johannis ad Fontes, etc de- 

liberatione prehabita cum magniflcis spactabilibus et egregis ac 
sapientibus Gubernatoribus et Gonsiliarijs suis in eorumque pre- 
sentia nec non in presentia magniflci Comitis dni Guidonis de Ga- 
leatijs de Senis honorabilis potestatis Civitatis et Dacatus Medio- 
lani.... etiam vigore privilegiorum que habet a serenissima et 
regia romanorum Majestate .... Burgum Clavenne cum Castro et 
Valle eiasque districtum et diocesim cum omnibus et singulis 
antedicto Burgo eiusque Jurisdictioni pertinentibus yillis oppidis 
castris terris aquis aqueductibus aquarumque decarsijs juribus 
jurisdictionibus regalibus mero et misto imperio ac jurium rega- 
lium ac cum locis seu Comunibus infrascriptis videlicet Comune 
Plurij et Villarum Comune seu loco de Bede Comune Vallis 
S.cti Jacobi cum tota Valle Comune de Prata Comune de Mexe 
Comune de Gordona Comune de Semolago et Valle de Bodengo 
castro Mezolle Comune de Lezeno superiori etiam cum locis in- 
frfiscriptis loco de Novate, castro de Lezeno cum Valle Codaria 
turre de Dagio sive de Viila que omnia sunt de territorio et per- 
tinentijs Clavene cum omnibus suis juribus et pertinentijs tam per 
torram quam per aquam necnon turre sive castro de Olognio 
superiori (O cum pertinentijs suis tam per terram quam per aquam 
ac cum omnibus et singulis suprascriptis villis castris yallibus et 
premissis omnibus quoquovis modo ac prefato domino pro ipsis 
spectantibus et pertinentibus que sunt de pertinentijs et jurisdictiono 

ac territorio Clavene eregit instituit et creavit et creat in 

verum comitatum et ad veram comitatus dignitatem erexit subli- 

mavit illustravit et decoravit, etc cognoscens et considerans 

sincere dilectionis aflectum arduaque et prompta laboriosa fideli- 
tatis obsequia que vir spectabilis et egregius nobilisque Antonius 
de Balbiano de Varena fllius nobilis et egregij viri Baldesari tam 



(*) Dunque 11 borgo di Olonio divldevasi in Superiore ed laferiore. 



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CONTI DI CHIAVENNA 123 



felicissime memoriegue genitori suo quam prefato ill.^o et excell.™o 
dno dno duci hactenus et dietim impendit, attentaque ejus com- 
probata yirtute utque predictus Antonius libcriqu6 et descendentes 
tam maschulini sexus quam feminini videlicet feminin! 8exus ma- 
schulis deflcientibus eorumque descendentium descendente8que 
nati et nascituri ex linea maschulina a se legiptime et de legiptimo 
roatrimonio descendentes, ac in fidelitate et status bonorum et 
jurium predicti ill.™> et excell.™* dni dni liberorumque et descen- 
dentium suorum in ducatu successorum conservatione protinus se 
actualiter et indefesse habeant. ... deliberato animo deliberatio- 
neque prehabita cum magnificis spectabilibus et egregijs ac sa- 
pientibus de Consilio prefati dni ducis in eorumque presentia ac 

etiam presentia dni potestatis Mediolani dedit tradidit et con- 

cessit et dat tradit et concedit in feudum nobile et gentile seu 
honorabilis vel legale et nomine et jure feudi nobilis et gentilis 
seu honorabilis vel legalis quod naturam sapiat et effectum aviti 
et preaviti .... burgum predictum Claveno .... cum omnibus et 
singulis illis exemptionibus honorantijs nobilitatibus honoribus 
immunitatibus ac juribus regalium eisdem comitatui seu comitatus 
dignitati burgo terris et bonis nec non prefato dno duci in ipsis et 
super ipsis pertinentibus etc 



Vi 6 il patto espresso esimente 11 duca e i suoi successori 
dai prestare l'evizione e la restituzione del prezzo e dell'inte- 
resse. Fra i testimoni 6 nominato il magnifleo ed eccelso 
signore Gabriele Visconti figlio del fu duca Galeazzo. 

In seguito, avendo ricevuto il coute Antonio Balbiano non 
sappiamo quali altre terre in cambio, cedeva al duca Filippo 
Maria il contado di Chiavenna nel 1415. Con un decreto per6 
del 25 giugno 1434, che lo storico CroUalanza dice esser per- 
venuto in originale nelle sue mani, il duca Filippo Maria faceva 
un'altra conferraa del contado di Chiavenna a Giovanni Bal- 
biano flglio del conte Antonio, al di lui fratello Gabriele e 
allo zio Giorgio. Ma temendo Giovanni nel 1447, in cui, per la 
morte del duca, Milano e Como avevan proclamata Taurea 
repubblica, che i valligiani di Chiavenna per amore di liberta 
gli si opponessero, procacciossene con segreti raaneggi l' in- 
vestitura feudale da Federico III re dei Romaui, e s' impadroni 



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124 I BALBIANO 



per sorpresa del castello, intitolandosi conte di Chiavenna e 
di Piuro (*). 

Non appena il duca Francesco Sforza prese il possesso 
del ducato di Milano, in ricompensa delPattivissimo concorso 
prestatogli da Giovanni Balbiano, lo armo Cavaliere aurato. 
Quindi fu rinaovata V investitura del contado di Chiavenna dai 
duca sotto il giorno 21 di luglio del 1450, il cui tenore 6 pari 
a quello inserito nel suaccennato istromento, e lo fu nei conti 
Giovanni milite e Gabriele di Balbiano flgli del conte Antonio 
primo investito; ivi « reservatispro nobis ad eadem camera nostra 
logiamentis equorum gentium nostrorum armigerarum, gabella 
salis et datijs tam pedagij sive mercantie gualdorum et fer- 
raritie, que non propria dictorum locorum sed ad civitatem 
in qua generaliter incantantur spectant et pertinent que datia et 
gabella in terris et locis predictis possint et valeant exerceri ijs 
modo et forma quibus et prout exercentur de presenti, reservatis 
etiam datio vino forasterij, datio carnium, datio bladorum lacus 
et datio calcino, que datia sunt incorporata cum datijs civitatis 
Cumarum ». Questa nuova investitura e ristretta ai soli masehi, 
e vengono incaricati della osservanza di quanto 6 stabilito in 
essa il Podesti, il Referendario, il Capitano del lago e tutti 
gli altri offlciali di Como. 

Dessa 6 ignorata dai Crollalanza, il qualeairincontro pos- 
sedeva due pergamene, Tuna anteriore e l' altra posteriore a 
questa investitura. La prima, in data 22 giugno 1450, 6 l'atto 
col quale il conte Gabriele Balbiano, signore di Chiavenna, 
clegge in suo speciale procuratore il proprio fratello Giovanni, 
perch6 in di lui nome foccia omaggio di fedelti al duca di 
Milano c ne riceva l' investitura del contado di Chiavenna. 
L'altra, in data 12 agosto dello stesso anno, colla quale il 
medesimo conte Gabriele ratifica l' investitura fatta da Fran- 
cesco Sforza del contado di Chiavenna al conte Giovanni a favorc 



(«) Sprecher: Pallas Rtetica, libro III, pag. 95. - Crollalanza: Sloria 
di Chiavenna, ccc. 



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CONTI DI CHIAVENNA 125 



di ambedue i fratelli Balbiano; i quali documenti ci provano 
sempre pid che il dominio feudale della Valle Chiavenna rima- 
neva indiviso negli stessi fratelli, come dalla investitura da noi 
sopra riportata (*). 

Due anni dopo la morte di Galeazzo Maria Sforza, e pre- 
cisamente nel 1478, il contado di Chiavenna era tornato alla 
Camera ducale per cessione fattane dai conte Giovanni Bal- 
biano al duca Gian Galeazzo della sua met^, il quale, in con- 
traccambio,avevagli ceduto la investitura del luogo di Cilanegna 
in Lomellina contado di Pavia, e non, come scrive il Crolla- 
lanza, le terre di Carate, Giussano, S. Giovanni in Baradia, 
Molino, Tagliabo ed Agliate, ecc, in Brianza, le quali invece 
furono cedute al conte Angelo, flglio del conte Gabriele, per 
l'altra meta del feudo di Chiavenna. Ma il 27 novembre 1481 
lo stesso Giovan Galeazzo, col consentimento del proprio zio e 
tutore Ludovico, aveva di nuovo investito i conti Antonio ed 
Annibale, flgli del conte Giovanni Balbiano, del dominio feudale 
della Valle di Chiavenna, toltone il castello, che il duca volle 
a s6 riservato. Questo documento 6 appena ricordato dai Crol- 
lalanza, quindi non mi 6 possibile giudicare se gli sia perve- 
nuto in originale, o se abbia tolta la data dello stesso da altre 
carte ch'ebbe fra le mani. Fatto sta che 6 importantissimo per 
piii capi, e merita qui darne un disteso ragguaglio. L' inve- 
stitura, dunque, 6 similmente come sopra inserita e conferita 
dair 111.™° ed Eccell.™° Gio. Galeazzo Maria Sforza Visconti 
duca di Milano flglio del duca Galeazzo Maria, alli spettabili 



(*) Ci5 ^ provato anche dalle Ordinazioni (vol. ad annum i465, fol. 2 
tergo), ove h detto; « 9 genuaio, rufflcio di Provisione, ed aggiunti a 
richiesta di Sagramoro Visconti che domandava 500 fanti da mandarsi a 
Chiavenna per far fronte aUa vociferata invasione dei Teutonici, ha ordi- 
nato che si raccolgano con tutta la celeritd 200 fanti ben armati da spe- 
dirsi co\k; e ci6 per la riverenza ed amor flgliale che professano al duca 
e per la difesa di quelle parti, e ancora perche conosca: Magnificus comes 
lohannes et fraier de Balbiano hos cives res suas caripendere et paratos 
esse ad illorum defensionem pro singulari benevolentia, quam gerunt 
apud eos ». 

Periodico SocibtX Storica Comense (Vol. XIII). 10 



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126 I BALBIANO 



conti Antonio ed Annibale flgli del conte Giovanni di Balbiano, 
7ion solamente della met& giA prima a loro spettante (e questo 
6 quello che non 6 noto al CroUalanza), ma anche deW altra 
meta gia di ragione del conte Angelo figlio del conte Gabriele, e 
coU'autoritA e consenso delPeccelso signor Ludovico Maria Sforza 
Visconti duca di Bari, tutore ed amministratore e luogotenente 
generale dello stesso duca, e sotto la condizione che gP investiti 
debbano rinunziare a favore del medesimo duca alla investitura 
del luogo di Cilanegna in Lomellina contado di Pavia, dato in 
carabio ai detti fratelli conti Antonio ed Annibale dalla du- 
chessa Bona e dai predetto duca Gio. Galeazzo Maria in luogo 
del contado di Chiavenna, clic incamerarono subito dopo la 
niorte di Galeazzo Maria duca, rispettivo consorte e padre, 
narrandosi ivi che al conte Angelo per Valt7*a metadel feudo 
di Chiavenna fu conceduta la pieve di Agliate di gua dai 
Lambro. Nella dispositiva poi si dice (cio che e iraportantis- 
simo) che il duca segregava questo contado di Chiavenna come 
segue: « separavil segregavit exemit liberavit ac sepa^^at 
segregat eximit et liberal penitus et in totum predictam 
terram et vallem Clavene cum omnibus ejus territorio et homi- 
nibus juribus et pertinentijs ab omni mero et mixto imperio 
gladij potestate et omnimoda jurisdictione obedientia et respon- 
dentia Civitatis nostre Cumarum, et aliarum quarumcuraque 
civitatum terrarum vel locorum cui vel quibus iure comuni 
vel municipali seu alio quovis jure subesse diceretur vel re- 
periretur, ita ut de cetero terra et vallis pradicta cum dicto 
ejus territorio hominibus juribus et pertinentijs sit et esse 
dignoscatur unum corpus per se liberum exemptum et sepa- 
ratum ab omni jurisdictione potestate obedientia et respon-- 
dentia dicte Civitatis Cumai^m et ut supra ». 

L* investitura 6 in data del giorno di martedi 27 novem- 
brc 1481, indiziono 15% ed 6 ristretta ai disccndenti della lineu 
mascolina. Si eccettuano la rocca e i dazi segueuti : « Salvis 
tamen et reservatis pro ipso dno duce et eius camera arce et 
fortalicio terre seu burgi predicti, gabela salis et dacijs mar- 



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CONTI DI CHIAVENNA 127 



chancie gualdorum et ferraritie que non sunt propria predicte 
terre et vallis sed ad civitatern in qua generaliter incantantur 
spectant et pertinent ac ea exigi et exerceri debeant prout 
hactenus fleri consuevit ». ^ 

In questa investitura sono raenzionati i maestri delle en- 
trate ordinarie e straordinarie. Presenti per testimoni il magniflco 
signor Antonio Gazo, oratore del serenissimo signor Ferdinando 
d'Aragona re di Sicilia, gl'iHustri signori Filippo Maria Sforza 
Visconti e Costantino Sforza d'Aragona conte di Cotignola 
signore di Pesaro e capitano generale delle armi delP eccelsa 
repubblica di Fiorenza, consiglieri, e Bartolomeo Calco segre- 
tario del duca. 

I Balbiano perdettero il feudo di Chiavenna, e per sempre, 
sul principio del 1500 (*). 



(•) v. Crollalanza: Sforia di Chiavenna, pagg. 153-154, ed anche in 
una particolareggiata monografla dei Balbiano. 



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III. 

INONDAZIONl DEL LAGO DI COMO 

dai 1431 al 1765 
e provvedimenti presi per porvi riparo. 

(Archivio di Cittd) 



Lo dico subito: pubblicando questi documenti, che del 
resto riguardano, per ora, il solo periodo di tempo fra il 1431 
c il 1765, non 6 mia intenzione intraprendere qui uno studio 
storico-critico suUe inondazioni del lago di Como e sui mezzi 
piu adatti a porvi riparo; solamente intendo di fornire un 
manipolo di notizie, molte delle quali inedite, a colui che un 
tale argoraento volesse di nuovo piii ampiaraente trattare. 

Quanto alla parte storica, vi han gii, piu o raeno, contri- 
buito tutti i nostri cronicisti, occupandosi di alcune delle mas- 
sime piene del Lario, non che i signori can. Santo Pedraglio, 
iag; C. Scalini, prof. A. Bertolini, e piu degli altri largamente 
lo storico Maurizio Monti, nello scritto: Alcune singolarita 
storiche della cittA di Como e del suo territorio (in Almanacco 
per Tanno 1860, Franchi), ove passa in rassegna quasi tutte le 
escrescenze del lago dai 1431 al 1855 (*), e il signor Cencio 



(*) Do qui un elenco, per quanto possibile completo, delle inondazioni 
che ci rammenta la storia e la tradizione dai secolo XV in avanti, segoando B, 
tra parentesi, se indicate dallMng. G. Bruschetti; M, seda Maurizio Monti; 



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INONDAZIONI DEL LARIO 129 

Poggi, che ben merito delle storiche discipline co' suoi lavori: 
Le piene piu famose del Lago, in Curiosita Comasche (Como, 
1888, tipografla deWAraldo di F. Ambrosoli), e Le piene del 
Lario (in Almanacco Provinciale, per TOstinelli, 1889), stam- 
pato anche in opuscoletto a parte, basandosi principalmente 
sulla pubblicazione del Monti e suUe carte dell' Archivio di 
Citt4, di cui taluna in parte riproduce, facendola seguire da 
un elenco, che col titolo: Adda^ suoi spurghi, Hmozione degli 
edifizi pescherecci, concorso alle spese, trovasi manoscritto 
al principio di una cartella segnata Lago ed Adda N. %; 
elenco, a vero dire, per ci6 che spetta al tempo antico, troppo 
deficiente. 



p, se dai signor Ceacio Poggi, e Tintero nome se da altri. Faccio prece- 
dera sempre, ben inteso, le Iniziali o il nome di chi pel primo, in ordioe 
di tempo, registrb la notizia: 

Anno 1431, settembre (M., P.) - 1432 (Lettere ducali) - 1434, glugno 
(Lettere ducali, P.) - 1439, giugno (M.) - 1440 (Lettere ducali) - 1476-81- 
82-87 (Tatti, M., P.) - 1489 (M., P.) - 1502, 16 settembre massima piena 
(M., P.) - 1504 (B., P.) - 1508 (B., M., P.) - 1520, Tescrescenza maggiore fu 
ai 29 di agosto (B., M, P.) - 1541, settembre (Tatti, M., P.) - 1553, ottobre 
(M.. P.) - 1567, ottobre (Tatti, M., P.) - 1568 (M., P.) - 1569 (Archivio di 
Citt&) - 1570-80 (B., P.) - 1586, luglio (Archivio di Citt^) - 1588 (Archivio, 
B., P.) - 1596, marzo-aprile (Tatti, M., P.) - 1614, ottobre (M., P.) - 1617 (P., 
ma, per crrore, dovendosi invece leggere 1627) - 1627 (Roberto Rusca, B., 
P.) - 1643 (Quadrio, B., P.) - 1647 (B., P.) - 1649 (Quadrio, B.. P.) - 1673, 
29 giugno massima escrescenza; e rlcordata da due lapidi, Tuna ia via Volta, 
gid Porta Nuova, Taltra in via Unioae, gi^ Tre Monasteri. In quest'anno 
si ebbe anche uno straripamento del torrente Cosia; irruzioni del Cosia, 
riuscite funeste ai sobbborghi di Como, si ebbero pure negli anni 1646, 
1648, 1667 e nei successivi 1676 e 1679, come dai documenti che si fanno 
seguire (B., M., P.)- 1679, ottobre (M., P.) - 1680 (B., P.) - 1689 (M., P.) - 
1693 (B., P.) - 1703, 29 giugno massima piena (P.) - 1705 (P.) - 1710, agosto 
(M., P.) - 1714 (M., P.) - 1716 (B., P.) - 1746, maggio; 1747, settembre; 
1748, ottobre; 1749, maggio; 1750, luglio; la massima piena 6 queUa del- 
Tanno 1747, avutasi sulla flne del settembre (B., M., P.) - 1756 (B., P ) - 1792, 
la massima escrescenza si ebbe alla metd di giugno, secondo 11 Monti, 
e raggiunse metri 3.320 sullo zero deir idrometro ; al 6 di luglio, se- 
condo il Bruschetti, e raggiunse metri 3. 297. Le altezze sullo zero deir idro- 
metro di Como, secondo il Genio Civile, il B. e il M., le faccio seguire in fine 
nota (B., M., P.) - 1796, giugno; 1797, giugno (Gio. Battista Giovio, P.) 
- 1801, novembre (Giovio, B., M,, P.) - 1804, luglio (Giovio, M. P.) - 1807, di- 
cembre (Giovio, B., M., P.) - 1809, giugno (B. P.) - 1810, 28 maggio; 



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JBO 



INONDAZIONI DEL LARIO 



QuaQto alla parte scientifica^ 6 gran tempo che gli studt 
di eminenti ingegneri idraulici e gli sforzi dei vart governi suc- 
cedutisi in Lombardia, si rivolsero alla ricerca del miglior 
piano per liberare la cittJi di Como e i paesi del litorale dalle 
frequenti inondazioni cui vanno soggetti. E per veritA, se 
appeoa si degni di uno sguardo Ia sottoposta statistica, in cui 
non 6 tenuto calcolo delle minori escrescenze del Lario, ognuno 
si persuaderA ben presto che coloro i quali, una volta accintisi 
aironorevole impresa, hanno conlribuito o contribuiranno a 



questa data ^ ricordata da due iscrizioni poste ai flanchi della porta 
maggiore della cattedrale (Giovio, B., M., P.) - 1812, ottobre (B., P.) - 1816. 
agosto (Bm p.) - 1821, agosto (B., P.) - 1823. ottobre (B. P ) - 1826, lugUo (B., P.) 
- 1829, 21 settembre; questa data ^ ricordata da due iscrizioni poste ai fianchi 
deUa porta maggiore del duomo e in una terza posta in Vescovado (B., 
M., P.) - 1844, 1851, ottobre (Genio Civile, P.) - 1855, giugno (M., P.). Final- 
mente, per tacere delle altre minori escrescenze (1882-85-92^96) che furono 
in que8t*ultima met^ di secolo a mia ricordanza, noter6 le massime piene 
deU'ottobre 1868 e del settembre 1888. 

Dopo il 1790 le piene straordinarie del lago, trascurate le minori a 
metri 2.700, ebbero sullo zero deir idrometro le seguenti massime altezze: 









Secondo 
il E. Ufflcio 
Genio Civile 


Secondo 
r ingegnere 
O. Broschetti 


Secondo 
lo storico 
M. Monti 


Anno 


1792 - 


6 luglio 


metri 


— . — 


3.297 


3.320 




1801 - 


22 novembre 


» 


3.170 


3.173 


— 


. — 




1807 - 


2 dicembre 


» 


3.040 


3.049 


— 


. — 




1809 - 


10 giugno 


» 


2.760 


2.765 


— 


— 




1810 - 


29 maggio 


J» 


3.700 


3.700 


3 


700 




1812 - 


22 ottobre 


» 


2.860 


2.863 


— 


— 




1816 - 


2 agosto 


» 


3.220 


3.223 


— 


. — 




1821 - 


14 » 


» 


3.040 


3.045 


— 


. — 




1823 - 


18 ottobre 


» 


3.390 


3.393 


— 


— 




1826 - 


25 luglio 


» 


3.040 


3.048 


— 


. — 




1829- 


21 settembre 


» 


3.950 


3.950 


4 


000 




1844 - 


26 ottobre 


» 


2.870 


— . — 


— . 


— 




1851 - 


5 > 


» 


2.940 


— . — 


— . 


— 




1855 - 


18 giugno 


» 


3.560 


— . — 


3 


560 




1868 - 


6 ottobre 


» 


3.900 


— . — 


— . 


— 




1882- 


21 settembre 


> 


2.700 


— . — 


— . 


— 




1885 - 


29 i> 


» 


2.750 


— . — 


— . 


— 




1888- 


13 » 


» 


3.680 


— . — 


— . 


— 



Per farsi poi un' idea esatta del dominio delle acque del lago in piena 
sul piano della cilta, aggiunger6 qui che la soglia della porta maggiore 



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DAIX' ARCHIVIO DI CITTA 131 

condurla comunque sia ad uii felice terraine nel tempo piu 
breve possibile, non solo si resero e si renderanno benemeriti 
della presente generazione, ma possono esser certi di meritarsi 
anche gli encomt e le benedizioni dei posteri. Da principio si 
credette aver trovato la causa delle frequenti inondazioni nello 
strozzamento cui soggiaceva TAdda, ove esce dai lago presso 
al ponte di Lecco, costrutto da Azzone Visconti nel 1335, 
mentre gli antichi avevano il loro ponte a Brivio. 

II duca di Milano Filippo Maria, pregato dai Comaschi, vi 
allarg6 col lavoro di quasi due anni (1439-40) la foce troppo an- 
gusta, coll'aggiunta di due arcate a mano sinistra, per opera del 
nostro Pietro da Breggia ingegnere ducale, degli ingegneri Pietro 
di Castel S. Pietro, Giorgio da Pizzoleone e dei maestri Agostino 



del duomo 6 a metri 3. 250 sopra lo zero deU' idrometro secon Jo il Genio 
Civile; metri 3.224 secondo il Bruschetti; metri 3.300 secondo il Monti, e 
quindi in queste 18 inondazioni fu superata ben 7 volte, avvieinata 5. 

or incrementi giornalieri (o di 24 ore) i n tempo di escrescenza stanno 
d'ordinario nel limite di mm. 300 a 400, ma talvolta giungono fino a mm. 600 
a 800 e sorpassarono anche il metro nel 1673 sul linire del giugno (secondo 
i documenti, che si fanno seguire, in una soLa notte il lago crebbe sino a 
braccia 2 Vji vale a dire metri 1.500), raggiunsero il metro nel 1888, come 
dai seguente prospetto, tolto dalle annotazioni del Bruschetti per il 1812 
e il 182^, dalla tabella di Bernardo Durer, pubblicata nel Corriere del 
Lario per gli altri anni flno al 1868, e dalle indicazioni del Genio Civile, 
registrate tre volte al giorno di sel in vsei ore. per Tanno 1888: 



Anno 1812 - 21 ottobre . . 

» > - 22 > . . 

» 1829 - 15 settembre . 
» » - 16 » 

» 1844 - 24 ottobre . . 

» » - 25 » . . 
»1851-3 » 

j> > - 4 » . . 

i> 1855 - 16 giugno . . 

» > - 17 » . . 

» 1868-3 ottobre . . 

p » - 4 » . . 



830 
- 380 

540 
> 640 

410 
Facciamo ora seguire la diniostrazione dogli incrementi e decrementi 



Altezza Incremento 

sun* idrometro giornaliero 

di Como di 24 ore 

metri 2.260 > 

» 2.860 > ««n^. 600 



» 2.570 > 

» 3. 400 S 

» 2. 370 ' 

x> 2. 750 

* 2.330 
» 2 870 
» 2. 710 \ 

* .3.3.50 S 
» 2. 888 ) 

* 3.290 > 



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132 



INONDAZIONI DEL LARIO 



da Como e Giovanni da Laglio. Ma le escrescenze del lago si 
veriflcarono quasi colle stesse proporzioni di prima, e nel- 
Tanno 1476 e seguenti 1481-82-87-89 inond6 buona parte della 
cittA e raolte terre litorali. AUora si escogitarono altri piani 
per porvi riparo. E le operazioni suggerite dagli idraulici di 
tutti i tempi passati, ed in parte ben anche eseguite con 
sommo dispendio, senza un corrispondente effetto, o consiste- 



glornalieri verificatisi neir ioondazione del 1888, secondo i dati precisi del 
Genio Civile di Como : 

















Altezza 

sttir idrometro 

di Como 


Incremento 

giornaliero 

di 24 ore 


8 settembi*e 

9 * 








. ore 


12 
12 


metri 0.750 > 
p 0. 900 5 


mm. 150 


10 


» 








p 


12 


s> 1 900 


p 1000 


10 


» 








* 


18 


p 2. 120 1 
p 2.670/ 
p 2.820) 




U 


» 










6 


s> 920 


U 


» 










12 




U 


i> 










18 


p 3.000 \ 
p' 3. 400 [ 
p 3.550 ) 




12 


» 










6 


p 730 


12 


» 










12 




12 


» 








p 


18 


p 3.600 j 

P 3. 660 ;. 

p 3. 680 ) 




13 


» 








p 


6 


p 130 


13 


» 








p 


12 




13 


» . . . . » 


12 


p 3.680 


Decremento 

giornaliero 

di 24 ore 


13 


» 








» 


18 


* 3. 680 i 
p 3. 620 
p 3.590 ) 




14 


» 








>> 


6 


mm. 090 


14 


» 








p 


12 




14 


)> 








p 


18 


p 3. 540 J 

* 3. 460 [ 

* 3. 400 ) 




15 


» 








p 


6 


p 190 


15 


» 








p 


12 




15 


» 








» 


18 


p 3.330) 




16 


» 








» 


6 


» 3.250 S 


p 220 


16 


» 








p 


12 


p 3. 180 ) 




16 


» 








p 


18 


p 3. 170 ) 
p 3.040 \ 




17 


» 








p 


6 


p 190 


17 


» 








p 


12 


» 2.990 \ 




17 


» 








p 


18 


* 2. 950 \ 
p 2.850 [ 




18 


» 








p 


6 


» 190 


18 


» 








p 


12 


p 2. 800 ) 





II Pestalozza, a pag. 87, reca: « 10 setiembre 1888 metri 0.70 - 11 set- 
tembre metri 2. 56 p. Questi dati si riferiscono air idrometro del fortilizio 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 133 



vano neirescavar le ghiaie, nel dilatare alcuue sezioni situate 
di mezzo aireraissario tra Tincile o lo sbocco, e nel rendere 
piii libero il corso del flume interposto alle stesse sezioni di 
mezzo, oppure nel deviare dai loro corso tutti o parte dei 
dieci torrenti che a destra ed a sinistra metton foce nell'Adda 
tra Lecco e Brivio, o farvi delle sacche, delle imbrigliature 
allo sbocco afflnchfe non vi deponessero piii materie e non ne 
rialzassero per conseguenza di continuo il letto; o flnalmente 
si riducevano al taglio o estirpamento del cosl detto cbiusone 
di Lavello, stato proposto e costrutto in origine per facilitarvi 
la navigazione, non che alla demolizione delle chiuse dei molini 
e delle gueglie, baltravellere e legnmn dai pescatori fab- 
bricati per l'addietro suU'Adda, atteso che tutte queste pescaie 
rialzavano alquanto il pelo dell'acgua nel suddetto tratto in- 
termedio delP emissario tra l'incile e lo sbocco. 



di Lecco, ma sono evidentemente errati, perche air idrometro della Mal- 
pensata a Lecco le letture recano: 

9 settembre 1888 - ore 12 - metri 1.060 

10 » >-)>»-» 1.950 

11 y> i>-»*-» 2.980 

12 )> >-*»-» 3. 660 

Quindi Tenorme alzamento del lago di metri 1.860 in 24 ore 6 una 
leggenda. Al fortilizio di Lecco abbiamo invece: « 9 settembre 1888, ore 12, 
metri 0.820 - 10 settembre, ore 12, metri 1.700 - 11 settembre, ore 12, 
metri 2.560 - 12 settembre, ore 12, metri 3.330 ». 

I giornalieri decrementi non sorpassarono mai i mm. 220 anche a lago 
altissimo, e ordinariamente si tengono fra i mm. 160 e 190; n^ possono 
essere maggiori, poich6 quelle acque che per tante vie entrano nel lago 
non ne escono se non dairunico suo emissario di Lecco, che per giunta 
^ angustissimo allo sbocco. Prima della sistemazione deiremissario, al dir 
del Bruschetti, non superavano mai i mm. 120. 

Le magre maggiori, prima della sistemazione tleir emissario eseguita 
dai 1836 al 1844, furono osservate nelle primavere degli anni 1791-1817. 
nelle quali il lago si depresse flno a mm. 200 sotto lo zero deir idro- 
metro di Como. 

Gli anni 1791, 1817, 1826 e 1830 presentarono ovunque in Lombardia 
la maggiore penuria d'acqua. 

Dopo la sistemazione deiremissario abbiamo la massima depressione 
ai 22 di marzo del 1878, vale a di re mm. 550 sotto lo zero. 



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134 INONDAZIONl DEL LARIO 

In poche parole, tutti questi progetti nuovi ed autichi por- 
tavano di sprofondare il letto d'Adda in piii luoghi, d' inalveare 
di nuovo o correggere i torrenti laterali allo stesso flurae e di 
rimuovere ogni impedimento al libero deflusso delle acque, sia 
in tempo di magra come di piena, sempre per6 nei limiti del- 
r anzidetta tratta di flurae tra Lecco e Brivio; e tutti erano evi- 
dentemente suggeriti dai supposto che non sia ottenibile Tab- 
bassamento della piena del lago pel beneflcio della citta di Como, 
senza far precedere, se non l'abbassamento del pelo magro del 
lago stesso, almeno quello del pelo magro delfondo e del letto nei 
varl tronchi del suo eraissario; progetti piii complessi di quello 
che generalmente si creda, e che ad attuarli su vasta scala 
richiederebbero una lunga serie di anni e una spesa immensa, 
senza contare che tutte le terre corse dall'Adda per lungo 
tratto verso levante potrebbero, a volta a volta, soffrire per 
Teccessivo decremento del livello di magra e correre sert 
pericoli nello sraaltimento delle massime piene. 

Da tutti questi progetti si distacca aflfatto il piano proposto 
dalP ingegnere Giuseppe Bruschetti. II principio fondaraentale 
a cui s'ispira 6 riposto nei seguente enunciato: « essere im- 
possiblle impedire le maggiori escrescenze del lago di Como e 
del flume Adda senza procurare allo sbocco deWemissaHo uno 
sfogo abbastanza ampio, ed un corso d'acqua abbastanza libero 
in tempo di piena. Sotto nome di emissario abbraccia tutta 
quella tratta di flume Adda che sotto diversissime ampiezze 
nelle sue sezioni si estende da Lecco in giu, sin dove questo 
flume influisce sensibilmente sulle variazioni del pelo deiracqua 
del lago, ciofe da Lecco sino alla corrente del Soldato, posta 
appena al di sotto del Tovo oltre Brivio ; per sbocco, poi, egli 
intende la sezione alPestremitA inferiore deiremissario, ovvero 
le sezioni alle estremitA pure inferiori dei tronchi nei quali 
detto emissario potesse ritenersi diviso. Cio posto, e tenuto 
presente che la portata del nostro emissario flume Adda, come 
si ha dai primi principt deir idraulica, si misura e desume 
dalle tre dimensioni larghezza, altezza e velociti deiracqua 



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DALi; ARCHIVIO DI CITTA ia5 

che in un dato tempo scorre e trapassa, mentre poi il prodotto 
della larghezza nelPaltezza costituisce la sezione deiremissario, 
supposto di figura rettangolare in un dato punto, egli ritiene 
che in due raodi si pu6 abbassare il pelo di piena del lago di 
Como. II primo importa di escavare in diverse tratte il mede- 
simo letto a maggiori profonditd o di ampliarne la sezione nel 
senso della larghezza, estraendosi per lo meno un mezzo rni- 
glione di metri cubi di ghiaia e sgombrandolo da ogni ostacolo 
che si trovasse interposto fra gli anzidetti luoghi di Lecca e 
di Brivio; ridurre insomma l' emissario al livello opportuno, 
onde racqua di piena non abbia piii a debordare in alcun 
punto del litorale; e ad ottener ci6 miravano appunto tutti i 
provvedimenti da noi accennati e dai Bruschetti ripudiati come 
troppo difflcili ad attuarsi, lunghi e costosi, II secondo modo 
di sua invenzione consiste semplicemente nelP accrescere il 
libero sfogo deiracqua allo sbocco deiremissario con oppor- 
tune finestre o chiaviche, apribili air opportunitA a foggia di 
scaricatoH a paraporti, che avrebbero V effetto di aumentare 
soltanto la velociti e diminuire d'altrettanto in corrispondenza 
Taltezza d'acqua sovrastante al fondo dell'Adda dairincile allo 
sbocco, lasciando intatto, come si trova al presente, il letto 
ossia la sezione in ogni punto dell'emissario tra Lecco e Brivio, 
senza nuove inalvea^ioni di torrenti; tutt'al.piu, per eccesso di 
precauzione, levando soltanto dopo l' esecuzione di essi para- 
porti le parti del fondo piu prominenti, con raolto rainore spesa 
e con raaggiore prestezza, si per la minore profonditA dei lavori 
che per la minore estensione superflciale, e togliendo gli osta- 
coli di chiuse, ecc, ecc., ove i medesimi non siano richiesti 
ad altri usi importanti delle acque, come la navigazione, i I 
movimento degli opiflzt, l' irrigazione delle terre. Nel qual 
caso, trovata la sezione o sezioni dello sbocco sull'Adda, che 
secondo il preopinante sarebbero due, l'una al Tovo e l'altra 
al Lavello, si tratta, mediante i proposti paraporti, di raddop- 
piarne o triplicarne a piacimento la luce libera, a segno di 
renderla capace di una portata doppia o tripla sotto la stessa 



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136 INONDAZIONl DEL LARIO 

altezza d'acqua; e sceglie appunto le anzidette sezioni, perchfe 
ivi solo e non in altre, a suo dire, succede che remissario 
del lago offra in ogni stato di acque una notabile caduta, ossia 
un vero salto alla superficie deiracqua e sul fondo del suo 
letto, oltre a dividersi questo in due rami, Tuno navigabile 
sulla sinistra, e Taltro non navigabile suUa destra, e quindi lo 
sbocco deiremissario sarebbe posto nelle condizioni del prin- 
cipio fondamentale di uno sfogo, cio6, abbastanza ampio e di 
un corso d'acqua abbastanza libero in tempo di piene, e si 
avrebbe cosi, sempre secondo il preopinante, in questi para- 
porti un mezzo ovvio, sicuro, spedito ed economico per abbas- 
sare la piena del lago, ossia, per parlare con piu precisione, 
per impedire che detta piena del lago si formi o si elevi a piii 
di due metri sulla magra, e, per conseguenza, arrivi coUa sua 
altezza ad inondare alcuna casa o alcun terreno della citti o 
del litorale (*). 

Tale piano fu vivamente combattuto, sul bel principio, 
dalP ingegnere Prospero Franchini, non solo come inefflcace ad 
ottenere lo scopo preiSssosi di un pronto abbassamento sul 



(*) Oltre le molte obbiezioni che si fecero a questo sistema di para- 
porti, non ultima mi sembra la soguente; Con lavori d'altra natura, 
quaU scavamenti di ghiaia neiremissario, ecc, si viene a tenere continua- 
ment^ piu bassa la superficie del lago di Como, e a preparare i n questo 
una maggiorc capacitd per ricevere le piene dei torrenti che v' influiscono: 
laddovc essendovi i paraporti e aprendoli soUaato nei pericoli di piena, le 
acque versate dai torrenti troverebbero nel lago una superficie pid elevata, 
e Taprirli poco o nulla gioverebbe, non potendo essi che tenere un po' piti 
sottile lo strato d' acqua aggiunto. Si replicherft. che tenendoli aperti in 
tutti quei mesi in cui v' 6 pericolo di piena, l' inconveniente suddetto sa- 
rebbe tolto. Ma, aihm^! come sapere quali siano questi mesi di piena, 
quando nella statistica alla precedente nota pubblicata, troviamo che questo 
pericolo pu6 sovrastare per lo meno nove mesi dell' anno ; e poi, ebi ci 
potrcbbe difendere dalle piene non preavvisate? Tanto varrebbe lasciarli 
aperti quasi tutto l'anno, e allora cadrebbe anche la speranza di quelli 
che in essi si ripromettono l'altro vantaggio, estraneo bensi al soggetto 
delle inondazioni, ma aneh' esso non disprezzabile, ed 6 che coi paraporti, 
in certi casi, si renderebbero piii proficue le acque dell'Adda per l'agricol- 
tura, ecc, tenendoli chiusi a' tempi oppoi'tuni e aprendoli quindi per 
lasciarle uscire piti copiose. 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 137 

livello di piena, ma ancora come non meno dispendioso degli 
altri, perch6 richiedente, per concomitanza, tutte o gran parte 
delle opere anzidette (*). 



(<) Aggiungo qui un elenco delle principali opere scientiflche, a mia co- 
gnizione, riferentisi alle inondazioni del lago di Como e ai mezzi di porvi 
riparo, pubblicate per le stainpe: 

II piano ragionato sui prowedimenti richiesti pei' V asciugamento , 
delle paludi di Colico, deiringegner Carlo Castelli. Milano, 1786, nel 
Regio Imperiale Monistero di S. Ambrogio Maggiore. 

Storia dei progetti e delle opere per la navigazione inlerna del 
Milanese, Ing. Giuseppe Bruschetti, Milano, 1830, dalla stamperia Bernar- 
doni. (La prima edizione usci nel 1821). 

Articolo deir appendice nila Gazzeita privilegiata di Milano, pel 
giorno 19 giugno 1836, sul modo piU conveniente di liberare Como, ecc, 
dalle inondazioni, Ing. Giuseppe Bruschetti. 

Notizie statisticke intorno alle strade ed ai fiumi, laghi e canali 
navigabili delle Provincte comprese nel Governo di Milano. Agostino Ma- 
setti, direttore generale delle pubbliche costruzioni. Milano, 1833, vol. 2 in 
fol. grande. 

Memoria inedita stilla inondazione del lago di Como e sul modo di 
reca}*m riparo, deir ing. Filippo Ferranti. E citata pid volte dai Bruschetti, 
che dichiara aver tolta la sua tavola di disegno comprendente la pianta 
ed il profilo longitudinale deiremissario, da un*altra pianta che il signor Fi- 
lippo Ferranti aveva destinata per uso del Municipio di Como. Questa 
memoria 6 fra le carte deU'Arcbivio di Citti, trasportato da poco tempo 
nella Biblioteca Comunale. 

Sul modo piU conveniente e facile per liberare Como e Lecco dalle 
inondazioni, Memoria deir Ing. Giuseppe Bruschetti, con tavola di rame. 
Milano, dairimperiale Regia Stamperia. Articolo inserito nel tomo 9P della 
Biblioteca Ilaliana, fascicolo d'agosto 1838. n. 272. Stampato anche in 
opuscolo a parte. 

Esame della Memoria delV ingegnere Giuseppe Bruschetti sul modo 
piii facile e conveniente di liberare Como e Lecco dalle inondazioni, di 
L P. F. (Ingegnere Prospero Franchini); in tomo 93® della Biblioteca //o- 
liana, fascicolo di gennaio 1839. Stampato anche in opuscolo a parte. 

Seguito delV Appendice alla Memoria sul modo piU facile di liberare 
Como, ecc, in risposta alV Esame di delta Memoria pubblicato dai 
sig, J. P, F, Articolo inserito nel tomo 93<* della Biblioteca Italiana, e 
stampato anche a parte. Milano, 1839, ing. Giuseppe Bruschetti. In questo 
ultimo lavoro del Bruschetti h inserita una Lettera del sig. ing, Elia Lom- 
bardini alV ing. B., relativa ai progetti per V abbassamento del lago di 
Como, e la risposta del B. al sig, Lombardini, 

Nota comunicata ai Direttori della Biblioteca Ilaliana ititorno alle 
Memorie delV ing, G. Bruschetti, dai signor Giuseppe Belli, professore di 
Usica neiri. R. Liceo di Porta Nuova in Milano. Articolo inserito nel 



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13« INONDAZIOM DEL LARIO 



Comunque sia, certo 6 che malgrado le buone e beneflche 
intenzioni dei periti idraulici, dei magistrati e del governo, e 
le opere di abbassamento e di restauro eseguite in seguito 



tomo 93<* della Biblioteca Italiana. Milano, 1839. Unita anche al seguito 
deWAppendice, ecc, stampato a parte. 

Sulla salubriia del clima di Como e Riflessioni sulVAdda e sulV in~ 
salubritd del territorio di Novale, Operette stampate dai nostro medico 
Antonio Della Porta, per Pasquale Ostinelli, 1803. 

Notizie naturali e civili su la Lombardia: a) Stato idrografico na- 
turale; b) Slaio idrografico arti ficiale; per V iog. Elia Lombardini, emerito 
direttore delle pubbliche costruzioni di Lombardia. Milano, 1844,Bernardoni. 

Della natura dei laghi e delle opere intese a regolarne Vafflusso; 
per ring. E. Lombardini, ecc. Memoria letta nelle adunanze del 7 e 
21 agosto 1845 al R. Istituto Lombardo. 

Sulle ultime piene dei fiumi e dei laghi della Lombardia, ed in 
particolare su guella del lago di Como (18 giugno 1855), per T ing. E. 
Lombardini. Memoria letta nelle adunanze dei giorni 28 giugno e 12 lu- 
glio 1855 al R. Istituto Lombardo. 

Notizia sulla piena de* fiumi della Lombardia avrenuta dai 3i ot- 
tobre al 2 novembre i855, per T ing. E. Lombardini. Memoria letta nelle 
adunanze dei giorni 8 e 22 novembre 1855 al R. Istituto Lombardo. 

Sislemazione sul deflusso delle acgue del lago di Como, ecc, con i9 alle- 
gali e i6 tavole; degli ingegneri Alessandro Pestalozza e Carlo Valentini, 
Milano, U. Hoepli, 1899. In quest*opera i sullodati ingegneri fanno le seguenti 
osservazioni suir idrometro di Como: < L'idrometro fu collocato neU'antico 
porto di questa citt4, duraute la magra 1790-91, dair ingegner Ferranti Se- 
niore, a cura e spesa della Congregazione Municipale di Como, e lo zero fu 
collocato prossimamente al livello della maggiore bassezza del lago verlfi- 
catasi in queir invernata. Fu quindi rinnovato in marmo bianco e con scala 
metrica nella magra 1829-30, a cura e spesa deirErario, conservando lo zero 
al livello del preeedente. Interrato che fti Tantico porto ed aperto il nuovo, 
r idrometro al principio dell'anno 1875 venne trasportato sulla testa del 
molo del porto di S. Agostino. Ma lo zero, pare, per un mero equivoco 
di livellazione dapprima non avvertito, fU innalzato di circa 15 cm., perch^ 
mentre le letture aoleriori al 1875 concordano con quelle di Lecco (cittd), 
(juelle dopo quest'epoca risultano minori di 15 cm. >. 

Nel 1899, a cagione dei grandiosi lavori del porto, V idrometro fu tolto 
dai molo di S. Agostino, ora interrato, e trasportato, per cura del Muni- 
cipio, nella darsena deWHdtel Plinius. 

Gli studi degli ingegneri Bernardo e Ferdinando Pessina, Antonio e 
Fiiippo Ferranti, Ferrario, Tadini, geometra Carlo Cesare Prina, ecc, partc 
manoscritli e parte a stampa, sono sparsi fra le carte del nostro Archivio 
di CittA. Impossibile mi riescirebbe registrare esattamente tutti gli altri 
studi eseguiti da egregi idraulici dai 1830 in poi e che sono fra le scrit- 
ture deir Archivio della Prefettura e del R. Ufficio del Genio Civile. 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 139 



aU'emissario dell'Adda (*), tocc6 ancora recenteraente alla citti 
di Como ed al litorale del suo delizioso lago di sentire altre 
volte e di sopportare tutti i disastrosi effetti della inondazione, 
e senza tener calcolo delle minori, bastino aprovarlo le massime 
piene del 1855-68-88. 

Ora, sebbene ci6 dimostri airevidenza come il successo non 
abbia coronato sempre i nobili sforzi, lungi per6 da noi il 



(<) Vedansl: Oper e di abbassamenio e di restauro alV emissario del- 
rAdda, in Almanacco-Manuale della Provincia di Como, per V Ostinelli, 
anno 1840, pag. 28 (autore A. Odescalchi) - Cenni sulle oper e eseguiie 
per V abbassamenio del lago di Como, in Almanacco-Manuale, ecc, 
anno 1843, pag. 25 (Anonimo). Le opiere principali furono le seguenti ; a 
Lavello si esegul il taglio del veechio chiusone, e vennero completate le 
opere di escavazione ed inalveazione deir Adda, tanto superiormente che 
inferiormente al chiusone stesso. Sulla sinistra del veechio alveo dell'Adda 
fa operata una chiusa aderentemente al chiusone suddetto, per immettere 
le acque nel nuovo canale, e fu eseguiia un' armatura con selciato alia 
nuova sponda sinistra al disotto del chiusone. Presso Olginate venne am- 
pliato il canale detto la stretta di Olginate, nella larghezza norraale di 
inetri 80, allargandolo sulla sponda sinistra, portando il suo fondo a 
metri 0. 20, inferiore al livello dello zero deiridrometro di Como, e dando 
al detto fondo la pendenza deir uno per mille. La sponda sinistra venne 
pure armata di grosso selciato. Oltre a ci6 venne operata la deviazione 
e sistemazione dei due torrenti Gallavesa e Serta, guidando le loro foci a 
scaricare in sito innocuo alla navigazione ed al libero deflusso delle acque 
deirAdda, e ne furono munite di selciato le sponde. Venne ampliata la 
sacca o fondo morto alla foce del torrente Greghentino, coirarmatura di 
grosso selciato delle sue sponde, e costruzione di un canale fugatore per 
estrarre le mat^rie dai detto fondo morto. Sulla destra sponda dell'Adda 
fu eseguito Tordinamento della strada alzaia, e costrutto un ponte in legno 
attraverso il tx)rrente Oreghentino per unire la strada stessa. In queste 
opere grandiose fu spesa la somma di L. 266,531, alle quali h da aggiun- 
gersi altra vistosa somma per compensi di occupazione di stabili e di 
danni recati al proprietari (O.). Le opere eseguite in seguito, colla spesa 
di piii di un milione di lire, si possono riassumere neir ampliamento ed 
approfondamento dei tronchi di liume a Lavello, ad Olginate ed a Pesca- 
renico; nel toglimento dei depositi ed ingombri al ponte di Lecco, e dei 
banchi di arene e di ghiaie superiormente al medesimo ; nella deviazione 
e nuova inalveazione dei torrenti Serta, Gallavesa e Bione ; neir insacca- 
mento del Greghentino; nel regolamento della foce deirAspid0 di S. Rocco; 
ed in altre opere di comunicazione, di armatura, di presidio e di accom- 
pagnamento ai lavori principali, sempre dirette a rendere V Adda libera, 
piii ampia, di corso piU breve e piU declive, a dar sicuro ed innocuo 
ricapito alle acque scaricantesi dai lago. 



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140 INONDAZIONI DEL LARIO 



pensiero che sieno state spese invano tante fatiche, poich6 se 
il lago oggigiorno non si 6 dilatato per molte contrade della 
citt^, in buona parte lo si deve ai lavori che in diversi tempi 
furono praticati alPemissario di Lecco. Se tali lavori fossero 
stati trascurati, come per Taddietro, se remissario fosse stato 
lasciato in abbandono, Taumento progressivo delle piene del 
lago di Como si sarebbe fatto maggiore e sarebbe senza limite, 
e per conseguenza, cresciuto anche il suo pelo di magra, 
la citt^ dominatrice di esso lago e le popolose borgate del 
litorale sarebbero gih state abbandonate dagli abitanti, ob- 
bligati a fuggire raminghi non solo i danni annuali di una 
o due inondazioni, ma TinsalubritA e Tumidita costante delle 
abitazioni, si salubri quando siano rispettate dagli straripamenti 
delle acque sempre piii invadenti. E lo prova il fatto che, pel 
passato, il pelo deiracqua di magra del lago si era rialzato 
gradatamente di circa 20 o 25 centiraetri per ogni secolo, come 
io ho accennato nella Cattedrale di Como, e ciascuno puo 
ancora veriflcare, osservando le porto delle case antiche mez- 
z'otturate, gli archi delle flnestre quasi a livello del pavimento, 
le colonne del Broletto a circa metri 1.680 sotto il livello del 
lastricato attuale, la strada di comunicazione fra il portico 
della Pretura e quello del Broletto, tutta selciata di mattoni 
in costa, giusta Puso medioevale, e depressa piu di due braccia 
sotto terra, rinvenuta nello scavare le fondamenta del Pretorio 
quando si adattavano le antiche prigioni (Ciceri, Selva). In 
somma era il lago che d' ogni parte invadeva la nostra belia 
cittJi, e sempre piu la minacciava per V avvenire. 

Da qualche anno per6 il progressivo rialzo di magra pare 
accenni adarrestarsi ed anche a diminuire sensibilmente.E donde 
ripeterne la causa sc non dai sopra detti lavori alPemissario? 
Quindi 6 che la nostra flducia neiropera continua ed intelligente 
deir uomo 6 tutt' altro che scossa, e questa, alla flne, riuscira 
pienamente vittoriosa suUa forza bruta della natura. E tale 
convinzione e fondata principalmente sul fatto, che per quanto 
progressivo sia stato sinora il rialzo del pelo magro del lago, 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 141 

tuttavia fu tanto lento e dovuto in gran parte alle piene a 
cui non si era posto riparo per tempo, che non pu6 ritenersi 
sia andato di pari passo col rialzo delle piene stesse. Egli 6 
certo che un lago, pur mantenendosi fermo o quasi il suo 
pelo magro e mantenendosi uguali tutte le sue altre flsiche 
condizioni, puo variare l'altezza delle sue escrescenze col solo 
variare della forma, dimensione, declivitA del suo emissario 
nel suo corso. Le acque di piena di ogni lago essendo per lo 
piu tanto copiose in confronto di quelle di magra, pu6 acca- 
dere che un emissario reso angusto e mancante per declivit^ 
basti air innocuo smaltimento delle magre c non possa dar 
scarico alle piene senza rigurgitarle e rialzarle di pelo air insu 
sino.alPorigine del loro moto. In tale eventualiti si trova 
Temissario di Lecco e di Brivio. E come in parte a ci6 si 6 
rimediato pel passato, cosi in tutto si rimedieri per Tawenire 
continuando alacri nella nobile impresa. 

Ma 6 appunto a riguardo di questa condizione speciale i n 
cui trovasi il nostro emissario, cho non mi pare sia da cercarsi 
il rimedio nel nuovo piano esposto dai signori ingegneri Pesta- 
lozza e Valentini, nelPopera che, con non troppa proprieti di 
vocabolo, sMntitola: Sistemazione del deflusso delle acgue del 
lago di Como. 

Si preflggono i sullodati ingegneri di meglio provvedere 
alle utenze dell'Adda nei tempi di magra, ripromettendosi 
contemporaneamente la sistemazione in vantaggio del regime 
del lago, mediante regolazione ad invaso quasi costante, pro- 
posta ad altezza idrometrica metri 0. 800 d'aprile a settembre 
inclusivi e metri 1. 500 pel restante periodo dell'anno. 

L' invaso piu basso (mill. 800) 6 da loro proposto dal- 
Taprile al settembre, appunto perchfe, e per lo scioglimento 
delle nevi e per le frequenti piogge ed acquazzoni che si ve- 
riflcano in quei sei mesi dell'anno, le piene piu facili a for- 
marsi abbiano a trovare nel lago maggiore capacita a riceverle. 

Ma proponendo per gli altri sei mesi un livello tanto 
alto, cio6 metri L 500, forse non hanno badato che se mite 6 il 

PBRIODICO S0CIBTX STORICA C0MBN8B (Vol. Xni). 11 



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142 INONDAZIONI DEL LARIO 

marzo, in tal mese comincia lo scioglimento delle nevi, e che 
nell'ottobre, novembre e flnanco nel dicembre la statistica re- 
gistra escrescenze del lago, e certo non delle minori, senza 
tener calcolo delle cosi dette piene non preavtnsate, che, in 
ogni caso, trovando un livello d' invaso tanto alto, potrebbero, 
sia pure per casi fortuiti, riuscire fatali. 

In ogni modo il progetto di massima non 6 nuovo, e gik 
da gran tempo il nostro ing. Filippo Ferranti aveva proposto 
un piano per ridurre il Lario a un grande serbatoio d'acgue 
per Valimento nelle primavere aride dei canali d'irrigazione 
a beneficio di gran parte di varie provincie lombarde. Certo 
poi quello degli ingegneri Pestalozza e Valentin! ha un vero 
incontrastabile interesse per i rivieraschi dell' Adda, in mas- 
sima parte delle provincie limitrofe alla nostra; ma non oserei 
affermare altrettanto per Como e per le terre litorali. 

In fatti gli appunti gravissimi mossi a quel progetto dai 
chiarissimo ingegnere A. Longatti nella dotta relazione presen- 
tata air Ufflcio Tecnico Provinciale, ed il suo voto esplicito 
perchfe, in ogni caso, si adotti una riduzione di livelli d' invaso 
a eliminare i maggiori danni delle piene, pure togliendo qual- 
cosa ai maggiori vantaggi degli utenti dell' Adda, ci fa supporre, 
nella attuazione di quel piano, gravissimi pericoli per Como, 
che nella nostra incompetenza maggiormente siamo disposti 
ad esagerare. 

Indipendentemente, per6, anche da quel progetto, siamo 
sicuri che coi mezzi potenti di cui oggi dispone l' idraulica, 
colla correzione dei piccoli torrenti che metton foce nell'Adda, 
col rimboschimento, colla volont4 concorde del Governo, della 
Provincia e dei Comuni interessati, e colla attuazione pronta 
e logica degli studi pazienti fatti in quest'ultima metA di secolo 
che, da lungo, anzi da troppo tempo giacciono negli archivt 
in attesa di essere attuati, si riusciri flnalmente a qualche 
utile e duraturo risultato, sacriflcando pure, se la pratica 
utiliti assolutamente lo richiede, il vecchio ponte visconteo, 
omai insufflciente alla necessit^ del transito e colle molteplici 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 143 

e grosse sue pile ingombrante il libero deflusso delle acque, 
per la costruzione di un nuovo ponte piii ampio in due cam- 
pate metalliche. Certo che il lavoro sari ingente e le opere 
da eseguirsi dispendiose; nfe con questo si toglieranno del 
tutto lo piene, il che 6 impossibile, ed alle quali del resto 
vanno soggetti tutti i laghi che pure hanno emissari i piii 
liberi che mai possano desiderarsi, massime il lago Maggiore 
e quelli d' Iseo e di Lugano. Bensi si riusciri a limitarle, per 
modo che la cittA e le terre litorali non avranno piii oltre a 
soffrire immensi danni come pel passato dalle eccessive inon^ 
dazioni, e cio tornerebbe di tale e tanta utilit4 che al confronto 
sarebbero un nonnulla le spese e le brighe per conseguirla. 

Quaiito agli altri grandi sconvolgimenti geologici, non 6 
il caso di preoccuparsene : essi sono inevitabilmente comuni a 
tutti i paesi del mondo, e non vi 6 forza umana che a loro 
possa contrastare; ma buon per noi che ci vorranno migliaia 
e migliaia di secoli prima che si compiano, e allora chi ci 
sari provvederi. 

Ora, ecco senz'altro i 

D o c u M E N T I. 

1431, 20 settembre. — Decreto ducalo con cui viene delegato 
Tabate del monastero deirAcquafredda ad abboccarsi in Gomo cogli 
ufflciall ducali e coi presidenti ai negozi della Cittk per ricono- 
scere le cause della escrescenza del lago, proporne i rimedi e trat- 
tare del contributo alle spese nelle opere da farsi, e quindi riferire 
il tutto al Consiglio ducale di Milano. (Registro delle Lettere JOut- 
cali, dairanno 1430 al 1432, vol. V, fol. 147-148). 

1432, 5 gennaio. — Lettera ducale che ordina agil uflaciali 
ducali, e ai deputati ai negozi della Gittit di Gomo, che sentito 
Tabate dell'Acquafredda, il quale si 6 recato sul sito come perito 
deirarte a riconoscere le cause deirescrescenza del lago, e sentiti 
i deputati di Lecco, Mandello e Bellano, si dispongano i mezzi 
convenienti a rimovere tali cause, e si faccia un giusto riparto 
delle spese a ci6 occorrenti a proporzione deir utilltjt rispettiva. 
{Ivi, fol. 194). 



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144 INONDAZIONI DEL LARIO 

1433, 2 maggio. — Neir adunanza dei Savl 6 stato, tra le 
altro cose, stabilito di scrivere al duca, che si degni ordinare: 
€ quod guillie in Abdua constracte ad pontem ravie Leuci in 
maximum detrimentum excrescientie lacus radicitus extirpentur, et 
quod in nova reparatione, et amplitudine qu6 modo fit in Abdua 
versus montem Barrum pro maiori decursu aque labentis in ipsa 
Abdua nulla persona audeat, nec presumat sub pena heris (sic) et 
persone aliquo modo construere nec construi facere guillias, seu 
pescherias, seu guilliam, aut pescheriam in aliqua parte Abdue 
versus dictum laborerium, nec alibi, quod nocumentum facere 
possit ezcrescientie lacus - item quod supplicent 111 ™<> Dno Duci 
quod omnes et singuli clerici civitatis, et diocesisGumarum teneantur 
ad contributionem dicti operis, et sint qui velint. » (Vol. delle OrdU 
nazioni della Citld, an. 1432 al 1435, pagg. 169-172). 

1433, 16 giugno. — Con lettera ducale al Vicario del Vescovo 
ed alli Gommissario, PodestJt e Referendario di Gomo si ordina 11 
contributo tanto dei chierici, quanto dei laici, quando per6 1 primi 
siano a ci6 legalmente tenuti, come si crede, alle spese della vdita 
del ponte di Lecco, e dello scavamento che vi si fa per impedire 
le inondazioni del lago in quella riviera, trattandosl di spese rile- 
vanti o concernenti la pubblica utiliti. {Lettere ducali, vol. VI). 

1434, 16 giugno. — Altre due lettere simili per 11 contributo 
a tale opera di tutti senza eccezione nobili et plebei, feudatarj, esenti, 
separatl e della riviera del Ducato di Milano. {Ivi). 

1434, 15 luglio. — Stante la missione di delegati fatta dai 
clero di Milano per esimersi dai contributo alle spese per 11 lavo- 
rerio di Lecco, hanno ordinato 1 Savl di provvisione di spedire un 
delegato al principe per ostare al clero e soUecitare gl* interessl 
del pubblico. (Vol. delle Ordinazioni daU'anno 1432 al 1435, fol. 193). 

1434, 21 agosto. — Copia di decreto ducale concernente la 
suddetta materia della contribuzione del clero nelle spese: « Dux 
Mediolani, etc. Papie Anglerieq: Gomes ac Janue dux »• A tergo: 
< Nobili viro Potestati nostro Cumarum ut provideatur ultime 
particule litterarum, quas scripsisti pro laborerlo quod fit ad evi- 
tandem iacturam excrescientie lacus, ut scilicet Glerici contribuant, 
scribimus Vicario dni Episcopi litteras, quarum exemplum his in- 
clusum est. Tu igitur sis cum ipso Vicario, sollicitesque, et Instes, 
ut contributio fiat, de qua, et prout scribimus, nos quallter fiet 
avisando. dat. Mediolani die 21 Aug. 1434. loannes ». 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 145 



Copia della lettera diretta al vicario del vescovo : 

€ Ven. Dilecte noster. Scitis non ambiguum laborerlum, ad 
quod intenditur pro evi tanda iactura quandoque sepe redundat per 
excrescientiam lacus nostri Cumarum. Cum autem tale opus lau- 
dabile plurimum sit concernens in universo comodo rei, et ad id 
omnes tam clerici, quam laici habentes in partibus agere et ex 
ipso laborerio comoditatem recepturi contribuere de iure teneantur, 
velitis habita cum Potestate nostro intelUgentia providere oranino 
et ordinare quod quicumque iurisdictionis vestre Clerici ex tali 
opere, seu laborerio comodum habituri sunt, vel a damno excre- 
scientie dicti lacus preservaturi ad opus et laborerium ipsura ora- 
nino pro rata respective comoditatis et damni singulorum 

contribuant et convenientem porcionem suam solvant omni excep- 
tione, et contradictione procul remota. Est enim res huiusmodi, a 
qua nemo potes, nec debet cuiuscumque dignitatis et preheminentie 
sit se cum bonesta qualibet causa excusare. Scribatisque ilobis 
provisionem quam recipietis in premissis. Dat. Mediolani die 
21 Aug. 1434 ». (Registro delle Lettere ducali, dall'anno 1433 al 
1435, vol. VI, pag. 200). 

1434, 25 agosto. — Nell'adunanza dei Savi ed aggiunti di 
tal giorno, coir intervento ancora delli delegati di alcune pievi del 
lago e della riviera del Ducato, d seguita una delegazione per la 
somministrazione delle spese occorrenti al lavorerio di Lecco, ed 
6 stabilito che frattanto si contribuiscano L. 300 imperiali, cio6 
dalla Cittji e suoi corrispondenti L. 138 sopra la tassa gi& fatta di 
fiorini 690, dai lacuali della giurisdizione di Como L. 132 sopra 
florini 660, e da quelli della riviera L. 30 sopra fiorini 150. (Ordi- 
nazioni, dall'anno 1432 al 1435, fol. 207 e 208). 

1434, 20 settembre. — Neiradunanza dei Savi: « Item coram 
quibus constituti ven. et egregij dni Prior de Cernobio, et Andreas 
de Coquijs legum doctor electi alias ut dicitur per dnum Vicarium 
dni Episcopi Cumani, et clerum Oumanum pro compartito simul 
fiendo cum ser Mario de Lambertengis, et Anechino de Rezonico, 
dando ipsi clero pro eorum contingenti portione expense, que fit 
ad pontem ravie Leuci, retulerunt dominum Vicarium prefati dni 
Episcopi alios duos clericos eorum scontro elegisse, videlicet dnum 
Abbatem S. Abondij, et dominum presbiterum Nicolaum de Muralto 
Canonicum Cumanum, etc. » (Ordinazioni, vol. sopradetto, fol. 215). 

1434, 10 novembre. — Sotto.detto giorno, nell'adunanza dei 
Savi, ecc, coir intervento dei delegati del lago e della riviera del 



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146 INONDAZIONI DEL LARIO 

Ducato si 6 fatta uua nuova imposta per i lavoreri di Lecco di 
lire 600 imperiali, essendo toccate a Como e suoi corrispondenti 
L. 276, a quelli del lago e vescovado L. 264, ed a quelli della 
riviera milanese L. 60. (Ivi, fol. 23-35). 

1434, 22 novembre. — Sotto detto giorno risulta essersi con- 
tribuito dai Clero comasco per le spese fatte nei lavoreri di Liecco. 
{Ivi, fol. 36). 

1439, 9 maggio. — Furono dai delegati riveduti i conti del 
ricevuto e dello speso in causa dei lavorert fatti al ponte di Lecco 
e della spazzatura, cominciati il giorno primo di giugno, e finiti 
ai 30ottobre 1434, le quali spese ammontarono a L. 903: 9:1. {fvi, 
vol. dai 1436 al 1448, fol. 384). 

1439, 15 giugno. — Stante la piena del lago ogni di cre- 
scente ed inondante le case, fu ordinato di citare i lacuali e quei di 
Elebio (Delebio) e Samolago etaltresigliabitanti di Lecco, Mandello, 
Varena, Bellano e Corenno della riviera di Milano, perch6 raan- 
dino delegati a ci6 e in comune consiglio nel prefisso giorno si prov- 
veda questo affare di comune interesse. AUegavansi per causa della 
escrescenza suddetta gli ostacoli al Ponte di Lecco ed una nuova 
peschiera ivi piantata dai castellano di quel ponte. {Ivi, fol. 415). 

1439, 13 agosto. — Stante Tescrescenza del lago e T inonda- 
zione delle acque segulta V auno presente, con danni gravissimi 
delle persone, campi, vigne e terreni, V Ufflcio delle Provvisioni 
ordin6 di citare con precetti e lettere i comuni della riviera di 
Milano a venire a Como in un preflsso giorno per provvedere e 
disporre le opere da farsi al Ponte di Lecco in vantaggio comune. 
{Ivi, fol. 441). 

1439, 27 agosto. — In ordinanza dei Sapienti di Provvisione 
congregati coi delegati delle pievi del lago e con quelli di Bel- 
lano, Mandello, Vassena, Olcio e della riviera di Milano, espostosi 
dai Podest^ che Toggetto di tale convocazione era di prendere gli 
opportuni provvedimenti per ovviare alle future inondazioni ed 
escrescenze del lago, fu di comune unanime consenso deliberato 
che il Podesti con due di Provvisione, coU* ingegnere Pietro da 
Bregia e con uno dei cancellieri del Comune, ed altresi con uno 
di clascuna pieve del lago e con alcuni della riviera di Milano 
debba, nel giorno primo di settembre, recarsi al Ponte della Ravia 
di Lecco a provvedere e stabilire quanto sarebbesi giudicato ne- 
cessario. {Ivi, fol. 446). 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 147 

1439, 2 dicembre. — In ordinanza dei Sapienti di Provvi- 
sione fu deliberato che per provvedere in modo che dairescre- 
seenza del lago non vengano in avvenire danneggiate la cittk e le 
terre aggiacenti al lago com' S seguito da qui in addietro, si com- 
piacciano il Podest& e il Referendario con tre delegati, col maestro 
Pietro da Castello San Pietro ingegnere e con nn procuratore del 
Comune, di recarsi a Lecco per ivi provvedere ci6 che sarebbesi 
creduto necessario a riparo di tali escrescenze. Fu pure in esso 
letto il compartimento delle spese sostenute nei lavoreri per le 
palificate, muri, fossi ed altri simili lavori intorno la Citti. {Iw, 
fol. 473 e 474). 

1439, 22 dicembre. — In adunanza dei Sapienti ed aggiunti 
coir intervento ancora dei delegati delle pievi del lago e di Bel- 
lanoeVarenna e della riviera milanese fu ordinato che per ovviare 
alle inondazioni del lago, che nel presente e nei passati anni 
hanno apportato tanti danni, si mandi a prendere il bravo inge^ 
gnere Gregorio di Pizzoleone e a lui si commetta di prescrivere 
la forma e il modo de* lavoreri da farsi per riroediare ad esse 
inondazioni. {Ici, fol. 480). 

1439, 29 dicembre. — Fu ordinato in adunanza dei Sapienti 
ed aggiunti di chiamare i lacuali e quelii della riviera milanese 
a venire a Como per il giorno 5 di gennaio prossimo a deliberare 
ci6 che sari spediente a riparo de' gonflamenti dell'Adda. {M, 
fol. 483). 

1439. — In un conto di spese fatte neirandata del Podesti e 
Referendario, dei tre delegati deir Uflacio di Provvisione coi rispet- 
tivi serventi e coi due ingegneri Pietro da Bregia e Pietro da 
Castel S. Pietro, si fa cenno della taglia da imporsi per lo scava- 
mento della ghiaia da farsi al Ponte della Ravia di Lecco. {Ivi, 
fol. 486 e seg.)- 

1440. — I Comaschi, con altri interessati, aggiunsero un 
nuovo e piii grande arco al Ponte di Lecco per un piu facile de- 
flusso delle acque. 

1440. — Copia di altro rescritto ducale 18 giugno 1440: « Phi- 
lippus Maria Anglus dux Mediolani, et Papie Anglerieq. : Comes et 
Janue Dnu.s Complacere volentes dilectis nostris CJommuni et homi- 
nibus civitatis nostre Gumaruro, qui nobis infrascripta capitulacon- 
firmanda et approbanda porrexerunt. Respondentes ad unumquodq: 



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148 INONDAZIONI DEL LARIO 

capitulum ipsorum quod viderj, ponderari, corrigi, et diligenter 
ezaminari fecimus per spectabiles de Consilio nostro, ut infra 
videlicet: 

€ Ad tertium vero capitulum continens quod dignemur per 
patentes et opportunas litteras declarare, edicere» et mandare quod 
nuUa persona audeat, nec presumat aliquo modo directe nec per 
indirectum aliquid plantare, ponere, construere, edificare, figere, 
nec derivare^ nec pischerias mittere, nec ponere, nec al]quos palos, 
vel aliquos lapides, nec aliquas sariolas facere, nec aliquid aliud 
per obstaculum ante, nec sub, nec infra voltam novam factam per 
Comune Cumarum, et elus lacus» et certos de Riperia Ducatus 
Mediolani ad pontem ravio Leuci» que est lata braccbiorum vigin- 
tinovem versus montem Barri pro obviando inundationi, et excre- 
scientie lacus Cumarum, que tot et tanta intulerat damna, et dietim 
de maioribus dubitabatur, sed perpetue alveus ipse modo noviter 
factus per illum arcum et voltam novam vacuus et expeditus re- 
maneat ubiquey sub pena cuilibet contrafacienti, vel consentienti, 
vel auxilium danti, et prestanti ducatorum mille Comuni Gumarum, 
et ceteris per quos dicta reparatio facta fuit, applicandorum ad 
hoc ut navigium per ravium illum conduci possit temporibus 
versus montem Briantie, mandando etiam Potestati Leuci presentit 
et futuris et hominibus eiusdem terre et omnibus ibi circonstan- 
tibus quatenus integranter dictum ravium alveum spaciamentum, 
et laborerium custodiant salvent et defendant nullatenus attendendo 
nec attentari permittendo quod alique persone plantent nec po- 
nant nec palos nec lapides nec alia obstacula sub pena multe 
dominationi vestre grata ne ammodo procedatur similis inundatio 
uti potiori tempore defectu pischeriarum et aliorum obstaculorum 
illic ad Pontem existentium, sed semper pateat decursus aquarum 
Abdue ut libere expedite et faciliter decurrere possit non minus 
pro tutela vestri ducalis status quam pro indemnitato Cumarum 
et illorum de Riperia ducatus Mediolani et aliorum quorum in- 
terest Contentamur et hunc serie concedimus quod capitulum 
predictum locum habeat et observetur ad contextum prout iacet, 
dummodo publicetur et fiat proclama in loco predicto Leuci, et 
aliis locis opportunls, quod si aliqua persona opponere aliquid 
voluerit quare predicta locum habere non debeant compareat 
coram Potestate nostro Cumarum ad eas omnes exceptiones facien- 
dum, quas superinde facere voluerit, volentes quod Potestas noster 
predictus illas omnes exceptiones que facte et producte coram 
ipso fuerint, spectabilibus de Consilio nostro ordinate transmittat 
Mandantes Potestati et Referendario nostris Cumarum, ac universis 
et singulis aliis offlcialibus nostris presentibus et futuris, ad quos 
spectat et spectabit hanc nostram intentionem, seu responsiones 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 149 

nostras de quibus supra ad contextum prout vacent serventur 
firmiter et faciant inviolabiliter observari sub indignationis nostre 
pena. In quorum testimonium presentes fieri iussimas, et registrari^ 
nostriq: sigilli munimine roborari. Dat Med. die 18 lunii 1440 ». 
{Vetera Monumenta, vol. II, fol. 187). 

1476, 9 agosto. — Attesa la seguita inondazione ed in se- 
quela di lettera 6 stesso mese, scritta da Tommaso da Sala invlato 
del Comune a Milano, fu dall* Ufflcio di Provvigione ordinato di 
scrivere al magnifico signor Capitano del lagd che unisca a Con- 
siglio i lacuali e quelli ancora della riviera del Ducato di Milano, 
ed ingiunger loro che mandino loro delegati a Como, rescrivendone 
il risultato ed il giorno della loro venuta ricercata al fine di por 
riparo in avvenire alle inondazioni del lago. (Vol. IV delle Ordi-- 
nazioni, dall'anno 1449 in avanti, fol 204 e seg.). 

1489, 3 dicembre. — Altro decreto del duca Gio: Galeazzo 
Maria Visconti, a supplica della Comuniti di Como dei 13 ottobre 
antecedente, del tenore seguente : « Quanti siano li grandissimi 
danni, incomodi, e periculi qaali hanno patito, e supportato questa 
vostra fedel.™^ Citt& cnm tutto quanto il suo districto sopra el 
laco, et anche li Homini della Rivera del ducato vostro de Milano 
adiacente al dicto loco per casone della crescentia grande che ha 
fatto dicto laco nelli anni passati, et maxime nel anno presente in 
modo che quodammodo pariva volesse submergere e profundare 
guesta CittA, e fece che da meza questa Gitt& inzoso verso dicto laco 
non se poteva habittare, fare li raercati, dove sono soliti essere fatti, 
ne esercire e scodere li datii de uva, ecc, certamente non li potres- 
simo explicare, et che perd poso lo calare e decrescere di esso 
lago per lo gran fetore, quale lasa dicto lago se generano varie 
et grande infirmitade, per le quale molte persone veneno a man- 
chare, et essendo noi molto zelosi se faza qualche digna provisione, 
et remedio ab obviare in lo avvenire al dicto crescimento, et inon- 
dazione d*esso laco per poterse rilevare, e llberare da tanti danni, 
ed incomodi, et conservarsi in sanitate mediante lo adiutorio divino, 
havemo richiesto li Homini d'esso laco et quelli della detta Rivera 
che volessino venire qua per poter conferire et tractare questa cosa 
con loro e deliberare de modo circa hoc adhibendo, e bona parte 
de loro sono venuti, e gli scrissimo opportune lettere d' essere 
contenti d'ogni partito et deliberatione che si pigliasse per questa 
casone. Donde che deliberassimo se dovesse andare ad Leco sopra 
el loco, dove bisogna fare li repari, et provisione espediente ad 
obviare al dicto crescimento in futurum, et cosi nuy per parte de 
questa Citt& ne elegessimo quattro delli principali Cittadini et esperti, 



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150 INONDAZIONI DEL LARIO 

e li lacuali ancora loro ne deputorono, tri o quattro altri per la 
CommunitJt del laco» li quali tutti una cum qu6lli della rivera 
dovevano trovarsi certo di ad Leco con certi boni inzegneri per 
vedervene et intendere tutto ci6 se doveva fare per obviare a dicta 
crescentia cam manco iactura et damni delli Lecaleschi e cusi si 
6 facto come Vostra Signoria 111.«^ potra vedore per la inclusa 
copia della provisione facta per dicti inzigneri in presenza de tutti 
e come meglio potranno ri feri re li latori delle presente. E perche 
noi non intendemo procedere ad cosa alcuna senza licenza della 
vostra Ecc* n' 6 parso el debito nostro del tutto darne avviso ad 
quella supplicandola devotamente se digna per opportuna littera 
concedere che dicta opera se possa fare» e che alla dicta spesa 
contribuiscano tutti quelli che alias contribuiteno ad simile spese 
secondo la loro contingente portione. Quodque questa Communiti 
possa et gli sia lecito ad recuperare la sua contingente parte per 
quella via et modo gli pare piii conveniente et facile, et superinde 
mandamo ad predicta V. S. li egregj Cittadini Baldassar da Riva et 
Thomaso Marino, alli quali supplicamo dignarse prestare piena fede 
ad quanto circa ci6 esponeranno como ad noi stessi, et con vostra 
expeditione remandarli, perpetuo eidem dominationi nos commen- 
dantes. Ex Como die 13 Octobris 1489. Eiusdem I. E. V. fldelissimi 
servitores deputati OflStio Provisionum Communis Civitatis vestre 
Comi ». A tergo: € l\\.^^ et Ex.™o Principi Duci Mediolani ». 

Segue la descrizione e Ia stima delle opere da farsi, indi se- 
guono i nomi dei deputati per parte della Citti, della ComunitA 
del lago, e della Comuniti di Mandello. Viene in seguito la rela- 
zione del Referendario di Como, il nob. Gio. Giacomo Madreguano 
incaricato dai duca a portarsi sul sito in compagnia di architetti 
comaschi eletti dai medesimo duca anche per assicurarsi che 
non abbia a derivarne danno alla rficca ed al Ponte di Lecco. Gli 
architetti eletti dai duca erano maestro Pietro da Oorgonzola e 
Maffeo Bagarotto. II primo di essi, stante Tassenza del secondo, 
assunse in compagno maestro Abondio di S. Abondio, il quale 
aveva la cura della fabbrica del nostro duomo, e si andd alla visita 
in compagnia dei deputati della Citti, della Universiti del lago e 
di Mandello. La relazione del Referendario e in data de* 26 no- 
vembre. Vi sono inscritti i pareri dei periti. II primo si sottoscrive 
Pietro de Camiinati di Brambilla ingegnere diccale, il secondo 
Abondio ingegnere alla fabbrica della Chiesa Maggiore di Como. 
11 decreto ducale prosegue in questi termini: « (Illorum de Civitate 
Comensium) expo8cente summo studio et fide in IlU^os dnos prede- 
cessores nostros ac nos subinde et statum nostrum plenam facul- 
tatem arbitrium et jus tribuimus eas omnes faciendi provisiones 
que conficiende reparationi, et operi, de quo superius agitur ne- 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 151 

cessario qnovi8 modo vidorentur, cam ea tamen lege et conditione 
quod in comparanda pecunia et materia qu6 eidem operi expedieiis 
fuerit sic agere advertatur ut nullum inde prejaditium redditus 
et vectigalia fisci nostri accipere possint, et nemo preter debitam 
proportionem suam se in hoc aggravatum esse conqueri merito 
habeat ». « Dat. Viglevani die 3 decembris 1489 ». 

(Da quest'anno - 1489 - sino al 1569, mancano i documenti). 

1569 .... — Grandissima inondazione. In tale occasione Como 
ebbe ricorso al Governatore Duca di Alburquesque, per cui fu 
eletto ringegnere Cairato per la visita in luogo e Ia relazione. 

1570, 14 febbraio. — Succede la relazione deir ingegnere 
Gio. Battisla Cairato, in data 14 febbraio 1570, stato eccitato con 
lettera del Magistrato Ordinario 15 settembre 1569. In essa, fra li 
luoghi li piu inondati sono nominati Como, Lecco, Mandello, Bellano, 
Dervio, il territorio di Sorico e Gera, Domaso, Gravedona, Colico 
e Menaggio. La visita fu cominciata ai 24 novembre e finl ai 2 di- 
cembre. Citati, giusta la lettera maglstrale e comparsi in parte 
gl* interessati, ed oiferentisi alle spese. I rimedt che si propongono 
sono Tapertura di due arcate del Ponte di Lecco ora otturate. Ia 
rimozione degli ammassi di ghiaia e delle gueglie da pesca. Si 
accenna che la spesa pu6 importare scudi 1500 e che il buon effetto 
deiropera terr& lontani i ristauri che a causa dei terreni inondati 
si fanno a Gera, Sorico e Colico. 

1571, 8 febbraio. — Relazione del ^(agistrato Straordinario 
al Governo, in cni, premessa Ia narrativa che a sfogo del memo- 
riale sporto dalla Citti di Como, e deoretato ai 28 settembre 1568, 
erasi mandato uno degli ingegneri camerali insieme col Cancel- 
liere della Camera a riconoscere il danno proveniente alla Oi\Xk 
ed alle Terre lacuali dalla escrescenza del lago, ed a proporre i 
rimedi con descrivere i siti e la quantitjt della ghiaia da levarsi, 
consulta, che venga concessa a Como la facoltji di fare ora ed in 
avvenire gli opportuni spurghi, giusta l*annessa relazione deir in- 
gegnere Cairato ed al pubblico incanto, il tutto a spese della Citt^ 
e delle Terre e terreni lacuali « per la rata parte del danno che 
sentono, e del comodo che sono per senti rne », e che per ora la 
metjt della spesa calcolata in L. 6260 circa sia ripartita provvisio- 
nalmente tra la Citti e le Terre lacuali, riservata Ia coadequazione 
ueiresazione deU'altra meti, a norma del giusto riparto da farsi. 

1571, 20 febbraio. — II Magistrato fece la sua consulta al 
Governatore, previa relazione dello stesso mese di un altro inge- 
gnere Bemardino Lonali. 



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152 INONDAZIONI DEL LARIO 

1571, 5 maggio. — Grida pubblicata per parte del Magistrato 
Straordinario in cui si proibisce, sotto pena di scadi 50, da appli- 
carsi per metk alla R. Camera e per Taltra met& alla Cittii di Como 
e Terre contribuenti, il piantare gueglie o altri impedimenti nei 
luoghi purgati dalle ghiaie, e se ne ordina la rimozione nel ter- 
mine di sei giorni. 

1573, 11 marzo. — Ordine del Referendario di Como Bat- 
tista Maggi alle Terre lacuali anche del Ducato perch^ in termine 
di quattro giorni debbano aver pagate le rispettive loro tasse per 
rescavazione deirAdda a Lecco, e ci6 in esecuzione di lettere del 
Magistrato delle entrate straordinarie del 5 stesso mese. 

1574, 31 genn&io. — c Fu ordinata la spedizione di un man- 
dato di scudi 10 al magnifico SigJ Pietro Martire Oailio deputato 
al negozio della escavazione del lago, e ci6 dei primi danari da 
esigersi sopra la tassa delle spese di detta escavazione con che 11 
suddetto dia i conti, e retribuisca alla Comuniti il danaro da lui 
esatto durante questa commissione ». (Registro degli Ordini, dal- 
ranno 1573 al 1577, fol. 28). 

1574, 17 febbraio. — Con lettera del Magistrato Straordinario 
di tal data, fu commessa al Referendario di Como la nuova pubbli* 
cazione della grida del 5 maggio 1571 surriferita, a cui fa data 
esecuzione. 

1574, 2 marzo. — Pubblicazione di un nuovo editto proibi- 
tivo delle gueglie, con una pena pecuniaria da applicarsi per met& 
al fisco e per Taltra meti al Comune di Como ed alle Terre interes- 
sate e concorrenti alle spese. 

1574, 6 novembre. — Ordine del Magistrato Straordinario 
al Referendario di Como per la esazione delle tasse imposte per 
le operazioni all'Adda da tutte le Terre lacuali anche milanesi 
comprese nell'annesso elenco, salvo ad esse la ragione di far rive- 
dere e riformare le tasse. 

1576, 9 maggio. — L*Ufficio delle Provvisioni deputa il 
signor Oio. Antonio da Pioda Architetto a visitare, insieme col- 
l'architetto da deputarsi dai lacuali, la riviera acci6 si possano 
con uguaglianza ripartire le spese fatte, e da farsi circa lo scava- 
mento e le altre cose necessarie i n questo negozio. (Registro degli 
Ordini, daU'anno 1573 al 1577, fol. 142). Pel sopravvenire del morbo 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 153 

della pestilenza in qaest*anno, le opere intraprese furono sospese 
e ripigliate nel 1579. 

1577, 30 maggio. — Riparto delle spese per opere air Adda 
fatto dairingegner Antonio da Pioda, d*ordine del Magistrato 
Straordinario tra Ia Citt& e le Terre litorali del lago, tanto co- 
masche, quanto milanesi. 

1580, 3 marzo. — Ordine del Magistrato Straordinario al 
Referendario di Como Cinzio Calvi, perch6 obbllghi Ia renitente 
terra di Bellano al pagamento della sua tassa, anche coli' arresto 
personale» e dia esecuzione alle cose ordinate intorno la rimozione 
degli edifizi da pesca. 

1580, 17 aprile. — Vengono pubblicati nuovi capitoli per 
deliberare Timpresa, e toglier le ghiaie chiamate Ia Lingua, in- 
trodotte nell'Adda dai torrente Caldone, nelle vicinanze del Ponte 
di Lecco. 

1585, 28 giugno. — II Consiglio Generale ha delegato due 
decurioni a ricercare le cose necessarie circa V escavazione del 
fiume Adda presso Lecco, a fine di impedire la escrescenza del 
lago e rinondazione della Gitti; e a chiamare i contribuenti alle 
spese che occorreranno ed a riferire le risultanze alla Magnifica 
Comuniti. (Registro delle Ordinazioni, dai 158^ al 1589, fol. 100). 

1586, 21 luglio. — L'UfBcio di Provvisione ha aggiunto al 
due deputati un terzo a provvedere che si faccia Tescavazione nel 
fiume Adda. (M, fol. 133). 

1586, 30 luglio. — Da relazione dei deputati della Cittial Ma- 
gistrato Straordinario risulta che in quello stesso mese era seg^ita 
nuova escrescenza del lago. Si narra la visita fatta a Lecco dal- 
V Ingegnere camerale Antonio da Pioda o Piotto neU'antecedente 
aprile, 11 quaie in sua scrittura e disegno propose le opere da farsi, 
ascendenti alla spesa di L. 6250. La principale di dette opere era 
di levare Tammasso di ghiaia chiamato la Lingua, di quadretti 
36 mila, che a den. 15 per quadretto importa L. 2250. {Ivi). 

1587, 20 giugno. — L'Ufflcio di Provvisione ha dolegato 
4 decurioni a provvedere le cose necessarie alla escavazione da 
farsi nell'Adda presso Lecco ed Olginate a riparo della escrescenza 
e inx)ndazione del lago, a chiamare i contribuenti alle spese e rife- 
rire. {Ivi, fol. 144 tergo). 



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154 INONDAZIONI DEL LARiO 

1588, 9 gennaio. — Relazione deir ingegnere camerale An- 
tonio da Pioda al Magistrato Straordinario. 

1588, 16 febbraio. — A supplica della Citti di Como ed Uni- 
versiti del lago il Magistrato Straordinario scrive al Referendario 
di Como che permetta ad essa di levare i gerati ed altri impc- 
dimenti presso Olginate, cid cbe importa la spesadi ciroa lire 6000, 
obbligando i renitenti al pagamento, sospesa per6 V opera al caso 
di reclamo per parte di Olginate (Ivi). 

1599, 31 marzo. — L' Ufflcio di Provvisione ha deputato tre 
de* suoi pel corrente anno e per tutto Tanno 1600 airimpresa deiresca- 
vazione del letto del fiume Adda a Lecco e ad Olginate, e dove 
occorre per ovviare alla escrescenza del lago avvenuta nei tempi 
prossimi passati, e a fare, a nome della Gomunit&, le opere neces- 
sarie, e per supplicare il Magistrato, o chi conviene per riportare 
la licenza di tassare Ia porzione di tali spese al contado nostro, ed 
alle altre Terre del lago e della riviera di Lecco, solite a contri- 
buire alle medesime spese. (Volume Ai (h'dinazioni, dairanno 1509 
al 1603, fol. 7). 

1614, 5 dicembre. — II Consiglio Generale, a fine di rime- 
diare alla escrescenza del lago, da cni 6 stata inondata una parte 
della Citt& neirottobre prossimo passato, ha deputato 5 decurioni 
a portarsi a Lecco alla visita de* siti con ingegnori, di conoerto 
colle Terre del lago e della riviera del Ducato in ci6 interessate, 
con che la spesa della visita, ed altre occorrenti, si facciano col 
concorso di dette Terre. (Registro delle Ordinazioni, dai 1614 in 
avanti, pagg. 33 e 34). Sopraggiunta poi la guerra di Valtellina, 
ed un grave carico colla necessiti di conti*arre molti debiti alla 
cittk e provincia comasca, si rinnovarono a poco a poco le cause 
delle inondazioni con rinnovati ammassi di ghiaia ed edifict pesche- 
recci, sicchd nel 1673 avvenne una grandissima inondazione. 

1673, 4 luglio. — Decreto di S. Ecc. il Governatore dello 
Stato sopra la supplica sportagli dalla Citti di Como, colla trista 
narrativa della eccessiva inondazione di que* giorni del lago giunto 
ad allagare il duomo e due delle tre parti della citti con indicibili 
danni. Ivi si narra pupe il sommo pregiudizio derivante dai tor- 
rente Cosia ai borghi per il debordamento delle acque a cagione 
del grande innalzamento del suo letto, per cui si dovettero tagliare 
i ponti a sfogo delle acque. Col citato decreto fu delegato D. Or- 
tensio Cantone Questore del Magistrato Straordinario a portarsi 
indilatamente sul sito con un ingegnere a riconoscere il tutto. 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 155 

proporro i rimedi e far relazione di tutto 9,\ dotto Governatore. 
In esso decreto viene qualificata la Citti di Como per cospicua 
e benemerita del reale servizio. (In Lago ed Adda, n. Vs fascio di 
carte del 1673). 

1673, 15 luglio. — Relazione del Questore Delegato Don Or- 
tensio Gantone a S. Ecc, nella qaale, premessa Ia narrativa d*essersi 
egli portato il giorDo 6 a Como, indi ai Borgbi, ed al Ponte di 
Lecco, e d'aver verificati i gravissimi danni recati dalla tuttora 
perseverante inondazione del lago, e quelli recati anche dai tor- 
reute Cosia, a sfogo del quale si sono dovuti tagliare i ponti di 
vivo, si propongono i rimedi per ora nel sollecito spurgo delle 
strade e case, indi nella rimozione de* gerati e delle gueglie al 
disopra e al disotto del Ponte di Lecco, e finalmente in soccorsi da 
darsi a ristoro de* gravissimi danni, diconsi essi consistere in ro- 
vine e gaasti di mobili e di merci e generi e sale, atterramenti 
di muraglie, rovine di terreni, impedimento di ogni trafflco in 
guisa tale che sono inestimabili, massimamente cbe V inondazione 
segul improvvisamente e disordinatamente in una notte, Ik dove 
per lo passato soleva avvenire gradatamente. Narrasi che V inon- 
dazione arrivava sino ai gradini deiraltare maggiore del duomo, 
sin dove si andava in barca, e sino alle case del Governatore e di 
D. Carlo Odescalco. Che i poveri, trovandosi chiusi nelle parti su- 
periori delle case privi di ogni mezzo di procacciarsi la sussistenza, 
venivano sostentati dai pubblico con giornalieri soccorsi di pane, 
sale ed acqua, che venivano loro somministrati per mezzo dei 
PP. Gesuiti che giravano i n barche. Questa relazione fu rimessa 
da S. E. al Magistrato. In essa furono suggeriti anche i rimedi a 
scanso dei danni contemporaneamente recati dai torrente Cosia, e 
sono la piantagione di salici e pioppi nelle valli da cui scorron le sue 
acque e la costruzione delle chiuse ne' siti opportuni. II materialo 
trasportato da quel torrente aveva innalzato il letto a segno cho 
sorpassava i muri laterali. (Ivi). 

1673, 20 luglio. — Relazione del Magistrato Straordinario a 
S. E , nella quale si approvano i rimedi suggeriti a tener lontana 
ogni infezione nociva alla salute col pronto spurgo dei siti stati 
inondati di mano in mano che il lago si ritira, sopra il qual oggetto 
dicesi aver anche il Tribunale della sanit^ ordinate le opportune 
cautele, sospesi frattanto sino a nuova visita di periti, da farsi 
dopo il ribasso delle acque, gli ulteriori provvedimenti diretti a 
toglier la causa della inondazione. Dice il Magistrato che appli- 
cherjt le sue cure al ben meritato ristoro dei danni da farsi alla 
citti di Como. 



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156 INONDAZIONI DEL LARIO 

1673, 27 luglio. — II Magistrato diede consulta al Governo 
circa l' istanza fatta dalla citt& di Gomo d' essere sollevata d' una 
part^ del carico militare in compenso dei danni sofferti per 
r inondazione. 

1673, 19 agosto. — Decreto governativo, che ad istanza del 
pubblico di Como di essere sollevato nelle gravezze delFAlloggia- 
mento a ristoro dei danni sofferti nelia inondazione, Incarica il Com- 
missario generale deiresercito di tener sollevata la Gitti di Como 
con diminuire la sua tangente nel nnovo riparto da farsi, ed in- 
carica il Magistrato di far eseguire un*altra visita sul sito per sta- 
bilire le operazioni a riparo dei danni faturi. 

1673, 22 agosto. — Altro ricorso della Citti e delle Terre 
lacuali, in cui ^ esposto quanto fu ordinato e praticato un secolo 
prima in simile occorrenza, e tutto giustificato co' docnmenti, im- 
plorano un simile provvedimento. 

1673, 26 agosto. — Voto del fiscale Arese che insinua la rimo- 
zione de* gerati e delle gueglie a norma del praticato un secolo 
prima coir editto 5 maggio 1571; doversi le opere deliberare ai 
pubblico incanto, ed eseguirsi le spese da quelli che vi hanno 
interesse. 

1674, 16 gennaio. — Altro ricorso della Citti e lago per 
mezzo deir Oratore della Citti e Sindaco del Contado sporto al 
Magistrato per Tesecuzione deirordinata visita dei periti. 

1674, 18 gennaio. — Convenzioni tra la Citti e il Contado di 
Como di concorrere per meti alle spese delle opere all'Adda, re- 
stando poi a comune sollievo quanto si sarebbe ricavato dalle 
Terre milanesi della riviera di Lecco, pel concorso delle quali pen- 
deva la trattativa coi Sindaci del Ducato. 

1674, 26 geunaio. — Consulta del Magistrato a S. E. inesiva 
alla supplica, ecc; delegazione del Questore Cantone, il quale, in 
adempimento deirordine di S. E. proceda alla visita insieme cogli 
ingegneri camerali Robecco e Bigatto, o cogli offlciali opportuni 
della Cancelleria. 

1674, 26 febbraio. — Lettere Magistrali di delegazione del 
Questore Cantone alla visita insieme coi regi ingegneri delegati 
Bernardo Robecco e Andrea Bigatto. 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 157 

1674, 17 marzo. — Supplica della Citti e Contado di Como 
e della riviera di Lecco al R. Magistrato in cui inesivamente alla 
visita di sopra esegnita s' implorano le relative provvidenze per la 
rimozione degli ammassi di ghiaia ed ediflzt da pesca. Ivi si narra 
il concorso anche delle Terre milanesi a simili opere sotto i pas- 
sati dncbi di Milano. 

1674, 18 marzo. — Relazione dei due ingegneri suddetti della 
visita intrapresa nel giorno 5 marzo e seguenti in compagnia del 
Qaestore delegato D. Ortensio Gantone, e di alcuni ufflciali della 
Cancelleria, e coU* intervento del conte Ercole Yisconte Gommissario 
generala deir esercito, e Governatore di Como, e del Mastro di 
campo Gaspare Beretta dolegati da S. E., e presenti ancor V Ora- 
tore padre Giulio Gesare Lucino ed altri deputati della Cittjt di 
Como, e insieme i deputati del Contado e delle Terre milanesi. 
Propongono essi mediante Tannesso tipo che sian levati i gerati, le 
gueglie, i legnai sino ad Olginate, almeno nei limiti da loro pro- 
posti, cosi che il fiume Adda, almeno per la meik deU'alveo, nella 
sua corrente di mezzo resti libero da ogni impedimento, che osti 
ancora alla navigazione. Fanno riflettere ancora che la rimozione 
di questi impedimenti porter^ il beneficio di una piu abbondante 
irrigazione a* fondi, accrescendosi la copia delle acque all'Adda 
alla Muzza, talvolta scarseggiante. 

1674, 2 aprile. — Relazione del Questore delegato D. Or- 
tensio Gantone, nella quale, esposto in succinto 11 risultato della 
visita, fa comprendere la necessit& di rimuovere gl* impedimenti 
anche per conservazione della navigazione, e si rimette alla pru- 
denza del Tribanale. 

1674, 10 aprile. — Sentenza del Magistrato Straordinario, 
con cui si ordina la rimozione tanto dei gerati nel modo contenuto 
nella relazione de' periti, quanto delle gueglie e d*alti'i edifict da 
pesca. 

1674, 2 maggio. — In sequela alla surriferita sentenza fu 
pubblicato un editto magistrale ordinante la estirpazione delle 
gueglie, legnai ed altri edifici da pesca. 

1674, 31 maggio. — II Senato, avanti cui fu interposta Tap- 
pellazione per parte dei padroni delle gueglie, e principalmente 
per parte del Monastero di S. Maria Maddalena di Lecco, sentite le 
parti, ordin6 provisionalmente che si togliesse la quarta, o terza parte 

PE&IODICO S0CIBTX STORICA C0MBN8B (Vol. XIII). 12 



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158 INONDAZIONI DEL LARIO 

degli ediflzt di pesca per linea retta presa dai principali archi del 
Ponte di Lecco, dov* h piii forte la corrente deir acqua. Anche le 
perre litorali milanesi si unirono nella supplica al Senato colla 
Gitlii e col Contado di Gomo. In guesti atti si legge che 1* inonda- 
zione del 1673 era cominciata sul finire di giugno e che in una sola 
notte erosi innalzato il lago braccia 2^/2, e che nel suddetto 
maggio 1674 era iiggik molto cresciuto il lago coirinondare le 
strade e le case vicine alla spiaggia. 

1674, 4 giugno. — A supplica della Oltti, Contado e Terre 
litorali, il Senato decret6 doversi persistere nelle cose gi& ordinate 
con levarsi nel modo e limite predetti gli ediflzi di pesca dai Ponte 
di Lecco sino ad Olginate. Nella supplica si narra il progresso 
della inondazlone, che aveva allagata la parte inferiore della Gitt^ 

1674, 7 giugno. — II Regio Referendario della GittidiGomo 
D. Garlo Gariboldo, in compagnia dei decurioni delegati barone 
Pompeo Porta ed Antonio Ruscone e di Davide Magnocavalio Sin- 
daco del Contado, e di Bernardo Robecco e Andrea Bigatto inge- 
gneri camerali, fece eseguire la sentenza ordinata dai Senato, col 
togliere la terza parte degli ediflci pescherecci, tolti i guoLi il lago 
si abbassd un cUbito, come si rilevd dalle misure prese prima e 
dopo Tesecuzione deH'opera. 

1674, 9 giugno. — Si compi6 l'estirpazione della terza parte 
delle gueglie, colla spesa di L. 1783:5:6. 

1674, 30 agosto. — Gertiflcato del Referendario di Como 
Don Carlo Gariboldo incaricato dai Magistrato con lettere 2 e 
28 maggio di far eseguire Testirpazione delle gueglie, come fu 
fatto sotto la direzione dei due ingegneri delegati, e qualmente 
dalle misure prese prima e dopo delle estirpazioni risultd di mano 
in mano il ribasso del lago. 

1674. — Da un libro di conti esistente negli « Atti della Ra- 
gioneria della Citti di Como risultano alcuni pagamenti fatti dalle 
Terre milanesi della riviera di Lecco, segnatamente uno di L. 300 
ed altro di L. 442 in causa delle spese per le opere dell* Adda, e 
ci6 a tenore della convenzione conciliata colFopera del signor se- 
natore Giulio Gesare Lucino, in virtu di cui dette Terre dovevano 
concorrere nel quinto delle spese. 

1674, — Copia di convenzione tra i deputati della Citti di 
Como, e quelli delle Terre della riviera di Lecco, in virtu di cui 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 159 

le ultime promettono di pagare il di piu dei gik accordati scudi 300, 
cio6 il qainto della totale spesa che AoYvk farsi per la visita al 
Ponte di Lecco. 

1676. — Dai 30 marzo al 21 maggio si fecero le opere per 
Yoltar racqua che scende dai monte di Galbiate, e per ristorare 
o rifare i muri rovinati, con spesa di L. 1253: 16. 

1676y 23 maggio. — Da relazione del decurione delegato 
Pompeo Porta alla GitUt, risulta essersi costrutte tre gueglie sopra 
il monte di Galbiate per tenere in dietro il materiale portato dalle 
acque nel corrente dell'Adda di sotto al Ponte di Lecco^ e guesta 
operazione con altre fa cominciata ai 30 di marzo e finita il 
21 maggio. 

1680, 24 giugno. — Relazione intorno agli edifizi pescherecci 
e gerati ingombranti TAdda, fatta da Andrea Bigatto, ingegnere 
collegiato e camerale di Milano, dove non meno che in tutte le 
altre relazioni si accenna 1* impedimento che da quelli ne viene alla 
navigazione. 

1684, 6 settembre. — Sentenza deirEcc.n>osenato di Milano, 
con cui, previa visita del senatore delegato coU* ingegnere d* uf- 
ficio, si ordina ia estirpazione delle gueglie ed altri edifizi pesche- 
recci, tanto di sopra, quanto di sotto del Ponte di Lecco sino ad 
Olginate. 

1685, 10 marzo. — Relazione di Bernardino Becaraminl per 
lo sgombro d*Adda da pgni impedimento naturale o manufatto. 

1685, 12 marzo. — Da osservazioni del senatore Cesare Vi- 
sconti risultano estirpati gli edifizi pescherecci, e ci6 fa ai 5 di marzo. 

1685. — Dai vari atti addotti dalle parti avanti al Senato 
risalta che neirottobre del 1679 vi fa una considerevole inonda- 
zione del lago, per le grandi pioggie, le quali pure cagionarono 
quella del 1673. Parlasi incidentemente delle irruzioni del torrente 
Oosia riascite faneste ai Borghi negli anni 1646, 1648, 1673, 1676 
e 1679. 

1685, marzo. — Risulta Tandata del senatore Visconti, dele- 
gato alla visita deirAdda insieme al suo cancelliere ed ingegnere, 
e Tordinazione da lui fatta peria estirpazione delle gueglie, a cui 
si diede esecuzione oon levar gueglie e legnari, cominciando ai 
4 di marzo. 



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160 INONDAZIONI DEL LARIO 

1685, marzo. — Si levarono pupe i gerati a Lecco e ad 
Olginate. 

1686, — Dai giopno 30 marzo sino air 8 aprile si levarono 
gerati da Olginate sino alla bocca deli* Adda di sopra del Ponte 
di Lecco. 

(Da quest*anno 1686 al 1746 mancano i documenti). 

1746, 21 maggio. . — Stante r escrescenza del lago sino alla 
piazza del duomo, il Consiglio Generale ha delegato 4 decurioni a 
dar soccorso agli abitanti della riva del lago e sue vicinanze con 
battelli ed altri sussidi necessapj {Ordini, dai 1743 al 1749, fol. 306). 

1748, 16 gennaio. — Stante ie insolite escrescenze del lago 
degli ultimi due anni, per cui 6 stato inondato piu di un terzo della 
Gitt&, con grave danno del pubblico e de* particolari, il Consiglio 
Generale ha delegato 3 decurioni ad applicarsi per le opportune 
provvidenze. {Ordini, pag. 327). 

1748, 25 maggio. — Attesa Tescrescenza del lago sono stati 
dai Consiglio Generale delegati 4 decurioni a soccorrere i poveri 
nei quartieri inondati. {Ivi, fol. 334). 

1750, 28 febbraio. — Convenzione tra la Citti e il Oontado 
di Como, dove, premessa la narrativa delle inondazioni seguite 
negli antecedenti anni 1746-1747-1748 e 1749, si stabilisce di fare 
e procurare di concerto gli opportuni provvedimenti, sentito anche 
sul sito, occorrendo, Y ingegnere camerale Ferdinando Pessina, e 
di fare le spese per met& d*ora in avanti a norma del convenuto 
nel contratto 18 gennaio 1674 tra esse parti, procurando il concorso 
delle Terre litorali del Ducato a sollievo comune. 

1750, 25 aprile. — Informazione deir ingegnere collegiato 
Bernardo Pessina, neila quale sono descritte le Gueglie, le Bal-- 
travellere ed i Legnat, e si affermano evidenti gli effetti dell* im- 
pedimento da quegli edifizi frapposto al libero decorso delle acque 
e del conseguente loro rigurgito a rialzamento del livello del lago. 

1750, 4 maggio. — Voto del flsco, che riconosce ben fondata 
la clomanda di Como e degli altri cointeressati per la rimozione 
degli impedimenti pescherecci, ed opina che venga pubblicato un 
editto a somiglianza di quelli pubblicati negli anni 1674 e 1686, 
prescrivente la rimozione di tali impedimenti, e che spirato il 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 161 

termine, da inserirsi neireditto, e non eseguito Tordinato, si mandi 
un Ouestore delegato dai Magistrato a levare tutti gli edifizi di 
pesca impedienti il libero deflusso delle acque. 

1750, 10 giugno. — Decreto del Magistrato Camerale con cui 
sono eccitati i Sindaci del Ducato a dire il loro parere sul punto 
del contributo delle Terre litorali del Ducato alle spese lungo l'Adda. 

1750, 31 luglio. — Parere ossia risposta doi Sindaci del 
Ducato annuente al proposto contributo quanto alla massima, e 
rimessivo al Magistrato quanto alla, quantit&. 

1750, 14 agosto. — Delegazione fi^tta dai Magistrato allo 
spettabile Ouestore marchese Gerolamo Castiglione alla visita 
richiesta per parte della Citti di Como, da eseguirsi insieme all* in- 
gegnere Pessina, in esecuzione anche del rescritto di S. E. del 
giorno antecedente. 

1750, 16 agosto. — Succinta informazione del Ouestore dele- 
gato al Magistrato, in cui espone i gravissimi danni recati ancora 
dalla inondazione di queiranno ora cessata, la quale sebben minore 
delle cinque antecedenti e segnatamente di quella seguita in otto- 
bre del 1747, cid nonostante allagd la terza parte delia CittJt. Narra 
i provvedimenti dati dai pubblico si nella somministrazione del 
pane ed altro alimento della povera gente, che nelie cautele usate 
per la pubbiica salute. 

1750, 20 agosto. — Convenzione fatta coiropera del Ministro 
delegato trala Gitt&, Contado e Terre litorali milanesi pel contributo 
alle spese, ciod per due quinti alla Citti, due quinti al Contado od 
un quinto alle Terre suddette, e ci6 ad esempio del praticato 
nel 1674. 

1750, 22 agosto. — Relazione dei deputati di Lecco eletti 
in un Convocato generale della Comunitjt al Questore delegato, in 
cui si offrono a pagare la quota che possa spettare al bor0o di 
Lecco, lasciato a carico della citti e provincia di Como V esigere 
dalle altre Terre, coroponenti la ComunitJt generale di Lecco, le 
rate a loro spettanti. 

1750, 22 agosto. — Elezione di Guglielmo Antonio Pagano 
in depositario e cassierc del danaro d a introitarsi per le spese 
deirAdda. 



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162 INONDAZIONI DEL LARIO 

1750, P ottobre. — Ricorso della Cittd e Contado di Lodi 
per i danni temuti dalle opere deirAdda. 

1750, 13 ottobre. — Relazione deir ingegnere Ferdinando 
Pessina al Magistrato, in ordine alla rimozione dei gerati ed im- 
dedimenti da pesca per ovviare alle inondazioni del lago. Anche 
in qaesta relazione si accennano i danni provenienti dagli edifizi 
pescherecci ritenuti come impedimenti al libero decorso delle acque, 
o come gik in quella del 25 aprile, deir ing. Bernardo Pessina, 
risultano le angustie ed i pericoli della navigazione procedenti 
dairammasso dei gerati presso Olginate. 

1750, 16 ottobre. — Voto del fisco favorevole al divisato 
intento, in cui si corrobora il diritto di Como e degli altri inte- 
ressati di far rimuovere gli edifizi pescherecci riconosciuti come 
una delle cause della escrescenza del lago. 

1750, 21 ottobre. — Riparto di scudi 1219 e soldi 118 fatto 
dair ingegnere Bernardo Pessina tra la Gitik e il Contado di Como 
e le Terre litorali del Ducato, in ragione.dei due qainti ciascuno 
dei due e di un quinto alle ultime. 

1751, 14 gennaio. — Lettera Magistrale air ingegnere Pes- 
sina, in cui ad instanza delle Terre milanesi contribuenti, si accorda 
la riserva di chiamare in concorso le altre Terre inferiori, qualora 
nelle opere da farsi risulti il loro interesse. 

1751, 17 gennaio. — Circolare del Magistrato alle Comuniti 
perch6 somministrino tutte le cognizioni ed assistenze a Ca7Ho 
Cesare Prina, eletto disegnatore deir andamento delFAdda da 
Lecco sino al lago di Brivio, ad effetto di fissare le spazzature ed 
operazioni da farsi. 

1751, 19 gennaio. — Nuovo riparto deir ingegnere camerale 
Bernardo Pessina, colla suddivisione delle quote a ciascuna delle 
Terre milanesi. 

1751, 26 gennaio. — Decreto Magistrale accompagnante il 
riparto d'ordine del medesimo eseguito dair ingegnere camerale 
Pessina di scudi 1219 e soldi 118, sopra la Citta e Contado di Como 
e le singole Terre lacuali del Ducato di Milano a norma della con- 
venzione 20 agosto e 21 ottobre 1710. 



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DALL' ARCHIVIO DI ClTTk 163 

1751, 6 ottobre. — Relazione deiringegnere camerale Ber- 
nardo Pessina, che propone alcuni riflessi anche per togliere le 
difflcolU che potrebbero frapporsi per parte della Repuibblica 
di Venezia. 

1751, 17 novembre, — Relazione del Magistrato al Governo 
con uniti tipo, relazione Pessina, e voto del flsco, e col ragguaglio 
d*es9ere stato delegato il Ouestore marchese Castiglione, da cui 
diconsi verificati i danni recati dall'escrescenza del lago non meno 
alla Citta e Terre del Contado, che a quelle del Ducato. SHnsinua 
a Irattativa coUa Repubblica di Venezia per ovviare ai disordini 
de* suoi sudditi negli edifizt di pesea. 

1751, — Ricorso della Gomunit& di Lecco per disobbligo da 
ogni contributo, o almeno per la riforma della tassa al territorio 
del solo Borgo escluse le altre Terre della ComuniUt generale per 
non essere soggette al danno delle inondazioni. Ivi si narra la 
sentenza del Senato 6 settembre 1684 e la successiva ordinazione 
12 marzo 1685 per la estirpazione delle gueglie ed altri edifizi 
da pesea. 

1752, primo marzo. — Relazione di Oitdio Richini ing. ca- 
merale intorno alla esecuzione delle opere air Adda. 

1753, 13 febbraio — Appuntamenti presi in un congresso 
avanti il Qaestore delegato, un de* quali si d Tavviso da darsi alle 
Terre milanesi per la sostituzione di nn altro delegato al defunto 
Pompeo Redaelli. 

1754, 26 aprile. — Appuntamenti presi in un congresso corae 
sopra in sequela anche di altro congresso 12 gennaio antecedente, 
per i Quali fa nominata persona ad assistere sul sito alle opera- 
zioni e fu rinnovata Y istanza alle Terre milanesi per la nomina 
di un altro delegato da risultare a pluralitji di voti. 

1754, 9 maggio. — Decreto governativo con cui, a supplica 
del pubblico di Gomo, si ordina al Magistrato Camerale, che per 
mezzo del Questore delegato costringa gl* interessati ad eseguire 
i riparti delle imposte fatti e da farsi, e viene autorizzato il me- 
desimo Ministro a dare le convenevoli provvidenze per Tultiraa- 
zione deiropera* 

1754, 28 luglio. — Appuntamento preso dalla Commissione 
delegata ai confini i n Vaprio, col quale, proposto ed approvato il 



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164 INONDAZIONI DEL LARIO 

piano delle operazioni formato dagli ingegneri Ferdinando e Ber- 
nardo Pessina come utile ad ambedae i domini, Austriaco e Veneto, 
si stabilisce che siano rimossc dall'ana e dall*altra parte dell'Adda 
le gueglie ed ogni altro impedimento frapposto al libero corso del 
fiame e che si dia esecuzione al piano medesimo col togliere gl' im- 
pedimenti tanto nelle parti saperiori, qaanto nelle inferiori, e ci6 
sotto la direzione di due ingegneri dei doe domini; al qual effetto 
per parte di Milano si 6 nominato Carlo Merlo, e per parte di 
Venezia il tenente colonnello Andrea Erculeo. 

1754, 9 agosto. — II Governo informa il Magistrato di tale 
appuntamentOy e ne lo incarica della esecuzione, ed insieme de* 
riparti delle spese occorrenti a norma della convenzione 20 ago- 
sto 1756. 

1754, 30 settembre. — Dispaccio di S. M. V imperatrice Maria 
Teresa^ con cui approva le cose conciliate dai Ministro plenipo- 
tenziario Lombardo-Austriaco col Ministro Yeneto, relativamente 
agli spurghi deirAdda, per por riparo alle inondazioni del lago 
di Como. 

1754, 26 ottobre. — Piano di operazioni all'Adda, compilato 
di consenso dei due ingegneri Carlo Giuseppe Merlo cesareo e 
tenente colonnello Andrea Erculeo veneto, delegati dai due domini, 
dove oltre la estirpazione degli edifizi pescherecci si contengono le 
opere da farsi dietro i quattro torrenti: Serta, Oallavesa, Ore- 
ghentino e S. Rocco, coirobbligo della manutenzione dei primi due 
alla Provincia bergamasca, e degli ultimi alla milanese. 

1754, 28 ottobre. — Lettera deiringegnere Merlo alQuestore 
delegato del Magistrato marchese Castiglione, in cui conferma che 
le operazioni da farsi alFAdda e la rimozione degli impedimenti 
pescherecci tendono ancora a rendere piu libero Tuso della navi- 
gazione, ci6 6 conforme al voto del flscale 2 novembre dello stesso 
anno. Questa relazione 6 firmata anche dai tenente colonnello 
Andrea Erculeo per parte del dominio veneto. 

1754, 5 novembre. — Voto del flscale Muttoni per la estir- 
pazione degli ediflzi da pesca. 

1754, 5 novembre. — Lettera Magistrale al Podesti di Como, 
con cui viene delegato a dar esecuzione agli appuntamenti del 
Piano dei due ingegneri, dietro la direzione da darsi dai medesimi. 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 165 

1754, 22 dicembre. — II Podesti Giacomo Masnago delegalo 
informa il Magistrato della estirpazione fatta delle gueglie e gue- 
gliette, non compita a causa del crescimento dello acqu6. (Dagli 
Atti del notaio Gislanzoni risulta che il giorno 9 novembre si 
diede principio alla estirpazione suddetta, e si prosegul nei seguenti). 

1755, 26 gennaio. — Appuntamenti d'un congresso davanti 
il signor Ouestore delegato, in cui attesa V indolenza delle Terre 
milanesi litorali, il Ministro pass6 alla nomina del signor Gio. An- 
drea Arrigoni in delegato delle medesime, e furono stabilite alcune 
massime per la piti regolare ed econoinica esecuzione delle opere. 

1755, 3 febbraio, — Lettera dello stesso Podesti al Magi- 
strato che accompagna la nota degli edifizi pescherecci distrutti e 
da distruggersi. 

1755, 5 febbraio. — Decreto Magistrale disponente la trasmis- 
sione di precetti ai possessori delle gueglie descritti nella nota 
inviata dai Podestjt delegato. 

1755, 21 febbraio. — Imposta di L. 20 mila colFannesso ri- 
parto (Yedasi in flne). 

1755, 1 marzo. — Ordine intimato per parte del Magistrato 
proibente le gueglie, baltravellere, legnai ed altri edifici impedienti 
il libero decorso delle acque delPAdda, e ci6 sotto pena di scudi 500. 

1755, 15 aprile. — Lettera del Podesti 'partecipante V ese- 
guita pubblicazione degli avvisi mandati dai Magistrato al Podest&, 
da pubblicarsi con lettera 3 marzo precedente, proibenti la rinno- 
vazione degli ediflzi pescherecci stati estirpati. 

1755, 8 maggio. — In consiglio di tal data si convenne tra 
la Citt& ed il Gontado nella nomina del signor Giacomo Venini in 
cassiere della societk in luogo del signor Guglielmo Pagano, che 
rinunzi6 a tale incombenza, procurando che detta nomina sia fatta 
nelle forme. j 

1755, .... — Altro ricorso della Comuniti di Lecco al Ma- 
gistrato, in cui si fanno eccezioni contro la citazione perentoria 
emanata dai Ouestore delegato, a veder dai suddetto giorno 18 di 
luglio riferirsi la causa tra la Citti e Gontado di Como e la Go- 
munitjt di Lecco. Ivi si legge che tale causa ebbe principio dai 



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166 INONDAZIONI DEL LARIO 

Decreto Magistrale 22 marzo 1755» concepito in qudsti termini: 
€ Atuiiantur interesse habentes et interim supersedeatur a qaa- 
lunque molestia donec, etc, sul quale si connest6 giudizio di sup- 
plica e risposta. Ivi si dice anche che la causa pendente non ei*a 
solo contro Ia Cittit e Contado di Gomo, ma ancora contro tutte le 
altre Terre lacuali del Ducato. 

1755, 10 agosto. — Decreto del Magistrato con cui si assegna 
alle Terre lacuali del Ducato ii termine di giorni 14 a rispondere 
sul punto della nomina di Giacomo Venini in cassiere comune, 
passato il qual termine si avr& per fatta la elezione suddetta. 

1755, 31 agosto. — Risposta di Gio. Andrea Arrigoni depu- 
tato delle Terre roilanesi al Magistrato con cui lo informa di non 
essergli pervenuta per parte di dette Terre cosa in contrario sul 
punto della nomina del cassiere. 

1755, 9 settembre. — Da un mandato 25 novembre 1757 ri- 
sulta la nomina del signor Giacomo Venini in cassiere per decreto 
del Magistrato 9 settembre 1755. 

1755, 15 settembre. — II Magistrato statui il termine di 
giorni perentorio alle Comunit& del Ducato debitrici a pagare 
ie loro quote, e ci6 in esecuzione del decreto governativo de* 6 
detto mese. 

1755, 25 settembre. — A supplica della Comuniti di Lecco 
al Governo si eman6 il rescritto del tenore seguente: < II Magi- 
strato Camerale [senza pregiudizio delle parti per rapporto alla 

massima, nd ritardo alla esecuzione degli ordini anteriori 

provveda colla possibile breviti alla giusta distribuzione del con- 
tingente assegnato alle Terre litorali, e tolga a' supplicanti Tag- 
gravio quando lo riconosca dn tutto, o in parte indebito ». Ivi si 
legge che < Ie spese della espurgazione devouo ripartirsi, com' 6 
ben giusto, sopra quelle Terre, che sono o possono esser soggette 
airincomodo delie inondazioni », ecc. 

1755, 26 settembre. — Da ricorso dato dalla Citti di Como 
al Magistrato, in cui s' implora Tordine di un nuovo riparto a ter- 
mini della convenzione per le spese all'Adda, risulta che in quel- 
Tanno si diede principio alle operazloni, con notabile anticipazione 
di danaro per parte della GittL 



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DALL' ARCHIVIO DI CITTA 167 

1755, 1** ottobre. — Nuovo ricorso di Lecco col decreto del 
Magistrato, di tal data, che fa cenno del rescritto di Governo del 
25 settembre p. p., sopra similo supplica, e che ordiDa sia posto 
negli atti, con avviso agli interessati. Ivi si legge che i Reggenti 
c Sindaci di Mandello e Bellano, a nome anche delie altre Terre, 
si opposero alle eccezioni della Comunit&di Lecco. Si leggODO pa- 
rimente le seguenti parole: < E giusto bensi che quantunque V in- 
comodo che al borgo di Lecco avviene dall' escrescenza del lago 
si riduca alla sola piazza, ed alle poche case vicine, si consideri 
ci6 non ostante nel riparto il Borgo intiero, ma non 6 giusto poi 
n6 ragionevole che il d.® Borgo porti la tangente che si asserisce 
spettare alle altre Terre perch6 tutte comprese sotto la denomi- 
nazione di Lecco ». 

1755, 26 ottobre. — Con decreto di Governo fa limitalo al 
Comandanle d^l forte di Fuentes il diritto della pesca sotto gli 
archi del Ponte di Lecco colle sole reti, ma senza « arelata, nd 
altra opera neiralveo del fiume, e senza chiudere nd arrestare il 
corso delle acque, n6 piantare i pali di sorta alcuna »• 

1756, 16 febbraio. — Lettera del Capitano e Podesti di Ber- 
gamo al Ministro plenipotenziario. In essa si asseriscono i danni 
che dai torrenti Serta e Gallavesa derivano ai pascoli e prati 
contigui della Provincia di Bergamo, e perci6 Se ue sollecitano le 
convenienti riparazioni a* quei torrenti. 

1756, 9 marzo. — Decreto magistrale, con cui si concede nna 
nuova imposta di lire 10 mila per le opere all'Adda, e se ne unisce 
il riparto (vedasi in (ine). 

1756, 11 giugno. — Attestati di Carlo e di Domenico Dosij di 
Malgrate del vantaggio che si provava dalle opere airAdda, atteso che 
Tescrescenza del lago non era giunta a quel segno che minacciava 
rorribiie gonfiamento del fiume Mera, da loro veduto nel ritorno 
da Ohiavenna, e oi6 a causa delle nevi liquefatte per glMncessanti 
scirocchi e delle dirottisslme perseveranti piogge. 

1756. — Trattato di Mantova cominciato a' 17 marzo e ter- 
minato a* 16 agosto detto anno e sottoscritto dai Conte Beltrame 
Cristiani Commissario plenipotenziario per S. M. R. I. e dai Ca- 
valiere Francesco Morosini secondo Commissario per la Serenis- 
sima Repubblica di Venezia, con aggiunta relazione dei due inge- 
gneri Oio: Battista Costa di Cremona e Paolo Anlonio Cristiani 



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168 INONDAZIONI DEI. LARIO 

di Brescia, delegati dagli Ecc,^^ Commissarii nella materia dei 
confini tra lo Stato di Milano e lo Stato Veneto di contro al Ber- 
gamasco estesi da Galcio sino alla strada detta Imperiale e Cremonese 
inclusive e di contro a Mozzanica e Tornovo, territori milanesi. 

Nel primo degli appuntamenti fu convenuto di dar piena ese- 
cuzione agli articoii del trattato di Vaprio de* 17 agosto 1754, 
rimasti sospesi pel ritardo delle ratifiche, il qual trattato versa 
sopra il dominio, navigazione ed uso del flume Olio, e ne furono 
incaricati i rispettivi ingegneri Merlo e tenente colonnello Erculeo 
a norma delle istruzioni stesse, e sotto la direzione del Presiden te 
della Regia Camera di Milano per S. M. e del Capitano di Brescia 
per la Repubblica di Venezia. II suddetto trattato di Mantova ha 
per oggetto i confini ed altre controversie private e miste vertenti 
tra il Cremonese, Ghiarra d*Adda e Provincia del Ducato di Mi- 
lano per una parte, ed il* Bergamasco per Taltra. 

Al n. 21 di questo trattato si conviene che tutto il dominio 
deirAdda, anche dove si estende nel territorio bergamasco, con 
tutte le utiliti, comodi e diritti di navigazione e di pesca, e le 
isole che in quello si formano, a tenore della Pace di Gremona 
20 novembre 1441, confermata da quella di Lodi 4 aprile 1454, 
debba restare allo Stato di Milano, e cosl parimente ed istessa- 
mente il lago di Brivio. 

Al n. 23: < Resteranno in tutto il decorso dell'Adda proibite 
dairuna parte e dalPaltra tutte le opere respingenti e capaci di 
alterare il corso naturale del fiume, e segnatamente due gueglie 
ivi nominate ». 

N. 24: Dai termine del lago di Brivio sino al sito detto della 
Chiusa, essendo gi& rimosse le gueglie, che cagionavano interri- 
mento, in esecuzione degli ordini dati a Vaprio, il conflne sar4 
formato come sopra dai fiume al suo corso ed estensione, < tolta 
ogni novit& contro le antidette due Paci ». 

N. 25 : « II sito delle Torrente resteri allo Stato di Milano, ed 
il conflne sari circoscritto a norma della sentenza arbitramentale 
tra i due domini 26 novembre 1594 ». 

N. 45 (ultimo): < Al provvido fine di esimere da ogni contin- 
gibile alterazione la conflnazione eh* d stata conciliata tanto nel 
presente Trattato, quanto negli antecedenti de' 17 agosto 1754 e 
de' 10 giugno 1756, dovranno i termini piantati che siano, e tutte 
le confinazioni, che servir devono di termine, essere visitate ogni 
biennio dai Luogotenente ossia Delegato a* confini dello Stato di 
Milano, e dai Provveditore a' confini deputato dai Pubblico Rap- 
presentante di Bergamo colle istruzioni glA accordate per simili 
visite relativamente a confini del Mantovano >. 



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DALL* ARCHIVIO DI CITTA 169 

1757, 9 novembre. — Delegazione di due decurioni insieme 
coll'oratore a fare Ia consegna dei nuovi cavi de* torrenti presso 
TAdda alle rispettive Comuniti nel cui territorio sono situati per 
la successiva manutenzione. (Ordini ad annum, fol. 520). 

1757, 25 novembre. — Vedasi 1755, 9 settembre. 

1757, 27 novembre. — Relazione del tenente colonnello degli 
ingegneri militari Andrea Erculeo a Sebastiano Veniericapitano Yice- 
PodestJi di Bergamo e delegato ai conflni, con cui lo informa delle 
opere fatte e da farsi, deirobbligo incombente alla Provincia ber- 
gamasca del Ia manutenzione delle sponde a* torrenti Serta e Gal- 
lavesa e della vigilanza a tener lontano dall'Adda ogni edifizio 
peschereccio, e ci6 in esecuzione dello stabil ito nel Gongresso di 
Vaprio 2S luglio 1754 e nel successivo Trattato di Mantova del- 
Tanno 1756, 

1757, 2 dicembre. — Nella relazione deir ingegnere coUe- 
giato Cesare Ouarantini, s' inculca la necessiti di levare le gueglie, 
baltravellere, legnai. 

1757, 31 dicembre. — Relazione del tenente colonnello in- 
gegnere Erculeo insinuante Ia consegna dei due torrenti Serta e 
Gallavesa a futuro mantenimento della Provincia bergamasca, a' 
termini del convenuto. 

1758, r gennaio. — Lettera del Capitano e Vice-Podesti di 
Bergamo Sebastiano Venieri ai Decurioni di Como delegati sopra 
TAdda, con cui U ragguaglia che Ak per consegnato alla Provincia 
bergamasca il torrente Serta, e che lo stesso si far& quanto prima 
pel torrente Gallavesa. 

1758, 18 maggio. — Lettera del flscale Martignoni al Go- 
verno in merito alle opere e provvisioni da farsi air Adda, afflne 
di allontanare le inondazioni del lago. 

1758, 30 agosto. — II Magistrato accorda una nuova im- 
posta di L. 7 mila per le opere eseguite alFAdda, coir annesso 
riparto e suddivisione (Vedasi in fine), 

1758, 1 settembre. — Atti seguiti di concerto fra il Podesti 
di Como Giacomo Masnago e il tenente colonnello ingegnere veneto 
Erculeo intorno Ia collaudazione e ricognizione delle opere ese- 



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170 INONDAZIONI DEL LARIO 

guite ai torrenti Serta e Gallavesa, dove sono inserite le rispet- 
tive facolUi e la scrittura d*appalto per la manutenzione del secondo 
dei nominati torrenti. 

1758, 4 settembre. — Convenzione fatta tra il tenente colon- 
nello ingegnere Andrea Erculeo e Giuseppe Scola, in ordine alla 
manutenzione decennale del letto, e de' nuovi cavi del torrente 
Gallavesa per zecchini S aW anno. Fra le opere cominciate 
Tanno 1755 vi furono ancor quelle della nviova direzione ed inaU 
veazione di quaUro torrenti che sboccano neWAdda, clo6: Serta, 
OcUlavesa, Oreghentino e S. Rocco. 

1758, 4 settembre. — Negli Atti di Gaspare Ghislanzone 
Notaio CoUegiato di Milano 6 inscritta la procura del Capitano e 
Vice-Podest& di Bergamo, nella persona del tenente colonello An- 
drea Erculeo veneto, in data 25 agosto, in ordine alla esecuzione 
delle cose stabilite tra i due domini per lo sgombro dell* Adda, e 
segnatamente per VappcUlo della manutenzione delle sponde del 
torrente Gallavesa, dove sono citate le ducali dell* Eccellentissimo 
Senato dei 2 marzo, e dove si confessa il benefizio comune che 
deriva da tale manutenzione, ci6 che pure fu confessato dai predetto 
ingegnere Erculeo, il quale mise in vista che il terreno ctrcoslanle 
al torrente si sarebbe reso prativo mediante la sua inalveazione. 

1758, 4 settembre. — In relazione dell' ingegnere Erculeo 
sono citate nuovamente le ducali deir Ecc.«»o Senato 2 marzo 1758, 
approvanti i suggerimenti 31 dicembre 1757, dove si tratta anche 
della consegna dei torrenti Serta e Gallavesa alla Provincia Ber- 
gamasca, e dello sgombro dell'Adda da ogni impedimento da pesca 

1758, 8 settembre. — Consimile relazione del Podesti di 
Como Masnago al Ministro delegato marchese Reggente Erba. 

1758, 23 ottobre. — Lettera del Capitan Grande e Vice- 
Podesti di Bergamo Francesco Rota alli decurioni delegati di 
Como, in cui egli avvisa che farji pubblicare un Editto proibente 
ai siuiditi Bergamaschi il portar ingombri al fiume Adda, che 
tanto egli, quanto i suoi successori, useranno tutta Tattenzione per 
Tosservanza del convenuto. Dk pure per accettata la consegna del 
torrente Gallavesa, in conformit& della collaudazione fattane dai- 
ringegner veneto tenente colonnello Andrea Erculeo, nella guisa 
che 6 stato fatto dai suo predecessore Sebastiano Venieri per il 
torrente Serta. 



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DALL'ARCfflVIO DI CITTA 171 

1761, 18 settembre. — Precetto d*orcline del Ministro dele- 
gato negli affari dei conflni intimato dai Podestji di Gomo contro 
costruttori di gueglie, baltravellere, legnai ed altri edifizi pesche- 
recci posti nell'Adda, con cui si comanda di ievarli, e se ne ppoi- 
bisce la costruzione. 11 detto precetto 6 preceduto da un estratto 
di processo fatto dai detto Podesti di Como, delegato contro a tali 
autori di edifizi pescherecci che si distrussero a norma del conve- 
nuto e secondo lo stato di prima. 

1761, 15 dicembre. — Relazione ielVingegnere Ouarantini 
al Ministro delegato marchese senatore Reggente Erba, in cui, 
anche suUe traccie degli ingegneri delegati d*ambe le parti, si 
rappresenta naovamente la necessiti di tenere libera V Adda da 
ogni impedimento peschereccio. 

1761, 16 dicembre. — Relazione compita ed accompagnata 
dagli analoghi ricapiti in un libro, fatta dai Podesti di Como Gia- 
como Masnago, delegato al governo di tutte le operazioni eseguite 
airAdda. 

1764, 26 giugno. — Consegna alla Provincia di Milano del 
nuoYO andamento del torrente Aspide detto di S. Rocco, e manu- 
tenzione ricevuta dalla detta Provincia dall* ingegnere Ouarantini. 

1764, 31 agosto. — Relazione deir ingegnere Quarantini sopra 
i lavori proposti sul flume Adda, e sopra alcune altre operazioni, 
che si richieggono, col progetto di un piano risguardante il maggior 
corso del fiume ed i mezzi di mantenerlo in avvenire. 

1765, 2 settembre. — Voto del fisco insinuante la reintegra- 
zione del danno della strada Anzana, e correlativo al decreto, e 
lettera magistrale alla Pretura di Lecco per Tesecnzione. 

1765, 15 settembre. — In altra relazione di Cesare Ouaran- 
tini ingegnere collegiato dicesi che tutti gli ingegneri delegati ri- 
conobbero Ia necessiti di demolire gli edifizi da pesca di diversa 
struttura costrutti air incontro del maggior corso del fiUme, come 
pure di sgombrare TAdda dagli ammassi di ghiaia portativi dai 
torrenti e presso il ponte di Lecco ed agli stretti di Olginate e di 
Lavello per il piii facile sfogo delle acque onde rendansi meno 
sensibili e meno durevoli le inondazioni dei lago. Aggiunge la ne- 
cessiti degli annuali sgombri, negligentati dai 1686 al 1754. 



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172 



INONDAZIONI DEL LARIO 



Da quest'epoca 1765 al 1796 compreso, le carte d'archivio 
risgaardanti le piene del lago sono abbastanza copiosamente indi- 
cate e descritte neir Elenco dei documenti deir Archivio munici- 
pale, trascritto dai Poggi in flne al suo lavoro: Piene del Lario. 
Trovo quindi inutilo il ripetere qui le stesse cose. Ghittder6 invece 
col dare la nota delle spese occorse alFAdda e state dai Magistrato 
Camerale coperte colle seguenti imposte» ordinate co' decreti 
come segue: 



Anno 1752, 26 gennaio L. 7,192 

» 1756, 21 febbraio > 20,000 

> 26 settembre > 10,000 

1756, 9 marzo > 10,000 

1757, 15 » > 10,000 

1758, 30 agosto > 7,000 

1761, 25 > > 10,000 

1764, 12 aprile > 12,000 

1767, 26 ottobre > 10,000 



> 

> 



L. 96,192: 2 



Tutte furono ripartite d*ordine del Magistrato a norma della 
convenzione 20 agosto 1750, come risulta dai rispettivi decreti del 
Tribunale e dai riparti annessi alle imposte. 



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Periodico SocietA SToniCA Comense (Vol. XIII). l.i 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 

intorno a 

S. AGRIPPINO VESCOVO DI COMO 

ed a 

s. DOMENICA VERGINE 

del Dottor Matteo Acquistapace da Girola 
abitante ia Morbegao 



DKDICATA 

Air m.'"** e R."**» Monsignore 

DON GIAMBATTISTA MUGIASCA 

Vescovo di Como, Conte, ecc. 



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iamo cosa utile pubblicare questa vita di 

Agrippino vescovo di Como, scritta dai 

t. Matteo Acquistapace da Gerola Valle 

lina, noto giA per una vita di S. Erma- 

a e per altri lavori, cli'ei diede alla luce. 

Agrippino, iino dei pochi nostri primi 

vescovi di cui abbiamo certe notizie, ci si manifesta uomo dotato 

di una straordinaria forza d'animo, c ancora risplende fra le 

tenebre di quella lontana eth. Egli tra noi lasci6 certi monumenti 

della sua religione, stima e desiderio di s6 nel clero, che con 

una memorabile lapide, posta presso il suo sepolcro, e che 

ancor oggidi si conserva nella plebana di S. Eufemia d' Isola 

Comacina, ne voUe eternare la ricordanza. 

Questa vita, sebben preparata per le stampe e dedicata 
dall'autore al vescovo di Como Mugiasca, non fu mai pubbli- 
cata. L'apografo nostro 6 trascrizione di Alessandro Acquista- 
pace flglio dell'autore, suo anzi e il sonetto che la precede. 

Fu donato alla Societi Storica nel 1891 dai socio don Paolo 
Tirinzoni prevosto di Berbenno, che gik si rese benemerito 



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178 



del nostro sodalizio per altri cospicui doni, de' quali ricorde- 
remo solo, per ora, la rara edizione di Poschiavo degli Staluli 
Valtellinesi, con note marginali e aggiunte manoscritte di un 
egregio giurista di quella Valle. 

II Cantu, nella sua Storia di Como, prima edizione, per 
r Ostinclli, a pag. 148 in nota, scrive: « Nella biblioteca Giovio, 
piu d'ogni altra ricchissima di cose patrie, 6 un fascio di carte 
riguardanti Agrippino: cio6 una vita diretta dai dott. Acqui- 
stapace al vescovo Mugiasca, le riflessioni fattevi dairex- 
gesuita Francesco Le-Cloarec, che molto visse a Como, e le 
repliche a queste. V' 6 poca esattezza, ma molti fatti » che 
interessano assai, soggiungeremo noi, Delebio, Piona, l' Isola 
Comacina, rAcquafredda, e ci danno notizie, che invano si 
cerchcrebbero altrove, sulle preziosissime carte che si conser- 
vavano in quel monastero. 

Le riflessioni del gesuita Le-Cloarec e le repliche ci sono 
ignote; n6 c'(^, per ora, da far calcolo sulla ricchissima biblio- 
teca Giovio. Ben abbiamo potuto vedere, nel ben ordinato 
archivio del nobile avv. Vittorio Rovelli, riflessioni del cano- 
nico Gattoni e repliche deirAcquistapace, provenienti anch'esse 
per erediti dai Giovio. II Gattoni replico anche per le stampe. 

Esposto cio per la chiarezza, diarao senz' altro il lavoro 
deirAcquistapace. 

La Presi dknza. 



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Ill."^o e R.»"o Monsignore. 

Neiratto il piu rispettoso, che far si possa, qu6sto mio tenuis- 
simo lavoro si presenta a V. S.» 111.™«, e R.™^, e ben consapevole 
di non poter incontrare il di lei aggradimento per aicun pregio o 
di eleganza, o di erudizione, delle quali d onninamente sfornito, 
unicamente si lusiDga di poterio ottenere pel soggetto, intorno a 
cui si aggira. Espono egli alcune notizie risguardanti i fatti, ed il 
culto del S.o Vescovo di Como Agrippino, e della Santa Verglne 
Domenica, e incidentemente alcune altre notizie avvanza spettanti 
alla Chiesa di Como, onde confida di essere beuignamente accolto 
da lei, si perchd occupando ella quella stessa vescovil sede da 
S. Agrippino gik stata occupata non pu6 non aver cara la gloria 
del suo Antecessore, si perchd essendo ella investita d*altissima 
premura per la gloria de' Santi non pu6 aver cari gli sforzi di chi 
si adopera airistesso fine,e si finalmente perchg essendosi ella per 
ispiritual matrimonio unito alla Chiesa di Como non pu6 non aver 
care tutte le anticliit& dell' illustre sua sposa. Fortissimi sono i motivi, 
per i quali questa mia opericciola si promette di essere da V. S.» 111.™« 
e Rey.™« fatta degna de' benigni suoi sguardi. Resta soltanto che ella, 
ammettendone la loro forza, si compiaceia di onorarla della sua 
grazia e patrocinio, e di compartire col suo favore la sua pastorale 
benedizione al di lei autore, che gli scarsissimi suoi talenti impie- 
gati in essa avendo, per solo impulso di profondissima venerazione 
alla di lei eminente dottrina, somma piet& ed instancabile zelo a lei 
la consacra. 



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180 MATTEO ACQUISTAPACE 



Sopra la vittoHa Hportata nelle vicinanze di Delebio da Filippo 
Maria Visconte Duca di Milano conU^o le a^rmi Venete 
7ielVanno 1432, per inter^essione di S. Domenica. 

SONETTO 

(k Giorgio Comaro Capitano de' Vcneti, che paria). 

No noa cadr& quello, che il crin m' involve 
Raro ornamento di fulgor guerriero, 
Gran Dio, ehe in cielo a mio favor si volve 
In rae sveglia alle paline il grao pensiero. 



Ecco armati, e destrleri a tcrra volve 

U braccio, e jl brando fulminoso, e Hero; 
Fra il fumo, e 11 sangue, e fra la densa polve 
Gid mi apro di salute aureo sentiero. 



Disse il Veneto Eroe: ma ahi! vegga al lampo 
Di mille spade bellicose, e mille, 
Che gonfi van d'Adriaco sangue i fiumi 



E r Insubre terror vegga nel campo 
Spargere stragi, e seminar faville: 
Tanto nel cielo ancor possono i Numi. 



Del Prevosto Alessandro Acquistapacb 
flgllo dell'Autore. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 181 



Disco^'so preliminare intorno alla pinma fondazione deWah- 
bazia de* Cisterciensi sopra Lenno sul Lmno e intorno 
alla Grangia, che detta abbazia ebbe in Delebio. 

Sono tra di loro discordi gli storici intorno al luogo in cui 
fu fatta la prima edificazione deir illustre abbazia de* Cisterciensi 
sopranominata deU'Acguafredda affermando il Rusca (*), il Puri- 
celli («), ed il Tatti (3), cho quella venisse da prima piantata nel 
sito chiamato Roncale, sul pondio del monte sovrastante a Lenno, 
ove ella ancor di presente ritrovasi, ed asserendo in contrario 
lo Sprecchero (*) il Leu (») ed il Quadrio («), che da prima fabri- 
cata fosse in mezzo alla comunitjt di Delebio nel Terziero inferiore 
della Yalle Tellina, e che in progresso di tempo venisse poi di \k 
nel detto territorio di Lenno trasportata. Era pertanto spedien- 
tissimo il venire in cognizione quale di queste due bande d' istorici 
si apponesse al vero, perchd da ci6 ne siegue di dover varie cose 
di fatto a riguardo de* SS.^ Agrippino e Domenica, ammettere, o 
rigettare. Perci6 nel settembre deiranno 1T73 io mi portai al mo- 
nastero de* Cisterciensi sopra Lenno, per rintracciare neU'arcbivio 
di quella religiosa famiglia, quale delle due riferite asserzipni 
fosse la vera. Ed avendomi quel reverendissimo Abate e quei 
religiosissimi Padri con singolare umanitjt permesso di osservare 
fra le loro carte, mi venne fatto di trovarne una di donazione nel 
luglio deiranno dell* incarnazione di nostro Signore Gesd Cristo 
mille cento quarantadue da Atto chiamato Peregrino, figlio del 



(1) Lib. 2 DeWOrigine de' Cisterciensi. 

(2) In Aniiqu. Monuni. Basilicce Ambrosian. n. 183 ad annum 1136. 

(3) Annali Sacri di Como, 

(4) Palladis Rltcet., Hb. 30, pag. 291. 

(5> Isessico nniversale in lingua tedesca. 

(6) Dissertazioni critico-sioricke intorno alla Rezia di gua dallWlpi, vol. III, dissert. 152. 



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182 MATTEO ACQUISTAPACE 

qm. Comperto del \\xogo d* Isola, stata fatta ad Enrico monaco di 
Morimondo messo delPAbate don Pietro, firmata coi loro segni dai 
donatore e da piu testimonii, e sottoscritta da Aldo, giudice e 
messo deir imperatore Lotario, e rogata da Gulielmo notaro e 
giudice del sacropalazzo ad monasterium cedificandum in honorem 
Beatce Marice Virginis et Petri et Agrippini in territorio de 
Lenno, ad locum, uM dicitur Roncale, d' un pezzo di vigna coUa 
sua aja giacente nel territorio di Roncale, e di tutte le case, e ter- 
reni, che il donatore trovavasi avere nel Manso di Premusego, 
tanto in monte, che in piano. 

Altre due carte parimenti vi osservai di coramute nell'anno 
mille cento quarantatr6, seguite fra il detto Enrico, monaco e 
priore del monastero di S. Maria, di S. Pietro e di Sant'Agrippino 
di Roncale per una parte, e fra Ugone di Balbiano e sua moglie 
e sua madre per Taltra. 

Ed altra carta pure mi venne sott'occhio di compra, che nel- 
l'anno mille cento quarantaquattro il detto Atto Peregrino di 
Campo d'Isola fece da Ogerio Brega di case e terreni, colti ed 
incolti nei luoghi di Rodelllo e di Roncale, per il prezzo di lire sei, 
e di donazione, che ii medesimo Atto Peregrino fece al monastero 
fabbricato in Roncale in onore di S. Maria, di S. Pietro e di 
S. Agrippino, delle case e terreni comprati. 

Dallo riferite carte e da altre, che fra poco addurr6, venni 
ad accertarmi, che bene si erano apposti quegU storici, i quali 
scritto avevano essere la prima fondazione del monastero deirAcqua- 
fredda stata fatta nel luogo di Roncale al di sopra di Lenno, e che 
ingannati si erano quegli altri, che immaginarono essere stata da 
prima fatta nel comune di Delebio. Vero 6 per6 che il detto mo- 
nastero deli*Acquafredda poco dopo U sua fondazione cominci6 ad 
acquistar beni stabili ancora nel territorio di Delebio. Consta ci6 
da altra carta in detto archivio pur da me ritrovata, e stata fatta 
nel marzo dell* anno deir incarnazione di nostro Signore Gesu 
Cristo mille cento cinquanta, e firmata coi loro segni da piu testi- 
monii, e rogata dai detto Gulielmo, notaro e giudice del sacro 
palazzo. 

In questa il riferito Atto chiamato Peregrino figlio del qm. 
Comperto del luogo d'Isola vivente secondo la leggeromana fece 



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DISSERTA2I0NE ISTORICA 183 

donazione Sho Bonifaciio Abbati Monasterij de Morimondo con^ 
struclo in Plebe de Lenno in loco ubi dicitur Roncale et Agua- 
frigida ad honorem Dnce Sanclce Dei GenibHcis MarUr, ac Beati 
Pelri Apostoli et Sandi Agrippini ConfessoHs d f una casa sola- 
riata, che il donatore avea nel castello d* Isola nel luogo appellato 
Salese, con tutti i vasi di legno, che in d etta casa erano, ed ancora 
di tutte quelle cose, che il donatore avea coraprate da Guberto di 
Caseto, e da Tiberio di Gropello flituate nel luogo di Alebio o altrove 
a detta compra appartenenti per il prezzo di novanta lire. E consta 
ci6 pure da sentenza in detto archivio esistente, che Rogerio abate 
del monastero deirAcquafredda nel mille cento settantanove riport6 
da Algisio arcivescovo di Milano contro il vescovo di Lodi, coUa 
quale fu rigettata la vindicazione, che il detto vescovo far voleva 
dai monastero di pid beni in Alebio dai vescovado di Lodi stati 
venduti ad Atto Peregrini, e da questo passati in dominio di detto 
monastero. 

Prosegul quindi il monastero dell* Acquafredda a far acquisti 
di fondi nel territorio di Delebio, il quale di quel tempo compren- 
deva ancora i territorii or separati di Andelo e Rogolo, e tanti ne 
fece, che Filippo abate di quel monastero in una lettera patente 
data nel giomo 19 maggio deiranno 1329 ad un suo religioso per 
nome Pietro, in cui lo costituisce ministro, rettore e questuante 
della chiesa di Santa Domenica a Delebio, did la denominazione 
di luogo suo. 

E nel 1505 il detto monastero nel comune di Delebio e nei 
vicini comuni di Sorico e di Gera vi possedea nullameno di otto- 
cento settanta stabili, dei quali varii erano di assai ragguardevole 
ampiezza e rendita, come si trae dairenfiteusi da riferirsi fra poco, 
nella quale essi stabili sono tutti per sito e confini descritti. 

Dairavere il detto monastero acquistati nel territorio di Delebio 
pid fondi, venne posto in necessit& di fabbricarvi, come di fatti vi 
fabbric6 ancora una casa a modo di picciolo monastero ed una 
chiesa per ricovero de* monaci, che spedir doveansi a Delebio a 
raccorre i redditi dei surriferiti beni. 

AUa detta casa e chiesa diede il nome di Grangia, ciod di 
membro e pertinenza di esso monastero, come giustifica un istru- 
mento di collegial radunanza tenuta nel giorno 20 luglio del- 



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184 MATTEO ACQUISTAPACE 

ranno 1405 dai capitolo de' monaci professi e conversi del mona- 
stero di S. Maria nella chiesa situata nella Grangia di detto mo- 
nastero nella terra di Delebio in rogito di Martinolo Vicedomini 
notaio. La casa del detto monastero in Delebio fabricata si d qaella 
appunto, che passata essendo nel giorno 15 luglio deir anno 1641 
in dominio della nobil famiglia Peregalli 0), ed essendo stata da 
que8ta ampliata, e a pid vaga forma ridotta serve gik da gran 
tempo alla di lei abitaziona E la chiesa del detto monastero in De- 
lebio innalzata era in quel luogo appunto, che al presente resta 
occupato da un fllatorio da sete e dall* acquedotto a mezzogiomo 
del medesimo; cosichg il muro, che da settentrione cinge il giar^ 
dino di detta nobil famiglia di rimpetto al detto filatorio una parte 
di detta chiesa constituiva. Che se mi si chiede in qual tempo i 
monaci Cisterciensi fabbricassero in Delebio detta loro Grangia, o 
sia casa e chiesa, rispondo, che constando per le cose di sopra 
dette, che sino dai 1150 vi avean beni, e che successivamente ne 
andarono rapidamente acquistando, possa da ci6 inferirsi, che la 
detta Grangia sia stata fabricata o verso il Sno di quel secolo duo- 
decimo, o verso il principio del susseguente secolo decimoterzo. 
Gi6 deducesi ancora dalle ragioni, che nella segnente dissertazione 
addurr6 in dimostrazione, che la fabrica della chiesa di S. Dome- 
nica in Delebio debbe assegnarsi al principio in circa del secolo 
decimoterzo, ritenuto che questa soltanto dopo la fabrica di detta 
Grangia debba credersi fatta. Detta Grangia debbe essere stata 
l'occasione deU'errore, in cui caddero quegli scrittori, che narra- 
rono essere stata Tabbazia deirAcquafredda fabbricata prima nella 
comunit& di Delebio. 

Molti per avventura saranno vaghi di sapere come il detto 
monastero venisse a rimaner privato di tutti i beni, che nel borgo 
di Delebio, e nelle vicine terre possedea, ed io per compiacerli ne 
imprendo quivi il racconto. Tale privazione accadde mediante tre 
contratti* 

II primo contratto fu conciliato nel 1504 ed esegnito nel 1505 
fra Aldello de' Picolomini di Siena vescovo di Savona e perpetno 
commendatario deirabbazia de* monaci Cisterciensi di Lenno per 



(1) Istrumento rogalo da Giorgio Ceciliano 11 15 luglio 1641. 



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DISSERTAZIONE ISTOIUCA 185 

una parte, e fra Agostino religioso Gisterciense o priore del mo- 
nastero di S. Martino de' Bosii di detto Ordine e procuratore de* 
monaci Cisterciensi delia Congregazione di S. Bernardo di Lom- 
bardia e fra Robarto pur roligioso Gisterciense e presidente di 
detta Congregazione ambi per Taltra parte. II motivo, per cui si venne 
a queste contratto si fa per cho il detto monastero de* Cisterciensi 
di Lenno gi^ da longo tempo veniva ottenuto in commenda,. dai 
che ne succedeva, che in esso non vi si tenevano ne i miuistri, ne 
i monaci in quel numero, ctie era necessario al culto del Signore, 
e le fabbriche di quelio non venivano riparate e conservate, come 
la necessit^ richiedea e non era in dette monastero la regolare 
osservanza in vigore, onde necessario era, che fosse a tali disor- 
dini posto l'opportuno riparo. La sostanza poi del contratto fu tale. 
II detto Aldello vescovo e commendatario primieramente fece 
cessione aiia detta Congregazione di tutto il detto monastero e 
annessa chiesa di Lenno, salvo soltanto ad esso AldeUo e ai futari 
commendatarii o sia abati, il diritto deli*abitazione per loro e per 
la loro famiglia nelia foresteria antica presso la prima porta di 
detto monastero per quaiunque caso clie ad esso venissero, col 
carico per6 che detta Congregazione dovesse le fabbriche di detto 
monastero e chiesa riparare e mantenere, e provedere le cere, 
ed ornamenti al divin culto bisognevoli. Secondariamente fece ces- 
sione alla detta Congregazione di tutti i beni esistenti neite pievi di 
Lenno ed Isola tanto di qua, quanto di Ik dai lago, e della decima 
di Piona e del luogo di S. Benedetto (riservati per6 i beni, che 
forse in detti luoghi fossero posseduti da Donato de Carcano fittaiuolo 
di detto monastero) acciocchd i beni ceduti per il mantenimento 
della mensa conventuale e per il sostentamento de* religiosi ser- 
vissero, cosich6 in essi beni, ne il detto Aldello, n6 i futuri comenda- 
tarii, o abati di detto monastero potessero per alcun conto ingerirsi. 
Al contrario i detti Agostino procuratore e Roberto presidente 
in nome della detta Congregazione fecero cessione al detto Aldello 
vescovo e commendatario, ed ai futuri commendatarii o sia abati 
di detto monastero di Lenno di tutti i beni, che forse posseduti 
fossero dai detto Donato de Carcano nelle pievi di Lenno e d* Isola, 
e nei luoghi di Piona e di S. Benedetto, ed ancora di tutti gli 
altri beni mobili e stabili in qualunque altro luogo esistenti gik 



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186 MATTEO ACQUISTAPACE 

spettanti al detto monastero, oosichd in qu6Sti beni i religiosi non 
potessero in alcuna maniera immischiarsi. 

Fu ancora convenuto che i religiosi i quali stati sarebbero in 
avvenire in detto monastero esser dovessero esenti da ogni supe- 
riorit& di detto Aldello e dei futuri commendatarii o sia abati, e 
che la giurisdizione, superioriti ed autoriti sovra i detti religiosi, 
e rumministrazione de* beni assegnati per la mensa conventuale 
esser dovesse del priore, che in avvenire verrebbe in detto mona- 
stero deputato dai capitolo di detta Gongregazione. 

Fu inoltre concordato, che in una casa esistente nella citt4 di 
Gomo g\k appartenente al detto monastero, e che in forza di tale 
contratto veniva a rimaner del commendatario o sia abate, i re- 
ligiosi avessero Tuso di una camera, di una cucina, di una dispensa 
o sia canova, e deirorto, e della stalla, e che gualsivogliano mobili 
e stabili, che in avvenire venissero lasciati al monastero o venis- 
sero acquistati in qualsiasi maniera dai religiosi, esser dovessero 
di detta Gongregazione, e che i religiosi ricuperar potessero quei 
fra beni loro assegnati, che fossero occupati da altri, e 6he ricu- 
perati che fossero, rimanessero per uso della loro mensa conven- 
tuale ; e simiimente che il commendatario o abate ricuperar potesse 
quei fra beni a lui ceduti, che fossero da altri occupati, e che ri- 
cuperati che fossero, rimanessero deirabbazia. 

Fu finalmente convenuto, che i religiosi tenuti fossero a pa- 
gare le decime papali ed altri quaIsivogliano carici da imporsi 
dai pontefice a rata, proporzione de' beni loro assegnati, e che 
da loro osservar si dovessero le solite ospitalit&, e farsi le solite 
limosine e che in esso monastero sempre tener si dovessero otto 
monaci, salvo che se in alcun anno ai religiosi occorresse o di 
dover pagare decima o altro qualsisia carico, o di dover soggia- 
cero ad alcuna lite, oppur venissero a diminuirsi i beni assegnati 
per la mensa conventuale, che in tali casi non fossero tenuti a 
mantenere piu religiosi di quelli, che coi frutti da raccogliersi si 
sarebbero potuti mantenere. 

Furono dette convenzioni approvate da Giulio secondo sommo 
pontefice con sua Bolla del giorno 3 decembre 1504, e a detta Bolla 
fu data esecuzione da Matteo di Glivio dottore de' sagri canoni e 
primicerio della Metropolitana di Milano, come consta da instru- 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 187 

mento rogato da Giovanni de Rancate figlio del fa Bartola notaio 
imperiale e della Curia vescovile di Milano li 18 aprile 1505. Sotto 
la generale cessione, che i detti procuratore e presidente fecero 
al detto commendatario di tutti gli altri beni in qualunqu6 altro 
luogo esistenti, si compresero ancora i beni situati nel territorio 
di Delebio, e nei territorii vicini, i quali per tal modo vennero ad 
essere di privativa ragione del commendatario o sia abate di 
detta abbazia. 

II secondo contratto fa conciliato nel 1504, eseguito nel 1505, 
e con autoriti apostolica approvato nel 1506 fra il detto Aldello 
de Piccolomini di Siena vescovo di Savona e commendatario di 
detta abbazia de' monaci Cisterciensi di Lenno per una parte, e 
Donato de Carcano figlio del qm. Antonio cittadino milanese per 
Taltra. Nel giorno pertanto 11 di febbraio dell'anno 1504 il detto, 
Aldello vescovo e commendatario per istrumento rogato da Cristo- 
foro Leconense pubblico notaro di Siena, constitai suo procaratore 
Cipriano di Giussano a poter convocare il prioro e i monaci del 
riferito monastero ed a potere loro proporre che trattassero, con- 
chiudessero, e deliberassero se per l'evidente utilit^ delFabbazia di 
detto monastero fossero da concedersi al detto Donato de Carcano iu 
enfiteusi tutti i beni di detta abbazia situati nel territorio di De- 
lebio e nei vicini territorii di Sorico e di Gera per Tannuo canone 
di lire novecento, moneta di Milano, col patto, che in qualunque 
tempo il detto Donato o i suoi successori data avessero al detto 
Aldello, o ai suoi successori nella detta commenda o abbazia una 
o due proprieti o tanti stabili o nella cittjt o diocesi di Gomo o 
nella citti o diocesi di Pavia, quali fossero di altrettanta annua 
rendita di lire novecento, in tal caso i beni in enfiteusi concessi 
addivenissero di piena e libera ragione deirenfiteuta; ed ancora 
a potere, qualunque volta i detti trattati fossero stati conchiusi con 
deliberazione affermativa, venire allaconcessionedeirenfiteusi per 
Tannuo canone e col patto come sopra. 

Nel giorno ultimo di febbraio deir anno 1505 Giulio Secondo 
sommo pontefice con sua Boila deleg6 Gian Giacomo de Lamber- 
tenghi e Gian Giacomo Paravicini, il primo arcidiacono ed il 
secondo canonico della Cattedrale di Como, ad inquerire coUa cita- 
zione de' monaci dell* Acquafredda, con V inspezione oculare dei 



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188 MATTEO ACQUISTAPACE 

beni, e con Tesame de* testimonii, se la detta concessione enfiteutica 
fosse per essero atiie all* abbazia, e ia caso cho atile le fosse» a 
potere gaolla con autoriti apostolica promettere o sia approvare. 

Nel giorno ultimo d*aprile dello stesso anno 1505, per instra- 
mento rogato da Francesco Badagio del qm. Facio notaro della 
Garia arcivescovile di Milano, il detto Gipriano di Giussano, in pro- 
curatorio nome di detto Aldello vescovo e cornmendatario, venne 
alla concessione dell*enfiteusi ne* riferiti termini in favore di detto 
Donato de Garcano, ed avendo i saccennati delegati dai giorno 20 
sino al giorno 29 del mese di ottobre dell* anno 1506 per Ati del 
detto Francesco Badagio fatte le inquisizioni loro ordinate intorno 
airatiliti dell'abbazia nel detto contratto, ed essendo loro tale utilit^ 
risultata, nello stesso giorno 29 ottobre deiranno 1506, per instra* 
mento rogato dallo stesso Francesco Badagio, la detta concessione 
d*enflteusi pienamente approvarono. E quivi 6 da notarsi, per 
maggior intelligenza di detta en&teusi, che sotto il nome di terri- 
torio di Sorico veniva ancoraquello ora sottoposto alla Parrocchia 
di Santa Maria di Piantedo, come da instrumento di stabilimento de* 
conflni fra Sorico e Delebio, rogato da Antonio Zugnone li 22 no- 
vembre 1536 evidentemente si trae. 

II terzo contratto segni nel 1551 fra Filippo Gastiglione dot- 
tore d* ambe le leggi e senatore di Milano, figlio del qm. Branda, 
il qaale era stato commendatario deirabbazia di detto monastero 
di Lenno, e di poi avea detto monastero di Lenuo rassegnato nelle 
mani del ponteflce in favore di Francesco Abondio Gastiglione 
suo nipote dai qm. Girolamo suo fratello gik dottore d* ambe le 
leggi e presidente del Senato di Milano, coUa riserva di tutti i 
frutti, redditi e proventl di detto monastero in favore di esso 
Filippo, finch6 fosse vissuto, e fra il detto Francesco Abondio 
Gastiglione attuale commendatario di detta abbazia, ambi per una 
parte, e Gesare figlio ed erede del detto Donato de Carcano per 
l'altra. 

Preced^ al detto conti*atto una BoUa di Giulio terzo sommo 
ponteOce del giorno II di maggio del detto anno 1551, coUa quale 
commise a Giacomo Zerbo dottore d* ambe le leggi e vicario ge- 
nerale di Gian Angelo Arcimboldo arci vescovo di Milano, e a 
Gian Antonio de* Neri proposto della chiesa di San Gianbattista 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 189 



di Tronno diocesi di Milano, di esaminare, premcssa la chiaraata 
del capitolo di detto monastero e degli altri che chiamar si 
doveano, se il contratto fosse per osser utile alla detta abbazia, e 
i o caso affermativo di permetterlo e di approvarlo. 

Preced6 pure al detto contratto Tesecuzione da detti comissarii 
data a detta Bolla colla chiamata del capitolo di detto monastero e 
degli altri che erano da chiamarsi, e coiresame e cognizione 
deirutiliti delFabbazia in esso contratto e colla concessione della 
facolti e licenza di poterlo fare. Si venne quindi al contratto, i I 
qualo fu in pubblico istrumento redatto da Gian Pietro Bernardigio 
notaro della Curia arcivescovile di Milano nel giorno 5 di set- 
tembre del detto anno 1551. 

II contratto fu di commuta, ed in questo i detti Filippo e 
Francesco Abondio ambi Castiglioni diedero al detto Gesare de 
Carcano Tannuo canone di lire novecento di Milano da esso Car- 
cano dovuto alla detta abbazia in forza deirenfiteusi surriferita, 
ed il dominio diretto ed 11 civile possesso de* beni al detto canone 
sottoposti ed esistenti nel territorio di Delobio o nei vicini ter- 
ritorii di Sorico e di Gera, per il che questi beni di piena e libera 
ragione di detto Carcano addivennero. Al contrario il detto Cesare 
Carcano diede ai detti Filippo e Francesco Abondio, accettanti in 
nome di detta abbazia, Tannuo canone di altrettante lire novecento 
di Milano, che ad esso lui era dovuto dagli stessi Filippo e Fran- 
cesco Abondio ambi Castiglioni, e da Girolamo Garbagnati, sopra 
piii beni stabili situati in Venegone Superiore pieve del Castello 
di Seprio, e nel luogo di Castelnovo pieve d* Appiano, in forza 
d*enfiteusi loro concessa dallo stesso Cesare per rogito di Sigismondo 
Ferrario e di Gian Francesco de Vergo notari di Milano in 
solidum nel giorno 3 dello stesso settembre 1551, e diede loro 
altresi il diretto dominio ed il civile possesso dei beni al detto 
canone sottoposti. 

I beni gi& a detta Grangia appartenenti, e per tal modo di 
libera ragione di detto Cesare addivenuti, farono poi da esso stesso 
Gesare venduti a Gastellino Beccaria di Sondrio (<) e da questo 



U) Annotazione di Viacenzo Malagucino nel llbro dcirM/i/iio forastiero di Delebio, 
formato nel febbraio del 1551. 

Periodico SocibtA Stohicv Cohense (Vol. XIir). 14 



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190 MATTEO ACQUISTAPACE 

furono a Gulielmo e Luigi fratelli flgli del fa Gianpietro Verte- 
mate do Franchi di Piuro alienati (*). La famiglia Vertemate de' 
Franchi soggiacque in progresso di tempo ad un giadizio di gra- 
duazione de* creditori, nel qual6 i detti beni furono in molti loro 
creditori distratti e dispersi. 



Dissertazione intorno al santo vescovo di Como Agnppino e 
alla santa vergine Domenica. 

Fra i molti santi e sante, che coll'avere nella diocesi di Como 
condotta loro vita nell'esercizio delle virtii in grado eroico, e ter- 
minato il loro corso con morte nel cospetto del Signore preziosa, 
addivennero della Ghiesa di Como fregio ed ornamento, e riscos- 
sero in essa pubblico religioso culto, onoratissimo luogo tengono 
ancora il santo vescovo di essa Chiesa Agrlppino e la santa vergine 
Domenica. Ma se ai molti storici del corrente e de' due precedenti 
secoli, che di S. Agrippino e di S. Domenica fecer parole, ricor- 
riamo per aver notizia delle loro azioni, dobbiamo tornarne col 
dispiacimento che pochissimo di ben fondato riguardo al primo, e 
presso che nuUa riguardo alla seconda sanno produrre, ma bensi 
molte erronee immaginazioni ci spacciano. 

Quindi essendo io nella maggior parte degli anni del viver mio 
intervenuto alla solennil& di S. Domenica, che si celebra nella di 
lei chiesa in Delebio, osservai che de* sacri dicitori chiamativi a 
ragionare, alcuni si appigliarono a tutt^altro argomento che a quello 
delle lodi di S. Domenica, ed altri, che a favellar di lei intrapre- 
sero con cose immaginate e bene spesso evidentemente insussistenti, 
il piu dei loro dissorsi interessavano. Mi venne percii voglia di 
tentare se rinvenir potessi di essa Santa qualche ben fondata con— 
tezza, ed essendo persuaso della connessione che aver doveano le 



(1) Istromento rogato da Claudio Beccaria notaro li 28 agosto 1578. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 191 



notizie di lei con le notizie di S. Agrippino, a que3te non men che 
a qaelle estesi le mie ricerche. Oueste stimai di dover fare prin- 
cipalmente noi comuni di Lenno e d* Isola sul Lario ; e perd nol 1773 
vi andai personalmente a farle. 

Per gentil permissione del reverendissimo abate e de* reve- 
rendi monaci deirabbazia deirAcguafredda esarainal il loro archivio, 
osservai la loro chiesae lacontigua cappella di S. Pletro, e da loro 
e da altri alcune informazioni rintracciai. Avroi volontieri osser- 
vato ancora neirarchivio della chiesa collegiata di S. Eufemia 
d* Isola e singolarmente avrei volontieri fatta una copia dell* inscri- 
zione di S. Agrippino parlante, che ivi seppi essere a caratteri 
antichissimi incisa in una lapide constituente la superflcie della 
mensa deiraltare maggiore della detta collegiata d* Isola. Ma la 
scortesia di persona, il di cui nome io taccio per rispetto al suo 
grado, fu la cagione che io dovessi tornarmene senza avere sod- 
disfatte in ci6 le mie brame. Mi adoperai negli anni susseguenti 
presso piii persone per avere almeno la copia di detta inscrizione, 
ma gli ufflzi miei riuscirono serapre inutili. Aveva il Signore riser- 
vata al ragguardevole signor dottore Antonio Pini di Lenno, uomo 
per erudizione, non meno che per gentilezza assai chiaro, 1* occa- 
sione di farsi merito presso il santo vescovo Agrippino e la santa 
vergine Domenica col cooperare alla di loro gloria trascrivendomi 
11 detto monumento. 

Questo, nel prossimo scorso anno 1779, secondando la supplica 
di rispettabile ecclesiastico da me interposto, non solo della detta 
inscrizione la copia mi fece, ma inoltre i suoi saggi pensamenti mi 
comunic6 intorno al come supplire ed intendere si dovessero 
alcune parole di essa, in parte dairantichiti rose e guaste. 

La detta lapide era senza dubbio nel vicino castello deir Isola 
Comacina, e di \k f u tolta e trasportata i n occasione che nel 1169 
furono atterrate le mura, le case, e persino, a riserva di una, le 
chiese del detto castello. 

Ora, accingendomi a mettere in carta ci6 che trovo e che 
penso del santo vescovo Agrippino e della santa vergine Domenica, 
e volendo nel mio lavoro alle notizie di S. Domenica le notizie di 
S. Agrippino anteporre, quollo incomincio dallaproduzione di detta 
inscrizione. Dovr&il benigno leggitore benignamente attribuire alla 



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192 MATTEO ACQUISTAPACE 

decadenza, cho in que* tempi fatta avean le lettere, la gotica sem- 
plicita e rozzezza con cui fu gi& guella composta. Ella 6 del se* 
gneoto tenore: 

Degere quisquis amat ullo sine crimine vilam 

Ante diem semper liimwa mortis habii 
Illius advenlu stispecliis rile dicat us (*) 

Agripinus Priesul hoc fabricavit opus 
Hic patria Unguens propriam Karosqice Pare 

Pro sca studuit pereg. esse fide 
Hic pro dogma Patrum tantos iulerare lab, 

Noscitur, ut nuUus ore referre gueat 
Hic humilis militare Deo devote cupivi 

Cum potuit mundi celsos habere gradics 
Hic terre)ias opes maluit comtemnere cunctas 

Ut sumai meltus prcemia digna 

Hic semel exosum sceclum decrevit habere 

Et solicm diligit mentis amore SI 
Hic quoque jussa seques Dni, Legemque Tonantis 

Proximum ut se se gaudet amare suttm, 
Hunc etenim quem lanta vivum documenta decorant 

Ornat, et primce nobilitatis honor. 
His Aquileja Ducem illum destinavit in oris 

Ut gerat invictus prvelia magna Dei 
His caput est faclus Summtis Patriarca Johannes 

Qui prmdicta tenet pritnus in urbe sedem, 
Quis laudare valet Clerum popiilumqtie Comensem 

Rectorem lantum qui petiere sibi. 
Hi sinodos cuncti venerantur quattuor almas 

Concilium quintum poslposuere nialum, 
Hi bellum ob ipsas multos gessere per annos 

Sed semper mansit insuperata fides, 

II lodato signor Pini crede chc le qui sotto notato parole di 
detia inscrizione debbano leggersi come qui sotto, cioc: Y ultima 
parola del secondo \QT^ohabel, la seconda parola del quinto verso 



(l) Dicatus. Sia di chiun(iuc il fallo, dcllo scultore o del copista, ^ cosa cvidentc 
che devesl Icggcrc dicat uni (N. d. P.). ^ 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 193 

patriam, Ia seconda parola del sesto verso sancta, la quarta parola 
del sesto verso pereger, rultima parola del settimo verso labores, 
rultima parola del nono verso cupivit, e pensa che il duodecimo 
verso compier si debba colla parola polU o che Tultima parola del 
declmoquarto verso intender si debba Deum, e che la parola seques 
del verso decimoquinto sia posta invece di seguens. 

Nella detta inscriziono le varie notizie che ci si danno del 
santo vescovo non furono, come ognuno pu6 scorgere, distribuite 
secondo i respettivi loro terapi. lo per6, che in ispiegando e met- 
tendo tn chi^ro lume la medesima, rai sono proposto di dare alle 
dotte notizie Tordine il piii che sia possibile giusto, per ottenere 
questo mio intento sono costretto a non segnire di passo in passo 
Tautore di essa, ma a saltare da un luogo alFaltro di quella colla 
mia sposizione. 

Della condizione della nascita del santo vescovo ce ne danno 
contezza le parole del verso decimo ottavo: ornat, et primce nobU 
litatis honor. Queste chiara e certa testimonianza ci fanno che 
Agrippino ebbe i snoi natali da genitori, i quali, fra quegli che 
per nobilt& d'origine e per chiarezza di sangue risplendono, tene- 
vano luogo assai elevato e distinto. 

Le saggie ed eroiche risoluzioni che Agrippino fece, poich6 
fa uscito dalla pnerizia e fu arrivato ad eti di eleggersi il futuro 
suo stato le abbiamo nei versi nono e decimo : Hic humilis milU 
tare Beo devote cupivit, cum poiuit mundi celsos habere gradus. 
Nei versi undecimo e duodecimo: Hic terrenas opes maluit con- 
iemnere cunctas, ut sumai meliics prcemia digna poli; e nei versi 
decimoterzo e deciraoquarto: Hic semel exosum sceclum decrevit 
habere, et solum diligit mentis amore Deum. 

Da questi siamo accertati che Agrippino dair illustre sua con- 
dizione vedevasi aperta la salita a gradi mondani assai eccelsi, e a 
terrene dignit& assai luminose, e che similmente dalle copiose 
dovizie della sua famiglia vedevasi assicurata una vita assai agiata 
e splendida; ma che egli da umilt& e devozione santa indotto, ogni 
terrena gloria ricusando, si arrol6 alla milizia di Cristo, ed avute 
in dispregio ed abbandonate tutte le terrene ricchezze, indirizz6 i 
suoi desiderii e le sue premure airacquisto degl' incorruttibili beni 
che Dio premiatore nella futura vita dispensa^ e preso ad abbo- 



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194 MATTEO ACQUISTAPACE 

minare ed odiare il mondo, della sua stima e de* suoi affetti soltanto 
Dio fece scopo ed oggetto. Dai senti menti di questi versi parmi 
non oscuramente indicata la scelta che Agrippino fece dello stato 
ecclesiastico. 

Un* illnstre vittoria da Agrippino sui suoi affetti per Cristo 
riportata ci viene esposta nei versi quinto e sesto: Jlic patriam 
llnquens propriam Mrosque parentes. Pro sancta stiuiuU pereger 
esse /ide. Ha la natura istessa un grand*aniore per la patria, per i 
genitori e per i congiunti innestato ne' cuori umani, e specialmente 
in quelli i quali per nascita illustre e per signorile edueazione 
sono piu colti e gentili. Or di questo amore Agrippino per la fede 
di Cristo trionf6 coirabbandonare il natlo suolo, i genitori e gli 
attinenti, e girsene pellegrinando. In due maniere per6 queste 
espressioni intender potrebbonsi, in una cio6, che ei dalla patria 
partisse per andare a disseminare la religione di Cristo in altri 
popoli, ed in altra che essendo la cattolica fede nella di lui patria 
perseguitata, egli da questa partisse per iscampare dalla persecu- 
zione e mantenersi a Dio fedele. Non avendosi per6, che io sappia, 
dairantichiti verun testimonio che egli abbia in altri paesi predi- 
cato il vangelo, sono di sentimento che la seconda, piuttosto che 
la prima di dette intelligenze abbracciare si debba. 

Opportuna addiviene qui la ricerca, quale sia il luogo che 
ebbe Tonore di essere patria di Agrippino. 

II Ballerini (*) e rughelli (^) hanno preteso d* indovinarlo 
assegnando la citti di Colonia. Ma i Bollandisti (3) giudiziosamente 
riflettendo che Colonia vien sopranominata Agrippina da Agrippina 
madre di Nerone, che avendo in essa sortiti i natali una colonia 
di veterani vi spedi per accrescere gli abitatori, dubitarono che dai 
detto sopranome di detta cHtk abbiano i detti Ballerini ed Ughelli 
preso il fondamento di assegnar quella in patria di Agrippino, e 
quindi il detto fondamento frivolo e di niuna forza riputarono. 

II Tatti (*) pure non volle credere che Agrippino da Colonia 
provenisse, e della sua increduliti ne alleg6 la forte ragione che 



(1) Francbsgo Ballerini, nel Ck>mpendio delle croniche della Citid di Como. 

(2) Ferdinanik) Ughelli, nella sua Italia Sacra, neUa serie De' uescooi di Como, 

(3) NegU Atli de* Santi, al giorno 13 raaggio e 17 giugno. 

(4) Annali Sacri di Como, all'anno 568. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 195 

comuiiqae abbia fatte diligenti ricerche, non gli 6 per6 giammai 
riuscito di trovaro di tal cosa verun sufladente indizio, n6 in essa 
citta di Colonia, n6 fra le memorie della Chiesa di Como. 

Anche il Quadrio (*) reputa inverosimile che Colonia sia stata 
la patria di Agrippino, e va immaginando che nei dittici, ove stava 
il nome e la patria del santo, legger non si dovesse Colonia, ma 
C.Olonia, ciod Castrum Olonia, luogo altre volte illustre nella Valle 
Tellina* Per dar qualche peso a questo suo pensamento immagina 
pure che il primo culto che il santo vescovo Agrippino e la santa 
vergine sua sorella ebbero, sia stato a loro come a compatrioti da 
Valtellinesi tributato. Ma non consta, per essere stati involti nel- 
Tuniversal incendio che distrusse Tarchivio vescovile qualche secolo 
fa, esservi stati dittici de' vescovi di Como anteriori a quelli dati 
in luce dai vescovo Lazaro Carafflni dopo il suo sinodo quinto, e 
mdlto meno esservi stati dittici in guisa da potersi leggendoli pigliare 
il preteso equivoco; ed in progresso vedrerao esser falso che i Val- 
tellinesi i primi sian stati a prestare ad Agrippino e a Domenica 
religioso culto. 

Essendo quindi mal fondato e vacillanti le opinioni degli serit- 
tori intorno al vero luogo d'onde trasse Torigine ed i natali 
Agrippino, sono perci6 costrettoaripudiarle, e aconfessare a' miei 
leggitori che non so un tal luogo con sicurezza rinvenire. Agrip- 
pino dalla divina providenza condotto nella diocesi di Como in essa 
pose fine al suo pellegrinaggio e la sua dimora e stanza stabil!. 

L'esaltamento di Agrippino al vescovado di Como, e il modo 
e il fine di esso additati ci vengono nei versi decimonono e vige- 
simo: Eis Acquileja ducem illum desHnavit in oris, UI gerai 
inviclus prcelia magna Dei. E nei versi vigesimo terzo e vigesimo 
quarto: Quis laudare valet Clerum, Populumq: Comensem Recto- 
rem tantum qui petiere sibi. 

Essendo dunque alla Chiesa di Sant*Abondio di Como stato 
tolto dalla morte il suo pastore, il clero e il popolo di Como, con- 
gregatisi, conferirono e trattarono fra loro qual personaggio al 
loro raetropolitano di Acquilea domandare dovessero in loro vescovo. 



(1) Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di gua deWAlpi, lomo III, dis- 
sertazione I, § 2. 



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196 MATTEO ACQUISTAPACE 

6 presentatisi alla loro considerazione Tottimo costume, il molto 
sapere, Tardente zelo di Agrippino, stimarono lui, piu di ogni altro, 
meritevole della vescovil sode d*essa loro Chiesa, e quindi delibe- 
rarono di chiedere al loro metropolitano, che a lui il vacante ve- 
scovado conferisse. 

Eseguitasi qaindi da essi la determinata domanda, 11 metropo- 
litano d'Aquilea la secondd, creando a nuovo vescovo della Chiesa 
di Como Agrippino, e lui constituendo duce delle guerro cho per 
Dio sostener dovea contro l' infedelti ed il vizio, e promettendosi 
dai di lui valore corapiute vittorie. 

Da que8to monumento apprendiamo che nel secolo sesto del- 
Tera cristiana la forma di dar i vescovi alla Chiesa di Como si 
era che 11 clero ed il popolo proponovano al metropolitano d'Acquilea 
il soggetto da crearsi a vescovo, e che esso metropolitano quello 
a vescovo creava, che dai clero e dai popolo proposto venivagli. 
Vcrosimilmente V introduzione di tal tbrma sari stata pid antica 
di detto secolo, e forse avr& avuta la sua origine dalla persuasione 
che la Chiesa di Como ricevuto avesse dalla Chiesa d'Acquilea i I 
vangelo. Quinci impariamo ancora che il diritto metropolitico della 
Chiesa d*Acquilea sulla Chiesa di Como 6 piu antico e piu certo di 
quello che il Tatti, negli Annali Sacri di Como, air anno 1013, lo 
abbia snpposto. 

Come il santo vescovo Agrippino si adoperasse nel suo vesco- 
vile ministero, lo abbiarao nei versi settimo ed ottavo: Hic pro 
dogma Patrum tanlos lulerare labores, NoscUur ut nullus ore 
referre queat. 

Avoa neiranno 568 il re Alboino, co* suoi Longobardi, abban- 
donata la Pannonia ed avea messo piede in Italia, e di essa comin- 
ciata ne avea la conquista (<). Questa egli prosegui nel 569, e nel 
giorno 3 di settembre d' esso anno entr6 padrone nella citta di 
Milano, ed indi le soldatesche longobarde si stesero per tutta la 
Liguria, e la ridussero quasi tutta alla loro ubbidienza {}). Nella 
Liguria era anche la citti di Como, onde che nominatamente anche 
questa venisse in questo tempo dai Longobardi conquistata lo affer- 



(1) MuRATORi, negli Annali d' Halia, aU'anno 568. 
{2) In., ibid., allajino 5C9. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 197 

marono il Sigonio ed altri allegati e seguiti dai Tatti (*)• La 
maggior parte de' Longobardi professava, al pari de* Goti e de' 
Vandali e de* Svevi» la setta di Arrio, e alcuni fra essi, e molti 
degll ausiliarj, che con esso loro erano in Italia calati la credenza 
e i riti de' Gentili tuttavia tenevano (2). 

Le indicibili fatiche pertanto che Tautore della nostra inscri- 
zione testiiica avere il santo vescoyo Agrippino sostenute per il 
dogma de* Padri della Chiesa, creder si debbono da lui impiegate 
in adoprarsi perch6 gli eretici e i gentili non sovvertissero i 
fedeli delia sua diocesi, e perchg gli eretici e i gentili, che nella 
sua diocesi s'aggiravano, deposta Teresia e T infedelti nel grembo 
della Cattolica Chiesa venissero. E ben grande esser in cid dovette 
Ia sua sollecitudine, poichg dicendoci Vautore della nostra inscri- 
zione nei versi decimo quinto e decimo sesto : Hic quoque jussa 
seguens Domini, legemgue Tonanlis Proarimum ut sese gaudet 
amare suum, daU'amore che il santo vescovo portava al suo pros- 
simo egualmente che a s6 stesso, posssiamo argomentare che per 
trarlo dalla strada della perdizione e metterlo suUa strada del 
cielo facesse ogni possibile sforzo. 

Molte curiose vicende, nelle quali ebbe parte ancora il santo 
vescovo Agrippino si racchiudono nei versi vigesimo primo e vige- 
simo secondo: Bis caput est factus summus Patriaca Joannes, Qui 
prcedicta ienet primus in urbe sedem, e nei versi vigesimo quinto, 
vigesimo sesto, vigesimo settimo e vigesimo ottavo : Hi Synodos 
cuncti venerantur guatluor almas, Concilium guintum postposuere 
malum, Hi helium ob ipsas multos gessere per annos, sed semper 
mansit insuperata fides. Per ben intendere questi convien da molto 
indietro cominciare il racconto. 

AH'imperadorGiustiniano, che si dilettava dMmmischiarsi nella 
cognizione delle cause della Chiesa, era stato maliziosamente insi- 
nuato, che facilmente coi Cattolici avrebbe potuto conciliare gli 
Eutichiani, sprezzatori del quarto generale concilio di Calcedonia, 
ogni qualvolta avesse procurato che condannate fossero tre cose, 
le quali in detto concilio di Calcedonia sembravano essere state 



(1) NegU Annali di Como, airanno 570. 

{2) MuRAToni, negli Annali d' Italia, all'anno 568. 



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!98 MATTEO ACQUISTAPACE 

per decreto de* Padri approvate. Delle dette tre cose Tuna si erano 
gli scritti del gii morto Teodoro vescovo di Mopsuestia, creduto 
maestro di Nestorio, nei quali si pretendea che vi fossero errori a 
quelli di Nestorio conformi. L'altra si era la lettera che Iba vescovo 
di Edessa scritta avea allorch6 Giovanni vescovo di Antiochia 
riconciliossi con S. Cirillo vescovo di Alessandria, nella quale 
lettera era lodato il detto Teodoro, era accusato S. Cirillo ed era 
tacciato di precipitoso il giudizio del terzo concilio generale 
effesino contro Nestorio. L'altra finalmente erano i libri che Teo- 
doreto vescovo di Giro avea scritti oontro i dodici anatemi del 
predetto S. Cirillo. 

I vescovi deirOccidente all'incontro s' adopravano costantis- 
simamente per impedire la condanna di dette tre cose, o sia di detti 
(come allora appellati furono) capitoli, perch6 stimavano che con 
la condanna di essi venisse a cadere ancora Tautorit^ del Concilio 
di Calcedonia» nel quale Iba e Teodoreto erano stati dichiarati 
ortodossi, sul fondamento della condanna da loro pronunziata contro 
Nestorio, senza punto esaminare i loro scritti. Ci6 nuUa ostante 
Ginstiniano promulg6 un editto, in cui i detti tre capitoli pro- 
scrisse, e per mettere in calma i vescovi occidentali, che tumultua* 
vano intim6 un Concilio generale da celebrarsi in Costantinopoli, 
e quello di fatto convoc6 contro la volont& del romano pontefice 
Vigilio, e in esso Concilio furono dai vescovi i detti tre capitoli 
condannati. 

II pontefice Vigilio, cosi richiedendo un prudente contegno 
secondo la diversit^ delle circostanze, non fu sempre d'uno solo e 
stesso sentimento. A principio essendo egli in Romaed in Occidente 
difese i tre capitoli. Chiamato in Costantinopoli al Concilio, ed ivi 
arrivato, sospese Menna patriarca di quella citti dalla comunione, 
perchS erasi sottoscritto all'editto di Giustiniano. Riconciliatosi poi 
con Menna, nella condanna dei tre capitoli consenti. Indi, con altro 
scritto, che di6 fuori, neg6 che i tre capitoli condannar si potes- 
sero e lamentossi che il Concilio si celebrasse, trasgrediti i patti 
con lui stabiliti. Finalmente torn6 a variar parere, e con suo apo- 
stolico decreto conferm6 la condanna dei tre capitoli che in detto 
Concilio fatta si era. 

I successivi romani pontefici abbracciarona poi il detto Con* 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 199 

cilio, che fu il quinto generale, coiruguale venerazione che i pre- 
cedenti quattro generali Niceno, Costantinopolitano, Effesino e Cal- 
cedonese. I vescovi occidentali, occupati dai loro pregiudizii, ripu- 
gnavano alla deflnizione di detto quinto general concilio, e ardivano 
di malmenare i romani pontefici, come rei di tradimento della Fede 
e di disprezzo del generale concilio di Calcedonia. Quindl un deplo- 
rabile scisma insorse neir Illirico, neirAffrica, nolle Spagne, nelle 
Galiie e neU* Italia. 

Piu longamente per& e piii constantemente nel rifiuto di detto 
quinto generale concilio persistS la Chiesa metropolitana d*Acquilea 
coUe chiese vescovi li sue suffraganee. Macedonio fu il primo me- 
tropolitano d'Acquilea che coi vescovi suoi suffraganei ricus6 di rico- 
noscere Tautoriti di detto concilio. Morto egli e succedutogli nel- 
Tanno 557 nella metropolitica sede Paolino, questo, colta Toccasione 
che i vescovi suoi comprovinciali eransi ragunati alla di lui elezione 
e consecrazione, e che insieme a questi si trovava anche il metro- 
polita di Milano, cui spettava il consecrarlo, tenne un concilio pro- 
vinciale, in cui il detto quinto concilio generale riprov6. 

Ricus6 ancora di comunicare con Pelagio primo, sommo pon- 
tefice, perch6 avea i detti tre capitoli condannati. Per le quali cose 
Pelagio stimando giusto che tanta di lui animositi fosse repressa, 
scrisse piu lettere a Narsete, il quale a nome dell* imperator Giu- 
stiniano govemava 1* Italia, pregando di far arrestare non solo 
Paolino, ma ancora Tarcivescovo di Milano, che lo aveva consa- 
erato, e di farli, scortati da buone guardie, condurre all* imperial 
Corte di Costantinopoli. Narsete per6, opinando che tale viotenza 
non fosse opportuna alle circostanze de* tempi, e sperando che il 
tempo avrebbe ogni ardire calmato, non second6 per allora le 
pontificie premure. 

I Longobardi, usciti dalla Pannonia col loro re AIboino, inva- 
sero neiranno 568 V Italia. Dai tiraore di questi sorpreso il metro- 
polita Paolino abbandon6 la Chiesa e Ia citti d'Acquilea, e seco 
portando il tesoro di detta Chiesa, si trasferi air Isola di Grado 
e quivi nel susseguente anno pass6 alPaltra vita. Subentr6 nella 
reggenza della metropoli Probino, ma ne fu dalla morte spogliato 
al fine di un anno, o, come altri dice, al fine di venti mesi. 

Neiranno 571 nel luogo di Grado fu a metropolitano eletto 



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200 MATTEO ACQUISTAPACE 



Elia. Trovansi tre lettere scritte dai sommo pontefioe Pelagio se- 
condo: una, Dileclissimis FralMbus Elice, aliisque Episcopis uni- 
versis filiisinEcclesice Istrice parlibus conslilutis. Un'altra, Dileclis- 
simis Fratrihus Elice, vet dilis Episcopis Islrice, ed un'altra, 
Dileclissimis Fralribus Elice Del universis Episcopis in Islrice 
parlibus conslilutis. 

In queste il supremo pastore s'adoper6 con ogni benigniti por 
persuaderli che la condanna de* tre capitoli fatta nel quinto con- 
cilio generale nulla pregiudicava al quarto generale concilio di 
Calcedonia, e per trarli a comunicare colla sede romana e colle 
altre sedi, che il quinto general concilio abbracciavano ; ma queste 
lettere niun buon effetto produssero. Perci6 il ponteflce Pelagio 
ricorse a Smeragdo secondo esarca per Timperatore Maurizio in 
Ravenna residente, acci6 mettesse Elia co' suoi seguaci in dovere, 
e di fatto Smeragdo minaccie grandissime fece al metropolitano 
Elia e agli altri vescovi di lui aderenti, che sotto il dominio del- 
r imperatore trovavansi. 

Elia, per render vane dette minaccie, convoc6 i vescovi che 
neir Isola di Grado dimoravano in nn sinodo, e con8uU6 gli altri 
per lettere, e tutti trasse nella deliberazione di mandare, e infatti 
mandati furono, oratori in Costantinopoli air imperatore Maurizio 
a supplicarlo di comandare air esarca, che per Ia causa de* tre 
capitoli sospendesse ogni molestia, Qnch& ritolte a' Longobardi le 
cittA nelle quaU erano alcuni de' suffraganei, potessero andar tutti 
a Costantinopoli a metter flne alla divisione secondo il giudizio 
di sua maest^. Second6 1* imperatore le suppliche, mandando ordine 
a Smeragdo di non inquietare alcuno di que' vescovi per Faffare 
de' tre capitoli. 

Fu quindi Elia nell'anno 586 sopraggiunto dalla morte, e nello 
stesso anno fu in di lui luogo surrogato Severo, il quale simil- 
mente nell' Isola di Grado tenne la sua metropolitica sede. Sen- 
tendo Smeragdo che anche Severo acremente impugnava la con- 
danna de' tro capitoli, stata fatta in detto quinto generale concilio, 
da Ravenna portossi a Grado con gente armata, e quivi fece pren- 
dere Severo ed altri tre vescovi, e violcntemente li fece condurre 
a Ravenna, e quivi per un anno stur li fece sotto buone guardie 
e fra molti disagi. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 201 

Annoiati da* riferiti incomodi e atterriti dalle minaccie d*esilio 
che Smeragdo piu volte lor fece, finalmente s' indussero ad accet- 
tare il quinto generale concilio, e a comunicare con Giovanoi 
arcivescovo di Ravenna. Furono indi rimessi in libertA, od eglino 
se ne ritornarono a Grado, ma giunti che quivi furono, n6 i popoli 
vollero comunicar con loro, n6 gli altri vescovi vollero riceverli. 
Perci6 Severo, da piu vescovi suoi suffraganei stimolato, convoc6 
un sinodo nella terra di Murano, e in questo esebi scrittura di 
detestazione d'aver in Ravenna coi condannatori dei tre capitoli 
comunicato. 

Pass6 airaltra vita il somrao pontefice Pelagio e nel pontificato 
fu, al principio deiranno 590, sostituito S. Gregorio il Grande. 
Questo, circa il fine dello stesso annoi scrisse una iettera al metro- 
polita Severo, significandogli che egli voleva, e che 1* imperatore 
Maurizio comandava, che si portasse a Roma coi suoi seguaci, 
acciocch^ le differenze loro fossero giudicate in un sinodo, che ivi 
tenuto sarebbesi. Per rendere inutile questa Iettera il metropolita 
Severo e i vescovi deiristria, delle Venezie e della Rezia Seconda 
presero la deliberazione d* inviare, e di fatto inviarono air imperator 
Maurizio i loromemoriali, neiquali lo pregarono di dilferir loro il 
renderconto della loro communione sino al tempo opportuno, in cui 
rotto fosse il barbarico giogo de' Longobardi, mentre allora sarebbero 
stati pronti a portarsi a* piedi deir imperatore a dar della loro com- 
munione ragione* 

L' imperatore, esaudendo i loro prieghi, rescrisse al santo pon- 
tefice Gregorio ed a Romano suo esarca, che ai detti vescovi niuna 
molestia fosse recata finchd air Italia non fosse renduta la pace, e 
gli altri vescovi deir Istria o sia delle Venezie sotto il primiero 
dominio non fossero tornati. 

Scrissero poi anche i detti vescovi al santo pontefice Gregorio 
lettere nelle quali a tutto potere difesero la loro condotta, e si 
lamentarono di esser fatti bersaglio di una gran persecuzione, e 
si gloriavano di quella soffrire per la Fede. 

Rescrisse loro Gregorio una grave Iettera, nella quale, fra le 
altre cose, dice che nel concilio in cui fu trattato de' tre capitoli 
nulla della Fede era stato distrutto o mutato, ma soltanto di 
alcune persone trattato si era. 



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202 MATTEO ACQUISTAPACE 

Subentrato neU'anno 597 a Romano neU'esarcato Callinico, e 
cooperando gnesto alle sollecitudini di S. Gregorio per richiamare 
alla comunione i suaccennati impugnatori del quinto generale con- 
cilio, eglino fecero nuovo ricorso airimperatore Maurizio, e un 
nuovo comando impetrarono, che inquietati uon fossero. 

II metropolita Severo, neiranno 606 fu dalla morte tolto dai 
mondo, e intorno alla scelta del successore furono git elettori 
discordi, per il che Telezione fa differita sin dopo cominciato 
Tanna 607. In guesVanno Bonifacio terzo sommo ponteflce interpose 
i suoi ufflzii presso Smeragdo creato nuovamente esarca, acci6 a 
metropolitano facesse eleggere ed ordiaare persona che venerasse 
il qainto generale concilio, e Smeragdo di fatto da alcuni suffra- 
ganei venuti ad approvare il quinto generale concilio fece eleg- 
gere e promovere Gandidiano, il quale pure avea dair impugnare 
il detto concilio desistito, e questo in Grado la sua sede fiss6. Gli 
altri suffraganei del detto concilio quinto tuttavia impugnatori, col 
favore di Gisolfo daca del Friuli e di Agilulfo re de* Longobardi, 
determinarono di venire al]*elezione ed ordinazione del nuovo 
metropolitano nella vecchia Acquilea, e quivi di fatto elessero ed 
ordinarono' Tabate Giovanni, che il detto concilio quinto a rifiutar 
proseguiva. E in questa guisa la metropoli, g\k unica, venne ad 
esser divisa in due, e ciascun metropolitano ritenne il [nome e il 
grado di patriarca che Tantecessore Elia erasi assunto (0. 

Agevole e piana rendesi ora Tintelligenza dei versi che ulti- 
mamente di sopra presi ad interpretare. In essi ci si comincia a 
narrare che delle spiaggie comasche nominate nel precedento verso 
decimonono, cio6 della citt4 e diocesi di Como era stato fatto degno 
capo, cio& metropolitano il patriarca Giovanni, il quale nella citt4 
precedentemente riferita di Acquilea la sua sede teneva. 

In appresso ci si dice che il santo vescovo Agrippino ed il clero 
ed il popolo di Como norainati nei versi vigesimo terzo e vigesimo 
quarto veneravano i primi quattro generali concilii, Niceno, Costan- 
tinopolitano, Effesino e Calcedonese, ed allMncontro impugnavano 
il concilio Gostantinopolitano, che fra i generali fu il quinto. 



(1) La storia deiraCTarc de' tre capitoll £ stata da me tratta dalla Disserlazione 
storlca dello scisma della Chiesa d'Acguilea di Gian Franccseo Bernardo Maria de RossL 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 203 

Per ultimo ci si racconta che il santo vescovo Agrippino, il 
clero ed il popolo di Gomo ayean per la difesa dei detti quattro 
generali concilii, e per la riprovazione del concilio generale quinto 
sostenuta guerra per molti anni, ma che i loro awersarii non 
ayean mai potuta abbattere Ia loro fede. Varie notizie da questi 
versi scaturiscono. E in prima dai dirsi in essi, che Agrippino ed 
il suo clero ed il suo popolo per il sostegno dei primi quattro 
generali concilii, e per V impugnazione del quinto, sostenuta avean 
guerra per molti anni, e dairessersi di sopra veduto che gli sforzi 
della romana apostolica sede contro gV impugnatori del concilio 
generale quinto furono piu vivi e gagliardi nel tempo che Ia Chiesa 
d'Acquileafu govematadai due patriarchi Eliae Severo ci si fa cre- 
dere che Agrippino abbia governato la Chiesa di Como per tempo 
assai longo, e ci rende yerosimile che egli sia stato promosso al 
Tescovado di Como nel tempo che alla metropolitana d*Acquilea 
presiedeva Elia, onde con esso abbia cominciato a stare in campo 
resistendo ai tentativi dei romani pontefici. 

In oltre dai dirsi in essi versi che suUa metropolitica sede 
d*Acquilea stava attualmente il patriarca Giovanni. e dai parlarsi 
noir inscrizioue d'Agrippino come di persona ancor vivente argo- 
mentar possiamo, che Agrippino non solo fosse in vita al tempo 
della promozione di Giovanni al patriarcato di Acquilea, accaduta 
dopo il febrai*o deir anno 607, ma che anche dopo la detta 
promozione continuato abbia a vivere e a combattere, almeno per 
alcun tempo, e quindi che erronea e di correzione bisognevole sia 
aquesti tempi lacronologia de' vescovi di Como» che si ha nel Tatti. 

In conseguenza quanto e credibile che Agrippino concorso sia 
o in persona, o per nunzio, o per lettere all'elezione ed ordinazione 
di Giovanni come avr& fatto ancora neirelezione ed ordinazione del 
precedente metropolita Severo, e quanto 6 credibile che Agrippino 
ed il suo clero ed il suo popolo in legittimo loro metropolitano 
Giovanni riconoscessero, e a lui ubbidienza e subordinazione pro- 
fessassero; altrettanto 6 credibile che Agrippino non sia concorso 
in veruna maniera air elezione ed ordinazione di Candidiano, e 
che ed Agrippino ed il suo clero ed il suo popolo non riconosces- 
sero per legittima Telezione ed ordinazione di Candidiano, ed ogni 
soggezione gli negassero. 



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204 MATTEO ACQU1STAPACE 

In qaali poi delle esposte vicende de* metropolitan! d*Acquilea 
sia Agrippino entrato a parte e in quali no, d difficile 1* indovi- 
narlo; ma dicendoci Tautore delF inscrizione che egli abbia fatta 
guerra per molti anni, possiamo da ci6 argomentare che poche 
siano state quelle, nelle quali egli non sia stato ravvolto. Ond*6 vero- 
simile che anche ad Agrippino siano state indiritte e comunicate 
le lettere del ponteflce Pelagio Secondo state scritte al patriarca 
Elia e ai vescovi suoi comprovinciali, massimc che queste dai 
padre De Rossi con ottimi argomenti solo neiranuo 585 si conget* 
turano scritte, che Agrippino pure sia concorso a spedire gli oratori 
airimperatore Maurizio e a negare la sua comunione a Severo, 
e ad accettare la sua detestazione nel concilio di Murano. E simil- 
mente S yerosimile che anche ad Agrippino siano state partecipate 
le lettere a Severo scritte dai pontefice S. Gregorio il Grande, c 
che Agrippino pure abbia avuto parte nei memoriali da Severo e 
da* suoi sufTraganei stati spediti air imperatore Maurizio, e nelle 
lettere state scritte al riferito S. Gregorio, e che anche ad Agrip- 
pino la lettera che S. Gregorio diede in risposta sia pervenuta. 

Abbiamo una lettera dai santo pontefice Gregorio Magno, nella 
seconda indizione corsa nelFanno 599 scritta a Costanzo vescovo di 
Milano, nella quale, oltre altre, le seguenti parole contengonsi: 
Latore prcesentium communi filio Eoentio Diacono, qui fralerni^ 
tatis vestrcs scripta delulit, referente, cognovimus Clericos Ecclesice 
Comensis, quos sacerdotali studio reverti ad unitatem Ecclesice mo^ 
nuislis, respondisse non sibi talem a nobis affectum impendi, lU ad 
hoc redire suadente charilate prcevaleant asserentes res diversas 
suas injuste ab aliis inter quo$, et a nostra Ecclesia possessionem 
quoa Villa Auriana dicitur detineri. Nos quidem sanctitatis vestrm 
sollecil'udinem omnino laudavimvs, quia quod vos oportuit facere 
minime neglexistis. Sed nec nos prcedictam possessionem si eis vere 
compelit, eiiam si ad communionem forte reverti distulerint, contra 
rationis ordinem patimur detineri, sed eam cognitavolumus veri^ 
tate restilui. Si vero ad unitatem Ecclesia^, quod optamus, Deo se 
inspirante converterint, etiam si nihil illis competat eam illisparali 
sumus concedere. Nam nulla occasione excvsare se volumus, quos 
ad matris Ecclesice sinum redire desiderdbiliter expectamus (*). 



(1) s. Gregorio, libro VII, ep. 57. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 205 



Dalle riferite parole di detta lettera ben indubitatamente rile- 
yasi che gli ecclesiastici della Chiesa di Gomo, verso il flne del 
secolo sesto non comunicavano coi romani pontefici, e che questi 
si adoprayano, perchd alla comunione con loro essi ecclesiastici 
tornassero, ma che eglino erano a ci6 fare restii. II Tatti, che le 
riferite parole di detta lettera pur produsse, non seppe di questa 
disanione de' detti ecclesiastici dai supromo capo dolla Chiesa 11 
yero motiyo troyare. Ma la nostra inscrizione ben ci assicura che 
il motiyo si era perchd la Chiesa romana abbracciaya come legit- 
timo il quinto generale concilio, ed air incontro Ia Chiesa di Como 
quelIo costantemente impugnaya. 

Forse qtti taluno opporr^ che Tayere Agrippino il detto quinto 
generale concilio impugnato, e Tayer egli i yeneratori di detto quinto 
generale concilio, come traditori della fede ortodossa risguardati, 
detragga e pregiudichi alla santit^ che la Chiesa di Como in lui 
sempre riconobbe ed ammise. Ma no, che ci6 alla di lui santit^ 
non detrae, perch6 egli cosi adoperossi non mosso da spirito di 
scisma, ma da zelo di sostenere la fede stabilita nel quarto con- 
cilio di Calcedonia gilt da tutta la cattolica Chiesa approyato. Co- 
munque, ceU'andare degli anni abbia la Chiesa tutta conosciuto 
che il quinto concilio di Costantinopoli non si opponeya al quarto 
generale concilio di Calcedonia, e perci6 al detto concilio quinto 
abbia aderito e lo abbia yenerato come generale e legittimo, non 
di meno nei primi tempi i yescoyi deirAffrica, delle Spagne, delle 
Gallie, deir lUirico e deir Italia riflutayano il detto quinto concilio 
di Costantinopoli suU'erronea credenza che fosse al quarto generale 
concilio di Calcedonia contrario (^). Onde, pel dissenso di tanti 
yescoyi dubitar poteasi se il detto quinto concilio di Costantinopoli 
fosse generale e legittimo. Quindi i romani ponteflci, per testimo- 
nianze del chiarissimo Muratori, usarono per alcun tempo yerso 
gl' impugnatori del detto quinto concilio della toUeranzaed indul- 
genza, con che mostrarono di riputarli meriteyoli di scusa («). 

E i yescoyi delle Spagne e delle Gallie, ancorch6 assai tardi 
deponessero Terrore e la condanna do' tre capitoli accettassero, 



(1) NeUa detta Dissertazione dello scisnia della Chiesa acguilejese, cap. I. 

(2) NegU Annali d'Italia neUanno 556. 

Periodico SoaETJl Storica Combnse (Vol. XIII). 15 



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206 MATTEO ACQUISTAPACE 

nondimeno non furono da alcuno riputati scismatici (O, e il sommo 
pontefice S. Gregorio, quantunque sciente che Teodolinda regina 
de' Longobardi fu lungo tempo avversa al detto quinto concilio, 
pur non mai privolla della sua comunione (s). 

Altri uomini dotti e santi, al dir del lodato Muratori, vi furono 
in qu6l secolo, i quali non ebbero per detto quinto concilio quella 
venerazione che ogni cattolico professava ai primi quattro concilii 
general], e specialmente vi fu Gassiodoro in que' tempi per pieti 
e per lettere di gran riputazione, il quale accett6 bensi i primi 
quattro generali concilii, ma non il quinto (3). E Ingenuino ve- 
scovo della Chiesa di Sabiona, la di cui yescovil sede fu poi trasfe- 
rita a Bressansone, 6 parlmenti venerato daila Ghiesa qual santo, 
nonostante che certo sia aver egli costantemente impugnato il 
quinto generale concilio, e che sicura notizia non siavi che egli 
abbia Terrore deposto, ma soltanto da taluno verosimil si reputi (^). 

Restano da esaminarsi i primi quattro versi: Begere quisQuis 
amat ullo sine crimine vitam, Ante diem semper lumina mortis 
hahet. Illius adventu si^eclfjis rile dicati^ Agrippinus Prcesul 
hoc fabricavit ojms. In questi Tautore deir inscrizione premette, 
come proemio, che chiunque desidera di passar la vita senza pec- 
cato abbia sempre avanti gli ocehi il giorno della morte, e quindi 
passa a dire che il santo vescovo Agrippino, avendo nelia venuta 
della morte fisso il guardo, avea fabbricata e, secondo il costume, 
dedicata queir opera. Quaropei>a si fosse alla di cui fabbrica e 
dedicazione fu di stimolo il pensiero della morte, egli d qui da 
indovinare. La dedicazione che di quest*opera dicesi fatta, mi fa 
credere che essa sia stata una chiesa; la morte che fu di sprone 
alla fabbrica, mi fa credere che essa sia stata un sepolcro, in cui 
destinasse che il suo corpo, allorchd ridotto fosse a cadavere, 
riposto venisse. 

II Tatti (S) suUa fede degli antichi monumenti della chiesa 
coUegiata d' Isola, ci assicura, che nel castello dell* Isola Gomacina 



(1) Nella detta Dissertazlone, c. 1. 

(2) Id., ibid., c. 1 e 15. 

(3) Nei detti Annali, al detto aano. 

(4) Nella detta Dissertazlone, c. 15. 

(5) NegU Annali Sacrl di Como, agli annl 586 e 1169. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 207 

avanti che fosse atterrato e distrutto, infra le chiese che vi erano 
al nnmero di nove, una ve ne fosse che si chiamasse di S. Agrip- 
pino e che in essa giacesse il di lui sacro corpo. Questa chiesa 
pertanto e il sepolcro del santo in essa esistente io credo che stata 
sia Topra che Tinscrizione dice essere stata fabbricata da S. Agrip- 
pino, e in essa chiesa io credo che I* inscriziono venisse dall'autore 
di essa fatta coUocare. 

Lo stesso Tatti (<) ci riferisce un'altra inscrizione risguardante 
S. Agrippino, che dice si trovasse scolta neir architrave di sasso 
del campanile ottangolare della chiesa, anticamente dedicata a 
S. Giustina ed ora a S. Nicol6 in Piona sul Lario. Ella d del tenore 
seguente: 

AGRIPINUS 
FAMULUS X"PI 
COM CIVITATIS 
EP"S HOC ORAT 
ORIUM SCT.E IVS 
TIN.^ MARTYRIS 
ANNO X ORDINA 
TIONIS SV.E A FON 
DAMENTIS FABRI 
CAVIT ET SEPOLTV 
RAS IBI ORDENA 
BIT ET IN OMNI 
EXPLEBIT AD GLO. 
i DICABIT. 

Questa inscrizione ci fa intendere che Agrippino servo di Cristo, 
vescovo della citti di Como, nell'anno decimo della di lui ordina- 
zione a vescovo, fabbric6 dai fondamenti Toratorio intitolato a 
S. Giustina martire, e che in essa ordin6 che fatte fossero le sepol- 
ture, e che in ogni parte di& a quello compimento, ed a gloria 
della Croce fece di quello la dedicazione o sia consacrazione. 
E verosimile che i luoghi dP Piona e di Olciasca in quei tempi 
fossero a qualcho assai Ion tana chiesa soggetti, e che il santo 



(1) In dcUi Annali, aU'anno r>8G. 



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208 MATTEO ACQUISTAPACE 

vescovo abbia, colla fabbrica di detto oratorio, voluto provvederli 
di chiesa vicina e di vicini sepoicri. 

Dalla detta inscrizione ricaviamo ancora che sino a qu6' tempi 
i detil luoghi soggiacevano alla pastoral sollecitudine de* vescovi 
di Como, 11 che si oppone airopinione di chi estende la Valle Tel- 
lina dai lato d'occidente sino a Menaggio evorrebbe che non solo 
ai tempi di Agrippino, ma ancora per alcuni secoli dopo i vescovi 
di Como non avessero in essa a che fare. 

Nel tempo in cui Agrippino era in vita V Isola Gomacina, in 
faccia alla terra di Sala sul Lario, non solo era piena e zeppa di 
case, e di popolo, ma inoltre era di si valide fortificazioni munita, 
che inespugnabile era rlputata. Sino air anno 588 In circa stette 
questa in potere deir imperator Greco, onde gli abitanti di varie 
citt& avean in detta Isola riposte moltissime ricchezze per salvarle 
dalle unghie de' Longobardl. 

Intorno al detto anno il re Antari spedi un buon corpo do' 
suoi Longobardl a far l'assedio di detta Isola. Francione, o come 
altri scrivono Franclllone generale cesareo, che a nome deir impe- 
ratore vi comandava, per ben sei mesl la difese bravamente, ma 
infine fu costretto ad arrendersi e a lasciar V Isola con tutte le 
ricchezze In quella riposte in potere de Longobai'di (*). 

Nel tempo corso dair ingresso de' Longobardl In CJomo, sino 
airusclta del presidio imperlale dair Isola Oomacina e specialmente 
In quegli IntervalU, nel quali 1 romanl ponteflci piii vlvl e ga- 
gliardi faceano 1 loro sforzi contro il metropolitano e i suffraganei 
d*Acquileay si pu6 credere che Agrippino andasse guardingo dai 
capitare In queir Isola, per la raglone che dovea temere che gli 
esarchi imperlall resldentl in Ravenna, favoreggiatori della sede 
apostolica contro i detti metropolitano e suffraganei, per mezzo 
dei comandanti deir Isola a loro subordinati ad esso Agrippino, 
che uno di essi suffraganei pur era, non usassero qualche vlolenza. 
Ma poichii T Isola Comaclna fu ridotta in potere de' Longobardi, 
egli d da credere che Agrippino in detta Isola si trasferlsse, e 
qulvi ffssasse 11 suostabile soggiorno. Argomento di ci6 convincente 
ne & l'essersi egli, come si disse, In detta isola apparecchiato, 



(1) MuRATORi, negll Annali d' Italia, aU'anno 588. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 209 



mentre viveay la chiesa ed il sepolcro ove dopo 11 fin de* suoi 
giorni esser dovesse riposto, non essendo verosimile che ivi ci6 
far Yolesse se lontana di I^ fosse stata la sua stanza. 

Nella detta Isola Oomacina Agrippino termin6 la sua vita, e 
al possedimeuto deireterna gloria pass6. Prova di ci6 ne sia Tesser 
ivi dai tempo del suo beato passaggio al cielo sin oltre Tundecimo 
secolo giacciuti le mortali sue spoglie, mentre in contrario, non 
constando ove il cadavere giacque, ivi deve presumersi esser 
rimasto di vita privo. 

La morte di Agrippino accadde nel giorno decimo settimo di 
giugno di non so quale degli anni succeduti alla promozione di 
Giovanni al patriarcato di Acquilea. Morto Agrippino, il sacro 
di lui cadavere fu depositato nel sepolcro da lui stesso prepara- 
tosi nella chiesa che egli avea fatto innalzare, ove, ad eterna 
gloriosa rimembranza delle virtuose di lui azioni, la prima delle 
riferite inscrizioni, o gi& era stata posta o posta allor venne. 

I popoli deir Isola Oomacina e de' luoghi ad essa vicini, me- 
mori deir illibatissimo costume che aveano in Agrippino osservato, 
e delle eroiche virtu che avean veduto da lui praticarsi, comin- 
ciarono nella chiesa ove era stato sepolto, a prestargli culto reli- 
gioso, la chiesa stessa a lui intitolarono, e per flne ad onorarlo con 
speciall ossequii nel giorno anniversario del di lui felice passaggio 
al cielo intrapresero. Infatti come mai alla nostra notizia arrivato 
sarebbe il giorno del di lui rinascimento alla vita eterna se i dotti 
popoli, con la presta instituzione della di lui festa viva non ne 
avessero conservata la ricordanza? N6 dicasi che tal ricordanza 
possa esserci stata conservata dalla sacra ufflziatura, che la Chiesa 
di Gomo in onore di S. Agrippino in grata rimembranza delle di 
lui pastorali fatiche a pro di essa, sotto il giorno 17 di giugno per 
la citt& e diocesi institui. Mentre che detta ufflziatura sia stata 
instituita talmente tardi, che la memoria del giorno della di lui 
morte sarebbe g\k andata smarrita se col mezzo deir annua festa 
non fosse stata conservata, argomento esser ne pu6 che non furono 
in essa ufflziatura poste le lezioni proprie del santo, dovendo 
credere che queste siansi omesse, perch^ le opportune notizie per 
formarle smarrite gik fossero. 

Proseguirono i popoli deir Isola Comacina e de' vicini luoghi 



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210 MATTEO ACQUISTAPAOE 

a prestare religioso culto alle mortali spoglie di S. Agrippino nella 
chiesa, ove giacevano, e ad onorare con speciali oss6qaii in essa 
chiesa il detto santo nel giorno anniversario della morte insino 
al secolo duodecimo. Dopo alcuni anni dai cominciamento di guesto 
secolo le circostanze de* tempi nascer fecero 11 timore che non 
molto lontano fosse un deplorabile insulto alla detta Isola tutta, e 
cosl anche ai luoghi sacri e alle sacre cose di essa, onde, per 
sottrarre da questo il corpo di S. Agrippino f u trasferito alla cap- 
pella di S. Pietro, situata nel luogo appellato Roncale, sul pendio 
del monte al di sopra di Lenno in quel pezzo di vigna che nel 
discorso preliminare si disse essere poi stato da Atto Peregrino 
donato al monaco Cisterciense Enrico per fabbricarvi il raonastero, 
la qual cappella perci6 egualmente che il detto pezzo di vigna di 
quel tempo ad esso Atto Peregrino apparteneva. 

Scrive il Tatti (^) che la detta traslazione di detto sacro corpo 
alla detta cappella venisse fatta eseguire nel 1169 dai vescoTO di 
Como Anselmo e dai consoli di ossa citti, prima di dar comincia- 
mento alla distruzione delle fortificazioni delle case e persino delle 
chiese d' Isola Comacina, e che dopo alcun tempo il detto vescovo 
e 1 cittadini di Como cedessero poi il detto sacro corpo ai monaci 
Cisterciensi dell'abbazia deirAcquafredda, e che questi lo trasfe- 
rissero alla lor chiesa, e che dopo avervelo trasferito, alla primiera 
intitolazione di essa chiesa alla sola Beatissima Yergine aggiunsero 
Taltra intitolazione di essa al santo yescovo. 

lo per6 tengo tutto questo racconto del Tatti per un'erronea 
di lui immaginazione. Primieramente perchd, siccome si dimostr6 
nel discorso preliminare, sino nell'anno 1142, innanzi che Tabbazia 
venisse edificata, non solamente alla chiesa, ma anche al monastero 
era gi& stata designata V intitolazione alla Beatissima Vergine, al 
Principe degli Apostoli S. Pietro, e al santo vescovo Agrippino, ed 
al piu tardo sino nelPanno 1150, in cui gik era compiuta la fab- 
brica d'essa abbazia, non solamente alla chiesa, ma anche al mo- 
nastero gik erano stati assegnati tutti tre i detti titoli. E siccome 
intanto dee credersi che alla chiesa ed al monastero sia stato dato 



(1) Xe' suol Annali Sacri, airanno 116U. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 211 

in titolare S. Pietro, in qttanto sia piacciuto di rinaovare in essi 
il titolo della cappella di S. Pietro che ivi anteriormente esisteva, 
cosl del pari dee credersi che alla chiesa ed al monastero sia stato 
dato in titolare S. Agrippino, perchft sia piacciuto di onorare in 
tal gttisa il sacro corpo del santo, che ivi sino avanti al 1142 gik 
esistesse. Secondariamente perch^ sin dall'anno 1142 la cappella di 
S. Pietro, unitamente con Tannesa vigna gi^ era mediante la riferita 
donazione addivenuta di ragione de' raonacl d'Acquafredda, e assai 
prima deir anno 1150 gi& era stata ultimata la loro chiesa. Ed, o 
sia che Tantica cappella di S. Pietro siasi da monaci fatta servire 
di base al lor campanile, il che per6 mi pare improbabile, o sia 
che, atterrata Tantica cappella, abbiano i monaci eretto da fonda- 
mcnti il loro campanile, e nel piano al di dentro di esso abbian 
Ia cappella di S. Pietro rifatta, a cui si ha Taccesso Immediato 
dall'annessa chiesa, come piu verosimil mi sembra; fatto sta che 6 
da credersi che i monaci, nel sito dell'antica cappella, assai prima 
dell'anno 1169 avessero il lor campanile fabbricato. 

Quindi se soltanto nell'anno 1169 la detta traslazione del sacro 
corpo fosse stata eseguita, forse non si verificherebbe che fosse 
stato deposto nell'antica cappella di S. Pietro, o quando pur ci6 si 
verificasse, non sarebbe stato locato in luogo ai monaci non ap- 
partenente, come il Tatti suppone, ma sarebbe stato locato in luogo 
di ragione de' monaci e messo immediatamente in poter loro, e 
anzi che nella detta cappella piuttosto nella chiesa avrebber ripu- 
tato dicevole di deporlo. 

Conyien dunque dire che la traslazione del sacro corpo del 
santo yescovo dai la sua chiesa, esistente neirisola Comacina, alla 
cappella di S. Pietro seguisse alcuni anni innanzi air anno 1142, 
e anzi che riputarla fatta per ordine de' Comaschi, potri piu ve- 
rosimilmente dirsi che essa, per opera del riferito Atto Peregrini 
sia avvenuta. Fabbricata che ebbero i Cisterciensi la detta lor 
chiesa, in essa trasportato f u il detto sacro corpo, e sotto Taltare 
maggiore coUocato, dove anche al presente riposa. 

L'essere il corpo del santo vescovo giacciuto alcun tempo nella 
riferita cappella di S. Pietro, e Tesser stato da taluno erroneamente, 
come io credo, immaginato che la detta cappella venisse govemata 
dai monaci neri di S. Benedetto del monastero di Oltirone entro 



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212 MATTEO ACQUISTAPACE 

la valle che al di sopra di Lenno e d'Isola fende il monte e s'in- 
noltra verso settentrione, io porto parere che siano i vari fonda- 
menti, per i quali alcuni dai Tatti (i) e dai Qaadrio riferiti (>), 
hanno opinato che S. Agrippino fosse monaco nero di S. Benedetto. 
II pensamento per6 di costoro viene dagli stessi Tatti e Quadrio 
valorosamente confutato, e a convincerlo erroneo io credo che 
assaissimo contribuisca il nuUa di ci6 dirne la prima di sopra 
riferita inscrizione. 

Contemporaneo alla fondazione deirabbazia deirAcquafredda io 
penso che sia il principio deirosservanza che da tempo ogni me- 
mori a eccedente sino al presente sussiste di festeggiarsi da monaci 
d*essa abbazia nella lor chiesa ogni anno il giorno anniversario del 
felice passaggio al cielo di S. Agrippino con Messa e recita delle 
ore canoniche in di lui onore al modo de* giorni solenni, ooir in- 
vitare a queste il popolo, col suono di tutte le loro campane, come 
ne* di solenni sono usi a fare. 

Similmente antico del pari che la detta fondazione, io reputo 
il costume da tempo ad ogni ricordanza superiore sino al pre- 
sente stato in vigore del clero e del popolo di Lenno di onorare 
il detto giorno anniversario della morte di S. Agrippino con Messa 
cantata nella sua chiesa collegiata e plebana di S. Stefano, e con 
longa processione, la quale anticamente entrava nella chiesa di detta 
abbazia a venerare il santo, ma da longo tempo in qua non piit vi 
entra, e soltanto avanti ad essa chiesa passa, e in passando canta 
tre volte Sancle Agrippine ora pro nobis, 

{Coniinua), 



(1) Ne' suol Annali Sacri, aH'anno 580. 

(2) Nelle IHssertazioni criiicO'Sloriche iiitorno alla Bezia di gua dallWlpi, vol. fll, dis- 
sert. I, § 2. 



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6odiee Diploma'&ieo della Rezia 



(Continnazione e flne. V. vol. XII, fase. 4H). 



838. Um^ 8 irln^no. 

Prolesta delVarciprele dellapieve d'Olonio, c/uf dichiara di sua ragione 

la prebenda della chiesa di S. Alessandro di Traona in gnella 

stessa pieve. 

Gorla Crollalanza. 

In nomine Domini anno a nativitate eiusdom milleximo ducen- 
teximo octuageximo 8exto die sabati octavo intrante lunio Indi- 
cione qaatuor decima in Ecclesia Sancti Stephani de Ollonio in 
presentia lacobi fllii condam ser Alberti de Gastromuro et lacobi 
fllii condam ser Alberti Borelli de Grabadona, et Anseimi fllii 
condam item Anseimi Tite de Menaxio qui stat Dugno ibi testium 
rogatorum Dominus Paganus de Nazario Archipresbiter Plebis de 
Ollonio Cumane Diocesis cum esset inductus in possessionem ipsius 
Archipresbiteratus presentibus Domino Gusfedo de Ripa de Grabe- 
dona et presbitero lacobo Rambertengo et Rolando de Piro omnibus 
Canonicis plebis de Ollonio ibi ad hoc convocatis dixit et prote- 
status fuit quod pro sua prebenda retinere volebat et retinebat 
prebendam Ecclesie Sancti Alexandri de Travona eiusdem plebis 
de Ollonio quam ipse Paganus presbiter ad suam promotionem ad 
ipsum Archipresbiteratum obtinebat, dicens et protestatus quod in 
Ecclesia Sancti Michelis de Surico vachat prebenda per mortem 
presbiteri Ottobelli olim dicte plebis Archipresbiteri et quam pre- 
bendam credit pertinero de lure Benevenuto dicto de la rooneta 



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214 CODICE DIPLOMATICO 



clerico CumAno et ideo sibi placet quod idem Beneyenutus preben- 
dam ipsam asequatur et habeat. Unde plures carte uno tenore. 

(L. S.). Ego lohannes de Amizo notarius de Surico filius condam 
lohannis Boni de Amizo hanc cartam tradidi et scripsi. 



tm. 1290, 16 scttcmbre. 

Pergamena Grollalanza. 

Ser Cristoforo fa Anselmo de Pino di Como e ser Giovanni f u 
Giacomo de Pino di Como, in proprio e per procura di Francia 
vedova del predetto Giacomo e tutrice dei flgli Fomasolo e Gaspa- 
rolo, e per procura anche di Martino figlio del fu Giacomo pre- 
detto, confessano di aver ricevuto da ser Litardo figlio di Balzaro 
de Castenedo di Domaso, solvente pel proprio padre, 1 i re 64 e 
soldi 8, a compiuto saldo di tutti i fitti maturati fino al l'" settem- 
bre, per la locazione di tre parti sopra otto delle alpi d'Andosia, 
che detto comane di Cbiayenna ricevette da loro in locazione e ne 
ebbe ad investire il suddetto Balzaro de Castenedo. — Fatto in 
Chiavenna nella contrada di S. Pietro avanti Ia casa comunale dai 
notaio Gasparro figlio del fu Pietro de Monaco di Chiavenna. 



940. 1298, 19 settembre. 

Pergamena Grollalanza. 

Ser Cristoforo de Pino fu Anselmo di Bellagio confessa di aver 
ricevuto dai signor Bassano de Piperelio fu Pietro, di Chiavenna, 
solvente in nome, per V interesse e con denari di detto comune di 
Chiavenna lire 75 e soldi 17 per fitto nell'anno prossimo passato 
e del corrente fino a settembre della met& delle alpi d^Andosia, che 
lo stesso comune ricevette in locazione dai signor Cristoforo de Pino. 
— Fatto in Chiavenna, in casa del notaio rogante Gasparro de 
Monaco. 



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DEIXA REZIA 215 



841. 12d4, 25 febbralo. 

Pergamena Crollalanza. 

Baldassare de Olezia flgiio del fa Ruffo di Dervio lascia qui- 
tanza a Baldassare dclla Belia figlio del fu Bertoldo detto il Rosso 
di Chiayenna, quale procuratore di quel comune, di alcune somme 
per interessi maturati sul capitale di L. 800, che lo stesso comune 
deve dare al predetto Baldassare de Olezia. — Rogito del notaio 
Andrea figlio di Pocobello Brusasorci di Chiavenna, ivifatto nella 
piazza di S. Pietro, sotto la loggia della casa comunale. 



842. 121^9 8 aprlle. 

/ sindaci e procuratori delVospitale di S. Remigio si scusano di non 
poler pagare le decime. 

Garla Picci. 

Anno millesimo ducentesimo nonagosimo nono die veneris tercio 
mensis Aprilis Indictione duodecima. Goram venerabilibus viris 
Dominis magistris Nicolao de Luvatis canonico ecclesie cumane et 
fratre Alberto de Curte preposito domus de Rondenario de Cumis 
ordinis Humiliatorum collectoribns in civitate et diocesy cumane 
nuper concesse deputatis a venerabili patre domino frati*e loanne 
episcopo paduano executore et generali coUectore ipsius decime in 
Aquilegiensi et Gradensi patriarchatibus et alibi a sede apostolica 
deputato. Comparentes Baldesarus Orlapanas et Oprandus dictns 
Gamrgas confratres domus seu hospitalis Sancti Remigy plebis 
Ville sindici et procuratores capituli seu conventus dicte domus 
seu hospitalis nomine suo et capituli seu conyentus ipsius se excu- 
saverunt cum iuramento quod ipsi et dictum capitulum seu con- 
yentus ipsius non habuerunt nec habent tot redditus de quibus 
decima soWere teneantur. 

Ego Martinus de Subtusyia notarius cumanus et seriba dictorum 
collectorum scripsi. 



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216 CODICE DIPLOMATICO 



348. 12199, 4 ottobre. 

Istromento di cara rogato da Loteriolo Gaza, notaio di Como, 
figlio del fa ser Mainfredo Caza di Como; per esso rogito alla pre- 
senza dol signor Lorenzo de Interiortuli, console camano di gia- 
stizia all' insegna del leone, vennero Giovannino e Fomasio figli 
del fu ser Giovanni Pixenpa8io de Beccaria de Tresivio, maggiori 
di anni 14 e minori di anni 25, facendo istanza a detto console che 
venga nominato loro caratore ser Ramerio figlio del fu signor Gaido 
de Bocca de Beccaria di Tresivio, loro parente, onde vendere a 
ser Zafflno del fu Giufredo de Quadrio di Ponte pieve di Tresivio, 
tutti i beni (nel rogito descritti) posti in territorio di Ponte, tanto 
in monte che in piano, siano di qaa che di \k delFAdda. II prezzo 
della vendita d per pagare la dote di Bruna, sorella di Giovanni 
Pixenpasio Beccaria e moglie di Giordano Quadrio, fratello del 
suddetto Zafflno. 

Questo istromento fu pubblicato in estratto dall'ab. Quadrio 
nelle sue Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia. T. I, 
pag. 146, nota C. 



Quando nel 1883 diedi principio alla pubblicazione di 
questo Codice, ho espressa nella prefazione (vol. III del Petnodico 
della SocietA Storica Comense) la intenzione mia di porre in 
luce tutti i documenti valtellinesi e chiavennaschi provenienti 
dalle raccolte Picci e CroUalanza. Ma nel corso di tale pub- 
blicazione io mi sono formato 11 convincimento essere cosa 
superflua dare in sunto o ristampare per intiero i documenti 
posteriori al 1300, i quali furono g\k in buona parte divulgati 
da altri autori, mentre il loro reperimento non k cosi diflBcile 
come per gli anteriori a detta opoca. 



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DELLA REZIA 217 



Per non fare dunque cosa inutile io chiudo la pubblicazione 
del Codice coUa flne del secolo XIII. E poco, ma pu6 servire 
di complemento al Codex diplomaticus ad historiam rceticam 
edito in quattro tomi a Coira da Teodoro e Corradino Mohr 
negli anni 1848 e seguenti, comprendente circa un raigliaio di 
documenti, e contiauato poi dai signor dott. Costanzo lecklin; 
pubblicazione importante per gli antichi rapporti fra le due 
finitime diocesi di Coira e di Como, nel campo degli interessi 
civili, politici e religiosi della Valtellina. 

Devo ora qui mettere i lettori sulF avviso - se pure non 
se ne sono gii accorti - che a parecchi documenti del secolo XIII 
fu erroneamente esposta in capo una data (e Terrore colpisce 
solo il giorno, non il mese e l'anno), mentre nel documento 
medesimo sta la data csatta, per cui torna facile la correzione 
senza che qui se ne dia partitamente la indicazione. 



F. FOSSATI. 



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Per un Congresso internazionale di Seienze storiehe 

da tenersi in Roma nella pritnavera del 1902. 



Con qu68to titolo, un Gomitato provvisorio, del quale formano 
parto egregi scienziati, ha diramato recentemente da Napoli la 
circolare che segue: 

Radunare al principio del nuovo secolo un Congresso 
intemazionale di seienze storiche, il quale sia come una ras- 
segna del gran lavoro compiuto nel secolo che ora si chiude, 
e eh' 6 stato detto a ragione il secolo della storicita; e radu- 
nare questo Congresso nell'alma Roma, che resta pur sempre 
storicamente la piu universale delle cittA, dove, accanto alla 
ricchezza ed importanza dei monumenti del passato, gP inter- 
venuti troveranno non ispregevoli documenti delP operosilA 
scientiflca della nuova Italia; - ecco Tidea che, brevemente 
enunciata, vogliamo sottoporre alla considerazione dei cultori 
di studi storici. 

L'utiliti di un Congresso intemazionale non pu6 esser 
messa in dubbio, quando si ponga mente alle tendenze della 
storiografla moderna, la quale, superando i limiti nazionali, 
cerca i suoi maggiori sussidii nella comparazione. Gli studiosi 
trarranno, di certo, giovamenfo da una larga e solenne discus- 
sione delle questioni di metodica e dei problemi piu importanti 
ed intricati della storia antica e moderna. 

Noi non vogliamo dare contorni troppo determinati al 
nostro disegno, prima che la vaga idea esposta di sopra abbia 
raccolto, con le adesioni, le opportune osservazioni dei coUeghi. 
Ci sembra, per altro, che il Congresso vagheggiato verrebbo 
naturalmente a dividersi in tre grandi sezioni : la prima delle 



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CONGRESSO DI SCIENZE STORICHE 219 

quali consacrata appunto alle questioni di Metodica, per es. 
alle controversie, ora vivaci, sui fattori storici, suUa teoria 
della razza, sul materialisme storico e la storia econemica, sui 
rapporti tra storia e sociologia, e sulla possibiiiti e V indole 
di questa, e cosl via ; la seconda, destinata alla Storia dell'An- 
tichitA, da suddividersi nelle classi di storia politica e sociale, 
storia del diritto, storia letteraHa, stoina delVarte, numisma- 
tica antica, epigrafia, paletnologia, ecc, storia delle religioni 
e delle scienze, storia comparata delle lingua classiche e neo 
latine; la terza, inflne, alla Storia Modern a, da suddividersi 
anch'essa nelle classi relative al periodo barbarico, al Feuda- 
lismoy ai Comuni, al Rinascimento, alla Riforma, al periodo 
della Rivoluzione Francese, al Secolo XIX, con alcune classi 
speciali per la storia comparata della letteratura, del diritto, 
delle religioni, delle scienze economiche, ecc., per la numismd" 
tica del medio evo e la stoHa delVarte moderna. 

Saremo grati a quei colleghi che, oltre alle loro osserva- 
zioni, vorranno indicare gli argomenti delle comunicazioni 
scientiflche, con le quali intenderanno contribuire a rendere 
proflcuo il Congresso. 

Le adesioni devono dirigersi al 
Prof. Ettore Paia - Napoli, Via Caracciolo 8. 

La surriferita circolare del Comitato raccolse tosto numerosi 
aderenti in ogni regione d* Italia; e gik nel primo elenco di essi 
troviamo, fra un centinaio e piii di nomi d*eruditi, quelli dai Sena- 
tori Ascoli, Negri, Yillari, del Barone Manno, dei Professori Chia- 
rini, Cipolla, De Gubernatis, De Ruggiero, D' Ovidio, Graf, Inama, 
Lattes, Mestica, Novati, Pigorini, Salinas, Tropea, ecc., di var! 
Deputati, Bibliotecarf, Soci d*Accademie, ecc. Al Congresso aderirono 
inoltre, cortesemente invitati, diversi Istituti e Corpi scientiflci, 
come, ad es., Tlstituto Lombardo. 

Anche 11 Consiglio della SocietI Storica Gomensb, i n sua 
seduta del 20 sc. novembre, si d affrettato ad inviare la propria 
adesione, insieme ad un plauso per Tutile ed opportuna iniziativa 
del Comitato, al quale tutti gli studiosi dovrebbero augurare sin- 
ceramente di veder coronati da buon successo i suoi lodevoli sforzi. 



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u 28 ottobre u. s. spirava in Morbegno TArciprete 

YANINI Don GIOYANNI BATTISTA 

che per le siic virtu seppe cattivarsi il piii sincero 
affetto e la vencrazione piii profonda da cjuanti lo 
conobbero. 

Era socio da diversi anni della noslra Societa 
Storica. 



PROPRIETA LETTERARIA. 
Finita la stampa il 20 dicembre 1900. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 
intorno a 

S. AGRIPPINO VESCOVO DI COMO 

ed a 

S. DOMENICA VERGINE 

del Dottor Matteo Acquistapace da Girola 
abi tante i n Morbegno 

DEDICATA 

Air 111."^° e R,^ Monsigaore 
DO N G I AM B ATT I ST A MUGIASCA 

Vescovo di Como, Conte, ecc. 



(Contin. e flne, v. fase. 51). 



Pbriodico SocietI Stoiuca Comensb (Vol. Xin). 



16 



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Passando ora a far parola di S. Domenica, in prima, 6 qui 
da dire che il Ballarini, il Rusca, il Carafino, il Tatti, l' Ughelli, 
i BoUandisti ed il Quadrio concordemente attestano che sorella 
carnale del santo vescovo Agrippino ella fosse. E comunque taluno 
di guesti scrittori sia recentissimo e niuno degli altri oltrepassi in 
antichitjt i due secoli, nondimeno io credo benissimo che que8ta 
loro asserzione abbia il suo sodo fondamento nella tradizione. 

I popoli deirisola Comacina e de' vicini luoghi, che ci6 saper 
doveano per occasione che in essa Isola non solo vi soggiorn6 
alcun tempo e vi mori e vi riscosse culto S. Agrippino, siccome 
di sopra si disse, ma vi dimor6 e vi finl i suoi giorni e vi ebbe 
venerazione ancora S. Domenica, siccome si diri in progresso, ben 
possono avere tal notizia tramandata ai loro successori, ed esser 
questa passata di secolo i n secolo ed arrivata ai predetti scrittori 
che alle loro carte la consegnarono. Gran fondamento alla detta 
asserzione somministrano le stesse circostanze di essere e l' uno e 
l'altra nello stesso luogo dimorati, comunque per tempo forse ine- 
guale, di aver nello stesso laogo terminati i loro giorni e di avere 
nello stesso luogo religioso culto ottenuto. 

Gi6 ritenuto, assicurandoci la prima delle riferite inscrizioni 
che Agrippino nacque da genitori di nobilti non comunale, ma 
primaria, dobbiamo trarne che simile ragguardevole nascita abbia 
sortita ancora Domenica. 

Affermandoci la stessa inscrizione che la chiarezza del sangue 
e la copia delle ricchezze apprestavano ad Agrippino il comodo 
di ascendere a posti per vantaggi e per gloria assai eminenti, e 
di condurre una vita per agi e splendore assai dai mondani invi- 
diabile, ms£ che egli ogni terreno onore sprezzando ed ogni caduca 
ricchezza abbandonando si eleggesse di servire in istato povero a 



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224 MATTEO ACQUISTAPACE 

Bio, dobbiam similmente dedurne che anche a Domenica il fulgore 
del casato e raffluenza de* beni offerissero e vantaggiosissime nozze 
6 mezzi per riscuotere dai mondo onori ed osseguii assai grandi, 
e per godervi di tutte le feliciti dellaterra, ma che ella avuta ogni 
mondana gloria in dispregio, ed ogni mondano piacere in abbo- 
minio, uno stato agli ocehi del mondo abbietto si eleggesse, e 
racquisto di Dio e de* suoi eterni beni facesse unico scopo e obbietto 
delle sue brame. 

Dicendoci la stessa inscrizione che Agrippino trlonfasse del- 
raffetto in ciasoun innestato per la patria, per i genitori e con- 
giunti, quella e questi per la fede di Gesii Gristo abbandonando, 
dobbiamo similmente inferirne che anche Domenica, per la fede di 
Gesii Gristo, del suo attaccamento alla patria, ai genitori e ai con- 
giunti abbia riportata vittoria da quelli partendo, e pellegrinando 
con Agrippino, sino a che giunse nel territorio di Gomo. E tanto 
piu la vittoria di Domenica stimar dobbiamo, quanto che ordina- 
riamente ne' cuori femminili piii forte e al natio suolo ed ai con- 
sanguinei Tattaccamento, e mono alligna di spirito per superarlo. 

Tanto piu 6 stimabile che Domenica la gloria di vergine co- 
munemente ad essa ascritta si conservasse, e ad esser santa giun- 
gesse per esser ella vissuta, e per aver cio fatto in un secolo in 
cui il frammischiamento de' Barbari cogli altri popoli avea i co- 
stumi universalmente assai guasti e corrotti. 

II Ballarini (O ed il Rusca (') scrissero aver Domenica abbrac- 
ciato lo stato monastico, ed il primo di essi affermd aver ella ci6 
fatto nel monastero altre volte di S. Giambattista ed ora di S. Mar- 
garita, fuori delle mura di Gomo, ed il secondo di essi asseri aver 
ella ci6 fatto nel monastero ai santi martiri Faustino e Giovita 
dedicato neirisola Gomacina gi^ esistente, e dopo il diroccamento 
deir Isola al vicino luogo di Gampo stato trasportato. 

Non essendovi per6 di ci6 memoria alcuna n6 neU'ano n6 nel- 
Taltro di detti monasteri, come attesta il Tatti (3) che ne fece le 
ricerche, anzi dubitar giustamente potendosi che a' tempi della 



(1) Nel Compendio delle Croniche di Como. 
<2) Nella Descrizione dell'Acquafredda. 
(3) Negli Annali sacri, aU'aniio 586. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 225 

santa i detti due monasteri peranche non vi fossero, e che i mo- 
nasteri, singolarmente per le donne siano stati solamente dappoi 
in questa diocesi introdotti, io convengo con quelli che stimano 
avere i detti scrittori spacciata con ci6 un'erronea loro immagi- 
nazione, e che la santa non vita ciaustrale, ma secolare abbia 
condotta. 

Prima di piu oltre procedere ed indagare in qual luogo abbia 
S. Domenica menati o terminati i suoi giorni, egli 6 quivi da dire 
che dai primo sorger che fece Tabbazia dell* Acquafredda sino al 
corrente secolo, fu ella sempre dai monaci che l' abitarono e dai 
popoli che furono a quella vicini risguardata corao luogo di esi- 
stenza delle sacre ceneri di S. Domenica. Mi riservo ad addurne 
poco innanzi di questo mio detto le prove, ed intanto siami qui 
permesso di trarne da esso queUe illazioni che trovo del caso. 

Se l'abbazia dcirAcquafredda fu sempre considerata per luogo 
di esistenza delle sacre ceneri di S. Domenica, ci6 non pu6 dirsi 
fatto perch6 vi fosse luogo a credere esser stata in essa la santa 
si n dai tempo della sua morte sepolta. Non v*era luogo di questa 
eredenza rispetto alla chiesa di essa abbazia, perchd la santa era 
airaltra vita passata cinque e piu secoli innanzi che detta abbazia 
venlsse fabbricata, e non v' era luogo a detta eredenza neppur 
rispetto alla cappella di S. Pietro/ si perch6 non evvi verosimi- 
glianza che al tempo della morte della santa quella g\k fosse co- 
strutta, si perch^ la sua angustia e la sua esistenza in luogo lon- 
tano dairabitato una tale eredenza non ammettevano. 

Non resta dunque che a potersi dire che intanto V abbazia 
deirAcquafredda siasi sempre considerata per luogo di esistenza 
delle ceneri di S. Domenica, in quanto quelle ceneri fossero state 
alla detta cappella di S. Pietro dair Isola Comacina trasferite. 

Quand*anche questa traslazione fosse stata creduta falsamente, 
perch6 in fatti seguita non fosse, nuUadimeno in tanto si dovrebbe 
dire esser stata creduta in quanto la ceria notizia vi fosse, che 
anteriormente dette ceneri in detta Isola Comacina realmente esi- 
stessero, e in questo caso si dovrebbe dire che le dette ceneri nella 
rovina di detta Isola fossero andate ravvolte e smarrite. Ma la 
translazione fu vera verissima, e per tale Thanno giudiziosamente 
tenuta ancora i Bollandisti, ed io piu innanzi risponder6 alla dif- 



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226 MATTEO ACQUISTAPACE 

ficolti che metter potrebbe in dubbio V esistenza di dette sacre 
ceneri in detta abbazia, e in conseguenza la translazione di quelle 
ad essa abbazia dall* Isola Comacina. 

Onde tanto piu sinceraraente riputare si debbo che le ceneri 
della santa anteriormente alLa detta traslazione neir Isola Comacina 
riposassero. 

Quindi, per la gi^ in addietro allegata ragione, che ove i ca- 
daveri gjacquero, ivi Ia morte loro dee credersi avvenuta, sem- 
brami chiaro che dire si debba esser S. Domenica passata agli 
eterni trionfi neir Isola Comacina. E se Domenica in detta Isola 
mori, egli 6 anche da credersi che innanzi alla di lei morte ella 
nella stessa Isola traesse dimora. In fatti, se come abbiamo addietro 
veduto, tanto 6 vero che il santo vescovo Agrippino neir Isola 
Comacina almen negli ultimi suoi anni avea 1* abitazione sua sta- 
bilita, che giunse persino a prepararsi ivi la chiesa e il sepolcro, 
ove il suo corpo addivenuto cadavero a riporre si avesse, chi pu6 
dubitare che la stessa Isola non fosse il luogo del soggiorno ancora 
della di lui santa sorella Domenica? 

E verosimile che il santo vescovo neil* Isola Comacina la 
santa sorella locata avesse, ed egli stesso ultimamente flssato vi si 
fosse, perch6 in essa dagli insulti de* lioenziosi barbari minore 
fosse il pericolo. 

Neir Isola Comacina adunque Domenica de* giorni suoi trasse 
o la parte maggiore, o per lo meno Tultima, e in essa termin6 la 
sua mortale carriera e air eterno regno fu tratta. 

II giorno del suo passaggio fu il decimo terzo di maggio, ma 
deiranno in cui avvenne non saprei altro dirne, se non che la di 
lei morte debbe essere avvonuta dopo quella di S. Agrippino. Di 
ci6 me ne somministra la congettura il non farsi di Domenica nella 
prima delle riferite inscrizioni alcuna menzione, sembrandomi che 
se la cosa ita fosse in contrario, 1* autore deir inscrizione non 
avrebbe in essa risparmiato ad Agrippino T encomio di avere una 
sorella i n cielo coi santi regnante. 

Morta che fu Domenica egli S da credere che le di lei vene- 
rabili spoglie venissero coUocate in queir istessa chiesa, che era 
stata edificata dai di lei santo fratello, ed in cui erano le di lui 
ossa riposte. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 227 



Gli ottimi esempi di fuga da ogni colpa e di esercizio d* ogni 
virtu da Domonica dati i n vita, e forse anche gualche grazia da 
Dio per intercessione di Domenica concessa, furono per mio cre- 
dere i motivi per i quali i popoli delL' Isola Comacina e de* vicini 
luoghi tosto si mossero a prestargli religioso culto, e ad onorarLa 
con ispeciali ossequii nel giorno anniversario del di lei beato 
passaggio. 

In fatti, che incontanente ella fosse venerata qual santa, e in- 
trodotta venisse la di lei festa, argomento per mio credere convin- 
cente ne ^ Tesserci colla festa stessa stata conservata la memoria 
del giorno della beata di lei morte. Nell* Isola Comacina ebbe 
principio e progresso il di lei culto, n& indizio o sentore alcuno 
v' 6 che in quei primi tempi altrove fosse Domenica qual santa 
riverita e molto meno colla celebrazione della di lei festa onorata. 

Sino al secolo duodecimo egli 6 da credere che le mortali 
spoglie di Domenica neir Isola Comacina rimanessero, ed ivi reli- 
giosi ossequii in ogni tempo, e piu specialmente nel giorno della 
di lei festa riscuotessero. 

In esso duodecimo secolo, alcun tempo innanzi che incomin- 
ciata venisse la fondazione dell* abbazia d* Acquafredday dir deb- 
besi che dette mortali spoglie dall* Isola Comacina trasferite venis- 
sero alla gi^ detta cappella di S. Pietro, ed ogni verosimiglianza 
vuole che la traslazione di quelle seguisse contemporaneamente alla 
traslazione delle sacre ossa di S. Agrippino. Passata indi la detta 
cappella in padronanza de' monaci Cisterciensi, e fatta l' incorpo- 
razione di essa o almeno del sito di essa alla loro abbazia, fu, siccome 
io addietro diceva, la detta abbazia risguardata tosto per luogo di 
esistenza delle sacre ceneri di S. Domenica. 

II che ora accingendomi a provare, adduco in primo luogo che 
a' tempi prossimi alla fondazione di detta abbazia verosimilmente 
riferire si debba l'osservanza da tempo ogni memoria oltrepassante 
sino a varii anni dopo i I cominciamento di questo secolo costan- 
temente sussistita, di festeggiarsi dai monaci di essa nella lor chiesa 
il giorno anniversario della morte di S. Domenica, colla messa e 
colla recita delle ore canoniche a di lei onore, al modo de' giorni 
solenni, e col chiamare a queste il popolo col suouo di tutte le 
campane, come ne' di solenni costumano. 



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228 MATTEO ACQUISTAPACE 

Se simili ossequii prestarono e tuttavia prestano i monaci al 
santo vescovo Agrippino, perchS le di lui sacre ossa nella loro 
abbazia si giacciono, per lo stesso motivo, e non per altro, che 
difBcilmente assegnar si potrebbe, dee dirsi che i monaci anche 
a S. Domenica i detti atti di culto tributassero. 

In secondo luogo adduco che similmente agli anni immediata- 
mente succeduti alla prima piantagione di dotta abbazia, riferire 
verosimilmente si debba il cost\ime che il clero e il popolo di Lenno 
da tempo immemorabile ha praticato, e tuttavia pratica, di onorare 
ogni anno il giorno anniversario delta morte di S. Domenica con 
messa cantata nella sua collegiata e plebana di Santo Stefano, e 
con longa processione, la quale negli antiehi tempi entrava nella 
chiesa de* Cisterciensi a venerare Ia santa, ma da molto tempo in 
qua tralascia d'entrarci, e solo in passarle davauti canta tre volte 
Sancta Dominica ora pro nobis. 

Se con eguali atti di culto i detti clero e popolo onorarono ed 
onorano S. Agrippiuo, perchS in essa abbazia le di lui ossa si giac- 
ciono, chi mai potr^ immaginare che non la stessa, ma diversa sia 
la ragione per la quale tributarono e tributano tali atti di vene- 
razione anche a S. Domenica? 

Terzo allego che i monaci d* essa abbazia, intorno al flne del 
secolo duodecimo, vennero a Delebio nella Yalle Tellina a fabbri- 
carvi una Grangia, ed avendo presso di essa una chiesa costrutta, 
al santo vescovo Agrippino la intitolarono. Che di iatto tal chiesa 
fosse al santo vesgovo Agrippino dedicata evidente si rende da 
instrumento nel precedente discorso allegato di coUegial radnnanza 
nel giorno 20 di luglio deiranno 1405 del capitolo de* monaci pro- 
fessi e conversi del monastero di S. Maria dell'Acquafredda, tenuta 
nella chiesa di S. Agrippino, situata nella Grangia di detto mona- 
stero, nel borgo di Delebio nella Valle Tellina, in rogito di Mar- 
tinolo de Vicedomini Notaro. 

E non paghi di aver tributato quesV atto di onore al santo 
vescovo Agrippino, simile dimostrazione di ossequio tributar vollero 
anche alla santa vergine Domenica, ergendo sotto il di lei nome 
ed invocazione altra chiesa neU'angolo fra occidente e settentrione 
d*esso borgo di Delebio. 

Piu innanzi porter6 le prove che veramente anche la fabbrica 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 229 

di quest*ultima chiesa al tempo di sopra espresso assegnare si 
debba. Intanto 6 qui da dire, che se i monaci la chiesa presso la 
detta Grangia a S. Agrippino intitolarono per la fervente divozione 
che in loro eccitava 11 possedere nella loro abbazia le sacre ossa di 
S. Agrippino, per egual modo dir debbesi che eglino Taltra riferita 
chiesa dedicassero a S. Domenica, per la pia propensione alla santa, 
che in loro Tesistenza delle di lei ceneri nella stessa loro abbazia 
cagionava. 

La dif&colt& che pu6 mettere in dubbio Tesistenza delle sacre 
ceneri di S. Domenica in detta abbazia si S che varii scrittori, non 
contenti di riferire la notizia in genere vera che le ceneri di 
S. Domenica in detta abbazia esistessero, hanno voluto assegnare 
il luogo preciso di esistenza di quelle, narrando che elleno, 
unite a quelle di S. Agrippino, sotto Taltare maggiore della chiesa 
di detta abbazia giacessero. Cosi fecero il Ballorini e rUghelli in 
spacciandoci il loro madornale sproposito che S. Domenica, morta 
non molto. dopo il principio del settimo secolo, fosse stata sepolta 
sotto Taltare maggiore della chiesa de* Cisterciensi di Lenno, fab- 
bricata soltanto dopo il 1142, ove poc* anzi stato pur fosse sepolto 
il di lei santo fratello Agrippino. Ck)si fece Lazzaro Carafini vescovo 
di Como, scrivendo in ben due laoghi (*), che nel monastero de' 
Cisterciensi deir Acquafredda, unito al corpo di S. Agrippino il 
corpo ancora di S. Domenica si ritrovasse, -e per fine lo stesso 
fecero i Bollandisti (») coiraver scritto che essendo neir Isola Co- 
macina poco dopo la morte di S. Agrippino avvenuta la morte di 
S. Domenica, ella venisse sepolta presso 11 di lei santo fratello 
Agrippino, e le di lei ossa, insieme a quolle di lui, trasferite ve- 
nissero in prima alla cappella di S. Pietro, ed indi alla chiesa de* 
Cisterciensi dell'Acquafredda, ed ivi sotto Taltare maggiore venis- 
sero deposte. 

Ora a questa specificazione del luogo di esistenza delle mor- 
tali spoglie di S. Domenica una forte opposizione si trae dalle cose 
di fatto che qui son per narrare. 



(1) Nella sua Dittica de* uescovi ai Como e nella Serie de' santi e beati, i corpide* 
quali riposano nella ciitd e diocesi di Como, impresse dopo la Sinodo quinta di Como. 

(2) Al giorno 13 di maggio. 



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230 MATTEO ACQUISTAPACE 

NeU'anno 1717 il Rev.™» P. Don Giusto de Rossi abate del 
monastoro deirAcquafredda, ed i M.*« R.^* padri Don Guido Bossi 
priore, Don Ogerio Birasco, Don Leonardo Calderari, Don Tran- 
quillo Mari Cellerario e Don Placido Pusterla, monaci professi in 
detto monastero dimoranti, vennero in determinazione di rimuovere 
come rimossero dairaltare maggiore della chiesa al detto monastero 
annessa i basamenti laterall, i gradini, il tabernacolo ed altrl orna- 
men ti, che eran di legno, sostituendoveli in piu vaga forma di 
marmo. Quest*opera port6 in conseguenza di doversi alquanto 
alzare la pietra, da cui era intieramente coperta la mensa di detto 
altare* E siccome per antica tradizione e per notizia che traevasi 
da inscrizione esistente sul muro delta stessa mensa al di dietro 
sapevasi che sotto la detta mensa giaceva il corpo di S. Agrippino 
vescovo di Como, cosi il detto Rev.»no P. Abate, e i detti M.*^ R.*** 
Monaci airalzamento di detta pietra vollero esser presenti e fecero 
che presenti vi fossero anche il Rev ™o Sig. D J di Sacra Teologia 
Don Gian Antonio Pini arciprete della collegiata e parrochiale chiesa 
di S. Steffano di Lenno e Notaio apostolico, con sei testimonii per 
riconoscere in tal circostanza il detto sacro corpo. 

Nel giorno adunque 10 di maggio di detto anno fa Talzamento 
di detta pietra eseguito, ed i surriferiti astanti sotto detta pietra 
in mezzo airaltare trovarono un sasso incavato in guisa di un gran 
mortaio, e nella caviti di detto sasso trovarono una cassetta di 
legno, il di cui coperchio era per Tantichit^ rotto e consunto, e 
in detta cassetta trovarono diverse ossa ed un cranio ed una tavo- 
letta di piombo con questa inscrizione: Beati Agrippini Confes- 
soris, et Episcopi Comensis ossa, e presso detto sasso trovarono 
altro picciol vaso di terra cotta contenente una piu picciol tazza 
di legno. Dai lato poi dell'epistola trovarono due oUe di terra cotta, 
e sopra ciascuna di esse trovarono una tavoletta di piombo con 
que8ta inscrizione: Beati Agrippini Confessoris, et Episcopi Comensis 
cineres, e dentro ciascuna di esse trovarono di fatto ceneri e fram« 
menti del santo corpo. 

Per allora per6 tutti i surriferiti vasi furono lasciati nei luoghi 
dove da prima esistevano, e soltanto a ciascun d^essi fu sovrapposta 
una tegola di pietra per difenderli, onde in essi non cadesse o 
qualche malta, o qualche pezzo di mattone in circostanza di sup- 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 231 

plirvi davanti e dai lati quel poco muro che occorreva per tener 
Ia detta pietra alquanto pid alta, e fa della detta recognizione fatto 
formaredal sig. Dottore Arciprete e Notaio Pini solenne instrumento. 

Neiranno 1720 il Rev.mo Padre Don Rodolfo Terzago abate 
successo nella reggenza di detto monastero ed i M.*» r. di Padri 
Don Guido Bossi priore, Don Ogerio Birasco, Don Leonardo Cal- 
derari, Don TranquiUo Mari cellerario e Don Paciflco Papis, tulti 
monaci professi in detto monastero dimoranti, vennero in determi- 
nazione di consolare i divoti di dette santo ossa e ceneri col fare che 
esse sante ossa e ceneri, 1e quali sino aUora erano state tenute occulte 
entro il detto altare, iu avvenire sotto la mensa di esso stesso altare 
avessero un collocamenio piu decoroso e insieme da una finestra 
con ferrata in mezzo della facciata fossero a chichessia visibili. 

Ed acci6 detta translazione non venisse a sofTrire la taccia di 
poco legittimae poco autentica dai Tribunale vescovile, cui fu avuto 
ricorso, venne, li 20 febraro dello stesso anno 1720, delegato il 
detto R.^^ Padre abate, o chichessia altri che verrebbe eletto da 
lui, a farla eseguire e a far di quella formare autentico stromento, 
e nel giorno 22 del susseguente aprile il detto R.™» Padre abate 
delegato in presenza dei M.*o R,^ suoi monaci, e di altri undici 
testimoni laici, fece dai detto altare estrar faora il sasso incavato 
contenente la cassetta in cui stavan riposte le ossa ed il cranio del 
santo vescovo Agrippino, e Taccennata tavoletta di piombo, su cui 
leggevasi la detta inscrizione: Beati Agrippini Confessoris, et 
Episcopi Comensis ossa, e fece riporre il detto sasso con le cose 
che vi si trovavano dentro in una cassa di leccio, volgarmente 
detto pescio. E piu oltre fece dai detto altare levare Taltro va- 
setto separato di terra cotta contenente la tazza di legno e le rife- 
rite due oUe che inchiudevano le ceneri di S. Agrippino, e le dette 
tavoiette di piombo, suUe quali vedevasi Taltra inscrizione: Beati 
Agrippini Confessoris, et Episcopi Comensis cineres, e tutte queste 
altre cose fece pure riporre in altra cassetta di leccio. 

Cio fatto, fece ambedue dette casse chiudere con chiodi e 
sigilli ciascuna d*esse in piu parti, ed indi trasferir le fece nella 
sala del detto monastero, di cui sogliono far uso i Rev.»"* Padri 
abati. E non avendo alcun Notaro fece ridurre i n iscritto i detti 
atti di remozione e coUocamento dai detto M. R.'**» Padre Don Tran- 



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232 MATTEO ACQUISTAPACE 

quillo Mari collerario da lui eletto per questo aflfare a cancelliere. 
Sopravenne indi a non molto il bisogno di rivedere dette sante 
reliquie ad effetto d' inferire dalla loro quantiti di qual grandezza 
dovessero farsi i nuovi decorosi ripostigli di csse. Onde nel giorno 
11 luglio del detto anno 1720 il riferito Rev.mo padre Don Rodolfo 
Terzago abate delegato, i n presenza del prefato signor D/ Gian 
Antonio Pini arciprete di Lenno e notaro apostolico e di cinque 
testimoni], riconosciuti prima i sigilli stati a dette casse apposti, e 
questi ritrovati intatti, fece i detti sigilli rompere e le dette casse 
riaprire, e in esse osserv6 e fece osservare da chi era de' nuovi 
ripostigli incaricato la quantit4 delle sacre reliquie. E in tale occa- 
sione da quella d'esse casse in cui era chiuso il detto sasso inca- 
vato, fece quelIo estrarre, e da esso sasso fece levare la tavoletta 
di piombo, in cui leggevasi T inscrizione: Beali Agrippini Con- 
fessoris, el Episcopi Comensis ossa. 

E piu oltre fece levare il sacro cranio e le sacre ossa, e fece 
la detta tavoletta, cranio ed ossa rinchiudere in altra cassetta 
quadra di legno gik apparecchiata, quale incontinenti dopo ripo- 
stevi dette cose fu legata alTintorno con nastro di seta violaceo, 
e fu sigillata in sei luoghi col sigillo del detto Rev.^o Padre abate, 
o in altro luogo col sigillo del detto signor D/ Arciprete e Notaio 
Pini. E similmente dairaltra di dette casse fece in prima estrarre 
le due tavolette di piombo, portanti le inscrizioni : Beali Agrippini 
Confessoris, et Episcopi Comensis cineres, iudi fece estrarre la detta 
tazza di legno, ed ambedue le riferite olle, e da queste fece levare 
diligentemente tutte quelle sacre reliquie che in esse si conteneano, 
e il tutto pure fece fedelmente riporre in altra cassetta di legno 
similmente g\k apparecchiata, quale fu indi tcisto coperta e legata 
airintorno con una cordicella di canape e sigillata in quattro 
luoghi col sigillo del detto Rev.™® Padre abate, e in Jiltro luogo 
col sigillo del detto signor Dottore Arciprete e Notaio Pini. 

Furono quindi dette cassette sigillate lasciate nella riferita 
sala di detto Rev.™» Padre abate, ed egli anche di questa trasla- 
zione ne fece dai detto signor D.'' Arciprete e Notaio Pini formar 
nello stesso suddetto giorno solenne instrumento. 

Furono di poi con generosit^ di spesa fatte formare due arche 
di legno di pero colorito di nero lustro di artificio molto elegante 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 233 

e nobile, oroate con pid fregi di lastra d*argento ingegnosamente 
lavorati e vagamente distribuiti. L* una di esse ora piii grande e 
piu magnificai ed al di dontro avea base, che alzandosi veniva a 
restringersi in modo di formar tre gradini, ed era anteriormente 
foderata di raso di seta di color cremesino, ed avea inseriti tre 
grandi cristalli nella facciata e nei due lati e dodici cristalli mi- 
nori nel coperchio. L*altra d*esse arche era piu picciola, od era 
similmente al di dentro foderata di raso di seta di color cremesino, 
ed avea aneh* essa inseriti sei cristalli. 

Ed oltre le dette due arche fa anche fatta formare una nuova 
cassa di legno, ed esteriormente fu fatta con fregi dipinti adornare. 

Fu indi fatto venir da Milano all'Acguafredda il M.» R.^^ 
signor sacerdote Paolo Bonomo ceremoniere della Regia Gollegiata 
chiesa di Maria SS.™» della Scala, uomo in comune opinione di 
singolar probit& e di moltissima perizia in vagamente collocare 
le reliquie de' Santi nei loro ripostigli, e a questo il detto Rev.™» 
Padre abate commise che in di lui presenza, e colla di lui assi- 
stenza riponesse le dette sacre reliquie in dette due arche, ed in 
detta cassetta esteriormente dipinta. 

II riferito signor sacerdote Bonomo, in presenza, e coir assi- 
stenza di detto Rev.*»® Padre abate, si accinse all* impostagli repo- 
sizione, e in pochi giorni la condussea fine nella maniera seguente: 

In detta arca maggiore in mezzo al gradino superiore fu locato 
e legato il venerabile cranio. Nel gradino medio furono poste e legate 
le ossa principali, e fra queste ancor la tazza di legno coperta di 
vetro, ed in essa fu locato ogni sopravanzo, che ancor rimane 
delle sacre vesti del santo vescovo, con V opportuna inscrizione. 
£ nel gradino infimo furono locate e legate le restanti ossa. 

II filo usato per dette legature fu in parte d*oro o in parte 
d*argento, e fra mezzo a dette sante reliquie furono, a maggior 
vaghezza, piantati varii artificiosi fioretti. 

Sotto i detti gradini furono in carta ravvolte le particelle 
state trovate del bastone pastorale del santo vescovo, e nel luogo 
stesso ancor fu locata quella tavoletta di piombo stata trovata nel 
sasso incavato con T inscrizione: Beati Agrippini Confessoris, et 
Episcopi Comensis ossa. 

Neirarca minore fu collocato un osso, quasi intiero, di una 
gamba, legato con cordicella d' argento, con questa inscrizione : 



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234 MATTEO ACQUISTAPACE 

Crus Sancti Agrippini. Piii oltre vi furono coUocati due vasi ro- 
tondi di vetro, nei quali furono elegantemente disposte piii minute 
ossa, con guesfaltra inscrizione: Ex corpore Sancti Agrippini 
Episcopi Comensis, e sotto i gradini fa posta una di guelie due 
tavolette di piombo ritrovate sopra le riferite due olle. 

Per ultimo in detta cassetta esteriormente dipinta, furono col- 
locate le sacre ceneri state ritrovate in dette olle, e riposti furono 
gli altri avanzi dei sacri pegni, ed i frammenti deli*antica cassetta 
di legnOy che nel riferito sasso incavato era stata trovata contener 
le sacre ossa, ed ancora i frammenti delle olle, in cui giacevano 
g'ik dette sacre ceneri. E incontinenti dopo ripostevi gueste cose 
fu detta cassetta chiusa con dodici chiodi e sigillata nei lati col 
sigillo proprio del monastero, e nel coperchio di essa fu inserita 
Taltra delle riferite duo tavolette di piombo state trovate sopra le 
dette due olle, col T inscrizione: Beati Agrippini Confessoris, et 
Episcopi Comensis dneres, e delle surriferite ultime traslazioni fece, 
nel giorno 20 ottobre del detto anno 1720, dai riferito signor D.'© 
arciprete e notaio Pini formar altro solenne instrumento. 

Di poi il detto rev. padre abate fece trasferire dette due arche 
coUe sacre reliquie in quelle esistenti in un armadio pria decen- 
temente a tal reposizione disposto nella sacrestia del suo monastero, 
e chiuso il detto armadio con chiavi. queste consegn6 al m. rev. 
padre don Guido Bossi, acci6 le custodisse. 

Nel giorno poi 18 novembre deiranno 1723 il menzionato rev. 
padre abate, avuta previamente dai m. rev. padre priore Bossi la 
giurata deposizione che egli avesse sempre fedelmente custodite le 
dette sacre arche, e che non solo nulla avesse mai levato dai detto 
armadio, ma neppur avesse quello giammai aperto, indi richiamate 
a s& le chiavi di detto armadio, lev6 dai medesimo le dette arche, 
e riposte que3te su d' una tavola, diede compimento alla delega- 
zione stata in lui fatta coir averle sigillate in piu luoghi col suo 
proprio sigillo, e coU'aver anche di questi ultimi atti fatto formare 
dai detto signor dottore arciprete e notaio Pini nuovo instrumento. 

Nel sasso incavato poi, in cui erano giacciuto le sacre reliquie, 
fu fatta incidere esteriormente quosta inscrizione : In queslo avello 
era riposto il corpo di S. Agrippino ; indi f u trasferito al di fuori 
del monastero in faccia alla porta maggiore di esso, ed ivi fu posto 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 235 

a servire di vasoa ad un^ acqua proveniente dalle parti superiori, 
che fu in qaello fatta cadere. Da qu6sto sasso le divote persone 
freguentemente piglian acqua e la bevono per la pia speranza che 
il santo vescovo Agrippino, colla sua intercessione, le ottenga che 
sii ad esse salutare. 

Airasserzione dungue che le ceneri di S. Domenica giacessero 
sotto Taltar maggiore della chiesa di detta abazia, unite a quelle 
di S. Agrippino, si oppone che dair inscrizione gi^ esist^nte sul 
muro al di dietro del vecchio altare maggiore di detta chiesa veniva 
accennato soltanto ivi esservi il corpo del santo vescovo di Como 
Agrippino, e che in circostanza delPesposta translazione in detti 
antichi ripostigli fu trovato un sol cranio, e trovate furono inscri- 
zioni soltanto di S. Agrippino parlanti. 

Dalle quali circostanze Tabate e i monaci argomentarono che 
eglino il solo corpo di S. Agrippino possedessero, e che Tesistenza 
presso loro delle ossa anche di S. Domenica erronea ed immagi- 
naria si fosse. E quindi desisterono dalFonorare la di lei festa colla 
messa e colla sacra ufflciatura e registrarono il motivo di tal loro 
desistenza nelia tavola delle feste che son usi a fare, la quale da 
loro si tiene esposta in sacrestia, coU'avervi notate queste parole: 
de Sancta Bominica Sorore Sandi Agrippini omissum est offlcium, 
quia curiositas abstulit devotionem. 

Ma non mi sembra che dalle riferite circostanze potessero 
que' buoni religiosi trarne queir illazione che ne ti*assero. 

Dovean in fatto riflettere che nel duodecimo secolo, allorquando 
le sacre reliquie furono dalla chiesa di S. Agrippino deirisola 
Comacina trasferite alla cappella di S. Pietro, quelli che ordinarono, 
che fecero e che videro farsi la translazione non poteano non 
essere onninamente consapevoli della quantit& e qualitjt di esse. 
E dovean similmente considerare che nello stesso secolo i primi 
monaci che abitarono detta abbazia e che ordinarono, fecero e 
videro farsi la traslazione di dette sacre reliquie dalla cappella 
di S. Pietro alla chiesa del loro monastero, dovean necessaria- 
mente esser informati che sotto V altare maggiore di quella nei 
riferiti vasi un solo cranio trovavasi ed inscrizioni soltanto parlanti 
di S. Agrippino eran state riposte. Se per6 non ostanti le riferite 
circostanze i primi disseminarono ne* popoli essere state dair Isola 



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236 MATTEO ACQUISTAPACE 

Gomacina alla cappella di S. Pietro trasferite non solo le reliqaie 
del santo vescovo Agrippino, ma ancora le religuie di S. Domenica, 
cosich^ H trassero a far alla detta cappella frequenti visite, vene- 
rando si Tano che Taltra: e se i secondi sparsero nel volgo la 
notizia che dalla cappella di S. Pietro alla loro chiesa fossero state 
trasportate le mortali spoglie non solo di S. Agrippino, ma ancora 
di S. Domenica, e qnella antenticarono coir introduzione della 
celebrazione della festa si di qaello che di questa, cosichd indus- 
sero la comune credenza che la loro abbazia fosse i I luogo di riposo 
delle reliquie si dell* uno che dell* altra e a quella a venorar si 
Tuno che V altra trassero in ogni tempo non sol moltissime divote 
persone particolari, ma persino intiero popolo i n processione, ben 
doveano inferirne che i succennati del duodecimo secolo, aver 
doveano sicura scienza, che 11 trovarsi nei riferiti vasi un solo 
cranio, ed inscrizioni soltanto di S. Agrippino parlanti nou si 
opponeva airesistenza nella loro abbazia ancor delle reliqQie di 
S. Domenica. 

E sebbene fosser rimasti persuasi che le mortali spoglie di 
S. Domenica non fossero a quelle del santo vescovo Agrippino 
unite» e non avessero veruna notizia dove altronde giacessero, 
nulladimeno dovean riflettere che in quella guisa che stette per 
lunghissimo tempo in alta dimenticanza il preciso luogo di esistenza 
delle reliquie di S. Agrippino, cosiche la riacquistata notizia di 
esso si ascrive airanno 1598 (i) e che tale dimenticanza non rendea 
men vera 1* esistenza comunemente creduta d*esse di lui reliquie 
in detta abbazia, cosi potea essere accaduto che perduta si fosse 
la notizia del preciso luogo di esistenza delle reliquie di S. Dome- 
nica, e che lo smarrimento di tal notizia non rendesse men vera 
TesistiBnza comunemente creduta nella stessa abbazia delle reliquie 
della medesima. 

Produco ora quivi una lettera-patente da Filippo abate del 
monastero deir Acquafredda, data U 19 maggio 1329 ad un suo 
religioso per nome Pietro, in cui lo constituisce ministro, rettore 
e questuante della chiesa di S. Domenica in Delebio esistente. Chi 



(1) Tatti, nei delti Annali Sacri, aU'anno 1598. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 237 



bramasse di redere Toriginale di questa, lo troveri neirarchivio 
del rev^o capitolo di Delebio. Ella e del tenore seguente: 

Universiset singulis Chrisli Fidelibus, quibus prcesentes fuerint 
innodatcB Fraier Philippus Abbas Monaslerij Sanctce Marice de 
OHvelto dicti^de Acquafrigida Ordinis Cisterciensis, et Cumanen. 
Dioc. in vero salutari salut., € et ad polorum gaudia pertinge » 
iU)i novem celestis series omnium yherarchice semper sine dUa- 
tione concinunt sancti^ sanctus. 

Cura qit€edam noslra Ecclesia in reoerentia, vocabulo, et 
nomine Sanclce Dominicce in Diocesi Cumana in Valle Tellina 
prope locum nostrum de Addelebio sitapermaneat, et constructa, 
et bonis propriis, ac minislri solamine propter imminentia guer^ 
rarum discrimine careat in prcesenti, qucB Ecclesia magnis mira^ 
culis irradiat gloriosis, mortuos suscitando, ccecos illuminando, 
surdos, mutos, claudos, debiles, et egrotos integre persanando, et 
demoniacos liberando, et ceteras inenarrabiles gratias Chrisli fideli- 
btis ipsampie, et cordis affectu humiliter implorantibus diviniprocul 
dubio plasmatoris subsidio mediante jugiter impendendo. Nos, cui 
de ministerio ipsius Ecclesia^ providere pertinet, atqice spectat, 
cassando, irritando exhinnanendo, et annullando omnes personas, 
et lilleras qu(e forte hactenus per aliquem nostrum Prcede- 
cessorem factce alicui vel ullis essent, et possent in antea reperiri 
facientes ullam de ipsius Ecclesice ministerio mentionem, quemdam 
dilectum confratrem nostrum comissum, nomine Fratrem Pelrum 
Panem prcesentium gerulum apiccorum, cujus opporlunitatis 
tempore vite merita nos inducunt, censuimus, ordinamus, sta- 
iuimus, ponimus, constituimics, atque mitlimics in dictce Ecclesice 
ministrum legitimum et rectorem vices ipsius dictce Ecclesice sibi 
omnimode, et plenarie committendo in omnibus, ut possumus, et 
debemus, ita sane quod ipse prcedictus Frater Petrus, vel ejus 
certus Nuncius per ipsum m^issus prcesentis serie paginam habens, 
et enucleatus prodens, et reserans tam ipse, quam dictus Frater 
Petrus quantum poterit nostra parte omnes ChfHsticolce vota 
qui promiserint vel devoverunt prcecipue Ecclesice Beate limina 
Dominicce visitare si propter viarum, ac guerrarum discri^ 
mina, vel corporls egritudinem, aut aliam certam nccessitatem 

Pbriodico SoaETJl Storica Comhnsb (Vol. \lll). 17 



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238 MATTEO ACQUfSTAPACE 

et arduum impedimentum evidenlius, quam quiverU circum- 
spectum, quorum ipsa vota prcestata efficere nequiverint cum 
effectu a vinculo ipsius voli, et promissionis possit, et valeat legi- 
time, inlegre, libere, efficaciter, et jusle absolvere, dummodo ipsi 
cvoxiSCumque oonditionis exi$tanl ab aliqno voto vel promissione 
a prcedtclis Fratre Petro, vel suo vero nuncio absoluU prcelibatis 
Frairi Petro aut suo certo misso dent, tribuant, integreque per- 
solvant aliqua si voverunt dari Ecclesice nominatce una cum om- 
nibus expensis, quas in eorum coscientia in dictce peregrinationis 
itinere spendidissent, eoqvoe modo ipsos quantum quimus habere 
a dicto voto, et promissione volurnm latulabiliter excusatos, veluti 
si ad aram ipsiics Ecclesice forent personaliter accessuri, causis 
dumtaxat superius nominalis. Dehinde omnes, et singulos, qui de 
suis bonis propriis dictis Frairi Petro, vel suo certo nuncio prce- 
sentes apices ostendenti mente sedula, reverentia, ei devotione 
Beatoe et glorioscs almceque Dominicce elemosinas fuerint, vel ullum 
impenderint suffragium comodum, et humanum dictis bonis 
comilatui, offitiis et beneflciis ac et.^ divortto Ecclesice ipsius vir- 
ginis glorioscc Beatce Dominicce sociantes, quod quidem facere vos 
hortamur, et in Chrislo Yhiesu quanlum possuinus incessabiliter 
flagitamus, ut diem extremi examinis, et cordis exedras ut 
speculum jugiter intuentes nobis cum securis ad radicem arboris 
sit posila, et jam ditine in sublimiori radio prelimata immar- 
cessibiles perhennas, et inopinatas similiter et immensas garas 

in icrno condere vos vellitis. Dogmatistate nempe quodam 

nobis favente, et afTectualiler prcefatenie, condite gazapolo saccos 
evacuate gazarum, profectoqu^ memorare nos debemus, quod si 
gazas, et opes inenarrabiles in coeli ede volumus aggregare et in 
novissimo quadrante nobis uberrime redundari melius pro eleemo- 
sinis congregare in poli Palatio, ullo modo nos nequimus, iesti- 
monium agfjographa, perhibente vendiie quce possidetis, et date 
eleemosinam, ei facile vobis sceculos, qui non veterascunt, tesau- 
rum indeficientem in ccelis, quo fur non appropriat, erugo non 
corrumpit, neque tinea demoliiur, etenim sicul aura opprimit 
humidum, et atTugitque dessical, ita eleemosina omne destruii 
facinus, el peccalum, ac gloriam vitce eternoe tribuil, perpetrat, 
et conservat eximio Beda Doclore testante, et in suis enucleativs 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 239 

historiographis canenle serlosius reperiiur, et fructicosa debililas 
animcB melius quam eleemosinarum largitione nullo ordine prce- 
sanat, namgue in Evangelio divus condUor qui affatur date eleemo- 
sinam, et omnia munda, et fructificabiliavobis erunt. Ecclesiasticus 
in dictis Salomonids enarrat date pauperibus elemosinam, et 
saturitate horrea vestra implebuntur, et vino vesira torcularia 
redundabunt. Idcirco diclo Fratri Petro vet suo certo nuncio 
per vos transitum facienti has vobis litteras polKcenti benigne, et 
charitative subvenire dignemini eelemosinas sibi ilariter impen^ 
dentes, ut inde ex hoc solummodo sibi dato possit, et valeat ipsam 
Ecclesiarn sic dessolatam aptare, rennovare, et rehedificare, et de 
omamentis tam altaris, quam aliter opportunis, ac et dictce 
Ecclesice servitoribus queat in necessitatibus congruis sufficere. 
Nam Evangelista refutgens retulit, atque ait: compensalione digna 
premiari mercenarius ille debet qui sibi opus injunctum ad illud 
corpus suum exhibens OArat proficere omnibics juxta vires. Nos 
vero de omnipotentis Dei misericordia, nec non Beatce Dominicw, 
in ct^fics nomine, et honore dicta Ecclesia est constructa^ et intel-- 
leclu sedulo fabricata suprascriptorum omnium meritisque con- 
fixi vere poenitentibus, et confessis qui ipso dicto Fratri Petro vet 
stw nuncio modo quo supra de suis bonis largientes predictis 
manus porrexerint adjutrices dies octoginta de injuncta sibi pceni- 
tentia habentes av^ctoHtatem a venerabili D.no Episcopo Vercel- 
lensi volumus pro delictis misericorditer indulgere. In quorum 
omnium testimonio has fieri jussimics, et sigilli nostrH proprii 
dependentis m,unimine roborari. Actum, et dalum in Monasterio 
Aquefrigidce prcelibato die Veneris XIX mensis Madii anno Vomini 
Millesimo CCCXXIX Indictione duodecima consistante. 

Sonovi nella pergamena i forami, ai quali appeso eravi il 
sigiilo, ma questo si 6 staccato ed ^ andato smarrito. 

Da quelle parole di detta lettera: cum quo3dam nostra ec- 
clesia, ecc, e da quelle altre : nos cui de m,inisterio ipsius ecclesice 
providere spectat, ecc, ed ancora da quelle altre : annullando 
omnes personas, et litteras, quce forte hactenus per aliquem no- 
strum prcedecessorem factce alicui vel ullis essentj ecc, si rileva 
chiaramente e fuor d*ogni dubbio che Ia chiesa di S. Domenica, al 



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240 MATTEO ACQU1STAPACE 

tempo della data di detta lottera, gik da gran tempo addietro era 
di ragione del monastero de* Gisterciensi di Acquafredda, e che 
Tabate di esso gik da gran tempo area il diritto ed era nel pos- 
sesso di deputare i ministri che Tarnministrazione di detta chiesa 
e delle sostanze di essa esercitassero, e di queUi ancoa piacer suo 
rimuovere, e in somma di quella dispoticamente governare. Ma da 
qual causa mai possiamo immaginare che al detto monastero deri- 
vasse la padronanza di detta chiesa, e al suo abate una si libera 
podestjt intorno ai ministri di qaella? Certamente non da altra, se 
non se dall*esser la fabbrica di detta chiesa, come addietro io 
diceva, stata da* monaci d^esso monastero proposta e fatta eseguire. 

Ricavo ancora dalla detta lettera che la detta chiesa sia stata 
fabbricata, come addietro dicevo, o sul flne del secolo duodecimo, 
o verso il principio del susseguito secolo decimo terzo. Ecco i 
fondamenti ai quali appoggio questa illazione. Prima in essa let- 
tera si dice che detta chiesa era di quel tempo priva di beni proprii 
e di proprio ministro a cagione delle guerre che allora faceansi. 

Oueste parole suppongono che la chiesa, beni e ministri avesse 
avuti in addietro, e cosi che gik da molt^anni fabbricata ella fosse. 
Secondo in essa lettera, prima di venire alla constituzione di detto 
frate Pietro in ministro, rettore e questuante di detta chiesa, si 
premette la cassazione ed annullazione di qua1sivogliano altre let- 
tere, che forse da alcun predecessore di detto abate potessero 
esser state date ad altri per constituirli ministri di detta chiesa. 

Oueste espressioni dimostrano che il monastero di Acquafredda 
avesse la padronanza e il governo di detta chiesa gik da gran 
tempo, e cosi che g\k da gran tempo la detta chiesa esistesse. 

Terzo ed ultimo in detta lettera dopo una longa esortazione 
de* fedeli a far limosina, si soggiunge il pcrch& a quella si esortino, 
ciod, acci6 il detto frate Pietro potesse detta chiesa cosi desolata 
adattare, rinnovare, reediflcare e provvederla di ornamenti aU'al- 
tare o altrimenti occorrenti, ed anche di servitori. 

Dai dirsi che detta chiesa fosse desolata, e che abbisognasse 
di essere adattata, rinnovata e reedificata, ben si fa chiaro ch*ella 
vantasse gik molta etL Ouindi se appoggiato a questi tre fonda- 
menti, e specialmente airultimo di essi, porr6 in dietro di cento 
trenta o cento quarant*anni dalla data di detta lettera la fabbrica di 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 241 

detta chiesa, e cosl la riferisco al fine incirca del secolo duodecimo 
o al principio incirca del secolo decimoterzo, ben credo di averne 
tutta la ragione. 

Ci instruisce ancora la detta lettera che la detta chiesa di 
S. Domenica risplendeva per grandi e gloriosi miracoli, mentre la 
santa ivi, con divoto affetto, piamente ed umilmente invocata, im- 
petrava da Dio ai defunti la restituzione della vita, ai ciechi 
racquisto della vista, ai sordi Taprimento deir udito, ai mutoli lo 
scioglimento della lingua, ai zoppi il raddrizzamento, ai deboli il 
vigore, agli infermi la sanit^, agli ossessi dai demonio la libera- 
zione e ad altri altre indicibili grazie. 

Leggo ancora in essa lettera che Tabate diede facoltjt al detto 
frate Pietro, ed a gualsisia altra persona da lui sostituita, di potere 
in nome di esso abate assolvere i fedeli dai vincolo del voto o 
promessa, che fatto o fatta avessero di visitare la chiesa di S. Do- 
menica, e che impediti fossero ad adempire tal voto o promessa, 
o dai pericoli delle strade o delle guerre, o da infermiti di corpo, 
o da altra qualsiasi necessit^ od arduo impedimento, purchd 
i fedeli, che tal voto fatto aveano, avessero al detto frate Pietro, 
o alla persona da lui sostituita, dato e pagato non solo tutto 
ci6 che avesser fatto voto di dare a detta chiesa, ma ancora tutte 
le speseche sarebbero occorse in venir a detta chiesa pellegrinando. 

Da tutto ci6 ne deduco che le grazie che S. Domenica in questa 
sua chiesa a larga mano compartiva, avesser resa la chiesa istessa 
conta e celebre anco alle lontane genti, e che queste in costume 
avessero d* impiorare le intercessioni della santa nelle loro indi- 
genze, e di assicurare ad essa la loro gratitudine con voto o pro- 
messa di venire alla di lei chiesa in pellegrinaggio. * 

Era Giorgio Cornaro provveditor veneto neirautunno del- 
Tanno 1432 con grosso corpo di cavalleria e d'infanteria della 
veneta repubblica penetrato nella Valle Tellina, per questa ridurre 
sotto alla dominazione della Repubblica sua, togliendola a Filippo 
Maria Yisconte duca di Milano, che era di essa il legittimo signore. 

II duca Yisconte, verso la me\k di novembre del detto anno, 
contro il Cornaro spedi le sue genti sotto la condotta di Nicol6 
Piccinino e di Guidone Torello, e nel giorno ventesimo dcllo stesso 
novembre ebbe esso duca la felice novella che presso il borgo di 



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242 MATTEO ACQUISTAPACE 

Delebio avessero le sue armi riportata sopra i Veneti una com- 
piuta vittoria. 

Nella battaglia fra le due armate seguita, era stato dairesor- 
cito del Visconte fatto prigioniero lo stesso Cornaro, e se crodiamo 
alFArnmirati, storico di Firenze, parziale per altro de' Veneti, guesti 
perderono tremille cavalli e quattroinille fanti. Ma se vogliamo 
piuttosto dar fede alFautore della Cronaca di Ferrara, imparziale, 
egli fa ascendere la perdita che i Veneti fecero sino a novemille 
persone tra morte e ferite (O- 

Convien credere che il duca Visconte vincitore riconoscesse il 
suo trionfo dalla intercessione della santa vergine Domenica, in 
vicinanza alla di cui chiesa era la battaglia seguita, poichd col- 
Tassegnazione di undici luoghi da lire cento moneta di Genova per 
ciascun luogo sul banco di S. Giorgio di Genova una capellania 
perpetua in essa chiesa di S. Domenica eresse e stabill (s). II tito- 
lare di detta capellania, sinchd il dominatore dello stato di Milano 
non fa che duca, s*intitol6 capellano ducale di S. Domenica, come 
giustificano due mandati stati fatti dai sacerdote Giacomo Tenchi 
di Varenna, gik possessore di detta capellania, in pubblici rogiti 
di Giovannino de' Mazii notaro nei giorni 15 di giugno del- 
Tanno 1444 e 18 di marzo delFanno 1445, venendo in questi il detto 
Tenchi capellano ducale della chiesa di S. Domenica appellato. 
Ma poichg lo stato di Milano pass6 in signoria regia, anche la detta 
cappellania di S. Domenica venne coli' aggiunta di regia ducale 
qualificata. Cosi in fatti rappell6 il Bassanino gik custode dell'ar- 
chivio di tutti i beneflzii di ducale giuspadronato nella pubblica- 
zione delle principali memorie in detto archivio esistenti. 

Essendo per6 tenue il reddito di detta cappellania, fu essa nel 
giorno 29 decembre 1591 unita al Beneficio parrocchiale di De* 
lebio, siccome da instrumento in detto giorno rogato da Luigi Sala 
notaio e cancelliere yescovile apparisce, e da allora sino al pre* 
sente i redditi d'essa cappellania furono dai parroco di Delebio 
riscossi, onde ad esso il titolo di regio ducale cappellano 6 per 
ogni giustizia dovuto. 



(1) Giorgio Giulini : Memorie spettanti alla storia, al governo ed alla deacrUione 
della cittd e della campagna di Milano aU'anno 1432. 

(2) Reglslro nei cartolare B dei Banco di S. Giorgio, mandaU rogati li 10 feb- 
braio 1628 da Giampietro Peregallo e 11 14 agosto 1771 daii'autore di questa Dissertazione, 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 243 

Ineguale fu di molto la sorte delle due chiese di S. Agrippino 
e di S. Domenica da Gisterciensi di Lenno i n Delebio fabbricata. 
La chiesa di S. Agrippino privata che si fu Tabbazia di Lenno dei 
beni che aveva in Delebio e nelle sue vicinanze, non piu venne 
adoprata al culto del Signore e del santo, ma sibbene ad uso pro- 
fano, e intorno al 1730 fu poi anche atterrata, a riserva di un 
pezzo di muro, che per porzione di cinta di un giardino fu fatto 
servire, siccome nel discorso preliminare si disse. AH'incontro la 
chiesa di S. Domenica venne dai popolo di Delebio in gran conto 
e pregio tenuta, 11 che dalla premura che si fece non solo di 
assicurarle gli ossequii e lo splendido mantenimento, ma ancora 
di ridurla a maggiore grandezza e magnificenza apertamente 
raccogliesi. 

Della premura di assicurarle gli ossequii e lo splendido man- 
teniraento una prova esser ne pu6, che nel 1543 essi Delebiesi 
convennero col parroco loro che egli esser dovesse tenuto ogni anno 
nella festa di S. Domenica a cantar messa nella detta chiesa di essa 
santa, e che esso parroco delle oblazioni e limosine, che accaduto sa- 
rebbe di farsi in essa chiesa, participar non potesse, ma esse doves- 
sero, col consenso di esso parroco, impiegarsi in riparare ed ornare 
la stessa chiesa, eccettuata soltanto la limosina, che offerta venissc 
al Credo della messa solenne, quale ad esso parroco fosse dovuta (O- 

Simile prova i Delebiesi diedero neiranno 1595. Erano eglino 
in questo tempo in timore venuti che il loro parroco, sul fonda- 
mento delTunione, che poc*anzi era stata fatta della cappellania 
ducale di detta chiesa al Benefizio parrocchiale di Delebio potesse 
arrogarsi la padronanza delle oblazioni ed elemosine che ad essa 
chiesa si venivan facendo da* fedeli, il che, se fatto avesse, sarebber 
venuti a mancare i mezzi di mantenere a quella le necessarie 
suppellettilj, e di ridurla a maggiore ampiezza e polizia. 

Percid il loro parroco indussero ad acconsentire, come di fatto 
acconsenti,*cho dette oblazioni e limosine dai Tribunale vescovile 
per la fabbrica ed ornamento d'essa chiesa venissero applicate (*). 

Egual zelo i Delebiesi dimostrarono per detta chiesa nel- 



(1) lustrumento rogato da Giovanni Curtoiie notalo, li 10 oUobre 1543. 

(2) Instrumento rogato da Luigi Sala notaro U G marzo 1395. 



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244 MATTEO ACQUISTAPACE 

ranno 1602, in circostanza che dalla lor chiesa parrocchiale di 
S. Carpoforo fu la chiesa di S. Abbondio di Rogolo separata, ed in 
parrocchiale distinta eretta. Imperocchd opraron si che in questa 
separazione vennero i parrochi di Rogolo obbligati, oltre a molti 
altri ossequii alla chiesa matrice di S. Carpoforo, anche airossequio 
di Yonire in essa ogni anno, nella festa di S. Doroenica, a celebrare 
la messa (O* Ma le dissensioni, in progresso di tempo, fra i par- 
rochi di Delebio e i parrochi di Rogolo insorte, furon cagione che 
al parroco di Rogolo, con tutti gli altri ossequii, anche il surrife- 
rito rimesso venisse (*). 

Finalmente, per ultima dimostrazione deiranzidetta premura 
de Delebiesi addur posso che essendosi nel giorno 17 agosto del- 
r anno 1769 data esecuzione alle lettere apostoliche del giorno 
11 luglio dello stesso anno col sopprimere ed estinguere la chiesa 
di S. Carpoforo ed il Beneficio parrocchiale di essa, e coirindi 
eriggere detta chiesa in secolare ed insigne coUegiata, e coirelo- 
vare in essa una dignitjt prepositurale colle insegne di rocchetto, di 
cappamagna e di ferula e nove prebende, e canonicati colle in- 
segne pure di rocchetto e di cappamagna, che unitamente colla 
prepositura il capitolo constituissero, infra le altre cose dai Dele- 
biesi procurate in circostanza di detta esecuzione una si f u che 
la stazione da loro antecedentemente concordata e stabilita da 
tenersi dai rev. capitolo nella chiesa di S. Domenica, nel giorno 
della di lei festa venisse come venne approvata (3). 

Passo ora a far vedere la stima e venerazione del popolo di 
Delebio dimostrata per la sua chiesa di S. Domenica, col ridurla 
a maggior ampiezza e magniflcenza. 

Era la detta chiesa assai picciola ed angusta, perch6 il presbi- 
terio, nella parte anteriore non era al di dentro de muri largo 
piu di braccia otto e mezzo, ed essendo al di dietro di forma se- 
micircolare non era lungo pid di circa sei braccia compreso lo 
spazio dairaltare occupato, ed il corpo della chiesa non era largo 
piii di braccia dieci, n^ piu lungo era di dodici o poco piu braccin* 



(1) Instrumento rogato da Luigi Sala notaro, 11 14 de^embre 1602. 

(2) Instrumento rogato da Francesco Pradario notaro, U 25 maggio 1629. 

(3) Instrumento rogato dai signor Carlo Caldara, notaro apostoUco. 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 245 

Qaesta picciolezza di essa chiesa d uno degli argomenti che 
conyincono di errore 11 Rusca (*) neiravere detto che ella fosse 
parrocchiale, e che neiranno 1358 in essa esercitasse la cura delle 
anime don Taddeo Visconte monaco del monastero di Acquafredda, 
essendo Taltro d*essi argomenti che gli abitatori di Delebio sog- 
giacquero serapre alla parrocchia di Cosio sino circa l'anno 1430, 
intorno a1 quale anno ottennero poi che dalla parrocchia di Cosio 
venisse la lor chiesa di S. Garpoforo smembrata, ed in parrocchiale 
con la cura delle anime loro eretta. 

Intorno dunque all'anno 1585 i Delebiesi intrappresero V am- 
pliazione di detta chiesa di S. Domenica, e quella fecero nella 
seguente maniera. Con un muro divisorio esclusero dalla chiesa il 
vecchio presbiterio di essa e qiiesto anco atterrarono. Indi per il 
tratto di braccia dieci incirca in luughozza fecero che la vecchia 
chiesa servisse di presbiterio, e innanzi a questa un corpo di 
chiesa vasto e magnifico innalzarono (^). 

In molto onore di S. Domenica ridonda la cagione per cui i 
Delebiesi a que8ta fabbrica si accinsero. Ouesta fa da un console 
del comune di Delebio e da un sindico di essa chiesa col concorso 
del dottore di sacra teologia Pietro Antonio Stampa, parroco di 
Delebio, nel giorno 6 di marzo delTanno 1595 innanzi al Tribunale 
vescovile di Como narrata (3). 

Dissero eglino adunque che gli uomini di Delebio avean Tam- 
pliazione di detta chiesa intrapresa ob magnam devotionem, quam 
habent ad diciam Ecclesiam sancice Lominicce, el ob concursum 
exterorum, qui ad diciam Ecclesiam confluunl et maxime febri^ 
cilanlium, qui se vovendo prcefalce sanctce Dominicce ejus merilis, 
el inlercessione ab hujusmodi febribus se citius liberari pie cre- 
dunl. Cio6 (ripeterd queste parole in italiana favella)*. per la 
grande divozione che hanno a detta chiesa di S. Domenica, e per 
il concorso, che a quella evvi di esteri, e specialmente di febbri- 
citanti, i quali facendo voto a S. Domenica piamente credono di 
essere per i di lei meriti, e per la di lei intercessione da tali febbri 



(1) Nella Descrizione del monastero d'Acguafredda, 

(2) Instrumento rogato dairautore di questa Disserlazione, U 14 aprile 1772. 

(3) Instrumento rogato da Luigi Sala notaro, U 6 marzo 1595. 



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246 MATTEO ACQUISTAPACE 

piu presto liberati. Non erano per6 le limosine e pie oblazioni 
sufflcienti a potere detta fabbrica a compimento in breve tempo 
ridurre, onde il comune di Delebio in un*adunanza tenuta nel- 
r anno 1502 (*) cre6 tre deputati, i quali poi nel susseguente 
anno 1593 («) chiesero ed ottennero dai Tribunale vescovile che 
alcune votive promesse ed alcune processioni, alle quali il comune 
fin dall'anno 1543 erasi obbligato (3) yenisser commutate nel 
carico di dovere la fabbrica della chiesa di S. Domenica del tutto 
terminare. Qaindi in altra adunanza del giorno 3 giugno del detto 
anno 1593 (*) lo stesso comune altri tre deputati cre6 e loro com- 
mise, che entro i susseguenti tre anni dovessero avere detta fab- 
brica finita. Gonvien credere che al piu tardo nell'anno 1600 fosse 
quella del tutto terminata, poichd trovo che nel giorno 4 agosto di 
esso anno ebbe il popolo di Delebio la spirituale consolazione di 
yeder esporsi ed erigere sopra Taltare di detta chiesa un nuovo 
quadro da Cesare Carpano dipintore comasco stato fatto con fregi 
d* intaglio dorati d* intorno a servirle di ancona (s). 

Fu poi anche nel giorno 15 di maggio deir anno 1624 detta 
chiesa da Sisto Carpano vescovo di Germano, visitatore delegato 
del cardinale Carlo Scaglia vescovo di Como, in onore della santa 
vergine Domenica consacrata, come testifica I* inscrizione, che allora 
nello spazio tra la volta del presbiterio e la volta del corpo della 
chiesa fu posta, la quale ^ del tenore seguente: 

MDCXXIV die Mercurii XV mensis Mal j, 

jllmus el Rev."^"' Dominits Frater Sixtus Carpanus Episcopus 
Oermanensis Visitator Delegatus ah Emin,"^^ Domino Carolo Scah'a 
Episcopo Comensi consecravU hanc Ecclesiam in honorem Sanctce 
Dominicce Virginis e t omnibus singulis Christi fidelibus hodie unum 
annum et in die anniversarii consecralionis hvjus ipsam visilan- 
tibus quadraginta dies de vera indulgentia in forma Ecclesice 
consuela concessit («). 



(1> Istrumento rogato da Antonio Peregallo. 

(2) Istnimento rogato da Luigi Sala. 

(3) Istrumento rogato da Orlando Malagucino. 

(4) Istrumento rogato da Antonio Peregallo. 

(5) Da un libro manos?ritto del dott. Pietro Antonio Stampa, parroco di Delebio, 
presso la nobUe famigUa Peregalli esistente. 

(6) Istrumento rogato dall'autore di que8ta Dissertazione, 11 14 aprile 1772. 



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DISSERTAZIONE ISTOKICA 247 

Furono eziandio alla detta chiesa aggiunte due cappelle laterali 
nel campo di mezzo : i' una a S. Antonio di Padova al lato di 
settentrione, e 1* altra a S. Filippo Neri dai lato di mezzogiorno 
intitolate. La fabbrica della prima fu terminata neir anno 1679, e 
la fabbrica della seconda fu neiranno 1734 a fine condotta. 

Siccome per6 il corpo deirantica chiesa, ridotto a constituir il 
presbiterio della chiesa recenziore era stretto e basso in confronto 
del corpo di chiesa innanzi fabbricatole, perci6 i Delebiesi nel- 
Tanno 1772 detto presbiterio del tutto demolirono, e un altro, 
assai piu largo, piu lungo, piu alto e di piii elegante forma innal- 
zarono, cui anche uq campanile di discreta altezza aggiunsero. 

E poichft il corpo della chiesa veniva ad esser piu basso del 
nuovo presbiterio, perci6 demolirono ancora la yolta d'esso corpo 
della chiesa, ed alzati i muri ed il tetto, una nuova volta piu aUa 
vi fecero, e in tal guisa la detta chiesa a giusta simetria ed a 
vaghezza e magnificenza non ordinaria ridussero. 

Terminata nel corrente anno la detta fabbrica, tornaronsi a 
riporre in essa chiesa varii quadretti indicanti grazie da Dio per 
intercessione di S. Domenica concesse, che nei passati tempi eran 
stati in essa chiesa intorno air i mmagine della santa appesi, e che 
per sottrarli ai danni che potean essergli inferiti in fabbricando 
erano nel 1772 stati rimossi. 

Fu ancora in essa chiesa sopra la finestra della facciata posta 
la seguente inscrizione: 

SACELLUM 

QUOD CISTERCIENSES AD LENNUM S.ECULO Xn 

IN HONOREM DIViE DOMINICiE VIRGINIS 

EREXERANT 

AB ALEBIENSIBUS VETUSTATE SQUALLESCENS 

S.ECULO XVI AMPLIFICATUM 

ET A SIXTO CARPANO EPI. GERMANEN. IDIBUS MAU 

ANNO MDCXXIV 

SOLEMNI RITU CONSECRATUM 

XL DIERUM INDULGENTIA EODEM CONSECRATIONIS DIE 

gUOTANNIS CONCESSA 

FIDEM ALEBIENSES 

IN AMPLIOREM HANC FORMAM 

EX^DIF1CARUNT 

ANN MDCCLXXX. 



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248 MATTEO ACQUISTAPACE 

Gosl allo scemamento che il culto e Ia divozione di S. Dome- 
nica hanno id questo secolo sofferto presso i moderni monaci 
deirabbazia d6irAcquafredda, raltissimo Iddio, sempre intento a 
glorificare le anime che alle sue grazie fedelraente corrisposero, 
ha suiTogato raccrescimento della venoraziono e della stima che 
verso la santa stessa gik avevano i popoli di Delebio per opera de* 
primi raonaci d^essa abbazia, ed ha i detti popoli constituiti quasi 
i piu autorevoli testimonii della di lei santit^, e per la premura, 
che in loro maggiore che in altri ha eccitata di onorarla, e per 
Tefflcacia della di lei intercessione presso Dio in favore dei di lei 
divoti, che da loro piii universalmente si confessa, si decanta e si 
sperimenta. 

A O G 1 U N T A. 

Dopo avere composta la precedente dissertazione, e dopo avere 
per vicenda, che non importa di qui riferire, tenuta quella per 
alcuni anni occultata fra miei domestici scritti, finalmente mi trovo 
obbligato a richiamarla alle mani per soggiungervi una recentis- 
sima occorrenza, ed indi per lasciarla andare alle stampe. L*oc- 
correnza si 6 questa: 

Nel novembre dello scorso anno 1784 il Rev.™» Capitolo della 
secolare ed insigne collegiata chiesa di S. Carpoforo di Delebio e 
Tonorando Concilio, rappresentante ed amministrante Tintiera 
magnifica comunitii di esso borgo, vennero ad aver la notizia, che 
il rev. padre don Francesco Lunati abate del monastero di S. Luca 
in Milano, d. Pompeo Casati abate del monastero deirAcquafredda 
ed i m. r. suoi monaci eran determinati di vendere il detto mona- 
stero con tutti i beni a quello appartenenti, e di trasferirsi nel 
monastero stato abbandonato da* religiosi Certosini presso Pavia. 

Da questa notizia il detto rev ™o Capitolo e il detto onorando 
Concilio venner tratti nel sentimento che quello fosse il tempo 
opportunissimo per tentare colle suppliche se potevansi indurre ii 
detto rev.™o padre abate e m. r.^i monaci a fare alla detta secolare ed 
insigne Collegiata chiesa di S. Carpoforo, ed alla detta magnifica 
comuniti generoso dono delle riferite sacre ossa e ceneri del santo 
vescovo Agrippino. Onde pregarono il nob. e m. vA^ signor cano- 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 249 

nico don Bartolomeo ed il nob. signor capitano don Giampietro 
fratelli ed il nob. sig^nor dottore d*ambe le ieggi don Francesco 
Agrippino, nipoto e figlio rispettivamente de succennati, tutti tre 
Peregalli di Delebio stesso, a pigliarsi in loro Y incombenza di av- 
vanzare al detto rev."^^ padre abate e m. r. raonaci le piii ferventi 
suppliche per ottenere la braroata donazione. 

Non raancarono i detti nob. signori Peregalli di eseguire con 
sommo zelo e premura la detta conimissione, e tanto si adoprarono 
che fu loro dai detto r."^o padre abate la sospirata grazia accordata. 

Prima per6 di eseguire la consegna di dette sante reliquie, il 
detto rev.nio padre abate e il rev.^o signor don Pietro Comini arci- 
prete della chiesa coUegiata di S. Eufemia d* Isola e vicario fo raneo 
come ambidue delegati dai rev.™® monsignor don Giuseppe Zezi 
vicario generale della Curia vescovile di Como, nel giorno 20 feb- 
braio deiranno 1785 dai di sotto deiraltare raaggiore della chiesa 
di detto monastero estrassero Tarca piii grande e piu magniflca 
addietro descritta, e riconosciuti i sigilli che glk erano stati a 
quella apposti, e ritrovatili intatti, qaelli ruppero, e dalla detta 
arca levarono alcuni pezzetti delle sacre ossa in quella esistenti, 
quali il detto rev.^^ padre abate presso di se ritenne, indi chiusa 
nuovamente Tarca, e rimesso a quella il suo antico legame, la 
tornarono a sigillare con tre sigilli, uno de* quali eragli stato 
trasmesso dai detto rev.™<> monsignor vicario generale, altro era 
del detto rev ™o padre abate, ed altro era del detto rev.™^ signor ar- 
ciprete vicario foraneo d' Isola, e di questa apertura, estrazione e 
nuovo chiudimento ne fu formato pubblico instrumento dai si- 
gnor Gian Pietro Frigerio notaro coUegiato di Como nello stesso 
suddetto giorno. 

Nel giorno 23 dello stesso gennaio deir anno 1785 pervennero 
airAcquafredda i detti nob. signori canonico don Bartolomeo, e 
dottor d'ambe le Ieggi don Francesco Agrippino, zio e nipote 
Peregalli, in nome del detto rev.^o capitolo e del detto onorando 
Concilio di Delebio, e il detto rev.™® padre abate eseguendo Taccor- 
data grazia, consegn6 loro la detta arca piu grande e piu magniflca, 
e la cassetta esteriormente dipinta, coi sacri pegni che in addietar 
si disse esser gik in quelle riposti, ambodue coUocate opportuna- 
mente in altra cassa di trasporto. E della donazione che egli face. 



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250 MATTEO ACQUISTAPACE 

di dette sacre reliquie al detto r6v.™<> capitolo e al detto onorando 
GonciliOy fece anche stendere scrittura, nella quale fece esprimere 
che secondo la pia tradizione di Lenno e secondo Tasserzione di 
alcuni storici nella detta cassa, esteriormente dipinta, ancora le 
ceneri di S. Domenica si conteneano, e a tale scrittura egli si sot- 
toscrisse ed appose il suo sigillo, e fece che si sottoscrivesse ancora 
il m. rev.<^o padre don Gesare Molgora cancelliere, indi quella colle 
altre scritture che rendono autentiche dette sacre reliquie ai detti 
nob. signori Peregalli consegn6. 

In circostanza che la detta cassa dai monastero dell'Acqua- 
fredda fu trasportata sino alla riva del lago, moltissimi terrazzani 
di LennOy che la videro, amaramente si dolsero che dai loro ter- 
ritorio tolto venisse quello spirituale ristoro. Ma i detti nob. si- 
gnori Peregalli, premurosi di arricchire di quello il loro borgo, 
enti'ati in barca e fatta in essa portare ancora la detta cassa, in- 
trappresero i I ritorno a Delebio. 

Nel poco restante perd di quel tempo arrivar non poterono 
che a Pianello, ove loro convenne di trattenersi col sacro pegno 
tutta la susseguente notte. Nella mattina del succeduto giorno 
24 di gennaio si rimisero colla nota cassa in barca, e in poco tempo 
giunsero a Colico. « 

Ma non avendo quivi comodi adattati alla qualit& delle sti*ade 
tutte agghiacciate per far trasportare la detta cassa a Delebio, 
dovettero per allora lasciarla in Golico in buona custodia. 

Nella seguente mattina del giorno 25 del riferito gennaio i 
m. rev.<^ signori canonici di detta secolare ed insigne collegiata 
chiesa di Delebio don Antonio Barana e don Giuseppe do Donati 
portaronsi a Colico cogli opportuni commodi, e quivi presero e 
incamminarono a Delebio la riferita cassa, ed essi andarongli in 
seguito. Giunta che quella fa sal confine della comuniti di Delebio, 
tosto la campana della chiesa della SS ™a Croce, al suono della quale 
le campane della secolare ed insigne collegiata chiesa di S. Gar- 
poforo e della chiesa di S. Domenica e deir oratorio della nobile 
famiglia Peregalli, non tardarono punto a suonare a giocondissima 
festa, e proseguirono sempre il lietissimo saono, sinchS la cassa 
stette per istrada. E allorchS questa gianse a qael tratto di strada 
che rimane a mezzogiorno della piazza della chiesa di S. Domenica 



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DISSERTAZIONE ISTORICA 251 

venne ancora salutata con istrepitosa salva di mortaletti in essa 
piazza previamente preparati. 

In fine giunta la detta cassa alla detta secolare od insigne 
coUegiata chiesa, fu in essa portaia ed ivi fu aperta, e da quella 
farono estratte la detta arca piii grando e piu magnifica, e la 
detta cassa esteriormente dipinta coi sacri pegni in quella esistenti, 
e furono quelle in essa chiesa locate. 

Moltissimo popolo di Delebio e de* vicini luoghi concorse a 
vedere rarrivo e la riposizione di detto spirituale tesoro, e tutti 
esultavano e rendevano lodi e grazie alPaltissimo Iddio, perchd 
avesse disposto che Delebio si fortunato acquisto facesse. B nella 
domenica immediatamente succeduta farono la detta cassa, este- 
riormente dipinta, e la detta arca esposta suiraltare maggiore di 
detta secolare ed insigne coUegiata chiesa magniflcamente il piu 
che fu possibile adornato, acci6 ii popolo avesse la spiritual conso» 
lazione di potere quelle sacre ossa e ceneri venerare. 

E innanzi ad esse, alla mattina fu nelle piu solenni maniere 
dai rev^™o signor preposto cantata la gran messa e recitata ele- 
gante omelia, colla qaale instrusse il popolo della grandezza del 
beneflcio che il Signore aveali fatto concedendo a Delebio quelle 
sacre reliquie, ed eccitoUo a professare al santo vescovo Agrippino 
e alla santa vergine Domenica tenerissima divozione, per sempre 
piu godere i propizii effetti della loro intercessione. E furono 
nelle simili piu solenni maniere cantati i vespri, e in tal guisa 
Delebio die la prima dimostrazione della gran stima e venerazione 
in cui quelle sacre reliquie tenea. 

Tosto poi che rallentandosi il freddo addivenne la stagione 
opportuna al lavoro, il rev.™<» capitolo ed onorando Goncilio di sopra 
dotti fecero demolire Taltare maggiore della chiesa di S. Domenica, 
e quello riedificare in maniera che al di sotto della mensa di quello 
riporre si potesse la detta cassa esteriormente dipinta, e veder si 
potesse anche dalla facciata davanti deiraltare per una finestrella ro- 
tonda, e al di dietro del tabernacolo si alzasse ripostiglio in cui col- 
locar si potesse la detta arca, e vedersi ancora davanti una finestra 
bislunga con feratina dorata. Quivi verranno dette sacre reliquie 
custodite e venerate sino a tanto che a fine oondotta non sia la 
fabbrica della chiesa di vago disegno e di forma ottangolare, che 



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252 MATTEO ACQUISTAPACE 

alcuni anni addietro era stata in Delebio non sol cominciata, ma 
ancora a notabile altezza elevata, e che poi erasi intermessa per 
intraprendere Tampliazione ora gik terminata della chiesa di 
S. Domenica. 

Ouando sar& detta chiesa ultimata, verr& eseguita Ia determi- 
nazione con cui fu incominciata di intitolarla al santo vescovo 
Agrippino per risarcir la perdita che Delebio fatta avea deiran- 
tica di lui chiesa, e poich^ Delebio ha recentemente fatto il felice 
acquisto delle sacre ossa', ceneri ed altre reliqaie del santo vescovo, 
qaeste pure i n essa chiesa verran trasportate, perch^ ivi abbian 
stabile riposo e riscuotano al santo vescovo sempre piu ferventi 
gli atti di venerazione e faccian ai popoli godere piti copiosi gli 
effetti della di lui intercessione. 

Nel giorno 17 giugno, festa del santo vescovo, con solenne pompa 
processionalmente farono trasportate le sacre reliquie nella chiesa 
di S. Domenica, ivi fa cantata la gran messa dai rev.™^ signor arci- 
prete di Traona don Gian Pietro Parravicini Verlemate, a doppie 
orchestre di musica; vi fu recitata orazione panegirica, e con pari 
8olennit& furono cantati i sacri vesperi, quali terminati, da una 
gran salva di trecento mortari si chiuse la funzione. 

Notisi che alla sera avanti vi furono i fuochi artificiali, col 
suono di tutte le campane e con gran salva di trecento mortari, 
assai ben disposta« Lo sparo de* mortari si fece sentire si nel par- 
tirsi dalla chiesa collegiata le sacre arche, come nel suo arrivo 
alla chiesa di S. Domenica, e prosegul di tanto in tanto nel tempo 
delle sacre funzioni. V*intervenne numeroso cloro e gran foUa di 
gente, concorsa dai paesi anche lontani. L*altare maggiore non 
poteva essere piu bello e piu ricco d*argenti, ecc. 



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DOCU/AENTI INEDITI 



Pbriodico SocibtA Storica Comknsb (Vol. XIII). 18 



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LIVELLO DI DUE CASE FEUDALI 

PRESSO IL VESCOVADO 



Le continue guerre che furono in Como dai 1402 al 1416, 
e le maledettissinie discordie insorte fra i cittadini, attizzate 
dalle rivali e potenti fazioni dei Vitani e Rusconi, avevano 
stremata la cittA di ricchezze e di forze, avvilita e privata di 
buona parte del suo bello e ferace territorio e ridotta inflne 
a intera obbedienza dei Signori di Milano. 

Gli ediflzii, sia privati sia pubblici, erano tutti una ro- 
vina, e anche molte case della Mensa vescovile distrutte quasi 
dalle fondamonta, rimanevano abbandonate, e, tra le altre, due 
con botteghe (cum stationibus duabus) poste nella parrocchia 
di S. Giacomo, vicine all' episcopio, coiiterminanti alP oriente 
colla torre del vescovado suddetto, ed a sera colla strada 
pubblica. Di quelle due case non rimaneva nel 1422 che le 
fondamenta {basitia) e qualche parte di muro. 

Non potendo la Mensa episcopale di presente far le spese 
necessarie al ripristino di tanti ediflzii maiconci od atterrali, 
convenne, per questi due, con Andreolo da Rippa flglio di 
maestro Martino, perito nell'arte di murare {expe7'tus in talibus 



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256 DOCUMENTI INEDITI 



opeHbus)y cedendoglieli a livello pel canone di lire dodici ter- 
zole aU'aiino, ed obbligando costui al riattamento ed alla 
riediflcazione dei medesimi, con patto che non sorgessero piu 
alti di quel che erano prima, e che sarebbero al conduttore 
rifuse le spese ove il livello dovesse cessare dopo Taimo ottavo. 

II contratto viene steso in nome di Francesco Bossi mila- 
nese, gik referendario di papa Martino V nella curia romana 
e dai 1420 al 1435 vescovo di Como. 

Rappresentante e procuratore del vescovo e Francino Bossi, 
vicario gcnerale e arciprete della cattedrale, parente stretto 
del vescovo, ma in qual grado riesce ancora oscuro. Fu questi 
prelato di molta dottrina e pari al suo carico; innanzi a lui 
lu agitata una lite tra Tabate Beltrarao e i raonaci di S. Abondio 
co' frati di S. Maria Maddalena della Colorabetta, ai 17 di 
luglio del 1424, che fu poi decisa in favore di S. Abondio. 

Testimoni del presente contratto furono un Antonio Bossi, 
prevosto di Arzago diocesi di Milano, altro parente del ve- 
scovo, Antonio Raimondi e Donato Della Torre di Rezzonico, 
tutti abitanti in Como. 

L'atto e rogato da Baldassare da Rippa flglio del fu Al- 
berto e trascritto da Gio. Battista da Fontanella figlio di 
Turcolo, ambedue pubblici notai di Como e scribi della curia 
vescovile. 

La pergamena si conserva presso di me. 



MoNTi Santo. 



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DOCUMENTI INEDITI 



In nomine domini aroen. Anno a nativitate eiusdem millosimo 
quadringentesimo secundo, indictione quintadecima, die veneris 
sextodecimo mensis januarij. Cuni ecclesia episcopalis cumana 
habeat basitia guasta et derrupata propter guerras ct incendia que 
heu pro dolor tanto viguerunt terapore in civitate et episcopatu 
Cumarum inter que sint et habeat dicta ecclesia duo basitia der- 
rupata simul se tenentia super quibus solebant esse domus cum 
stationibus duabus et suis hedifitijs nunc derrupati propter guerras 
suprascriptas jacentia in civitate Cumarum prope doraura episco- 
palera in parochia sancti Jacobi quorum unum selebat teneri ad 
fictum ab ecclesia episcopali suprascripta per heredes quondam ser 
Johannoli de Fenegrate et aliud tenebatur ad fictum per Comolum 
de Rechis (<) sive per eius heredes quibus duobus basitijs simul se 
tenentibus choeret a mane in parte turris domus episcopalis et in 
parte tenetur ab ecclesia episcopali suprascripta per ser Petrum 
de Carate a meridie dicte ecclesie episcopalis que tenetur ad fictum 
ab ecclesia suprascripta per suprascriptum ser Petrum de Carate, 
a sera strata publica a nullora feudum dicte ecclesie quod reco- 
gnoschunt heredes dicti quondam Comoli de Rechis. Salvo si alie 
vel aliter reperirentur choerentie que semper stetur veritati et in 
hoc instrumento intelligantur vere et juste esse apposite et deducte. 
Fuerunt dicta basitia ad tantam ruynam deducta paucis ex parie- 
tibus murorura seu aliquibus earum cura solo seu solis ipsorum 
basitiorum pluribus annis elapsis ut sunt de presenti quod nulla- 
tenus potuit neque potest aliqualiter in eis ncc altero eorum habi- 
tari et ex eis dicta ecclesia aliquid gaudere non potuit a dicta 



(1) Si noti la famigUa dei Rscchi, da cui uscirono i nostri celebri pittori. 



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258 DOCUMENTI INEDITI 



ruyna citra neque potest nisi de novo rehedificentur et reparentur 
bonaque hedifitia melioramenta et reaptationes super eis flant et 
constituantur. Ad que hediffltia et reparationes necessarias dicta 
episcopalis ecclesia alijs diversis oneribus agravata intendere non 
possit de presenti. Cumque Andriolus de Rippa filius quondam 
magistri Martini expertus in talibus operibus se obtulerit ad 
huiusmodi hedifitia et reaptationes utilia et necessarias super dictis 
basitijs cum pactis retentionibus et ficto inferius deciaratis faciendo. 
Idcircho venerabilis et circumspectus vir dominus Francinus de 
Bossis archipresbiter cumanus jurisperitus ac reverendi in Christo 
patris domini domini Francisci dey et apostolice sedis gratia episcopi 
cumani et comittis et eius ecclesie episcopalis curoaue vicarius 
generalis ac procurator et ad infrascripta et alia potestatem et 
auctoritatem habens ut constat instrumento vicariatus et procure 
tradito per me notarium infrascriptum anno domini emisso mil- 
lesimo quadringentesimo vigesimo indictione tertiadecima die lune 
sexto mensis maij. Gonsiderans quod nisi dicta basitia reaptentur 
et de novo rehedificentur predicta ecclesia episcopalis cumana ex 
eis nichil percipiet et exinde detrimentum patietur et ipsorum 
reparationes etiam ultra fictum infrascriptum redundabunt in 
utilitatem ecclesie suprascripte volensque quantum raelius potest 
et utilius super premissis de opportuno remedio providere. Tenore 
presentis instrumen ti omnique modo jure via et forma quibus melius 
potuit et potest procuratorio nomine prefati domini episcopi et 
ecclesie episcopalis predicte investivit et investit jure et nomine 
locationis ad fictum faciendum cum pactis et retentionibus infra- 
scriptissuprascriptum Andriolum de Rippa filium quondam magistri 
Martini presentem stipulantem et recipientem quem Andriolum 
prefatus dominus vicarius et reperit et reperijt pre ceteris volentem 
dicte ecclesie meliorem super hijs facere conditionem (9- Et nomi- 
native de suprascriptis duobus basitijs nunc derrupatis ut supra 
suprascriptis choerentiis jacentibus apud domum episcopalem su- 
prascriptam et hoc cum suis juribus pertinentibus et spectantibus 
dicte ecclesie episcopali dictaque basitia superius declarata cum 
suis juribus et pertinentiis et cum pactis et conventionibus infra- 



(1) Qui abbiamo una specie di asta pubblica e la deliberazione al miglior ofTerente. 



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DOCUMENTI INEDETI 259 



scriptis eidem Andriolo presenti et acceptanti acstipulanti concessit 
et concedit nomine procuratorio prefati domini episcopi et ecclesie 
episcopalis cumane tenoro presentis jnstrumenti. Et hoc hic ad 
festum sancti Martini proxime futurum et deinde in antea ad annos 
octo proxime sequuturos et deinde in antea ad voluntatem partiura. 
Itaque predictus Andriolus conductor habeat teneat gaudeat et 
possideat cum pactis infrascriptis dicta basitia supra locata cum 
juribus et pertinentijs et de illis faciat et facere possit quidquid 
voluerit meliorando taraen et non peyorando absque contradictiono 
prefati domini episcopi suorumquo successorura vel alterius persone 
proprietatem vero quorura basitiorum supra locatorum prefatus 
dominus vicarius et procurator et nomine procuratorio quo supra 
promisitet convenitsoleropniter per stipulationem obligando oronia 
prefati domini episcopi et ecclesie episcopalis cumane bona pignori 
presentia et futura suprascripto Andriolo de Rippa presenti et 
stipulanti ei et suis heredibus vel habenti vel habentibus causam 
ab eo deffendere et guarentare ab orani persona, comuni, colegio, 
capitulo et universitate durante locatione omnibus prefati domini 
episcopi et ecclesie episcopalis cumane propriis expensis dampnis 
et interesse tantum et sine dampnis expensis et interesso dicti 
Andrioli suorumque successorum vel alterius persone in penna et 
sub penna totius dampni et interesse omniumque expensarum so- 
lempni stipulatione premissa et deducta. Et pro ficto vero et red- 
ditu predictorum duorum basitiorum supra locatorum cum suis 
juribus et pertinentijs suprascriptus Andriolus conductor promisit 
et convenit solempniter per stipulationem obligando se et omnia 
bona pignori presentia et futura suprascripto domino Francino 
presenti et nomine quo supra stipulanti et recipienti dare et sol- 
vere prefato domino episcopo vel eius nuntio procuratori aut 
successori in festo Sancti Martini proxime fictum libras duodecim 
terciolorum et totidem omni anno in simili termino donec tenuerit 
basitia suprascripta cum omnibus expensis dampnis et interesse et 
ceteris accessionibus que inde fient current et patientur per pre- 
fatum dominum episcopum cumanum pro predicto flcto consequendo 
post terminum. Et hoc in bonis denarijs numeratis tantum et non 
in cartis notis vel nominibus debitorum comunis Cumarum nec in 
aliqua alia re contra voluntatem prefati domini episcopi aut eius 



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260 DOCUMENTI INEDITI 



successoris vel procuratoris. Sub pacto capiendi videlicet quod pro 
predictis omnibus et singulis liceat et licitum sit suprascripto do- 
mino episcopo aut eius successori vel procuratori ubique poat 
quemlibet terminum predictum Andriolum de Rippa conductorem 
realiter convenire et personaliter capere et detinere et in carce- 
ribus includere ponere et tenere et de eius bonis et rebus ubique 
accipere predari, saxire, conteslare et robare, et insolutum retinere 
omnique suprascripta auctoritate sive auctoritate Judicis et impune 
usque ad plenam et integram solutionem et satisfactionem pre- 
dictorum omnium et singulorum. Renunciante in predictis omnibus 
statutis conscilijs provisionibus legibus juribus consuetudinibus et 
ordinamentis comunis Cumarum et cuiuslibet alterius comunis 
factis yel faciendis in contrarium, et benefitio cessionis bonorum 
suorum et privilegio sui fori et generaliter omni alteri juri legum 
sanxioni quibu8 se thueri possit et omni exceptione et alegatione 
in contrarium remota. Talibus pactis specialibus ibidem in prin- 
cipio medio et fine huius contractus espresse habiti^ et conventis 
inter prefatum dominum vicarium et procuratorem dicto nomino 
ex una parte et predictum Andriolum ex altera parte. Videlicet 
quod predictus Andriolus conductor possit et valeat ac liceat et 
licitum sit eidem ad suum libitum et arbitrium et voluntatem 
construere seu reparari fieri rehedificari et de novo construi facere 
cum infrascripta tamen conditione inferius declarata et in ipsis 
rehediflcationibus reparationibus seu novis hediffltijs et alijs me- 
lioramentis sic fiendis expendere de suis denarijs usque ad quam- 
cumque pecunie quantitatem prout eidem Andriolo placuerit utili- 
tati tamen vel necessarie. Ita tamen et cum hac conditione quod 
non possit idem Andriolus nec illi liceat ipsa basitia nec alterum 
eorum elevare seu aliqua hedificia super eis vel altero eorum 
facere altius ultra solitum et nixi prout alia ante guerram su- 
prascriptam elevata fuerant in altitudine et hoc sine speciali licentia 
prefati domini episcopi vel eius successoris aut procuratoris. Ad 
quas expensas modo quo supra flendas prefatus dominus vicarius 
et procurator dicto procuratorio nomine predicto Andriolo supra- 
scripto licentiam auctoritatem et potestatem ex nunc concessit et 
tenore presentis jnstrumenti concedit De quibus expensis factis 
per ipsum Andriolum cum facte fuerint stetur et stari debeat per 



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DOCUMENTI INEDITI • 201 



ambas partes taxationi et extimatloni duorum bonorum virorura 
eligendorum unius videlizet per partera dicti domini episcopi 
alterius per partem dicti conductoris vel saltera unius coraunis 
amici per partes eligendi. Et quod prefatus dominus episcopus 
vel eius nuncius vel successor non possit nec valeat predictum 
Andriolam nec heredes ipsius aut actionem habentes ab eo aroovere 
a locatione predictaet possessione predictorum neque fictum aliquod 
augere nec res ut supra locatas alteri persone locare nec in se 
retinere aut auferre ipsi conductori nec aliquid in huiusmodi 
locatione ac in et super pactis in predictum seu contra voluntatem 
predicti Andrioli vel eius heredum ct successorum seu hactionem 
habentium ab eo inovare aut imutare etiam finito tempore supra- 
scripto doncc seu nisi per prefatum dominum episcopum vel eius 
successorem fuerint prius ipsi Andriolo vel eius heredibus vel 
actionem habentibus ab eo integre restitute et resarcite producte 
omnes expense sic facte seu que fieri contingerit ut supra per 
ipsum conductorem in et super predictis utilitatem vel necessarle 
et que ut premittitur taxate fuerunt et existimate ut supra et quod 
3xinde pro predictis expensis predictus Andriolus suique successores 
vel actionem habentes ab eo habeat et habeant retensionem super 
predictis omnibus et singulis et liberum arbitrium ac potestatem 
predicta basitia 6t utrumque eorum atque hedifilia et melioramenta 
suprascripta cura facta fuerint ut supra retinendi et possidendi 
usque qu6 sibi fuorit plene et integre solutum et satisfactum de 
predictis expensis et nichilominus dictus investilus et similiter 
successores teneantur ad prestationem ficti suprascripti annuatim 
ad terminum suprascriptum. Quasquidem expensas factas et taxatas 
ut supra prefatus dominus vicarius et procurator dicto procura- 
torio nomine promixit et convenit solempniter pro stipulatore 
obligando bmnia prefati domini episcopi et ecclesie episcopalis 
cumane bona pignori presentia et futura suprascripto Andriolo 
stipulantl ei vel eius heredibus aut successoribus vel actionem 
habentibus ab eo reddere resarcire et restitucre in casu quo pre- 
fatus dominus episcopus vel eius successor aut procurator predicta 
basitia cum melioramentis finito tempore suprascripte locationis in 
se retinere vellet vel alteri locare aut aliter a predictis disponere 
ipsumque conductorem vel eius successores repetere ct eximmari 



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26-> * DOCUMKNTI INEDITI 



a predictis in bonis denarijs numeratis tantum, in penna et sub 
penna totius dampni et interesse earam ezpensarum solempni sti-* 
pulatione promissa et deducta renunciaute in predictis nomine quo 
supra omnibus statutis conscilijs ordinamentis decretis decretalibus 
constitutionibus apostolice sedis vel legatorum metropolitaais et 
sinodalibus et omnibus juribus ac auxiIio in contrarium dispo- 
nentibus etiain tali pacto ibidem cxpresso ut superius habito et 
contento inter predictos contrahentes videlizet quod si dictus An- 
driolus vel eius successores in predictis cessaverit vel cessaverint 
per biennium in solvendo integre fictum suprascriptum ecclesie 
episcopali suprascripte quod eo casu cadat seu cadant et cecidisse 
inteliigantur a jure presentis investiture et ab omnibns meliora- 
mentis factis in et super predictis rebus supra locatis. Submittens 
se dielus conductor pro preroissis omnibus etsingulis jurisdictioni 
prefati domini episcopi et eius curieet insuper juravit corporaliter 
ad sancta dei evangelia manu taclis scripturis de non contrave- 
nendo premissis aliqua ratione vel occaxione, de quibus omnibus 
et singulis prefatus dominus vicarius et procurator mandavit 
dictusque conductor rogavit per me notarium infrascriptum conflci 
pubblicum instrumentum. 

Actum Cumis in episcopali domo presentibus ibi pro testibus 
domino Antonio de Bossis preposito ecclesie de Arzago mediola- 
nensis diocesis Antonio de Raymondis filio quodam domini Donati 
et Aliolo de la Turre de Rizonicho filio quondam ser Jacobi om- 
nibus habitantibus civitatis Cumarum notisque et ydoneis ad pre- 
missa vocatis specialiter et rogatis. 

(S. T.) Ego Baldessar de Rippa filius quondam domini Albcrti 
publicus imperiali auctoritate notarius cumanus et seriba prefati 
vicarii procuratoris et domini domini Episcopi et cives cumanus 
hoc publicum jnstrumentum investiture cum pactis et conventio- 
nibus suprascriptis ac omnium premissorum rogatus tradidi et 
scribi feci per notarium infrascriptum in hanc publicam formam 
et hic me subscripsi in testimonium premissorum. 

(S. T.) Ego lohannes Baptista de Fontanela notarius cumanus 
filius ser Turcholi hoc instrumentum investiture premissorumque 
omnium et singulorum rogatu suprascripti ser Baldassaris de Rippa 
notarij ut supra scripsi et me subscripsi. 



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PROIBIZIONE 

fatta dalle Tre Leghe Grigie al vescovo di Vercelli 

Francesco Bonomo, visitatore apostolico della diocesi 

di Como, di occuparsi dellc cose ecclesiastiche della 

Vallellina e dei conladi di Bormio e Chiavenna. 



Ai 4 di giugno del 1578, come attesta il parroco Tarilli, 
con tempo raneo (manoscritto che si conserva nell'archivio par- 
rocchiale di Comano nel Canton Ticino), entrava in Como, 
preceduto dair universale desidericr, monsignor Francesco Bo- 
nomo, vescovo di Vercelli e delegato da papa Gregorio XIII 
alla visita della nostra diocesi. 

Questi, visitandola per un anno intero, percorse pur anco 
i baliaggi svizzeri, ricercando le chiese, parrocchie e luoghi 
pii, ascoltando i richiami e le informazioni di ognuno, am- 
monendo, pregando, riprendendo, minacciando, quando tiitti, 
quando i particolari, ed in pubblico ed in privato, giudicando 
le controversie sommariamente, le lunghe e complicate ripor- 
tando al tribunale del vescovo. 

Si rec6 il Bonomo, fin dai bel principio della sua visita, 
in Valtellina, e si spinse anche a Bormio; ma con nessun altro 
frutto che di vederne dalle sue parole consolati quei buoni 
cattolici, e col dolore di vederneli in appresso per cagion sua 



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2C4 DOCUMENTI INEDITI 



tirannicaniente perseguitati (*). Poich6, pervenuta alle Leghe 
Grigie Ia nuova degli accoglimenti fatti al visitatore apostolico, 
fu immediataraente spedita lettera di rimprovero al governa- 
tore Giovanni Travers, ammonendolo che si guardasse ben 
bene dai permettere al vescovo qualsiasi atto pubblico o 
privato di ecclesiastica giurisdizione, ordinandogli lo facesse 
sorvegliare, ne spiasse ogni passo e riferisse il tutto alle Leghe, 
sotto pena della loro indignazione e d'essere privato ipso facto 
d'ogni onore e del governo della Valle. 

Trascorrcvano anche a minaccie di carcere contro il dele- 
gato apostolico, manifestando il fermo proposito di compor- 
tarsi con lui cosl come in Roma i cattolici si comportavano 
contro i loro evangelici predicatori (novatori), che, per sorpresa, 
catturati anche nei hmiti della Grigia giurisdizione, venivano 
poi strascinati in quella citt5, per esscrvi acerbamente puniti. 

Questa lettera - diretta dai Comraissari delle Tre Leghe 
radunati pei comizi in Coira, al governatore Travers il 2 di 
agosto 1578, non trascorsi ancora due mesi da che il Bonomo 
era nella nostra diocesi - tradotta dai tedesco in latino, si 
conservaneirarchivio della Curia vescovile di Como, ed io -or 
sono alcuni anni - ne ho tratta copia, ed ora la pubblico, 
perche mi pare di non poca importanza per la retta intelligenza 
delle controversie religiose che afflissero in queirepoca la 
Valtellina, e che ebbero piii tardi il loro sanguinoso epilogo 
nella prigionia e martirio deir arciprete di Sondrio Nicolo 
Rusca e nel Sacro Macello. 

MoNTi Santo. 



(1> Furono poi espressamentc deputati aleiini commissart a castigare la Valle per 
que8to fallo, e cosl6 ad essa non piccola sopiiua in contanti ; nel che trovo che si com- 
posero, sotto il 4 d'aprile del 1379, a1c*une coniunit& coi loro pievani (vedasl anche su di ci6 
l'Alberti: Antichitdi di Borniio, pag. 30 e 31 edizione di questd Societik Storica, peri' Osti- 
nelU, 1890). 



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DOCUMENTI INEDITI 265 



YHS 

Nostram prorsus humaDam salutationem, cum oblatione simul 
omnis honoris, dilectionis et boni. Nobilis valide presertim fidelis, 
dilecte Gubornator Traverse. A personis fide dignis, tam scriptis 
quam oretenus informati sumus Episcopum Vercellensem sub pro- 
fectioDis pretextu ad Thermas Burmienses (fortassis ex Pape man- 
dato), Univerae Vulturene Ecclesias, absque uUa nostra gratia, pre- 
sentia, atque concessione visitare, seu reformare aggredi ausum, 
nequ6 non scire possumus, calamo, no quidquid infiKum sit, vel 
alique ad manus occulte sint actiones seu practice, cum nec Vos 
Gubernator noster, nec ceteri offltiales quidquid ad nos scribatis. 
cuiusquidem rei haud parum Nos piget» cum jam ipse Episcopus 
initium Burmii dare voluerit, quod tamen ab ipso pretore illiusce 
loci sedulis edictis ac mandatis vetitum. Quapropter ad vitandas 
multas inquietudines, controversias, ms^nasque differentias que sive 
oriri possent Vobis etcum reliquis nostris ofBtialibus in Volturena, 
Gomitatu Glavenensi, et Burmij precipimus atque mandamus sub 
pena indignationis Nostre, et ammisslonis Cinguli ac offltiorum 
vestrorum, ut prefatum Episcopum hoc agere pati nolitis, nec vero 
sinatis, quo Respublica nostra tales ob causas (prout etiam alias 
evenit) in dissidium ad discordiam minime constituatur, libero 
quoque ipsi Episcopo dicentos, quod si ab hoc suo opinato propo- 
sito desistere noUct, illum captum in vinculis ducerecoacti erimus, 
et cum eo, modis omnibus ac formis agere» quemadmodum ipsi 
Rome cum nostris fidclibusdilectisconcionatoribus, beate memorie 
fecerunt, quos ipsi intra limites, nostraque confinia vinctos cepe- 
runt, et a quo quidem libentius declinare vellemus. Quantum atque 
ad eius sanationem, seu balnca attinet, dummodo nil aliud sive 
occulte, sive publice, pre mauibus capiat, omncm illi civilitatem 
et honorem, quantum Vobis potis est demonstrate. In reliquis vero 



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266 DOCUMENTI INEDITI 



causis Reipublice ac Regioni nostre spectantibus fldelem inspectorem 
habetote. Et si que talia amplius aut alia acciderent de his quam 
primum Nos certiores reddatis quo decenter illisprovidere valeamus. 
Et ita debitum vestrum, Nobis atqae complacentia faciatis, Yos 
interim Domino Deo comendantes. Date, etc., nostrorum fidelium 
dilectorum confederatorum Civitate Curie proprio secreto sigillo, 
nostri omnium nomine obsignatO: 2^ Mensis Augusti Anno Do- 
mini 1578. ^ 

(omnium Trium Rhetorum Federum 
Missi, Senatores, et Oratores huiusce 
temporls Curie ad Comitia congregati). 

A tergo: 

Nobili Valido Joanni Traversio 
nostro fideli dilecto Gubernatori 
nostre Volturene. 

Sondrium. 

NOTA. 

n TatU a tutta prima pare avesse avuta fra ie mani questa lettera, perchd neUa 
m Deca de' suoi Annali Sacri, ecc, pag. 688, n. 160, adopera £rasi che sembrano quasi 
ia traduzione letterale di alcuni periodi in essa contenuti. Ma da un minuto esame ho 
dovuto coavincermi del contrario. Scrive ctie la lettera fu spedita prima clie il Bonomo 
si trasferisse a Bormio, mentre invcce, dai contesto della medesima, risiilta che giA da 
alcuu tempo ii vescovo dimorava lassii, e appunto per ci6 i Grigioni si doievano col 
Travers di non esserne stati informali. La dice scritta nel 1579, non spe^ificandone il 
giorno e il mese, anzi, al principio di tal anno rimanda la venuta fra noi del visitatore 
apostolico; qiiest' ultimo errore lo copia dai iibro V capitolo Xn della Vita di S. Carlo 
Borromeo di Gio. Pietro Giussano ; quanto al rcsto, (i nostro documento porta la data 
del 2 agosto 1578, e il contemporaneo TariUi parroco di Comano, come si ^ detto, con- 
ferma la presenza del vescovo nella diocesi di Como pel 4 di giugno di detto anno. 
Da tutto cio ^ chiaro che il nostro storico non vide il documento ; certo per6 n' ebbe 
sentore, ma poco s^rupoloso, come di solito, cadde nelle sopradctte inesattezze. Ci6 ne 
conferma sempre piu l'autenticit^, prescindendo anehe dai fatto che la traduzione latlna, 
eseguita sull' orlginale tcdes?o, d tracciata con caratteri indubbiamente della flne del 
secolo XVI. 



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DUE PERGAMENE 

riferentisi Tuna ai nobili Mandello feudatarii impe- 

riali e poi conti di Maccagno, l'altra al ramo della 

medesima famiglia, conti di Caorso Piacentino 

e di Peceto Pavese. 



Nel mio lavoretto / Balbiano conti di Chiavenna, inse- 
rito in questo volume, ho pubblicato una pergamena del 1402 
(pag. 120, nota), coUa quale Caterina Visconti, duchessa di 
Milano, per la sorama di ottoraila fiorini d' oro, investiva, a 
titolo di pegno, del feudo di Peceto in diocesi di Pavia un 
Ottone, detto aneh e Ottorino Mandello, figlio di Pietro, col 
diritto pero di ricupero del feudo in caso di eseguita restitu- 
zione del denaro. 

Fu questi l'avo paterno di Ottone il Gvandey conte di 
Caorso, di cui diremo in seguito. 

Due altre pergamcnc io possiedo riferentisi alla famiglia 
Mandello; Tuna anteriore e l'altra posteriore alla gii pubbli- 
cata; n6 mi par fuor di proposito, per la loro speciale impor- 
tanza, renderle di pubblica ragione. 

La prima e nientemeno che un diploma imperiale di Ro- 
dolfo, giA conte di Habspurch, signore di buona parte dell'Al- 
sazia, duca d'Austria e di Stiria, principe di tutte le virtu 



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268 DOCUMENTI INEDITI 



ornato e progenitore della augusta Casa d'Austria, promosso 
a re dei Romani, non dai soli sette elettori, ma dalla maggior 
parte dei principi tedeschi, che vedevano in lui Tuomo adatto 
a restaurare il sacro romano impero, ch'era gik da un secolo 
caduto neU'anarchia e quasi dei tutto esautoralo. 

II diploma 6 dei 1289, e in esso si riporta integralmente 
un altro diploma dei 1212 deir imperatore Ottone IV, figliuolo 
dei gik duca di Sassonia e di Baviera Arrigo Leone e di Ma- 
tilde sorella di Riccardo re d' Inghilterra, eletto re dei Romani 
e coronato in Aquisgrana nel 1198, e imperatore ai 27 di set- 
tembre, o come vogliono altri ai 4 di ottobre dei 1209, in Roma 
dai ponteflce Innocenzo 111, col quale ebbe poi inflniti contrasti 
e contese. 

Con questo diploma l' imperatore Ottone concede in feudo 
ad Alberto Mandello, insieme con Galino d'Agliate, le terre di 
Fornovo e di Mozzanica, presso il fiume Serio, come gia prima 
avevale godiite il vescovo di Cremona, il castello e la terra 
di Villanterio {Villa Lanterii) e il casale di Gudo Antebiago, 
con tutto cio che in quei luoghi e in tutto il Milanese possedeva 
il monastero di S. Pietro in Cielo d' Oro di Pavia. 

Pare pero che tale concessione per allora non sortisse il 
suo effetto, e per ci6 la necessiti dei secondo diploma di 
Rodolfo re dei Romani, confermante agli eredi di Alberto 
Mandello e di Galino d'Agliate le concessioni dell' imperatore 
Ottone IV. 

Alberto, figlio di Anselmo Mandello, fu podestA e capitano 
generaledei Genovesi nel 1198, e riporto diverse vittorie contro 
i ribelli collegati ai Pisani (Giustiniani Agostino, Annali di 
Genova - Foglietta Uberto, Storia Genovese). Invece dei soliti 
consoli o d'un podest^, creavansi in Milano, nel 1201, tre 
podestci, che furono: Drudo Marcellino per la parte politica 
della Credenza; Raincrio Cotta per quella della Motta, e il 
nostro Alberto Mandello pei nobili; i quali, a fine di opporsi 
con maggior succcsso ai plebei, istituirono appunto in questo 
anno la societa dei Gagliardi (Flamma Galv., Clwonicon 



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DOCUMENTI INEDITI 269 



majus, editum ab Antonio Ceruti in Miscellanea di Storia 
Itcdiana, Torino, 1869, tom. VII, pag. 478). AUa testa de' suoi* 
concittadini, associati ai Piacentini contro i Vigevanaschi ed i 
Pavesi, Alberto occup6 Vigevano e costrinse i consoli di Pavia 
a giurare fedelt4 a Milano. 

Nel 1203 e nel 1204 reggeva Padova, e nel 1212 era pre- 
tore a Firenze, e fu allora che insieme a Galino ebbe dalP im- 
peratore il sunnominato diploma, non ai 15 di novembre, come 
vuole alcuno, ma ai 18 di ottobre, come si legge nella mia carta 
(Dt^ Xr A'aZ. iVbt?.). Campo vecchissimo. Nel 1220 fu podesta di 
Firenze, e nel 1226 rettore per la nobilti milanese della Lega 
di Lombardia, della Marca e della Romagna contro l'impe- 
ratore Federico II. 

La seconda pergamena 6 del 22 di marzo del 1450. Con 
essa Francesco Sforza, neo-eletto duca di Milano, in compenso 
dei servigi prestatigli da Ottone Mandello, flglio di Raffaele, 
erige per lui in vero e proprio comitaio (contado) col diritto 
del mero e misto impero, diverse terre e castelli situati nelle 
diocesi di Alessandria, Cremona e Pavia, e gli concede il diritto 
di portare lo stemma fregiato della corona comitale, avente 
nel campo azzurro un candido pellicano, che col becco si ferisce 
il seno e del grondante sangue nutre tre suoi teneri nati, piii 
un'aquila nera in un circolo a raggi d'oro. Lo stemma, che fu 
poi quello dei conti di Caorso nel Piacentino, diverso da quello 
dei conti di Maccagno, che ha nel campo tre leopardi, 6 
riprodotto nella pergamena in flnissima miniatura, e conserva 
ancora oggigiorno tutta la freschezza de' varii colori, sicch6 
par dipinto ieri. 

Questo pttone Mandello dei conti di Caorso fu detto anche 
Ottone il grande. - Spento nel 1447 Filippo, ultimo dei Visconti, 
sed6 le rivoluzioni insorte nel Pavese e nelPAlessandrino, e con- 
chiuse nel 1449 pace ed alleanza con Francesco Sforza conte 
di Pavia e signore di Cremona. In premio di tali servizii, 
pervenuto questi, nel 1450, alla signoria di Milano, segreg6 il 
castello di Caorso {Caursium) dalla cittA di Piacenza, e ne 

Pbriodico SocibtA Storica Comensb (Vol. \lll). 19 



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270 DOCUMENTI INEDITI 



sanci per due parti l' infeudazione a lui ed a' suoi eredi 
masehi e legittimi, con ogni giurisdizione gladii potestate el 
regalium (Menocchio, Cons,, 759 e 1098). . 

Ottone frui inoltre dei feudi di Rivarone e Rivellino {Re- 
velinum)y ch'egli aveva occupati coU'armi, non che del privi- 
legio acquistato colla patente 27 raaggio 1451, di poter correre 
per lo S tato di Milano con dieci cavalli, senza essere assog- 
gettato a dazi e gabelle. Salve le ragioni dello zio Tobia, ebbe 
ancora col presente diploma e con altro in data 2:3 novem- 
bre 1451, l'investitura dei feudi di Revellino sopraddetto, di 
Peceto {Pecetum\ Piovera (Piopere) e La Motta Visconti (La 
Motta) in diocesi di Pavia, di Caorso e di Roncarolo [Ronca' 
rolum) in diocesi di Piacenza, di Pavone (Pavonum) in diocesi 
di Alessandria. 

QuelIo di Piovera pass6 poscia, nel 1566 a don Alvaro de 
Sande, nel 1613 a Gio. Giacomo Omodei, nel 1651 al mar- 
chese Francesco Maria Balbi. Pare che Ottone, sebbene appel- 
lato U Grandey non tornassc molto gradito ai vassalli, giaccht 
nell'Archivio di Stato in Milano esistono reclami, ove parecchi 
di essi, e massime quelli di Piovera, chieggono giustizia de' 
suoi arbitrii, delle sue vessazioni. Insieme al cugino Ottorino 
Piccinino riporto, alli 24 marzo 1470, un' ulteriore conferma 
feudale, tanto per Caorso (due parti), cjuanto per Peceto (tre 
parti). Avvi un fasQicolo alle stampe col titolo: Guatum* sunt 
irwestiturce de hoc feudo Caursii in pcnllustres comites Man- 
delli (1383-1422-1450-1470). La penultima sarebbe l'investitura 
contenula nella mia pergamena. 

Ottone mori nel 1476. 

MoNTj Santo. 



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DOCUMENTI INEDITI 271 



(1289). 

Rudolfus Dei gratia Romanorum Rex semper Augustus Uni- 
versis Sacrl Romani Imperii fidelibus presentes litteras inspecturis 
gratiam suam et omne bonum. 

Imperialis excellentie dignitas tunc vere laudis titulis subli- 
matur et eminenti decore prefulget cum fidelium suorum devo- 
tionem deineritari attendit et eis de sua liberalitate confirmat que 
a suis progeDitoribus sibi juste coUata viderini Cam in observandis 
beneficils non minus quam in largiendis laus imperialis dignitatis 
accrescatur, nam dum erga fideles suos Regalis benignitatis cla- 
ritas elucescit et demonstratur gratis efiectibus opera largitatis 
tunc subditi in constantiam devotionis et fldei ferventius accen- 
duntur, et ad obsequendum Regie digoitati se offerunt promptiores, 
Noverint igitur presentis etatis homiues et future quod Nos pre- 
miare fidelitatis et devotionis constantiam attendentes quibus No- 
biles viri bone memorie Albertus de Mandello et Galinus de Aliato 
Mediolanensibus erga nos et Sacrum Romanum Imperium semper 
stabiles prestaverunt, et adhuc filij et heredes ipsorum non desi- 
nunt permanere consuete pietatis oculis favorabiliter intuentes, 
filijs et heredibus eorumque successoribus et ex ipsis descenden- 
tibus predictorum videlizet Alberti et Galini infrascriptum privi- 
legium et gratias jurisdictiones et libertates et honores in eo com- 
prohensas visum et hostensum coram nostra Regia Maiestate tra- 
ditum et indultum per predecessorem nostrum dive memorie Otto- 
nem quartum inclitum quondam Romanorum Imperatorem sui 
sigi 1 11 munimine roboratum, tenor cuius talis est. 

In nomine sancte et individuo trinitatis e]usque gratia Otto 
quartus Romanorum Impcrator et semper Augustus. Attendentes 
magna et gratu servicia que dilecti et fideles nostri viri Nobiles 



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272 DOCUMENTI INEDITI 



Albertus de Mandallo et Galinus de Aliato Mediolanensibas Nobis 
et Imperio fideliter exhibueruQt et singulis diebus ezhibere non 
ommittuDt, de proprio motu nostro concedimus et jure feudi in 
perpetuam donamus et largimur eis Castra et Villas et Loca et 
Curias Fornovi et Mozanege (*) per omnia sicut Episcopus Cremo- 
nensis vel quilibet alius a Nobis et ab Imperio tenebat vel aliquo allo 
titulo. Item donamus et concedimus predictis A. et G. Gastrum et 
Curiam que dicitur Villa Lanterij (>) et totum illud quod monasterium 
8. Petri i n Celo aureo de Papia tenet et possidet in predicto Castro 
et loco ville Lanterij et eius territorio, et generaliter quecuraque 
castra vel villas vel terras sive curias predictum Monasterium 
habere et tenere videtur per totam jurlsdictionem Mediolanensem 
et specialiter locum Gudi Antebiagij (3) cum omnibus terris cultis 
et incultis pasculis et (impasculis?) aquis molendinis venatoribus et 
piscatoribus albergariis pedagiis choloniis et livellis cum omni 
honore et districtu et contis (sic) et cum omni plena jurisdicfione 
ipsisCastris Locis et Villis et Curiis pertinentibus. Statuentes et nostra 
Imperiali nuctoritate procipientes ut nullum Commune nulla potestas 
nullus consularius nulla denique persona alta vel humilis, eccle- 
siastica vel secularis contra hanc nostro concessionis et donationis 
paginam contravenire presumat. Quod qui fecerit nostre Imperialis 
Maiestatis offensam et propterea penam mille marcharum argenti 
noverit se incursurum dimidiam partem Camere nostre et aliam 
partem iniuriam passis in hac nostra concessione redditurum. Ut 
autem hec nostra donatio et concessio rata sit et in futurum in- 
temerata permaneat presens privilegium bulla nostra iussimus com- 
muniri. Hii sunt testes Albertus dux Saxonie Bertholdus Zarning 
Franchus Marchio de Baden Burtkardus Comes de Homberg(*) War- 



(1) Fornooo. ViUa e comunc dcUa Lombardia (Bergamo), distrotto XIi Treviglio, a 
27 k. Sud da Bergamo, nella Gerra d'Adda, alla destra dcl Scrio. - Mozzanica. ViUa e 
comunc dcUa T^ombardia (Bcrgamo\ distrctto X Romano, a 30 k. Sud da Bergamo, alla 
destra del Serio. 

(2) VUlanterio. Villaggio e comune della Lombardia (Pavia), dlslrctto IV Corte 
Olona, a 16 k. Est da Pavia. 

(3) Gudo Antebiago, 

(4) Homberg. CillA deU'Assia Cassel, capoluogo di circolo del distretto omonimo 
(Bassa Assia), a 35 k. da Cassell, sull'Efze ; gi& piazza forte, piii volte presa e rovinata 
durante la guerra del trent'annl. Potrebbe anche esserc Homberg ciUii dcir Assia Darm- 
stadt (Alla Assia> gov. e ad 8 k. da Kirtorf, sull* Ohm. 



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DOCUMENTI INEDITI 



273 



rnherus de Rokenbach Meynardus CJomos de Corx (*) et aliiquam 
plurimi. 

Datam per manus lohannis prepositi Werdensis domini Irope- 
ratoris familiaris. 

Signum domini Imperatoris Ottonis quarti invictissimi. 



Acta sunt hec anno Tncarnationis 
domlnice millesimo CC° duodecimo. 



Monogramma 

deir i m pera lo re 

Ollone IV. 



Apudrillige(S)XV 
Kal. Novemb. In- 
diclione pnma(3). 
Anno regni noslri 
XIIIJ Imperiivero 
quarlo. 



In omnibas et per omnia ut in dicto privilegio continetur et 
in omnibus suis clausulis et articuHs laudamus et confirmamus 
approbamus et ipsuna privilegiura rennovantes de ipso et contentis 
in eo dictorum Alberti et Galini Qlios et heredea de novo inve- 
stimus libenter et liberalitate nec non nostra clementia et ex plenitu- 
dine nostre regie potestatis ac de graiia speciali. Nulli ergo om- 
nino hominum liceat hanc paginam nostre conSrmationis renno- 
vationis concessionis et investiture infrangere velei in allquoausu 
temerario contrariare qaod qui fecerit gravem nostre Maiestatis 
ofTensam se noverit incursurum. In cuius rei testimonium presens 
privilegium exinde conscribi et Maietatis nostre sigillo iussimus 
communiri. Testes huius rei fucrunt lUustres Albertu8(*) et Rudolfus 



(1) Corx -^Kork. Citt& del Baden, capoluogo del circondario omonlmo (Medio Reno), 
a 14 k. N-N-O da OfTemburgo, sulla Kinzig. 

(2) Fillige = Fillecum = Fillek. Oppidum munUum Hungarica: Auslriaca, in confinio 
ditionis Turcicce, 5 leucis ab Agria in boream, et totidem a Cassovia in occasum, iuxta 
amnem Gaium (Boudrand, vol. I, pag. 261). 

(3) U Muratori {Annali d'Italia) nel 1212 segna Tindizione XV, in questo nostro 
diploma abbiamo Ia prima ; cid dipende dai diverso metodo di computare le indizioni, 
dai gennaio o dai seitembre. Vedasi in proposito in questo stesso volume la nota prima 
a pag. 108 del mlo lavoro : Riforme degli Statuti Coniaschi in odio ai Torriani prigionieri 
nel Caatel Baradello. 

(4) Alberlo d' Austria, primogenlto di Rodolfo re del Romani, dopo la morte del 
padre, con Venceslao re di Boemla era concorrente alla corona germanica. L'arcivescovo 
di Magonza, in cui fu rimessa la facoM di eleggere, burld l'uno e V altro con nominare 
al regno Adolfo conte di Nassau, principe giovane di etd, vecctiio per la prudenza, ma- 
gnanimo e valoroso. Sc^ondo gli autori tedesclii» Telezlone sua accadde nel primo maggio 
del 1292 ; certo d che per la festa di S. Giovannl Battista (24 giugno) di detto anno esso 
fu nominato re dei Romani in Aquisgrana. Ma non per questo Alberto si perdette d'animo: 
tird nel suo partito Venceslao re di Boemia, gitk suo competitore, Gherardo arclvescovo 
di Magonza, il duca di Sassonla e il marchese di Brandeburgo, principi, che nel 1298 



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274 DOCUMENTI INEDITI 



fratres et duces Austrie et Stirie principes et fllij nostri karissimi. 
VenerabilesRudolfus Constantiensis EpiscopusConradus abbas sancti 
Galli. Nobiles viri Ludowicns de Metingen (O, Rudolfus de Monte- 
forti (>), Heberardus de Carzenelenbergen comites et strennuus 
vir hertmannus de Baldecche (3) nec non quam plures alij testes 
fide digni. 

Signum Serenissimi Domini R. Romanorum regis invictissirai. 



Datum Moretj (*)sexto Jdus[Junij Indictlone 
secunda anno domini millesimo 00 octogesimo 
nono, regni vero nostri anno sextodecimo (s). 



Monogramma 

di Rodolfo 

re dei Romani 



cominciarono a trattare di deporrc Adolfo, Imputandolo d'inabilittk al governo del rcgno 
e che egli fosse, per la sua povertd, solamente di dannn alla rcpubbiica. Nella vigilia 
della Testa di S. Giovanni BatUsta gli eleltori di Magonza, Sassonia e Brandeburgo die- 
dero la sentenza della deposizione di Adolfo cd elcssero re il duca d'Austria e di Stiria 
Alberto. Per questo fii in armi la Germania tutta, e fli decisa la lile nel 2 di luglio del 
medesimo anno con una giornata campale Tra gli eserdti di questi due principi presso 
Vormazia, nella quale rest6 morto re Adolfo. Poscia nell'universal diela, tenuta In Fran- 
coforte nella vigilia di S. f^orenzo (9 agosto), a pieni voti fii eletto re dei Romani 11 sud- 
detto Alberto, e eoronato solennemente in Aqulsgrana nella festa di S. Barlolomeo 
(24 agosto). Fu ucciso 11 prlmo di maggio dell'anno 1308 da Giovanni figlio di suo fratcUo, 
che pretendevasl gravato da lui perehd gli negava una parte nouch^ il tutto degli Stati 
dovuti a lui per le ragioni del padre, e per ci6 lo fece assalire e trafiggere da una mano 
di slcarii mentre partivasi da Baden nel passare il fiume Orsa. 

(1) Metingen = Metzingen. Cittd del WOrteiflbergb (Selva Nera), distrelto a 24 k. 
N.-O. da Urach, sulFErnis. 

(2) MonS'Fortis. Probabilmente Montfort-Lamaury (lat. Mons-Forth-Amalrici). Co- 
inune e cittA della Francia (Scnna ed Oise), clrca a 22 k. N.-O. da Rambouillet, capoluogo 
di cantone. Antlcaniente faceva parte della Prefetlura della cosi detta Isola di Francia 
(Prtpfectura Insulct Francice) e gld soggetta all' Impero. Siccome 11 diploma ^ datato da 
Maret, parimentl neir Isola di Francia, non sembra probabile sia il Montfort del Paesi 
Bassi (il quale d'altra parte si scrive Montfoort) provincia e clrcondarlo a 13 k. S.-O. da 
Utrecht, suU'Ijssel. 

(3) Baldeche = Baldegg. Caslello della Svizzera (Luccrna), distrelto e presso Hoch- 
dorf, a 12 k. da Lucerna, sul lago omonlmo. Vl si vedono ancora le ro>ine di un antico 
castello. 

(4) Moreti = Moret. Comune e citli della Francia (Senna Mama), circond. e a 12 k. 
S.-O. da Fontainebleau, suUa Loing (lat. Lupia\ alla sua congiunzione col canale omonlmo 
e presso la riva destra della Senna. Capoluogo di cantone. jCitt^ antiea, facente giA parte 
dcU' impero e munita con fortilizio di cui non reslano che rovlne. Nell' 850 fu sede di 
un Concilio. 

(5) n Muratori {Annali d'Jtalia) nel 1289 ha il XVII anno del regno di Rodolfo, il 
nostro diploma segna 11 XVI ; cid si pu6 conciliare col supporre che l'elezlone sia av>'e- 
nuta dopo il giugno del 1273, poichd allora nel luglio 1289 avrebbe principio 11 XVII anno 
del regno di Rodolfo. - Al diploma, per numerosi cordonciui di seta gialla i appeso i I 
sigillo di cera parimentl di color giallo scuro (diametro m. 0. 10), con sopra la scritta : 
Rudolfus dei gratia Romanorum rex semper augustus • edin mezzo una figura di sovTano 
seduto in Irono colla mano destra sul fianco e coUa sinislra palleggiante un globo sor- 
montaio da crooe. 



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DOCUMENTI INEDITI 275 



(1450). 

In nomine sancte et individue trinitatis feliciter amen. Anno a 
nativitate domini nostri lesu Christi millesimo quadringentesimo 
quinquag6simo indictione tertiadecima die dominico vigesimo se- 
cundo mensis niartij. Illustrissimus princeps et excellentissimus 
dominus Franciscus Sfortia Vicecoraes dux Mediolani et Papie An- 
glerieque Comes et Cremone dominus. Considerans nichil esse, 
quod magis principem deceat et illustriorem reddat quam bene- 
merentibus benefacere et dignitatibus eos ornare qui digni sint, 
nihil etiam esse quod unumquemque ad virtutem et preclara gesta 
magis aliceat quam cum virtuti debitus honos adhibetur. Consi- 
derans insuper fidem, ac devotionem erga prelibatum dominum 
dominum ducem et elus statum, singularem et maximam integri- 
tatem prestantiam et virtutem, aliasque preclaras nature dotes 
Ottonis de Mandelo nati quondam strenui Raphaelis, cuius omnia 
studia, omnesque cogitationes in hoc uno versantur, ut comodis et 
beneplacitis prelibati domini domini ducis inserviat. Et pro tutando 
vel ampliando statu suo insidiosis bellorum sese submisit eventibus 
per retroacta tempora, dignum enim ac emeritum judicavit quem 
sua prosequeretur munificentia et honore Comitaivs insignem et 
preclarum redderet, prefatum Ottonem igitur, cuius prudentiam 
in omnibus rebus, benegerendis rectitudinem, integritatem, ac 
virtutem admirabilem semper expertus fuit Ita ut de ipso eiusque 
operibus non aliter, quam de se prelibato domino domino duce, ac 
suis amplissime confidat, sciens rursum, terras fortilicia, ac bona, 
et jura infrascripta,eidem Ottoni justis ex ti tulis plenojure pertinere, 
licet in eis nullum habeat dignitatis titulum, decrevit eum, sic 
eius virtutibus exposcentibus, quem etiam paulo ante Illustris 
comes Galeaz ipsius Illustrissimi domini domini ducis primoge- 
nitus militie dignitato decoravit, ampliori etiam et excellentiori 



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276 DOCUMENTI INEDITI 



gloria sublimare, harum itaque serie ex certa scientia, motuque 
proprio, et de sud plenitudine potestatis, etiam absolute ac vigore 
cuiuslibet lati arbitrij et potestatis quomodocumque sibi compe- 
tentibus et aliis omnimodo jure via, causa et forma, qaibus melius 
et validius potuit et potest, interyenientibusque omnibus solemni- 
tatibus in talibus et similibus tam a jure, quam a consuetudine 
requisitis, sine prejudicio tamen et cum reservatione ut infra. In 
dei nomine fecit, creavit, errexit, decoravit, et sublimavit, ac facit, 
creat, errigit, decorrat, et sublimat in verum, rectum et honorahilem 
comitaium et ad comitatus dignitaiem et titulum Terram, Castrum 
sive Rocham piopere (*) cum loco de la mota («), ac Castro et Villa 
Revelini (3) diocesis papie, cum omnibus et singulis 8ibique perti- 
nentibuSy villis, terris, aquis, aquarum decursibus, juribus, jure- 
dictionibus, et regalibus, ac datijs tamen in eorum seu alicuius 
eorum territorijs, ac mero et mixto imperio, et omnimoda juris- 
dictione et gladij potestate, et cum infrascriptis terris, videiizet 
terra et castro peceti{^) dicte diocesis papie pro duabus partibus ex 
tribus pro indiviso. Ita videiizet ut adveniente casu divisionis in- 
telligantur ipse due partes que in parte dicto Ottoni contingerint 
esse in comitatum errecte, et ex nunc prout ex tunc illas partes 
in comitatum errigit sic divisas et separatas, cum omnibus suis 
juribus,etpertinentijs ac villa seu loco pavoni{^) diocesisAlexandrie 
ipsi Ottoni in totum pertinente ac spectante, ac terra seu loco 
. Caursfj («) diocesis placenlie pro duabus ex tribus partibus pro indi- 
viso, ita ut adveniente casu divisionis intelligantur ipse due partes 
que in partem ipsi Ottoni contingerint esse in Comitatum errecte 
ex nunc prout ex tunc illas partes in comitatum erigit sic divisas 



(1) Piopere « Piduera, ViUaggio e comune (Alessandria), mandamento a 7 k. da Sale 
provineia di Tortona, alla destra del Tanaro. 

(2) La Motta = Motta S, Damiano. Vlllaggio e comune deUa Lombardla (Pavia), 
distretto III Belgiojoso, a 7 k. Est da Pavia, non lungi dallo sbocco del Ticino nel Po; 
pii^ probabilmente per6 Motta Visconti, viUaggio e comune (Pavia), distretto VI Binasco, 
a 17 k. N.-O. da Pavia, non lungi dai Ticino. 

(3) Reuellini = Rwellino. 

(4) Peceti = Pecetto = Peceto. 

(5) Paiwni = Pauone. ViUaggio e Comune nella provineia d'Alessandria, a 10 k. da 
Bassignana, alla sinistra del Tanaro. 

(6) Cawrsium = Caorso. ViUaggio e comune nel Parmigiano, distretio ed a 15 k. 
Est da Piacenza presso U confluenle della Chiavenna e deUo Zeno; esso 6 diviso dalla 
Chiavenna in due parti. 



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DOCUMENTI INEDITI 277 



et separatas in omnibus suis juiibus et pertinontijs, ac cnm villis 
protectioni dicti loci Caursij pertinere consuetis et subesse, ac 
villa, seu loco Roncharoli flicte diocesis placenlie ipsi Ottoni i n 
totum pertinente et spectante cam eorum omnium pertinentibus 
yillis, terris, aquis, aquanim decursibus, juribus, jurisdictionibus, 
et regalibus ac mero et mizto imperio, et omnimoda jurisdictione» 
et gladij potestate, segregans et separang, ac segregavit et separavit, 
et segregat et separat omnia et singula in comitatura erecta et creata 
ut supra a quacunique subiectione et obligatione qua dici posset 
predicta in prefatum comitaturo errecta alijs civitatibus vel terris 
aut offltialibus supposita abrogando,cassando etannullando de sue 
potestatis plenitudine, omnia jura privilegia, rationes, consuetu- 
dines, prescriptionec, antiquitates si qua vel que adsunt, aut adesse 
dicerentur, que vel qua8 predicta aut aliquid predictorum preten- 
deretur, aut pretendi vellet esse subiectum aut suppositum, vel 
obligatum alicui Civitati, vel terre, vel offitiali. Et hec omnia et 
singula fecit et facit prelibatus dominus dominus dux cum roser- 
vatione et sine prejudicio quorumcumque jurium et proprietatum, 
ac dominij et plene jurisdictionis et superioritatis et regalium pre- 
fatorum omnium, que omnia sunt dicti Ottonis, et ad eum perti- 
nent et spectant, ac feudorum prefati comitis de quibus nullatenus 
intendit prelibatus dominus dominus dux in aliquo derogare per 
suprascripta nec infrascripta, nec alicui eorum derogare nec in 
aIiquo preiudicium nec diminutionem aliquam facere. Ila ut terra 
ipsa et castrum piopere ac villa de la motta ac loco seu villa et 
castrum Revelini cum predictis alijs superius expressatis decetero 
usque in perpetuum sit et vocetur Comitatus, nomenque, dignitatem, 
titulum, effectum et preheminentiam veri recti et legittimi Oomitatus 
habeat. Insuper prelibatus dominus dominus dux Mediolani etc ex 
certa scientia et omnimodo et ut supra cum predicta reservationo et 
sine preiudicio et in omnibus ut supra creavit instituit insignivit et 
decoravit et creat instituit insignit et decorat eundem Ottonem pre- 
sentem et stippulantem cum predicta reservatione et sine preiu- 
dicio ut supra et ut supra 8uosque descendentes et descendentium 
descendentes masciUos et legittimos et ex Hnea maschulina legit^ 
timoque matrimonio [et eis defitientibus in non legittimos sed 
tamen legittimatos etian^ simpliciter licet non essent legittimati spe- 



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278 



DOCUMENTI INKDITI 



cialiter ad feuda vel dignitates] 0) usque in infinitum natos et nasci* 
turos dictorum ierre et casiri piopere aliorumgue ut supra in comi- 
tatum errectoruiDy veros, rectos, legittiraos, naturales, solemnea 
indubilatos Comiles, dando et conferendo eisdem prefati Comitatus 
dignitatem et promittendo de eis in dicta dignitate tuendis, Eo tenore 
quo de ceteroet usque in infinitum sint, et vocentur, ac nominentur 
ipse Otto et descendentes sui predicti, dicti Comitatus piopere, 
ac castri ac locorum de La motta et Revelini, ac Castri eiusdem 
et aliorura suprascriptorum veri, rati et legittimi, naturales» 
solemnes et indubitati Coraites, et illis omnibus falgeant, potian- 
tur, fruantur, et gaudeant dignitatibus, honoribus, honorantijs, 
juribus, preheminentijs, franchigijs et libertatibus, exemptionibus^ 
utilitatibus, comodiiatibus, potestatibus et prerogativis quibu3 alij 
vel legittimi et jndubitati ac antiqui, sublimiores Comitcs quique 
melius et uberius in eis tractantur et tractari debent frui noscuntur. 
Item prelibatus illustrissimus et excellentissimus dominus dominus 
dux dedit, tribuit et concessit, et dat, tribuit et concedit eidem 
Ottoni pro se, et descendentibus suis predictis ad maiorem digni- 
tatis Comitatus huiusmodi cumulum arma et insignia ab eo de- 
ferrendi et deferrl faciendi tam domi quam foris, e1 tam in castris, 
seu exercitibus, quam alibi et quomodocumque ac ubicumque 
voluerit et sibi videbitur et tam in vexinis et banerijs quam 
aliter arma boc hic in presenti instrumento depictum videlizet. 
E converso autemi pemcanusaibus rosiro pectus iprefatus Otto pro 

, . J.. ^ ^1 sinumaue perfodiens et a se ipso , . ,. ..j. 

nUIUSmodl in se COl- proprium sangulnem ut tres suos latO dlgnitatlS COmi- 
pulos enutriat exaiiriens in campo 

tatus recognitionem ceiestri ac aquiia nigra -auro dobitam pro se et 

radiante se spcciilans. 

descendentibus suis suprascriptis fideli- 

tatisetobedientieju- ramentum cum pre- 

dicta reservatione et sine preiudit^io ut 

supra prestare vo- STEMMA lens prelibato do- 

mino domino et duci pro se heredibusque 

etsuccessoribus suis presenti stipulanti 

et recipienti geni-| jbus flexis ob reve- 

rentiam prelibati domini domini ducis constitutus sponte deliberate 
et ex certa scientia ac nullo juris vel facti errore ductus et cum 



(1) Quanto d seritlo nella parentesi quadrala [ ] fu inserito dopo nel margine del 
documento (la scrittura d posleriore di eirca un secolo). 



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DOCUMENTI INEDITI 279 



interventu quarumcumqu6 solemnitatum in talibus et similibus et 
tam a jure quam a consuetudine requisitarum, sine preiudicio et cum 
reservatione ut supra et ut supra promisit et promittit, ac juravit et 
jurat ad sancta dei evangelia manibus corporaliter tactis scripturis 
et sacrosantis evangelijs super missali quod prelibatus dominus 
dominus dQX suis tenebat manibus omnimodam fidelitatem, et spe- 
cialiter quod ipse comes Otto et descendentes sui predicti tamquam 
veri et fideles comites prelibati domini domini ducis hereduroque et 
successorum suorum predictorum sese in prefala comitatus digni- 
tate gerentad honorem et proficuum status prelibati domini domini 
ducis, et ad omnia omni tempore necessaria vel utilia presidia status 
etiam et mandata prefati Domimi ducis heredumque et successorum 
suorum predictorum tam videiizet in offendendo hostes presentes 
et futuros, quam in defendendo eius domini ducis heredumque et 
successorum suorum predictorum statum, honorem et comodum 
quocumque modo facere poterunt, et personaliter in eius servitijs 
et obedientia in omnem eventum perseverabunt contra quascumqu*e 
personas viventes seu que vivant aut actualiter vivere et mori 
possint etiam si tales essent de quibus necesse foret hic specialem 
Seri mentionem et ita quod hic pro expressis habeantur, nec a 
prefati domini ducis suorumque ut supra favore vel presidio se re- 
trahent, vel abstinebunt ex aliqua causa presenti nova vel futura, 
que dici vel excogitari possit, etiam si talis esset que velut gravis 
nimis in generali sermone non veniret. Quinymmo cum personis 
suis et quantum ad respectum dicte dignitatis, ad omne mandatum, 
omnemque prefati domini ducis suorumque ut supra requisitionem 
agent, et facient omni tempore omnia necessaria, et utilia pro 
prelibato domino duce, et successoribus suis predictis, et quod ad 
maiorem omnium predictorum coroborationem, ullo unquam tem- 
pore ullo consilio facto vel opere non erunt, nec facient ipse 
Comes Otto et descendentes sui predicti contra honorem personam 
aut statum prefati domini ducis suorumque heredum et successorum 
predibtorum, et si ad eorum notitiam perveniet quod aliquis in 
aliquo ex predictis contra prefatum dominum ducem aut suos 
ut supra faceret aut temptaret vel facere aut tcmptare vellet toto 
eorum posse, et omni industria impedient, resistent et prohibebunt, 
et si prohibere non possent illud per se aut nuncium vel litteras 



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280 DOCUMENTI INEDITI 



prelibato domino duci et suis xxt supra quanto poterunt propalabunt 
et intimabunt. Statamque prefati doraini ducis et suorum necnon 
terras, dominiuro, honores, et preheminentias toto suo posse, omni 
industria et jngenio conservabunt et augebunt, et consilium quod 
ab eis per prefatum dominum ducem et ut supra petetur secundum 
eis datara ab eterno deo prudentiam immaculatum et fidele pre- 
stabunt prefatique domini ducis et suorum ut supra secreta sibi 
commissa vel comroitenda nemini sine eius domini ducis et suorum 
predictorum ut supra licentia manifestabunt, sed pure, sincere, 
realiter et sine ulla exceptione vel excusatione favebunt nec ob 
aliquam temporum conditionem, seu diminutionem, aut status va- 
rietatem a prefati domini ducis suorumque ut supra favore vel 
presidio se retrahent vel abstinebunt, sed in eius domini ducis et 
suorum predictorum favoribus integre, fideliter et acurate per- 
soverabunt in omnem temporis et fortune eventum, et ultra pre- 
missa generaliter facere et servara secundum conditionem et na- 
turam talis comitatus, jurans et promittens insuper ipse comes 
Otto ad sancta dei evangelia manibus tactis scripturis et sacro- 
sanctis evangelijs in manibus prelibati illustrissimi et excellentis- 
simi domini domini ducis ut supra omnia et singula suprascripta 
attendere et observare prelibato domino domino duci et successo- 
ribus suis predictis omni exceptione et excusatione cessante sub 
vinculo juramenti et perdicionis fidei eius comitis Ottonis et sub 
pena refectionis et restitutionis omnium et singulorum damno- 
rum, et interesse, et expensarum faciendarum, et fiendarum per 
ipsum dominum ducem et successores suos occasione predicta, 
et pro predictis omnibus et singulis attendendis et observandis, 
dictus comes Otto omnia sua bona presentia et fntura prefato do- 
mino duci presenti et stipulanti ut supra pignori et ipotece obli- 
gavit et obligai Insuper prelibatus dominus dominus dux ex 
certa scientia etomnimodo ut supra tenore presentis instrumenti 
approbavit et confirmavit et ratiflcavit, et approbat, confirmat, et 
ratificat sine preiudiciopredecessorum prefato comiti Ottoni sufsque 
heredibus et successoribus quasqumque infeudationes seu feuda 
alias tam que per prelibatum dominum ducem quam tunc pre- 
decessores suos duces Mediolani in ipsum Ottonem et sive in ante- 
cessores suos factas et facta, et quecumque privilegia jura, et ra- 



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DOCUMENTI INEDITI 281 



tiones, et qua8cumque consuetudines, preheminentias, honorantias, 
superiorum regalias coropetentia et compotentes de et pro predictis 
superius in comitatum erectis at supra et at supra vel aliqua seu 
aUquibus ex eis ac etiam [prefatus d. d. dux habens perfectam 
et certam scientiam ac memoriam dictorum capitulorum et con- 
ventionum aliter contractorum et contractarum inter prefatum 
nunc D. D. ducem et D. D. Ottonem et contentorum in eis confirmat 
approbat et ratificat ac in quantum expediret de novo facit et 
contrahitj (O quecumque capitula et conventiones per prelibatum 
d. d. facta et factas cam prefato Ottone in omnibus et per omnia 
de verbo ad verbum prout iacent et prout in eis infeudationibus, 
et sen feudis, privilegijs, jaribus rationibus ut supra ac pactis, et 
conventionibus continetur et fit raentio. Renuntiantes, et renuntia- 
verunt, et renuntiant prefatus dominus dux et dictus Otto vicissim 
singula singulis congrue referendo exceptioni non factorum dictorum 
comitatus obligationum, promissionum, juramentorum et omnium 
et singulorum predictorum non sic actorum, gestorum, doli, mali 
condictionique sine causa vel ex jniusta causa, omnibusque proba- 
tionibus et productionibus testium, jurium et instrumentorum 
quibus sese defendere possint contra premissa vel aliquod pre- 
missorum denique prefatus dominus dominus dux suprascripta omnia 
et singula fecit et facit illa supplectionedefoctuum, ac etiam sup- 
plevit et supplet omnem defectum tam juris quam facti, etomnem 
solemnitatem tam juris municipalis quam comunalis et tam jntrin- 
secum quam extrinsecum aut formalem, que in hoc intrumento 
commissa esse, vel intercessisse posse dicerentur. Et predicta omnia 
et singula suprascripta fecit et facit prelibatus dominus dux non 
obstantibus illis omnibus et singulis legibus, statutis, decretis, pro- 
visionibus ordinibus et juribus quibu3cumque que predictis vel alicui 
predictorum obstarentur, vel impedimontum aflferre possent vel 
aliter formam darent quominus plenissimum robur et efTectum sor- 
tiantur, quibus prelibatus d. dux ex certa scientia et omni modo et 
ut supra derogavit et derogat et derogatum esse voluit et vult 
Et si talia vel tales essent de quibus specialem oporteret fieri 



(1) v. nota a pag. 278. 



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282 DOCUMENTI INEDITI 



mentionera, quam perfectam specialiter haberi vuU et intendit. 
Et inde prelibatus dominus dux jussit et jubet et dictus Otto ro- 
gavit et rogat de predictis omnibus et singulis publicum confici 
debere instrumenlura unum et . . . . (*). 



(1) Qui la pcrgamcna 6 tagliata, e per6 mancano le firme del duca, di Ottone Man- 
dello, dei testimoni e dei notai. Tuttavia, a parzialc supplemento in capo di essa leggesl 
quanto scgue, In carattcri pcr6 di quasi un secolo posteriori : Nota giiod aominus Jat^bus 
de Perego fllius guondam ...... fuit rogalus de diclo instrumenio proul jacet ad lineam 

exetptis loxis (sic) adjunctis prout infra jacent (Horse i passi da noi compresi nelle paren- 
Icsi quadrate come inlerpolati) et sic extrahi debet per atitographum. - Dominus Jacobus 
notaritis, ecc, pro creditoribus Placentie. 



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LIBRI PERVENUTI IN DONO ALLA SOCIETA 



Atti deirAssociazione Elettrotecnica Italiana, sede centrale ia Torino. 
(DairAssociazione stessa). 

GiULiNi Alessandro. Tcntativo di deniolizioae degU Archi di Porta Nuova. 
(DaU'antore). 

Pergamena di contratto livellario 25 giugno 1535. 

Statuti di Valtelliaa riformati in Coira nel 1548, edizione di Poschiavo 1668. 

Riflessioni proposte dalla Valtellina alla considcrazione dei Comuni della 

Repubblica Retica sopra certa anomina scrittura ledesca dimostrante 

che i beni stabili noo possono passare in mani morte senza la per- 

missioDe del principe. 
Memoria dei Deputati della Valtellina ai Comuni dominanti. 
Capitolazione e convenzione 15 gennaio 1622 tra S. M., le Tre Leghe, la 

Valtellina e il Contado di Bormio.. 

(Dai M. B. Sac. D. Paolo Tirinzoui arciprete di fierbenno). 

Carlo Alberto, 14 marzo 1900. Nuraero unico. 
(Dai signor cav. dott. Solone Ambrosoli). 

Ambrosoli Solon. Un trait d'union numismatique entre la France etritalie. 
(DalPaatore). 

De Marchi Attilio. II Elex nella Stela arcaica del Comizio. 

ID. La liberta di riunione, di associazione, di coscienza, di culto e d' inse- 

gnamento i n Atene e ia Roma antica. 
Ratti Achille. L'Omeliario detto di Carlo Magno e TOmeliario di Alano 

di Farfa. 
1d. Poesie di Carlo Maria Maggi in manoscritti romani. 
Id. Un vescovo ed un concilio di Milano sconosciuti o quasi. 
Lattes Alessandro. Parole e simboli: Wifa, Braudoa e Wiza. 
Lattes Elia. Iscrizione etrusca a S. Maria di Capua. 
Grasso Gabriele. Sul signiflcato geogratico del nome Serra in Italia. 
NovATi Francesco. Due vetustissime testimoaianze della esistenza del vol- 

gare nellc Gallie e ia Italia. 
RoMANO GiACiNTO. Porcli^ Pavia divenne la sede dei Re Longobardi. 
Salvioni Carlo. Vecchie voci milanesi. 
Calligaris GiusEPPE. Di ua cartcggio della Contessa d'Albaay. 

(Dai R. Istitnto Lombardo di Scienze e Lettere). 

Vegezzi Pietro. u Pontelice Urbano VII da Lugano. Cenni storici. 
(Dairautore). 

Ricordi sul primo centenario della nascita di Lconardo Vigo. 

(Dalla B. Accademia dei Zelanti di Acireale). 

Goffredo di Crollalanza. Annuario della NobiltA Italiana per Tannc 1001. 
(DaU'autore). 



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INDICE DEL VOLUME 



Plinio il Giovine oratore (F. Scolari) Pag. 3 

Due cippi romani scoperti in Olonio (A. Giussani) ...» 69 

Riforme degli Statuti comaschi ia odio ai Torriani pri- 

gionieri nel Baradello (Monti Santo) » 93 

I Balbiano Conti di Chiavenna (Monti Santo) » U9 

Inondazloni del lago di Como dai 1431 al 1765, e provve- 

dimenti presi per porvi riparo (Monti Santo) ... » 128 

Disscrtazione istorica intorno a S. Agrippiao vescovo di 
Como ed a S. Domeoica Vergine, del Dott. Matteo 

Acquistapace (La Prbsidenza) » 175, 221 

Codice Diplomatico della Rezia (flne) (Dott. F. Fossati) . > 213 

Livello di due case feudali prcsso il Vescovado (Monti Santo) > 255 

Due pergamene, riferentesi Tuna ai nobili Mandello feuda- 
tarii imperiali e poi conti di Maccagno, Taltra al ramo 
della medesitna famiglia, conti di Caorso Piacentino e 
e di Peceto Pavese (Monti Santo) » 267 

Atti della Societa: Verbale deiradunaoza geiierale ordinaria 

25 marzo 1900 » 85 

Eleoco dei soci » 89 

Libri pervenuti in dono > 91, 283 

Coramemorazione di Umberto I > 173 

Per un Congresso ioternazionale di scienze storiche da 

tenersi in Roma nella primavera del 1902 ..... > 218 

Cenno necrologico in morte del socio Vanini Don. Gio. Batt. » 220 



Propriet^ lettcraria. 
Finita la stampa i I 20 marzo 1901. 



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